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Liv Sala

La transizione ecologica del Ministro Cingolani

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Insieme al Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani abbiamo immaginato come sarà il mondo nel 2040 quando suo figlio piccolo avrà 30 anni. Cingolani ci aiuta a capire perché è necessario agire ora per mettere a frutto tutta la conoscenza che abbiamo. Siete pronti a fare la vostra parte per facilitare una transizione che, per la natura stessa del termine, dev’essere graduale? 

Cristina: Come sarà la transizione dal mondo che abbiamo a quello che vogliamo? Siamo venuti a Genova per chiederlo direttamente al Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, fisico, ricercatore e padre di 3 figli. Buongiorno Ministro. Nel 2040 mancheranno 10 anni all’obiettivo zero emissioni del 2050 e suo figlio piccolo avrà 30 anni – come sarà il mondo?

Ministro Cingolani: Se avremo fatto un buon lavoro adesso potrà essere molto più pulito di com’è ora e soprattutto dovremo avere molta meno anidride carbonica in atmosfera e probabilmente cominceremo limitare e mitigare gli effetti del riscaldamento globale. Il problema è che dobbiamo incominciare da domani a installare tutta l’energia rinnovabile che ci serve, dobbiamo arrivare al 72% dell’elettricità prodotta in maniera rinnovabile al 2030, quindi 10 anni prima della data che mi dice lei e devo dire che questo un po’ mi preoccupa. Il problema in questo momento paradossalmente non sono né le risorse né le tecnologie, ne le grandi aziende che possono installare questi grandi impianti, soprattutto in Italia dove ci sono competenze enormi. In questo momento il fattore più limitante è quello burocratico. La catena di permessi per impiantare delle centrali fotovoltaiche, eoliche, insomma rinnovabili, è talmente lenta che noi rischiamo che nel tempo della durata del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che è 5 anni, questi vengano rilasciati con molto ritardo. Bisogno semplificare innanzitutto l’aspetto normativo e l’aspetto autorizzativo perché c’è urgenza, non si può più perdere un giorno.

Cristina: Immaginiamo ancora un attimo quel mondo nel 2040.

Ministro Cingolani: Mobilità intelligente, più a misura d’uomo, più verde. Si spera di aver recuperato un po’ di biodiversità, e soprattutto una grande consapevolezza da parte di quelli che in quel momento saranno gli adulti, cioè di quelli che oggi sono i bambini.

Cristina: Inevitabile la domanda sui sussidi alle fonti fossili. A che punto siamo e qual è secondo lei la giusta destinazione?

Ministro Cingolani: È un argomento delicatissimo, la sostenibilità purtroppo è un compromesso fra istanze diverse, noi dobbiamo mitigare al più presto i danni che abbiamo fatto all’ambiente ma allo stesso tempo dobbiamo consentire alla gente di vivere e lavorare e purtroppo questo dipende anche dalle situazioni contingenti, non usciamo da un periodo particolarmente florido e felice. Certamente vanno ridotti il prima possibile, casomai riducendoli si riesce a reinvestire una parte di queste riduzioni in qualcosa che aiuti la creazioni di nuovi posti di lavoro, anche a ricondizionare le attrezzature e i mezzi, per esempio dei trasportatori. Bisogna avere una grande equidistanza perché se si ideologizza il problema facciamo danno ai lavoratori, se trascuriamo il problema facciamo un danno all’ambiente, quindi dobbiamo tutti riflettere su come riorganizzare i nostri costumi i nostri stili di vita sapendo che non c’è nulla di gratis.

Cristina: Grazie Ministro.

Ministro Cingolani: Grazie a voi e buona fortuna a tutti.

Cristina: La transizione ecologica del nostro paese deve adempiere a tutti e 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Un occhio al presente e occhio al futuro!

In onda il 12-6-2021

e-concept, mobilità elettrica a Venezia

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Avreste mai immaginato che Venezia è in cima alle classifiche per concentrazione di polveri sottili nell’aria? Vi siete mai chiesti se inquina di più un motore stradale o marino? Insieme a Francesco Pannoli e Claudio Iannelli di e-concept rispondiamo a questi quesiti raccontando la loro iniziativa che contribuirebbe a salvaguardare il delicato ecosistema della Serenissima.

Mentre una serie di mecenati e celebrities quali Mick Jagger, Francis Ford Coppola si rivolgono alle autorità nazionali e locali con un “decalogo per Venezia”  richiedendo che si tuteli l’integrità fisica e culturale della città lagunare con uno statuto speciale, il 5 giugno, giornata mondiale dell’ambiente, sono tornate in laguna le grandi navi. Ogni soluzione nel nostro paese rischia di incepparsi nei meandri delle burocrazie, però, più che mai occorre insistere con le buone soluzioni. E cercare di snellire in ogni modo possibile la loro implementazione. Questa è una che merita.

Cristina: Sappiamo che le emissioni delle auto sono regolamentate dalle classi dell’UE. Per le imbarcazioni, che a Venezia assolvono a tutti i bisogni, non ci sono norme corrispettive. Eppure un motore marino ha un impatto molto superiore ad un suo omologo stradale. Secondo lo studio di Legambiente lo scorso anno, Venezia è seconda a Torino per concentrazioni di polveri sottili e questo è imputabile in parte ai mezzi di trasporto. C’è chi sta studiando un’alternativa. Buongiorno Claudio, raccontaci dell’infrastruttura che state creando. 

Claudio Iannelli: Venezia è la città simbolo per il trasporto nautico in quanto sia i privati che il pubblico si muove attraverso le imbarcazioni, abbiamo individuato nella palina di ormeggio nautico l’elemento nella quale integrare la tecnologia necessaria per la ricarica. Crediamo che sia il primo passaggio fondamentale per consentire lo switch che sta avvenendo anche negli altri settori di trasporto verso l’elettrico, in quanto l’elettrico è privo di emissioni nocive sia chimiche che fisiche.

Cristina: Questo ovviamente se vi fornite di energia rinnovabile.

Claudio Iannelli: Si, l’energia che erogano le paline è tutta da fonte rinnovabile certificata. La richiesta di questo tipo di energia motiva le utility a produrne e a immetterne in rete sempre di più. È un percorso virtuoso.

Cristina: Francesco qual è a situazione oggi a livello di emissioni a Venezia?

Francesco Pannoli: Si stima che a Venezia durante una giornata a regime si brucino circa 50.000 litri di combustili di cui l’80% diesel e il 20% benzina verde.

Cristina: Quindi insomma è una forte motivazione a fare questa transizione.

Francesco Pannoli: Si, contando che in laguna ci sono circa 40.000 imbarcazioni.

Cristina: Di cui quante Claudio sono elettriche?

Claudio Iannelli: Allo stato attuale non più di qualche decina, una trentina. Chiaramente è in funzione del fatto che non esiste una infrastruttura di ricarica e l’utente medio non si affaccia a questo tipo di opportunità. Per questo che vogliamo creare una prima rete in modo che il processo si avvii.

Cristina: Qual è il piano di decarbonizzazione di Venezia?

Francesco Pannoli: Il 30 aprile del 2020 il comune ha firmato il patto globale dei sindaci e questo chiaramente è una prima cosa perché la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e poi la totale decarbonizzazione entro il 2050. Sta intraprendendo altri progetti molto interessanti come stanziare dei fondi per l’elettrificazione dei mezzi pubblici o delle barche che si occupano della raccolta e del compattamento dei rifiuti quindi ci sono tutte le buone intenzioni per andare verso quella direzione. Ciò non toglie che il cambiamento del settore nautico non è facile.

Cristina: Grazie in bocca al lupo. Questa soluzione adempie agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 3 salute e benessere, 7 energia pulita e accessibile, 9 industria innovazione e infrastruttura, 11 città e comunità sostenibili, 13 agire per il clima.

In onda il 8-6-2021

Francesca Santoro e il Decennio del Mare

By ecology, sdg 14

Chi segue regolarmente Occhio al futuro sa che siamo nel decennio dell’azione per fare progressi sull’Agenda 2030. Ma nel quadro macro dei 17 obiettivi c’è il mondo, e questo è anche il Decennio del Mare. 

Anche per le giornate mondiali c’è una confluenza di temi. Il 5 giugno è dedicata  all’ambiente, ma è anche la giornata per sensibilizzarci sui danni della sovra-pesca e della pesca illegale. Siamo andati a Venezia per incontrare Francesca Santoro, coordinatrice dell’IOC, la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO che promuove molte iniziative. Non bastasse, l’8 giugno è la giornata mondiale degli oceani! Scoprite quanti strumenti abbiamo a disposizione  per conoscere meglio gli ecosistemi marini e per capire come possiamo fare la nostra parte per salvaguardarli, a partire dalle nostre scelte d’acquisto. Tanto che abbiamo chiuso il nostro bellissimo incontro andando insieme al mercato ittico di Rialto.

Cristina: Gli ecosistemi marini sono sempre più fragili – sono in pericolo e hanno bisogno della nostra attenzione. Per questo l’ONU ha istituito il Decennio del Mare. Siamo venuti a Venezia per incontrare Francesca Santoro dell’Unesco per capire come navigarlo. Francesca buongiorno, dicci cosa dobbiamo sapere di fondamentale riguardo al nostro rapporto con gli oceani?

Francesca Santoro: Una delle cose più semplici che facciamo ovvero respirare lo dobbiamo all’oceano. Nell’oceano si produce dal 50-80% dell’ossigeno che esiste in atmosfera.

Cristina: Quali sono gli obiettivi chiave del vostro programma e come li raggiungerete?

Francesca Santoro: L’obiettivo è informare tutti sull’importanza dell’oceano per il nostro pianeta e lo facciamo attraverso degli strumenti molto pratici. Prima di tutto ci rivolgiamo alle scuole, abbiamo prodotto un manuale per gli insegnanti che contiene  delle lezioni pratiche da svolgere in classe. Poi abbiamo sviluppato una serie di corsi online per i giornalisti per insegnargli come parlare di questi temi ma anche per chi prende le decisioni. Anche gli imprenditori devono imparare che se vogliono essere parte della soluzione devono comprendere che è tutto interconnesso su questo pianeta.

Cristina: Quindi se vogliamo continuare a mangiare pesce dobbiamo sapere come comprarlo, andiamo al mercato?

Francesca Santoro: Molto volentieri!

Cristina: Francesca tu come fai qua?

Francesca Santoro: Prima di tutto guardo la provenienza e la stagionalità perché questo è importante, le persone non sanno che nel mare ci sono le stagioni. Vediamo anche che c’è una mappa.

Cristina: L’italia è zona FAO 37.

Francesca Santoro: Qui siamo in Adriatico ed è il mare più pescoso del Mediterraneo, possiamo decisamente affidarci a quello che troviamo in questa zona. Ciao, oggi mi racconti cosa mi daresti? Mi raccomando locale e di stagione.

Pescatore: Allora oggi ti proporrei una bella ombrina pescata. Pescata qui in laguna come vedi con la canna, gallinella sempre nostrana o conosciuta anche come lucerna oppure c’è lo scorfano pescato all’amo. Qui tutto pesce vivo. Oppure le seppie locali che adesso è stagione. Seppie vive di laguna. Ci sono clienti che vengono da anni e si fidano ciecamente di noi perché oramai sanno che cosa gli diamo quindi ci chiedono “che cosa posso mangiare oggi” e noi proponiamo di solito sempre del giorno o del momento.

Francesca Santoro: Grazie mille. Buon lavoro!

Cristina: Il Decennio del Mare tocca l’SDG 14 vita sott’acqua, ma anche tutti gli altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Conversazioni come queste possono aiutarci a fare le migliori scelte non solo per il nostro palato ma anche per il nostro futuro. Questo Decennio del Mare navighiamolo tutti insieme. Occhio al futuro

In onda il 5-6-2021

Api, sentinelle di biodiversità

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Occupandomi di sviluppo sostenibile da qualche decennio e concentrandomi su soluzioni alle nostre più grandi sfide, di tanto in tanto mi illudo che questioni trattate più volte abbiano avuto nel tempo un’evoluzione positiva. Credo nella capacità della nostra specie di evolvere verso una co-esistenza rispettosa dei sistemi vitali che ci regalano la vita, ma parlando con Andrea, l’apicoltore dal quale compro sempre il miele, che mi ha presentato Luca e Marco. Grazie a questi ragazzi dedicati appassionati e competenti, ho scoperto che gli impollinatori sono più minacciati che mai. È nata così la storia di questa settimana, e ho avuto conferma di quanto ci sia ancora da fare.
Se conoscete coltivatori di nocciole inoltrate per favore questo servizio. Dialogare con le persone dalle quali acquistiamo prodotti è fondamentale per avere un quadro più realistico dell’impatto di ogni nostra scelta.

Cristina: Oggi è la giornata mondiale della biodiversità, e l’ONU vuole portare la nostra attenzione sulla complessa dinamica che regola la vita sulla terra. La biodiversità è il nostro più grande tesoro e monitorare la sua salute è complicato. Siamo nel Cuneese per incontrare Luca, apicoltore. Luca perché le api sono le più preziose sentinelle di biodiversità?

Luca Bosco: Perché tutto ciò che arriva nell’alveare raccolto dalle api è il frutto di una sinergia tra diverse forme di vita e quindi è frutto della biodiversità dell’ambiente.

Cristina: Le vostre osservazioni cosa vi dicono?

Luca Bosco: Che la situazione delle api, e in generale degli impollinatori, è gravissima. Vediamo molto spesso episodi di morie, avvelenamenti, sui nostri alveari. Purtroppo ritroviamo nelle matrici degli alveari sia gli insetticidi che i fungicidi, sia i diserbanti. Un diserbante in particolare, la molecola glifosato, è particolarmente seria perché il ritrovamento, soprattutto nella matrice miele del nido, miele in maturazione, è un indizio preciso. La molecola che viene irrorata qui può finire ovunque, la ritroviamo nell’acqua, nell’aria, nel suolo quasi per forza perché viene irrorata sul suolo e la ritroviamo anche nel polline delle piante, nel nettare delle piante. Questo è un chiaro indizio che i filtri naturali dell’ecosistema in qualche modo si stanno degradando.

Cristina: Luca quali sono le coltivazioni che vengono più irrorate di queste sostanze ?

Luca Bosco: Qua siamo in zona di viticoltura e di corilicoltura, quindi vite e nocciolo. In questi anni grazie anche al lavoro dell’associazione degli apicoltori, i viticoltori hanno imparato a utilizzare i fitofarmaci in modo oculato, quindi senza dare un problema diretto e grave agli impollinatori. Per quanto riguarda il nocciolo invece il discorso è tutto da fare perché è una coltura nuova e in questo momento le pratiche agronomiche messe in campo lasciano parecchio a desiderare. Sono fonte di avvelenamento diretto, sono in qualche modo anche la causa di quel ritrovamento sistematico all’interno delle matrici degli alveari, soprattutto in questa zona ovviamente. A chi coltiva nocciolo si può rivolgere un appello a, in qualche modo, seguire la strada già intrapresa dai viticoltori.

Cristina: Luca state per fare delle campionature, che frequenza hanno e a cosa servono?

Luca Bosco: Hanno frequenza mensile e servono per andare a indagare l’eventuale presenza di molecole chimiche. L’esperienza ci dice che molto probabilmente ci saranno perché negli anni passati, la loro presenza è stata purtroppo molto assidua. Sappiamo che queste molecole sono dannose per l’ape, anche per la loro capacità – in qualche modo singolare – quella di depurare le matrici ambientali assorbendo nei loro corpi le molecole chimiche, a loro discapito ovviamente, ma andando a preservare soprattutto il miele. Il miele, in qualche modo, è sempre risultato pulito.

Cristina: È fenomenale. Questi dati li incrociate con altri?

Luca Bosco: Questi dati li incrociamo con altri monitoraggi che vengono effettuati nella zona, in particolare modo con quelli effettuati sul fiume Tanaro, che potete vedere proprio qui vicino, e i due monitoraggi confermano la stessa cosa, la presenza ubiquitaria delle molecole chimiche.

Cristina: Grazie Luca. Questa storia tocca tutti e 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. E noi che cosa possiamo fare? Dialogare il più possibile con apicoltori, capire le criticità del nostro territorio e proteggerlo in ogni modo possibile. Conviene a tutti. Occhio al futuro

In onda il 22-5-2021

La bellezza sostenibile di Davines

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Sono sempre stata curiosa di scoprire come potermi curare la pelle e il corpo senza pesare troppo sull’ambiente. Quando scrissi il mio secondo libro, Occhio allo Spreco, imparai molto da Riccarda Serri, co-fondatrice di Skineco, tanto che divenne una cara amica. Purtroppo non è più con noi ma ci ha lasciato un’importante eredità. Grazie a lei ho imparato a leggere l’INCI anche se oggi le app arrivano a un dettaglio ben superiore della mia conoscenza. La storia di oggi racconta quanto il prodotto è il punto di arrivo di un lavoro capillare che tocca ogni aspetto di un’azienda. E resta sempre un punto di partenza per superare gli obiettivi raggiunti.

Davines è una B Corp, Società Benefit e ha usato l’SDG Action Manager come strumento per misurare il grado di implementazione dell’Agenda 2030.

Cristina: Siamo nel giardino scientifico di un’azienda di cosmesi che applica la sostenibilità a tutta la sua filiera, dagli ingredienti dei prodotti agli imballaggi, le sedi, i rapporti con le persone e con il territorio. Buongiorno Davide. Cosa sta alla base della vostra cultura aziendale?

Davide Bollati: Il perché facciamo le cose, più del cosa e come le facciamo. Etica, bellezza e sostenibilità sono la base del nostro pensiero.

Cristina: Voi usate uno strumento che vi consente di implementare tutta l’Agenda 2030. In che modo è utile l’SDG Action Manager?

Davide Bollati: Ci è utile anche perché ci permette di monitorare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, quindi con questo monitoraggio abbiamo i principi per le nostre formulazioni che devono essere attente non solo alla persona ma anche all’ambiente e al pianeta quindi c’è un doppio obiettivo. La circolarità del packaging, l’energia per lo stabilimento, la biodiversità degli ingredienti e l’impatto sulle comunità. Abbiamo tantissime iniziative e questo Action Manager ci permette di misurare. Ci permette anche di non scegliere à la carte alcuni di questi ma avere un approccio complessivo e quindi di affrontarli tutti insieme nella sua complessità. In alcuni performiamo molto bene, in altri meno e quindi sappiamo dove è meglio lavorare. All’interno comunque di uno scopo aziendale che va in qualche modo considerato, ad esempio obiettivi come sconfiggere la povertà nel mondo (SDG 1), risulta un po’ difficile.

Cristina: Qual è la vostra prossima sfida?

Davide Bollati: Dopo che siamo riusciti ad arrivare ad uno stabilimento a impatto zero, la nostra sfida adesso è di allargare questo obiettivo anche alla nostra comunità, alla filiera, a tutti i nostri fornitori e a tutti i nostri clienti. Dopo tanti anni di lavoro sulla riduzione dell’impatto fino alla neutralizzazione, oggi la sfida importante è l’impatto positivo.

Cristina: Che vuol dire diventare moltiplicatori rigenerativi.

Davide Bollati: Esattamente, secondo il principio di interdipendenza.

Cristina: Questa azienda sta implementando tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed è più avanti sul 3 salute e benessere, 12 consumo e produzione responsabile e 13 agire per il clima. Arrivare a questo livelli di sostenibilità richiede impegno e anche sacrificio. Ma alla fine è un piacere. Occhio al futuro

In onda il 15-5-2021

La ricerca e sviluppo dell’IIT per decarbonizzare

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Questa settimana il nostro occhio punta sull’Istituto Italiano di Tecnologia per scoprire quali tecnologie stanno sviluppando per decarbonizzare le attività umane e contribuire a raggiungere il target di zero emissioni per il 2050. Il CSFT – Centro per le Tecnologie Future Sostenibili che si occupa di questo è a Torino e la visita ci ha aiutato a capire quanto servano sia le ricerche di prossima applicazione, sia quelle che oggi sembrano distanti se non impossibili.

Cristina: Vivere “a budget”  non significa solo risparmiare risorse economiche e naturali. Abbiamo anche un “ budget di carbonio” necessario per contrastare il riscaldamento globale. Siamo venuti a Torino alla sede dell’Istituto Italiano di Tecnologia perché qui si concentra la ricerca, condotta insieme al Politecnico, per decarbonizzare. Fabrizio quali sono gli obiettivi principali del vostro centro?

Fabrizio Pirri: Produrre nuove tecnologie che sono in grado di diminuire le emissioni di CO2 nell’ambiente o di recuperare la CO2 nell’ambiente e trasformarla in molecole ad alto valore aggiunto.

Cristina: A che punto è la vostra ricerca?

Fabrizio Pirri: Abbiamo sviluppato delle tecnologie per la cattura della CO2, che cosa vuol dire? Che possiamo mettere dei sistemi all’uscita dei grandi produttori di CO2: ciminiere, acciaierie, cementifici. Stiamo sviluppando ed è ad un buon stato di avanzamento una tecnologia in grado di trasformare la molecola di CO2 in molecole ad alto valore aggiunto. Cosa intendo? Combustibili, molecole per l’industria farmaceutica, chimica e per l’industria agroalimentare. Stiamo sviluppando dei sistemi per lo stoccaggio dell’energia elettrica che prendono il nome di supercapacitori, che potranno risolvere il problema di dove immagazzinare gli eccessi di energia del futuro.

Cristina: Quindi parliamo di un’economia circolare dei gas climalteranti?

Fabrizio Pirri: È proprio così, stiamo parlando di prendere la CO2 dal produttore, utilizzarla al momento o stoccarla in giacimento ad esempio. Stiamo sviluppando delle tecnologie che permettono di utilizzare i giacimenti esausti di metano per stoccare la CO2 e poter utilizzare in un secondo momento questa CO2. Lo stoccaggio avviene nei giacimenti esausti, viene pagato attraverso progetti a valere sulle accise dei carburanti, ma in realtà abbiamo una tecnologia molto avanzata all’interno dei nostri laboratori, vieni a vederla.

Cristina: Molto volentieri.

Fabrizio Pirri: In questo laboratorio abbiamo sviluppato una foglia artificiale, che cos’è? È un sistema che integra al suo interno un pannello fotovoltaico, un sistema per lo stoccaggio dell’energia elettrica – un supercapacitore, e una cella che è in grado di ridurre la CO2 a nuovi combustibili o molecole chimiche utilizzabili dall’industria farmaceutica, dall’industria agroalimentare, dall’industria dei polimeri. È qualcosa di industrializzabile in tempi brevi, in grado di bloccare la CO2 all’uscita della produzione.

Cristina: Qual è l’equilibrio tra le ricerche avanzate e le tecnologie già spendibili oggi?

Fabrizio Pirri: L’equilibrio si basa su prendere delle tecnologie già presenti in laboratorio in buono stadio di avanzamento e trasformarli in dispositivi industrializzabili. Le ricerche invece di ampio respiro sono quelle che permettono di andare a sviluppare nuovi materiali e nuovi sistemi con tempi però più lunghi d’industrializzazione, e questo cosa impatta? impatta sul fatto che comunque il nostro pianeta ha dei tempi brevi per raggiungere un’equilibrio che non sia il suo completo esaurimento. Noi dobbiamo usare le tecnologie esistenti, dopo di che dovremmo o potremmo usare le nuove tecnologie per invertire un degrado che comunque continua a rimanere. La CO2 immessa in ambiente è già presente in ambiente. C’è poco da fare, dobbiamo diminuirla se vogliamo evitare la deriva climatica.

Cristina: Grazie. Queste tecnologie adempiono agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 7 energia pulita e accessibile, 9 industria innovazione e infrastrutture, 11 città e comunità sostenibili e 13 agire per il clima. La tecnologia corre veloce, stiamogli al passo riducendo al massimo le nostre emissioni. Occhio al futuro

In onda il 8-5-2021

Mygrants, la prima app per migranti

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Secondo l’International Organization for Migration il numero di migranti che globalmente tentano di passare i confini è in continua crescita: nel 2000 erano 150 milioni mentre nel 2020, 272 milioni. Non avevo abbastanza riflettuto sul fatto che 90% dei migranti che sbarcano sulle nostre coste sono nativi digitali. Pochissimi dopo il periodo trascorso nei centri di accoglienza trovano lavoro, ma oggi, grazie a Chris Richmond e Mygrants, possono sperare in un futuro dignitoso. È una storia di perseveranza, visione, impegno e lungimiranza, nata dalla mente di un ragazzo ivoriano, che ha saputo creare uno strumento di grande valore umano e sociale. Sono onorata di averlo incontrato e di poter diffondere la sua importante iniziativa.

Cristina: Dall’inizio della Primavera Araba, 10 anni fa, sono sbarcati in Italia circa 800.000 migranti, in cerca di una vita dignitosa. Molti di loro hanno riposto le speranze nell’Europa. Il 90% ha meno di 35 anni ed è tecnicamente nativo digitale, più della metà non ha frequentato le scuole superiori. Dopo circa un anno e mezzo nei centri di accoglienza e poi pochissimi trovano lavoro. Oggi c’è per loro un futuro possibile, grazie alla prima app sviluppata per i migranti, navigabile in 3 lingue con più di 8.000 quiz che valutano le loro ambizioni e i loro talenti. Buongiorno Chris, raccontaci della vostra bella iniziativa. 

Chris Richmond: Abbiamo deciso, nel 2017 di creare questa piattaforma educativa per migranti e rifugiati con l’obiettivo di valorizzare a pieno le loro competenze pregresse, i loro background, i loro talenti e fare in modo che queste competenze e questi talenti possano essere maggiormente spendibili sul mercato del lavoro.

Cristina: Che obiettivi vi ponete e quali risultati state ottenendo?

Chris Richmond: L‘obiettivo sicuramente è quello di innovare il sistema italiano, europeo e internazionale di asilo, facendo in modo che anche i migranti per motivi economici e i futuri migranti per motivi climatici possano muoversi liberamente da punto A, a punto B in modo legale e sicuro. Trovare una modalità di generare maggiore fiducia tra migranti e soggetti finanziari formali, vuol dire semplicemente rendere i migranti anch’essi bancabili.

Cristina: E a oggi quanti utenti avete?

Chris Richmond: Dopo 4 anni siamo a oltre 100.00 utenti attivi in piattaforma. Abbiamo circa il 20% degli utenti che non sono in Italia, sono ancora in medio oriente, Africa o sud-est asiatico, circa 15.000 profili altamente qualificati individuati e supportato l’inserimento lavorativo di circa 1.900 persone.

Cristina: Una percentuale importante però bassa nel contesto. Come mai secondo te?

Chris Richmond: Non siamo nati con l’ambizione di fare inserimento lavorativo, ma siamo nati con l’ambizione di fare emergere le competenze e il talento. Nel corso del tempo, analizzando i dati ci siamo resi conto che potevamo ambire a qualcosa di più e a inizio 2018 abbiamo deciso di iniziare a testare l’inserimento lavorativo. 2018, 19 e in qualche modo abbiamo avuto delle riduzioni agli inserimenti lavorativi anche dovuti alla pandemia e stiamo comunque cercando di lavorare su quei settori maggiormente richiesti attualmente dal mercato del lavoro. Sicuramente l’informatica e la tecnologia, ciò che riguarda le traduzioni e l’interpretariato, sicuramente meccanica e meccatronica, in parte anche delivery quindi logistica e molta sanificazione e ciò che riguarda ovviamente servizi alla persona quindi caregivers.

Cristina: Chris c’è una storia che vuoi condividere con noi?

Chris Richmond: Ce ne sono tante, sicuramente la storia di un giovane ingegnere informatico tunisino arrivato in Italia un paio di anni fa, e che ha cercato di trovare opportunità lavorativa come lavapiatti, è entrato in piattaforma e dopo poche settimane ha dimostrato tutto il suo talento. Ha avuto 12 richieste di inserimento lavorativo e ha potuto scegliere per quale azienda andare a lavorare. Oggi si occupa, per quell’azienda, di collaudare gli impianti industriali e dopo 3 mesi di tirocinio ha avuto una conversione del suo tirocinio in un contratto a tempo indeterminato. Questa è una delle tante storie che siamo riusciti nel nostro percorso a trasformare da sogno in realtà.

Cristina:  Grandissimo lavoro, veramente auguri per ogni bene e grazie Chris. Dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU questa impresa adempie a 1 zero povertà, 4 educazione di qualità, 8 lavoro dignitoso, 9 industria innovazione e infrastrutture, 10 ridurre le disuguaglianze, e 11 città e comunità sostenibiliOcchio al futuro

In onda il 1-5-2021

Cosa significa digitalizzare il Duomo di Milano?

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Parliamo spesso di tecnologia al singolare ma le applicazioni sono tantissime. Possono comportare investimenti audaci però consentono, come nel caso del Duomo di Milano, di facilitare i lavori di manutenzione e restauro del suoi 2 milioni mt3 e di implementare la nostra conoscenza della cattedrale più grande d’Italia.
Ringrazio 3DSurveyGroup del Politecnico di Milano per l’esperienza aumentata che sarà frutto di sorprendenti applicazioni e Living3D per la visita virtuale del museo che un giorno consentirà di far rivivere la storia di 6 secoli di costruzione.

Cristina: Grazie alle tecnologie, possiamo viaggiare nello spazio e nel tempo. Oggi visitiamo il Duomo di Milano e il tour inizia da casa. La digitalizzazione degli archivi consente di ripercorrere tutte le fasi della storia e della costruzione della cattedrale più grande d’Italia durata 600 anni. E con la Duomo Card, si può anche accedere a webinar e percorsi formativi. Ma adesso venite con me. Il lavoro qui non si è mai fermato. Adesso incontriamo l’Ingegner Canali, il 48esimo Architetto del Duomo, che si occupa del continuo restauro di questo fenomenale monumento. Buongiorno Ingegnere, che ruolo ha per voi la tecnologia?

Francesco Canali: Un ruolo fondamentale. Negli ultimi dieci anni abbiamo dedicato quasi, insieme al Politecnico di Milano, 30.000 ore di lavoro per avere dei 2 milioni di mt3 che sono il volume del Duomo, una rappresentazione con 60 miliardi di punti che ci consente di avere un’immagine digitale del Duomo stesso perfettamente sovrapponibile a quella reale con la quale organizzare tutto il sistema informativo. Puoi dare anche un’occhiata.

Cristina: Qui ho un menu. Qui vedo un ologramma della colonna. È fenomenale. Adesso appare la colonna in miniatura, più o meno di questa grandezza. Entro dentro al capitello e qui lo posso ingrandire. Però Ingegnere, immagino che come strumento consenta intanto di integrare 600 anni di archivio.

Francesco Canali: Si, anche perché è difficile consultarlo. Invece così, riferendolo a quello che si vede diventa immediato.

Cristina: È meraviglioso. L’esperienza aumentata è fenomenale. Certo che però quella fisica è impagabile.

Francesco Canali: Certo, poterci venire sul Duomo è sempre meglio. Un posto davvero bello. Poi con le giornate di bel tempo ancor di più.

Cristina: E il museo?

Francesco Canali: Il museo è chiuso, siamo in un periodo in cui non si può visitare. È proprio li sotto di noi, però basta avere un tablet e tutto diventa possibile.

Cristina: Siamo nel museo adesso, davanti al modellino del Duomo?

Francesco Canali: Eh no, lo chiamiamo “modellone”. Ed è l’equivalente della rappresentazione digitale che vedevamo prima però fatta nel XVI secolo. Il modello con il quale il Duomo è stato via via costruito e che, da ultimo, è stato usato per capire le giuste proporzioni della facciata principale. In legno di tiglio, è una riproduzione perfetta. L’immagine che abbiamo del “modellone” è un’anteprima del percorso di visita digitale di tutto quanto il Museo del Duomo che a breve sarà disponibile sul sito della Veneranda Fabbrica.

Cristina: E che sarà quindi un modo di preparare la visita ma porterà poi anche a diverse applicazioni?

Francesco Canali: L’insieme delle tecnologie digitali che abbiamo scorso velocemente oggi può far immaginare un corto circuito perfetto tra il passato, il presente e il futuro. E perché no, arrivare a immaginare anche di fare incontrare Gian Galeazzo, un suo ologramma, che spiega perché se ne stava in cima alla guglia Carelli.

Cristina: Che meraviglia, grazie mille. Queste tecnologie adempiono agli OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE dell’ONU 4 educazione di qualità, 8 lavoro dignitoso, 9 industria innovazione e infrastrutture e 11 città e comunità sostenibili. Grazie ingegnere per questa meravigliosa esperienza. Occhio al futuro

In onda il 24-4-2021

Cosa significa decarbonizzare? con Jeff Sachs

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Jeffrey Sachs è una stella cometa dello sviluppo sostenibile, e per questo non poteva mancare nella rubrica di Occhio al futuro. Riveste importanti ruoli accademici e di consigliere per accelerare una transizione necessaria, ed è presidente dell’SDSN (Sustainable Development Solutions Network), il network dell’ONU che si occupa di identificare e condividere soluzioni.

Cristina: Ci colleghiamo di nuovo con New York con il Professor Sachs, che è uno dei più grandi esperti al mondo di sviluppo sostenibile. Decarbonizzare entro il 2050 è un traguardo cruciale. Può aiutarci a capire quali sono i nostri obblighi, le soluzioni e perché è importante agire subito?

Prof. Jeff Sachs: Dobbiamo fermare le emissioni di gas serra che surriscaldano il pianeta e, ancora più importante, l’emissione di carbonio che deriva dai combustibili fossili: carbone, gasolio e gas. Per poterlo fare, dobbiamo cambiare le nostre fonti energetiche dai combustibili fossili al solare, l’eolico, l’idroelettrico e altre fonti pulite. Dobbiamo trasformare i nostri mezzi di trasporto da motori a scoppio a veicoli elettrici. Dobbiamo studiare come usare altre rinnovabili, come l’idrogeno: separare atomi di acqua per produrre idrogeno che può essere usato dalle industrie. Dobbiamo smettere di abbattere le foreste, perché anche questo emette carbonio. Questi sono i pilastri di base. È un cambiamento drammatico perché il sistema energetico è alla base dell’economia moderna, ci vorranno decenni per farlo. Il 2050 è stato individuato come traguardo perché se non decarbonizziamo entro quella data, rischieremo aumenti della temperatura oltre l’1,5 C, con effetti a catena e disastri climatici devastanti. Il 2050 sembra lontano ma è un traguardo difficile da raggiungere, perchè ci vorrà tempo per sostituire tutte i veicoli, creare nuove infrastrutture, nuove centrali energetiche. Gli studi dimostrano che è possibile. Possiamo farcela, e impostare una transizione in maniera economicamente accessibile. Dobbiamo muoverci con urgenza, adesso, in modo che tutto il Pianeta giunga a zero emissioni di gas serra nel 2050.

Cristina: Nei rapporti scientifici a cui lei contribuisce, uno degli aspetti più incoraggianti sono le opportunità di nuovi lavori. Potrebbe descriverle in breve?

Prof. Jeff Sachs: Questa trasformazione porterà alla creazione di tanti nuovi mestieri e impieghi, con la crescita dell’industria verde e pulita. La verità è che il vecchio settore dei combustibili fossili, che deve scomparire, è ad alta intensità di capitale e non crea così tanti posti di lavoro. Vedremo nascere molte opportunità d’impiego nel nuovo mondo green e digitale.

Cristina:  Questa è la più grande sfida che abbiamo, vediamola come un’opportunità. Occhio al futuro

In onda il 17-4-2021

Greenovation – un piano di efficientamento per la casa in pochi click

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L’efficienza energetica degli edifici non solo comporta risparmi per chi li abita. Riduce le emissioni di CO2, e mettersi all’opera per decarbonizzare le attività umane nel loro complesso è un obbligo se vogliamo sperare di contenere i cambiamenti climatici. La piattaforma di Greenovation è un buon alleato per conoscere in pochi minuti la classe energetica di partenza, la sintesi degli interventi possibili e le agevolazioni. Il nostro paese offre diversi incentivi per aggiornare il patrimonio immobiliare nazionale, che è perlopiù inefficiente, e molti interventi di riqualificazione sono in corso. Però siamo tra i pochi paesi che non hanno ancora presentato all’UE un piano di decarbonizzazione a lungo termine. È aperta una consultazione pubblica fino al 22 giugno 2021 per raccogliere opinioni sui provvedimenti individuati per accelerare il ritmo di riqualificazione.

Cristina: La maggior parte del patrimonio immobiliare in Italia è energeticamente inefficiente, ossia in classe E, F o G. Gli ecobonus incentivano interventi importanti che migliorano la qualità abitativa e riducono l’impatto ambientale. Oggi siamo venuti in provincia di Torino per raccontarvi di una piattaforma che consente, in pochi minuti, di conoscere la classe energetica della propria abitazione e gli interventi da fare. E lo facciamo attraverso la storia della casa che vedete alle mie spalle. Paolo, come funziona il vostro sistema?

Paolo Mottura: Attraverso un semplice questionario l’utente descrive la propria abitazione, sono una ventina di campi molto molto semplici. Inserisci i dati, il nostro sistema di calcolo ad intelligenza artificiale genera un modello energetico dell’edificio. Su questo modello vengono effettuate una serie di analisi per andare a realizzare un progetto di riqualificazione energetica. All’interno di questo progetto sono contenute una serie di informazioni fondamentali come la classe energetica di partenza, gli interventi migliorativi proposti, la classe energetica ottenibile, i risparmi sui singoli interventi proposti e poi le analisi relative agli incentivi fiscali quindi 50%/65% o superecobonus 110%.

Cristina: Quanto costa all’utente il progetto e quanti sono gli edifici che avete analizzato finora?

Giordano Colarullo: Il progetto base ha un costo di €199, ma è disponibile una versione gratuita che chiunque può utilizzare per avere una serie di informazioni preliminari comunque molto importanti. Ad oggi sono oltre 40.000 le unità abitative analizzate di cui 15.000 condomini. Il nostro sistema ha una precisione, chiaramente partendo da un’edificio standard, superiore al 90%.

Cristina: Franco è il padrone di casa e andiamo a vedere cosa ha fatto.

Franco Vignolo: Grazie alla piattaforma, che mi ha reso veramente semplice la valutazione della mia ristrutturazione, ho potuto poi valutare i vari interventi che ho fatto su questa casa. A cominciare da, vedi li che c’è la pompa del calore che gestisce tutto il riscaldamento a pavimento che abbiamo fatto all’interno e tutta l’acqua sanitaria e tutto quanto. Poi abbiamo fatto un cappotto in lana di roccia, che si può sentire, che tra l’altro mi ha aiutato sull’isolamento estivo, quindi non ho avuto addirittura l’esigenza di mettere il raffrescamento. Sopra, come potrai vedere, ci sono i pannelli fotovoltaici.

Cristina: E qui dentro?

Franco Vignolo: Qui dentro c’è la macchina che gestisce tutto l’impianto a pavimento e l’acqua sanitaria.

Cristina: Franco complessivamente quanto risparmia in bolletta energetica?

Franco Vignolo: Questa è una casa di 80 metri quadri. Non utilizzo combustibili fossili, utilizzo solamente la corrente elettrica, risparmio circa €1.800 l’anno.

Cristina: E ci vivi bene in questa casa?

Franco Vignolo: Guarda sono più che soddisfatto di questo intervento, sono stato veramente aiutato da tutto il discorso della piattaforma, e dei risultati ottenuti.

Cristina: Grazie. Questa casa era in classe G e adesso è A2. Pensate se tutti facessimo interventi come questi, quanti benefici avremmo. Occhio al futuro.

In onda il 10-4-2021