Skip to main content
Tag

cinema

Lacombe x Cris

Brigitte Lacombe

By articles, features, recent

Brigitte Lacombe: la semplicità che svela l’anima dei suoi ritratti

Brigitte Vainity Fair

Una volta li chiamavano divi e divine. Le star, appunto, le stelle. Per definizione irraggiungibili e perfette. Poco umane, molto mitiche.
Il cinema ce le restituiva così. Soprattutto così le raccontava la fotografia. Con la posa e le luci, otteneva il distacco netto dal mondo dei comuni mortali: la lontananza delle stelle, appunto.

Poi si sono fatti polvere, forse per colpa della tv, o del cinema che ha cominciato a raccontare storie comuni: non nel senso che hanno perso magia, ma nel senso che stanno lì, ogni giorno, di fianco a noi, imperfetti, a volte fragili, a volte grandi. Più compagni di strada, meno star.

E così vogliono essere fotografati.

Gwyneth Paltrow, Dustin Hoffman, Cate Blanchett, Leonardo DiCaprio: lei li ha capiti, loro l’hanno scelta, anzi, loro l’hanno voluta perché lei li ha amati.

Lei è Brigitte Lacombe, la ritrattista preferita degli attori di Hollywood, la donna che sa cogliere con candore il tratto più intimo che si nasconde in ciascuno di loro.

Il suo arrivo a Milano viene preceduto da una telefonata breve:
«J’arrive!»

È quanto le basta dire per trovare dall’altra parte un consenso carico di entusiasmo. Ha appena finito di fotografare la famiglia Gaja nei vigneti in Piemonte.

La incontriamo per un’intervista consapevoli che è un privilegio che concede a pochi.

«Le mie fotografie nascono sempre da un grande interesse per i miei soggetti, che siano personaggi come Tobey McGuire o le terre sconfinate della Patagonia.»

La sua chiave d’ingresso, ciò che le permette di arrivare al cuore delle persone e dei luoghi, è l’amore. Dall’amore nasce la bellezza che scaturisce da ogni sua immagine, la disarmante genuinità con cui coglie l’essenza.

David Mamet, nella presentazione dell’antologia Brigitte Lacombe cinema/theatre – dal 1975 ad oggi, ha scritto:
«Come nessun altro fotografo contemporaneo Lacombe svela i suoi soggetti con sguardo intimo e onesto. Queste fotografie non sono semplici “celebrity portraits”, sono un documento sorprendente e cruciale per conoscere i protagonisti e le opere di culto dell’ultimo quarto di secolo».

Brigitte Lacombe

Racconta Lacombe:

«Riesco a calarmi nel presente al cento per cento. Penso sia questo che permette alle persone di esprimersi. Quando fotografo non giudico, sono lì per lasciar emergere ciò che vedo. Chi mi sta di fronte sa di potersi fidare, sa che è in buone mani.»

«Ci sono tanti modi di fare ritratti. Molti fotografi amano preparare un set, creare una vera produzione, arrivano con un’idea, una scenografia, stilisti, creano un servizio di moda. Io non voglio rendere migliori i miei soggetti, bensì cogliere ciò che lasciano emergere.»

La magica alchimia che Brigitte Lacombe instaura con le persone è l’elemento scatenante non solo di splendide fotografie, ma anche di sincere e profonde amicizie.

Un esempio per tutti è Meryl Streep, grande amica, suo soggetto preferito ma anche il più difficile.

«È molto raro che chi fotografo non si fidi di me e ciò mi dà molta carica. S’instaura un tipo di intimità curiosa, totalmente immediata, profonda e genuina. Nasce all’istante. È così che ho conosciuto gli uomini di cui mi sono innamorata e i miei amici.»

Sull’amore si sofferma. È il motore della sua vita, del suo lavoro. Il suo talento è stimolato dallo scambio profondo che si innesca quando fotografa, si concede pienamente, ma questo intenso rapporto col mondo circostante l’ha portata a una grossa rinuncia.

«Non avere relazioni sentimentali è stata una scelta. È un mio limite, vivo ancora nel mondo delle fiabe, ma per me è tutto o niente. È un grande difetto ma va bene così. Inoltre non penso che avrei potuto essere così dedicata alla fotografia. So quanto posso dare e so anche di volermi proteggere emotivamente.»

A 17 anni, quando le strade di Parigi erano attraversate dalla rivoluzione studentesca, Brigitte ha abbandonato gli studi.

«Ogni anno cambiavo scuola, finché non mi hanno più accettata alle pubbliche e i miei genitori dovettero iscrivermi con grandi sacrifici a una scuola privata. Ero già stata bocciata due volte, così ho finalmente deciso di lasciar perdere!»

È stato il padre, fotografo per passione e capo del laboratorio al settimanale francese Elle, a trovarle lavoro come apprendista.

«Sono diventata la loro piccola mascotte.»

Nel 1975 è inviata al Festival di Cannes. Sulla Croisette conosce Dustin Hoffman e Donald Sutherland. La carriera decolla. Il centro di gravità si sposta negli Stati Uniti.

«Credo che all’inizio ho contato molto sul mio accento francese, sul fatto che ero una bella ragazza e pensavo di poter conquistare il mondo.»

Hoffman la invita sul set di Tutti gli uomini del Presidente, Sutherland la chiama per Casanova a Cinecittà.

«Sono finita in una splendida villa sulla Via Appia Antica… Non ho neanche dovuto passare per il suo letto!»

Lacombe x Cris Lacombe x Cris

OGGI…
È passato un quarto di secolo da quando ho intervistato Brigitte.

Nel frattempo è maturata un’amicizia nitida, sentita, senza fronzoli. Quando so di andare a New York, le mando subito un messaggio.

Un paio d’anni fa ha rinnovato l’invito ad andare in studio. Con gratitudine ho detto sì. Niente trucco, nessun orpello. Mi sono presentata a testa nuda, come faccio da quando quattro anni fa ho perso i capelli per stress.

Man mano che si avvicinava il momento del primo scatto, cadevano le maschere. Mi sono affidata al suo sguardo che vede oltre. Ho lasciato danzare la mia anima.

Durante la sessione sono stata attraversata da tante emozioni, che ho ritrovato nei diversi scatti.

Grazie Brigitte per amarmi.

Estratto da un articolo che scrissi per Specchio della Stampa. Direttore, Chiara Beria d’Argentine.