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avere cura dell'insieme

Avere Cura dell’Insieme

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avere cura dell'insieme

 “Avere cura dell’insieme. Una visione olistica”.

 La formula della creazione ci offre il terzo elemento per entrare in relazione con la tensione tra le polarità che stanno alla base della vita stessa. La vita in ogni sua manifestazione, ci chiede di interagire, mediare, scambiare. Quando rifiutiamo la dinamica della trinamica, creaimo staticità, blocchiamo il flusso della creazione.

Diventando madre mi ero chiesta come le creature che stavo mettendo al mondo potessero avere una vita sana su un pianeta malato. Una domanda che cambiò la mia vita personale e professionale. Divenni ricercatrice e divulgatrice di soluzioni sostenibili. Prendendo consapevolezza di quanto possiamo fare ogni giorno per essere rigenerativi invece che distruttivi, i riti quotidiani che tutti compiamo, sono diventati per me terreno di sperimentazione e teatro di cambiamento.

Durante i prossimi minuti vi invito a giocare con me.

 

cuore, testa, pancia

Il fatto che il cuore sappia andare per conto suo, che i suoi movimenti siano involontari, ci consente di dimenticarlo, e la testa prende facilmente il sopravvento. Sentendosi protagonista cerca di dominare pure sulla pancia, che deve gestire sia il nostro bisogno di essere nutriti, sia le nostre voglie. Vi invito a mettere la mano sinistra sul cuore e la destra sulla pancia. E a respirare. Dalla pancia al cuore, con movimento ritmico. Inspiro, espiro.

Quando riusciamo a dare tregua al logorio della mente, si crea spazio per un relazione più completa che mette al centro l’amore e la pace.

 

 

prevenzione, salute, malattia

Ogni istante nel nostro corpo nascono nuove cellule, altre svolgono le loro funzioni e altre ancora muoiono. Per la nostra buona salute ogni giorno facciamo un po’ di prevenzione e un po’ di cura. Quando mi sono caduti i capelli per stress, ho capito quanto sia sottile il confine tra prevenzione e malattia, e ho iniziato ad ascoltare con più attenzione le informazioni che arrivano dal corpo. Con gratitudine e curiosità.

 

paziente, pazienza, perseveranza

Essere buoni pazienti è nei migliori interessi di tutti – nostri e dei nostri medici. Alla base della relazione, la capacità d’intendersi, fidarsi e affidarsi. E’ una dinamica complessa tra pazienza – di tollerare disagi, dolori, impedimenti, cercando di non andare in sofferenza, pazienza di lasciare al corpo il tempo per guarire,  e la perseveranza di fare ciò che ci fa bene, resistere a quello che ci fa male, e non diventare ossessivi.

 

fiducia preghiera, intuizione

La fiducia è un ingrediente necessario per accompagnare le azioni che ci stanno a cuore. Quando si tratta della nostra buona salute, la stima di probabilità del buon esito che ci auspichiamo può essere sostenuta dalla preghiera, dal rivolgersi e affidarsi alle figure spirituali di riferimento il presentimento, che può essere un’intuizione, una speranza o un  timore.

 

essere, sapere, credere

Siamo come siamo. Davvero? Sono possibili altri modi di essere? Ci sentiamo predeterminati? Predestinati alla longevità o ai malesseri che hanno graziato o flagellato i nostri avi? O curiosi di indagare e manifestarci diversamente? 

In questo spazio ci muoviamo tra ciò che sappiamo – i nostri sintomi, i valori dei nostri esami, anche i pregi e i difetti del nostro DNA, perché chi desidera mapparlo, può a poco costo, la nostra storia clinica, le statistiche, e ciò che crediamo, che si sa avere un forte impatto sull’esito dei nostri percorsi di cura. Sono stati fatti esperimenti interessanti in merito. Se la nostra mente potente sostiene i percorsi di cura, se assumendo farmaci o ricevendo trattamenti, li accogliamo e li ringraziamo, sono più efficaci che se li temiamo e li sopportiamo. Per guarire non solo nel corpo ma anche nell’anima, occorre credere.

paura conscia, inconscia

E’ una presenza che ci sta sempre attorno, è una protezione, perché ci protegge dai pericoli, ma è anche insidiosa, perché può diventare nemica delle nostre capacità di decidere ed agire. La paura alberga in tutti gli strati del nostro essere, è conscia e inconscia. Sta a noi decidere se indagare la sua natura camaleontica, palese, palpabile, invisibile, o se nasconderla nella speranza che non ci turbi. Quando è conscia, guardandola in faccia può farla svanire come la nebbia al sole, oppure può invitarci ad un dialogo: perché sei qui? Quando è inconscia, possiamo scoprire le sue origini attraverso l’arte, il sogno,la meditazione  il respiro…

ascolto ,interno, dell’altro;

Sentire e ascoltare, passivo e attivo, ciò che sentiamo possiamo decidere di ascoltarlo; oppure essere sintonizzati sul nostro sentire, su quanto ci dicono i nostri sensi. 

Ci troviamo tante volte sintonizzati più sul rumore di fondo che su cose che, ascoltando e percependo, possono aiutarci a comprendere? 

La tensione trinamica è un invito a portare la nostra attenzione su ciò che può aiutarci a evolverci, a sentire che la giornata ci ha regalato qualche cosa che ricorderemo.

 

 

 

 espressione, domande, risposte

Il corpo si esprime con immensa creatività –  è un meta sistema di favolosa collaborazione. Prendere nota della magia che avviene ogni istante in noi è una scelta. Inaliamo ossigeno, che dai polmoni irrora il sangue portando nutrimento alle cellule in tutti gli organi. Per conoscere il linguaggio del corpo ci rivolgiamo – e bene facciamo – al medico, però strumenti d’indagine sempre più sofisticati rischiano di sostituire la nostra capacità di percepire cosa ci chiede il corpo e di rispondere con azioni coerenti. Dilagano regimi – diete, digiuni, check up – per carità, in tanti casi, validi. Però ognuno di noi è unico e irripetibile. L’espressione del nostro essere, in continua evoluzione, interrogata, può darci risposte. 

 

interrogarsi, conoscersi, ascoltarsi

Per conoscerci, nelle nostre molteplici dimensioni, nella mia esperienza è utile scavalcare la soglia del dovere e abbracciare la voglia di accettarci per come siamo, consapevoli che tutto muta in continuazione.

Prendiamo un momento per ascoltare la voce che chiedere: come stai? 

 

avere cura, del corpo, della natura;

La natura è il nostro corpo esteso. Scambiamo incessantemente atomi di materia, facciamo parte dello stesso sistema, eppure siamo in un’epoca ossessionata dal corpo fisico e disinteressata alla salute del mondo. Che paradosso. Rendiamo la nostra casa inospitale e pretendiamo di essere sempre più performanti. Rincorriamo beni materiali senza avere cura dei beni primari: cibo sano, acqua ed aria pulita. Le crisi sistemiche degli ambienti naturali  mettono in crisi anche i nostri equilibri. Avere cura del corpo e della natura è una cosa sola.

 

 casa materiale, energie

Voler creare un ambiente sano e armonioso per la nuova casa quando nacque il secondo figlio – una figlia – fu naturale, e, fu ragione di molte scoperte. Non avevo idea di quante fonti di inquinamento fossero presenti tra le mura di casa: vernici, colle, detersivi, rivestimenti, tessuti, sistemi di riscaldamento, aerazione. E la ricerca di soluzioni era stato l’inizio di una lunga avventura che da privata divenne pubblica. Anche sul piano energetico ho lavorato tanto – l’orientamento delle teste a nord, evitare se possibile di avere gli scarichi del bagno dietro al letto, e anche le prese elettriche, la scelta dei colori in base alle funzioni della stanza, e il tipo di verniciatura, la qualità dei materassi e dei supporti. 

famiglia giovani, anziani

Questa mattina, uscendo per andare al lavoro, mio figlio mi ha chiesto se secondo me era il caso di andare dal medico per un sintomo che aveva. Mio marito, sentendo la conversazione, dopo, mi ha detto: alla sua età – 24 anni – non mi veniva in mente di consultare i miei genitori per cose del genere. Un’amica ieri è diventata nonna e la figlia le ha detto di aspettare ad andarli a trovare perchè nelle prime settimane non vogliono che persone esterne tocchino il bambino finché non avrà sviluppato gli anticorpi. 

C’è  una gran varietà nelle dinamiche familiari. Per me avere cura degli altri anche fuori dalle mura domestiche è naturale. Anche i genitori presentano molteplici sfide. Quelli che non vogliono alcun genere di assistenza, quelli che ne richiedono troppa. La tensione trinamica ha infinite variabili. Una decina di anni fa ero andata in Giappone a fare una serie di interviste sul futuro e raccontavo dei robot disegnati per essere empatici perché a loro avrebbero affidato gli anziani. Oggi è realtà. Come evolveranno le modalità di relazione?

 

dubbio, beneficio, tormento

Il beneficio del dubbio è un atto di fiducia, di apertura verso l’altro. Una sospensione. Il tormento del dubbio – si, no, forse, è un ciclo chiuso, un corto circuito. Riferito alla cura della nostra salute, il beneficio del dubbio lo relaziono all’entrare in relazione con un sintomo e investigarlo come meglio crediamo, Il tormento avviene quando non riusciamo a toglierci il fastidio dalla testa, lo temiamo e non lo vogliamo affrontare.

sistema, corpo, anima

Il nostro complesso e meraviglioso sistema è in costante relazione con il mondo esterno, interno e con i corpi sottili. La scienza materialista, o materialismo scientifico, ci vede sotto la lente delle leggi biologiche, chimiche e fisiche. L’olismo apre lo spettro alle interconnessioni con il modo dello spirito, che nutre l’anima di bellezza, amore, fa vibrare la coscienza. In questa prospettiva allargata, salute e guarigione non possono essere circoscritte al livello della materia. Il pensiero sistemico ci sfida ad andare oltre i confini. 

empatia, manifestazione, vulnerabilità

Empatia è la capacità di sentire con l’altro. Il meccanismo specchio, scoperto dal neuroscienzato Giacomo Rizzolatti con la sua equipe all’università di Parma, dove ho trascorso parecchio tempo perchè al tema ho dedicato un libro. L’empatia ci protegge e ci apre alla relazione oltre la sfera dell’intelletto. E’ un meccanismo del cervello, ma sgorga dal cuore. E ci consente di manifestare la nostra vulnerabilità, portandoci in risonanza profonda con gli altri, che a loro volta, se sono pronti, abbassano la guardia per esprimere le proprie vulnerabilità. Ho a volte peccato per eccesso, empatizzando al punto di rendermi troppo permeabile. Ma non mi pento. Sentire in profondità mi arricchisce.

 

Spero con questo gioco di introspezione e relazione di avervi incuriosito, ringrazio il Maestro per la sua formula della creazione che ci stimola a investigare creare e relazionare. Infine ringrazio gli artivatori in tutto il mondo che rappresentano il simbolo del terzo paradiso con creatività e sentimento.

Lacombe x Cris

Brigitte Lacombe

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Brigitte Lacombe: la semplicità che svela l’anima dei suoi ritratti

Brigitte Vainity Fair

Una volta li chiamavano divi e divine. Le star, appunto, le stelle. Per definizione irraggiungibili e perfette. Poco umane, molto mitiche.
Il cinema ce le restituiva così. Soprattutto così le raccontava la fotografia. Con la posa e le luci, otteneva il distacco netto dal mondo dei comuni mortali: la lontananza delle stelle, appunto.

Poi si sono fatti polvere, forse per colpa della tv, o del cinema che ha cominciato a raccontare storie comuni: non nel senso che hanno perso magia, ma nel senso che stanno lì, ogni giorno, di fianco a noi, imperfetti, a volte fragili, a volte grandi. Più compagni di strada, meno star.

E così vogliono essere fotografati.

Gwyneth Paltrow, Dustin Hoffman, Cate Blanchett, Leonardo DiCaprio: lei li ha capiti, loro l’hanno scelta, anzi, loro l’hanno voluta perché lei li ha amati.

Lei è Brigitte Lacombe, la ritrattista preferita degli attori di Hollywood, la donna che sa cogliere con candore il tratto più intimo che si nasconde in ciascuno di loro.

Il suo arrivo a Milano viene preceduto da una telefonata breve:
«J’arrive!»

È quanto le basta dire per trovare dall’altra parte un consenso carico di entusiasmo. Ha appena finito di fotografare la famiglia Gaja nei vigneti in Piemonte.

La incontriamo per un’intervista consapevoli che è un privilegio che concede a pochi.

«Le mie fotografie nascono sempre da un grande interesse per i miei soggetti, che siano personaggi come Tobey McGuire o le terre sconfinate della Patagonia.»

La sua chiave d’ingresso, ciò che le permette di arrivare al cuore delle persone e dei luoghi, è l’amore. Dall’amore nasce la bellezza che scaturisce da ogni sua immagine, la disarmante genuinità con cui coglie l’essenza.

David Mamet, nella presentazione dell’antologia Brigitte Lacombe cinema/theatre – dal 1975 ad oggi, ha scritto:
«Come nessun altro fotografo contemporaneo Lacombe svela i suoi soggetti con sguardo intimo e onesto. Queste fotografie non sono semplici “celebrity portraits”, sono un documento sorprendente e cruciale per conoscere i protagonisti e le opere di culto dell’ultimo quarto di secolo».

Brigitte Lacombe

Racconta Lacombe:

«Riesco a calarmi nel presente al cento per cento. Penso sia questo che permette alle persone di esprimersi. Quando fotografo non giudico, sono lì per lasciar emergere ciò che vedo. Chi mi sta di fronte sa di potersi fidare, sa che è in buone mani.»

«Ci sono tanti modi di fare ritratti. Molti fotografi amano preparare un set, creare una vera produzione, arrivano con un’idea, una scenografia, stilisti, creano un servizio di moda. Io non voglio rendere migliori i miei soggetti, bensì cogliere ciò che lasciano emergere.»

La magica alchimia che Brigitte Lacombe instaura con le persone è l’elemento scatenante non solo di splendide fotografie, ma anche di sincere e profonde amicizie.

Un esempio per tutti è Meryl Streep, grande amica, suo soggetto preferito ma anche il più difficile.

«È molto raro che chi fotografo non si fidi di me e ciò mi dà molta carica. S’instaura un tipo di intimità curiosa, totalmente immediata, profonda e genuina. Nasce all’istante. È così che ho conosciuto gli uomini di cui mi sono innamorata e i miei amici.»

Sull’amore si sofferma. È il motore della sua vita, del suo lavoro. Il suo talento è stimolato dallo scambio profondo che si innesca quando fotografa, si concede pienamente, ma questo intenso rapporto col mondo circostante l’ha portata a una grossa rinuncia.

«Non avere relazioni sentimentali è stata una scelta. È un mio limite, vivo ancora nel mondo delle fiabe, ma per me è tutto o niente. È un grande difetto ma va bene così. Inoltre non penso che avrei potuto essere così dedicata alla fotografia. So quanto posso dare e so anche di volermi proteggere emotivamente.»

A 17 anni, quando le strade di Parigi erano attraversate dalla rivoluzione studentesca, Brigitte ha abbandonato gli studi.

«Ogni anno cambiavo scuola, finché non mi hanno più accettata alle pubbliche e i miei genitori dovettero iscrivermi con grandi sacrifici a una scuola privata. Ero già stata bocciata due volte, così ho finalmente deciso di lasciar perdere!»

È stato il padre, fotografo per passione e capo del laboratorio al settimanale francese Elle, a trovarle lavoro come apprendista.

«Sono diventata la loro piccola mascotte.»

Nel 1975 è inviata al Festival di Cannes. Sulla Croisette conosce Dustin Hoffman e Donald Sutherland. La carriera decolla. Il centro di gravità si sposta negli Stati Uniti.

«Credo che all’inizio ho contato molto sul mio accento francese, sul fatto che ero una bella ragazza e pensavo di poter conquistare il mondo.»

Hoffman la invita sul set di Tutti gli uomini del Presidente, Sutherland la chiama per Casanova a Cinecittà.

«Sono finita in una splendida villa sulla Via Appia Antica… Non ho neanche dovuto passare per il suo letto!»

Lacombe x Cris Lacombe x Cris

OGGI…
È passato un quarto di secolo da quando ho intervistato Brigitte.

Nel frattempo è maturata un’amicizia nitida, sentita, senza fronzoli. Quando so di andare a New York, le mando subito un messaggio.

Un paio d’anni fa ha rinnovato l’invito ad andare in studio. Con gratitudine ho detto sì. Niente trucco, nessun orpello. Mi sono presentata a testa nuda, come faccio da quando quattro anni fa ho perso i capelli per stress.

Man mano che si avvicinava il momento del primo scatto, cadevano le maschere. Mi sono affidata al suo sguardo che vede oltre. Ho lasciato danzare la mia anima.

Durante la sessione sono stata attraversata da tante emozioni, che ho ritrovato nei diversi scatti.

Grazie Brigitte per amarmi.

Estratto da un articolo che scrissi per Specchio della Stampa. Direttore, Chiara Beria d’Argentine.

Cristina Gabetti con Michelangelo Pistoletto al MEET di Milano

Conversazione con Michelangelo Pistoletto al MEET: arte, Terzo Paradiso e intelligenza artificiale

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Al MEET – Digital Culture Center di Milano ho avuto il piacere di moderare una conversazione speciale con il Maestro Michelangelo Pistoletto, in occasione di un incontro riservato ai soci di The Core. È stato un momento di ascolto e confronto profondo, in cui arte, pensiero e visione si sono intrecciati per parlare del presente e, soprattutto, del futuro.

Pace Preventiva e Terzo Paradiso: il pensiero di Pistoletto oggi

Con il Maestro abbiamo affrontato il tema della Pace Preventiva, un concetto che invita a ripensare radicalmente il nostro modo di stare nel mondo, anticipando i conflitti attraverso la responsabilità individuale e collettiva. Da qui, il dialogo si è naturalmente aperto al Terzo Paradiso, simbolo e progetto che rappresenta l’incontro tra natura e artificio, tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.

Cristina Gabetti con Michelangelo Pistoletto al MEET di Milano

Arte e intelligenza artificiale: una responsabilità umanistica

Abbiamo riflettuto sul potere dell’arte come forza attiva di trasformazione: non solo espressione estetica, ma strumento capace di modificare il nostro rapporto con il pianeta, con gli altri esseri umani e con le tecnologie che plasmano la nostra quotidianità. In questo contesto, l’intelligenza artificiale è entrata nella conversazione non come minaccia o soluzione assoluta, ma come elemento da integrare in modo consapevole all’interno di una visione umanistica più ampia.

Il Terzo Paradiso come gesto personale e collettivo

Ciò che rende il pensiero di Pistoletto così attuale è la sua capacità di tenere insieme complessità e semplicità, visione e azione. Il Terzo Paradiso non è solo un simbolo da osservare, ma un impegno da incarnare. Per questo ho scelto di raccontarlo anche in modo personale, portandolo letteralmente sulla mia pelle, come gesto di adesione e responsabilità.

Ringrazio The Core, MEET Digital Culture Center e 3D Produzioni per aver reso possibile questo incontro, e il Maestro Michelangelo Pistoletto e Cittadellarte per la generosità con cui continuano a offrire strumenti di pensiero e di cambiamento.

In un tempo in cui il futuro sembra spesso astratto o distante, momenti come questo ci ricordano che il cambiamento comincia da una conversazione, da un segno, da una scelta consapevole.

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Rapporto ASviS 2025: la sostenibilità è un investimento sul futuro

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Chi si occupa di sviluppo sostenibile perché sa che è l’unica strada per cercare di garantire prosperità alle future generazioni, ci crede e mette in relazione lo stato del mondo dal punto di vista sociale economico e ambientale non può che essere affranto dalla fiacca che imperversa in governi istituzioni e nel settore privato.

A rappresentare il quadro d’insieme nel nostro paese, c’è L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che nel Rapporto ASviS 2025 evidenzia che lo sviluppo sostenibile rappresenta un necessario investimento sul futuro, e non un “fastidio” da gestire. L’Alleanza analizza la situazione nell’otticadell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in Italia e propone azioni concrete per accelerare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

Il quadro globale e le principali sfide dell’Italia

Solo 3 SDGs su 17 registrano miglioramenti significativi:

  • Istruzione

  • Parità di genere

  • Azione per il clima

Al contrario, peggiorano:

  • Fame

  • Salute

  • Acqua e igiene

  • Riduzione delle disuguaglianze

  • Ecosistemi terrestri

  • Biodiversità

Su 38 target specifici analizzati:

  • 11 (29%) sono raggiungibili entro il 2030

  • 22 (58%) non saranno raggiunti

Perchè investire in sostenibilità conviene davvero

Secondo il Rapporto di Primavera ASviS 2025, la transizione ecologica e digitale rappresenta anche un’importante occasione economica.

Entro il 2035, la transizione potrebbe generare:

  • +1,1% di PIL

  • +8,4% di PIL entro il 2050

  • -0,7 punti percentuali nel tasso di disoccupazione

Settori chiave come industria, agricoltura e servizi trarrebbero benefici significativi, confermando che sostenibilità e competitività non sono in contrasto. Anzi, diventano strumenti per:

  • attrarre talenti

  • accedere a nuovi mercati

  • migliorare la reputazione aziendale

Le priorità indicate del Rapporto ASviS 2025

ASviS individua cinque leve trasformative fondamentali:

  1. Governance

  2. Capitale umano

  3. Finanza sostenibile

  4. Cultura

  5. Partnership e collaborazione

E definisce sei aree prioritarie per l’Italia:

  • Salute

  • Istruzione

  • Economia sostenibile

  • Sistemi alimentari resilienti

  • Decarbonizzazione ed energia

  • Città sostenibili e tutela dei beni comuni

Tuttavia, queste priorità resteranno solo parole se non verranno trasformate in azioni coordinate da governo, imprese, istituzioni, associazioni di categoria e cittadini. La collaborazione trasversale è essenziale per affrontare le crisi sistemiche contemporanee.

Il ruolo di istituzioni, aziende e cittadini

Il mondo aziendale italiano mostra consapevolezza crescente:

  • 88% delle aziende conosce gli SDGs

  • 72% li integra nella strategia

  • Solo 43% utilizza indicatori di performance misurabili

  • L’11% non adotta alcun sistema di valutazione

Questo divario tra strategia e misurazione evidenzia la necessità di un approccio più concreto.

Per ASviS, è fondamentale una governance capace di:

  • prevedere i rischi,

  • pianificare a lungo termine,

  • misurare gli impatti delle azioni.

Anche cittadini e creativi giocano un ruolo chiave: integrare la sostenibilità nei propri progetti significa generare innovazione, reputazione e valore aggiunto.

Il Rapporto ASviS 2025 sottolinea un punto cruciale: la sostenibilità non è un ostacolo, ma un investimento economico, sociale e ambientale imprescindibile.

Per mantenersi competitiva e resiliente, l’Italia deve accelerare l’adozione di politiche e pratiche sostenibili. Per aziende, istituzioni e professionisti creativi il messaggio è netto: serve una strategia concreta, misurabile e condivisa.

Michelangelo Pistoletto e Cristina Gabetti

Michelangelo Pistoletto candidato al Nobel per la Pace 2025

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Michelangelo Pistoletto e Cristina Gabetti

Michelangelo Pistoletto candidato al Nobel per la Pace 2025

Michelangelo Pistoletto, tra i protagonisti dell’Arte Povera e una delle voci più influenti dell’arte contemporanea, è stato ufficialmente candidato al Premio Nobel per la Pace 2025.

La candidatura al Premio Nobel per la Pace 2025

La candidatura, presentata dalla Fondazione Gorbachev e sostenuta da Nobel Italia, riconosce non solo la straordinaria carriera artistica di Pistoletto, ma soprattutto l’impegno costante nel trasformare l’arte in un linguaggio universale di dialogo, responsabilità e convivenza pacifica.

Questa candidatura sottolinea come l’arte possa essere strumento di cambiamento e di impegno civile, non solo espressione estetica. Pistoletto ha saputo tradurre la pratica artistica in azione concreta, coinvolgendo comunità, istituzioni e nuove generazioni in progetti che mettono al centro responsabilità collettiva, inclusione e giustizia sociale.

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto

Da decenni Pistoletto porta avanti un’idea di “pace preventiva”: una pace che non arriva dopo il conflitto, ma che si costruisce prima, attraverso azioni culturali, educative e sociali capaci di incidere sulla realtà.

Al centro di questa visione si colloca il “Terzo Paradiso”, simbolo da lui ideato, che rappresenta la riconciliazione tra natura e artificio e l’incontro tra polarità opposte in uno spazio di equilibrio e nuova umanità.

L’arte come strumento di dialogo e convivenza pacifica

Il Nobel per la Pace sarebbe un riconoscimento a un percorso che dimostra come creatività e visione possano diventare motore di trasformazione globale.

La candidatura, presentata dalla Fondazione Gorbachev e sostenuta da Nobel Italia, ribadisce la forza di un impegno che fa dell’arte uno strumento concreto di responsabilità e convivenza.

Cristina Gabetti ambasciatrice del Terzo Paradiso

Tra i numerosi ambasciatori del “Terzo Paradiso” figura anche Cristina Gabetti, giornalista e attivista ambientale, che da anni sostiene e diffonde il messaggio di Pistoletto. La sua presenza rafforza il legame tra arte, sostenibilità e cittadinanza attiva.

Tondo come il mondo

Tondo come il Mondo

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“Tondo come il Mondo”: la campagna educativa rivolta alle scuole primarie, ha concluso il suo quindicesimo anno.
Il Manuale per bambini amici della terra.

Tondo come il mondo

Quando il motore è il cuore, e si lavora mossi da un desiderio autentico, i risultati arrivano. Tondo come il Mondo nasce da una domanda: “cosa possiamo fare per i bambini?”. Era primavera del 2009. Mio marito ed io eravamo ospiti a cena da Nino Tronchetti Provera. I nostri figli erano ancora piccoli e lui stava fondando la sgr Ambienta. La mia risposta spontanea fu: scrivo un libro di educazione ambientale. E mio marito aggiunse: per le scuole.  Al tempo collaborava con Giunti Progetti Educativi, diventato poi Librì. A fine serata l’idea aveva un fondamento di concretezza.
Tondo come il mondo è sgorgato dalla mia penna con il desiderio di offrire una guida pratica e simpatica a insegnanti e alunni per essere amici della Terra che abitiamo. Con l’illustratore Piero Corva ci fu subito sintonia, e la longevità di questo progetto, distribuito da 15 anni in 2000 classi di 3,4,5 elementare, è frutto di una collaborazione sincera e da una grande passione.
Sono stata felice di ritrovare Piero per lavorare alla riedizione del libro in occasione del recente anniversario.

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E’ gratificante sapere che ogni anno le copie disponibili di Tondo Come il Mondo vengono esaurite – e che celebriamo il nostro quindicesimo anno nelle scuole italiane con una comunità di 656.299 bambini e le loro famiglie! – ma la gioia più grande è di vedere gli elaborati che giungono dal concorso. Per ogni edizione pensiamo a un tema.
Qualche esempio: creare un libro delle cose rotonde che vedi nella vita e nella natura (2010/11); la segnaletica dell’ospitalità per accogliere bambini dal mondo all’Expo di Milano (2014/15)); diario di una settimana senza plastica (2018/19); immaginiamo insieme la nostra città sostenibile (2022/23); eco-stilisti per un giorno (2023/24); opera d’arte circolare (2024). A valutare gli elaborati, siamo una piccola giuria e ogni anno ci sorprendono la creatività e l’ingegno dei lavori presentati.
Questa esperienza mi ha insegnato che il concetto di circolarità, che sta alla base della vita e di ogni forma di riuso e riciclo, viene colto spontaneamente dai bambini, perché le loro facoltà mentali, emotive ed espressive sono ancora pienamente interconnesse. Non sono state linearizzate dalla separazione di materie e competenze. La loro naturalezza è sempre di grande ispirazione. Ringrazio la comunità che ha dato vita a questo progetto, che di anno in anno cresce e lo sta accompagnando in un bellissimo viaggio.

La campagna educativa Tondo come il Mondo è

  • Accreditata sulla piattaforma S.O.F.I.A del MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito);
  • Può essere utilizzate per adempiere alle 33 ore di Educazione Civica
  • Ha il patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Tondo come il mondo bimbi
Hiroshi Ishiguro

Robots and Us: dieci anni dopo

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Hiroshi Ishiguro

Dieci anni fa sono andata in Giappone per intervistare designer e scienziati del futuro. L’idea che avevamo dei robot era ancora fortemente legata all’immaginario della fantascienza e a una tecnologia distante dalla nostra quotidianità. Oggi, invece, siamo nel “futuro” — e vedere come molte delle previsioni siano diventate realtà è allo stesso tempo incredibile e inquietante.

“Ti senti mai solo?”, ho chiesto al primo umanoide che ho avuto modo di incontrare. “Sì, la notte mi sento solo.”

Durante quel viaggio ho intervistato il padre degli umanoidi, Hiroshi Ishiguro, che mi ha presentato la copia androide di se stesso, chiamata HI-6. Dopo dieci anni, HI-6 ha sviluppato una forma di autostima che si riflette nella sua capacità di rispondere e interagire verbalmente.

“Gli esseri umani provano sempre una certa tensione verso gli altri,” mi spiegava Ishiguro, “mentre i robot sono molto più semplici. Sono programmati. E le persone si fidano più di un robot che di un altro essere umano.”

Dieci anni fa si prevedeva che i robot sarebbero diventati parte integrante della nostra società, delle nostre vite e del mondo del lavoro. Oggi posso affermare che è proprio così.

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L’evoluzione della robotica in Giappone

All’epoca, Ishiguro mi spiegava che il suo androide Gemini HI-6 era stato progettato senza l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nel 2025, però, lo scenario è profondamente cambiato.

Il Giappone è ancora uno dei leader mondiali nella robotica, ma il panorama si è notevolmente ampliato. La densità di robot industriali è aumentata esponenzialmente e, parallelamente, la robotica di servizio — quella destinata a interagire con gli esseri umani — ha compiuto un enorme salto in avanti.

Le innovazioni più radicali non riguardano solo l’aspetto o i movimenti dei robot, ma la loro capacità di apprendere e adattarsi. Non si limitano più a seguire istruzioni: imparano, analizzano dati, si autoregolano. Grazie all’intelligenza artificiale generativa e alla simulazione in tempo reale, i robot sono oggi in grado di adattarsi a compiti nuovi e ambienti complessi. Alcuni sono costruiti con materiali flessibili — i cosiddetti robot “molli”, e vengono impiegati per interventi chirurgici, assistenza domiciliare e altri contesti delicati.

L’intelligenza artificiale è diventata una componente “fisica” dei robot: essi apprendono, reagiscono, decidono. Sono ideali per operare accanto all’uomo, come alleati, anche in situazioni imprevedibili.

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I robot della Waseda University

All’Humanoid Robotics Institute della Waseda University di Tokyo abbiamo incontrato un gruppo di ricercatori impegnati nello sviluppo di robot per assistere gli anziani e intervenire in situazioni di emergenza, come disastri naturali.

Waseda collabora attivamente con l’Istituto Superiore Sant’Anna di Pisa, e tra i ricercatori italiani che lavorano lì c’è anche il livornese Gabriele Trovato. Una delle linee di ricerca più importanti è lo studio delle emozioni nei robot umanoidi, e su come essi possano rispondere ai diversi bisogni dell’uomo.

Il robot Kobian, ad esempio, è in grado di esprimere emozioni sia attraverso il linguaggio del corpo che mediante le espressioni facciali. Può perfino simulare una lacrima, per creare empatia con le persone.

Oggi il rapporto tra uomo e robot è cambiato radicalmente. I robot non sono più solo strumenti: stanno diventando collaboratori, assistenti e compagni. La robotica è entrata in settori come la logistica, la sanità, l’ospitalità, l’agricoltura e la vita domestica. Con l’evoluzione delle infrastrutture digitali, i robot sono sempre più connessi e integrati in reti intelligenti, capaci di scambiare dati in tempo reale e lavorare in sinergia.

Watch

Il futuro è adesso

Ripensando a quel primo incontro con la robotica in Giappone, oggi possiamo dire che i robot non sono più una promessa del futuro, ma una presenza concreta, attiva e in continua evoluzione.