Privacy Policy technology Archivi • Pagina 2 di 13 • Cristina Gabetti
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eViSuS – il totem di telemedicina nei reparti CoVid

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Il mio primo incontro con un Robot di telepresenza – così si chiamano i totem con i quali una persona può essere presente da remoto – è stato nell’autunno 2014 alla sede della Singularity University in Silicon Valley. Avevo pensato a tante applicazioni diverse – dalla partecipazione a riunioni e convegni distanti, a interventi tecnici in luoghi difficili da raggiungere. Ma non avevo immaginato che, in caso di pandemia, avrebbe potuto salvare vite evitando contagi. È stata una bella sorpresa scoprire l’applicazione che vi raccontiamo oggi, sviluppata dal team italiano di Evisus, che consente al personale sanitario di monitorare pazienti in reparti infettivi e interagire con loro senza esporsi al virus. Grazie a questa tecnologia anche noi abbiamo potuto comunicare con una paziente affetta da Covid19. 

Cristina: In tempi di Covid 19, lavorare per il personale sanitario, non è facile. Sono 28.000 i contagiati, più di 160 medici e 40 infermieri sono morti. Per garantire condizioni di sicurezza maggiore, sono in funzione in alcuni centri dei ROBOT, che sono in grado di curare i pazienti in remoto.

Giuseppe Pacotto: Questo è il totem trasportabile. Utilizzato per la televisita e il monitoraggio a distanza a casa, nelle RSA e nell’assistenza ospedaliera. Si è rivelato particolarmente utile nell’emergenza Covid per ridurre la frequenza di accesso degli operatori sanitari in reparti infettivi, riducendo di conseguenza le probabilità di contagio.

Dott. Giusto Viglino: Questo è il totem che vedete, in questo momento è aperto. Ha tre parti fondamentali, che sono la telecamera ad alta risoluzione controllata a distanza dall’amico e collega Valerio che è a Brescia. Poi abbiamo una parte sotto, microfono e vivavoce, poi c’è la parte centrale che è il monitor. Come vedete qui in questo caso stiamo simulando una ripresa a Cristina, non solo, ma adesso Valerio vi farà vedere come può insegnare a Cristina a prendere le pastiglie che ha sul tavolo.

Cristina: Dottore quale medicina prendo?

Dott. Valerio Vizzardi: Un attimo solo che glielo indico così non si può sbagliare. Deve prendere questi che sottolineo con la penna. Perfetto bravissima.

Cristina: Questa tecnologia è particolarmente importante adesso e infatti ci colleghiamo con un reparto Covid.

Dott. Valerio Vizzardi: Buongiorno Signora Domenica, tutto bene? Mi fa vedere con un cenno della mano se sta bene? Benissimo. Ecco vedete? Questa apparecchiatura mi permette di monitorare la paziente e addirittura interagire con lei. Signora mi può premere il pulsante verde della macchina per favore? Vedete la signora mi ha messo in contatto con la macchina in modo che io la possa monitorare, allo stesso modo posso monitorare il paziente dal punto di vista clinico. Signora mi batte gli occhi per favore? Bravissima. E posso anche andare a verificare, in questo caso dal monitor tutti i suoi parametri vitali.

Cristina: Grazie mille, è veramente molto interessante e siamo grati sia a lei che alla paziente che si è concessa per questa dimostrazione, buona guarigione! Abbiamo visto i vantaggi per il personale sanitario e per i pazienti in ospedale. Pensa a chi si cura a casa o presso un RSA può conquistare una graduale autonomia, può fare cose che prima non sapeva fare, si possono fare corsi di formazione. Questa tecnologia tutta italiana adempie a gli SDG 3 e 9. Occhio al Futuro

In onda il 23-5-2020

L’educazione per il XXI secolo di Fondazione Mondo Digitale

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Alfonso Molina con la Fondazione Mondo Digitale, ha creato un modello educativo a tutto tondo, che va dallo sviluppo delle competenze umane e creative all’auto-imprenditorialità, il coding, la robotica, la progettazione di videogiochi. Il suo è un universo tutto da esplorare, pensato per moltiplicarsi da solo, e prepararci in modo celere e capillare alla vita nel XXI secolo.

Cristina: La crisi che stiamo vivendo mette in evidenza sfide e opportunità. Come aiutare le persone che si trovano di fronte a transizioni inaspettate? Ne parliamo con Alfonso Molina, che con Fondazione Mondo Digitale propone il modello di educazione per la vita nel XXI secolo. Buongiorno Alfonso, in cosa consiste?

Alfonso Molina: La personalizzazione dell’educazione e le persone, non solo sono gli studenti, ma anche gli insegnanti e il personale della scuola. Ci sono tre grandi elementi di conoscenza: la conoscenza codificata che conosciamo dalla scuola e l’università, le competenze traversali che sono cose come la creatività, comunicazione, il pensiero critico, questi sono valori per una cittadinanza responsabile che ci permetterà di applicare le altre due per costruire un mondo migliore.

In onda il 9 e 16-5-2020

Cristina: Quali sono le aree di apprendimento?

Alfonso Molina: Noi abbiamo l’apprendimento lungo l’arco della vita, con tutto il cambiamento che c’è, questo è inevitabile, che un esempio è stato l’alternanza scuola-lavoro. In realtà tutto il mondo oggi dovrebbe diventare uno spazio di apprendimento. E finalmente l’apprendimento trasformativo ci fa vedere il mondo in una forma pro-attiva, con curiosità, con esplorazione, mettersi in gioco invece di avere un’attitudine passiva di aspettare che mi arrivino i risultati. Tutto questo noi lo sintetizziamo in una sola parola: auto-imprenditorialità, vogliamo dire che l’educazione di oggi debba insegnare ai ragazzi di essere imprenditori di se stessi.

Cristina: Per mettere in pratica questo modello, nascono le Palestre dell’Innovazione. Come sono strutturate e dove si trovano?

Alfonso Molina: La nostra palestra ha una varietà di laboratori che includono robotica, fabbricazione digitale, animazione 3D, effetti speciali, videogiochi interattivi, coding, qui facciamo intelligenza artificiale. Infine questa è l’area delle competenze digitali che sono fondamentali per il successo della vita nel XXI secolo. Noi abbiamo creato una rete nazionale di palestre che adesso quasi 120 scuole hanno aderito a questa idea, a questo movimento in un certo senso. Ci sono esempi anche molto interessanti di ragazzi che sono diventati formatori della Palestra dell’Innovazione.

Cristina: Inoltre la Fondazione ha digitalizzato molti corsi e offre sostegno tecnico e psicologico a alunni, insegnanti, adulti e anziani. Ne parleremo nella prossima puntata..

 

Parte II
Cristina:Torniamo a parlare di educazione per la vita nel 21 secolo con Alfonso Molina. La sua Fondazione offre anche un importante sostegno alle scuole. Bentornato Alfonso. In che modo aiutate insegnanti e alunni?

Alfonso Molina: Innanzitutto noi abbiamo messo quasi tutte le nostre attività, materiali e progetti online. Abbiamo strutturato più di 70 webinar, c’è un blocco dedicato agli insegnanti, un blocco dedicato a genitori, un blocco dedicato alle classi complete e un blocco dedicato agli over 60.

Cristina: Quali nuove soluzioni sono nate?

Alfonso Molina: Uno dei nostri maker ha creato una visiera protettiva molto leggera, costruita con pvc e di questa molto recentemente abbiamo creato 30, che abbiamo consegnato all’ospedale di Tivoli, all’ospedale di Frascati e anche ai vigili di Frascati. Per tanto queste sono le attività che vengono fuori in un momento che richiede grande solidarietà.

Cristina: Da questa esperienza è nata anche una nuova proposta…

Alfonso Molina: Il progetto Fattore J, che è un progetto dedicato allo sviluppo dell’intelligenza emozionale e l’empatia per persone affette da malattie. Questa settimana ha iniziato e durerà due anni. Spiega l’intelligenza emotiva, l’empatia e il valore fondamentale umano di questo progetto, in questo momento e per il futuro. Dopo c’è un elemento medico dove si spiega e dopo c’è la partecipazione di psicologi che interagiscono con i ragazzi u come comportarsi davanti alle persone che soffrono di queste malattie.

Cristina: Questa impresa sociale adempie a sei SDG 3, 4, 8, 10, 11, 17.

Alfonso Molina: Il sogno sarebbe vedere un mosaico di palestre nazionale dove differenti scuola hanno creato palestre con declinazioni differenti che appartengono alle loro passioni e si trasformano in referenti per altre scuole che hanno scelto un’altra passione. Io vedo che il futuro della educazione in questo senso diventa collaborativo, diventa personalizzato e diventa perofondamente allineato con le sfide e le esigenze del XXI secolo.

Cristina: È il caso di dirlo – Occhio al futuro!

In onda il 9 e 16-5-2020

GAIA, la casa naturale stampata in 3D

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Questa storia aiuta a immaginare un nuovo modo di abitare – gradevole, semplice, accessibile, ecologico, sano. Un sogno possibile grazie alla perseveranza dell’architetto Tiziana Monterisi e del suo incontro con Massimo Moretti. Insieme hanno trovato il modo di utilizzare un materiale di scarto con ottime prestazioni e disponibile in quasi tutto il mondo. Grazie alla stampa 3D, viaggiano fisicamente solo gli strumenti tecnici; il progetto viaggia sul web e la materia prima si trova sul posto. Gli edifici di Rice House realizzati con Wasp sono modulari. Pensate che usare gli scarti di lavorazione del riso costa meno che smaltirli.

Cristina: Avete mai pensato di costruire una casa con materiali naturali tutti italiani? È possibile grazie alla stampa 3D e alla ricerca che oggi vi raccontiamo. Gli ingredienti sono terra cruda e scarti di lavorazione del riso che, da soli, ogni anno sarebbero sufficienti per costruire questi edifici sostenibili per l’intera popolazione italiana. Solo nel Vercellese, sono coltivati a riso 70.000 ettari e solo il 35% degli scarti sono riutilizzati. Massimo, raccontami il processo.

Massimo Moretti: Quello che abbiamo studiato è esattamente un processo, come costruire a basso impatto utilizzando i materiali che sono sul posto. È inserire il sapere nella materia più umile per trasformare quella materia in un materiale utile all’edilizia, quindi l’informazione in realtà dà il valore alla costruzione. Ecco vedi, questa costruzione è fatta di terra, del luogo, paglia di riso, perché il riso è una dei materiali che si trova di più sulla faccia della terra, ed è depositata con una macchina quindi questa formazione può essere replicata indefinite volte. È una costruzione modulare può assumere, di conseguenza, qualsiasi forma e dimensione a seconda di quello che serve sul luogo. L’unica cosa che viaggia fisicamente è un container con all’interno tutto il materiale tecnico per costruire, mentre le informazioni possono viaggiare via web.

Cristina: Grazie Massimo. Tiziana, tu invece sei autrice della ricerca, qual è l’impatto ambientale complessivo di questo edificio?

Tiziana Monterisi: Quasi nullo, perché grazie proprio ai materiali che compongono il muro, l’edificio è ad energia quasi zero, è paragonabile ad una Classe A++++. Ciò vuol dire che sfrutta gli apporti passivi ma non ha bisogno né di un riscaldamento durante l’inverno, né di un impianto di condizionatore durante il periodo estivo. La muratura si equilibria e mantiene sempre costante una temperatura e un’umidità che è quello che ci fa percepire il maggior comfort interno. In particolare, proprio la lolla di riso e la paglia di riso contengono una altissima percentuale di silice, che gli permette di non marcire, di non essere attaccata dagli insetti e soprattutto, di essere durevole. Una cosa non semplice e scontata per i materiali naturali. Sarebbe facile stampare in cemento, molto più rapido ma avrebbe un impatto sull’ambiente completamente diverso. Questa casa è 100% fatta di materiali naturali quindi sostenibile al massimo, non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo. Vedi Cristina questa è la nostra nuova sfida, abbiamo tolto il legno e la costruzione è monomaterica.

Cristina: Pensate che riutilizzare questo scarto agricolo ha un impatto inferiore che smaltirlo. È una filiera tracciabile, riduce anche le bollette quando si sta nella casa e quindi insomma è una soluzione ecologica il più possibile. Adempie a otto dei diciassette SDG: 3, 8, 9, 11, 12, 13, 15 e 17. Occhio al futuro!

In onda il 11-4-2020

La fabbrica Lamborghini a zero emissioni

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Dal 2009 la fabbrica Lamborghini è a zero emissioni. Nel 2018, raddoppiando lo stabilimento e la produzione, hanno mantenuto la certificazione CO2 neutrale. I nuovi uffici sono LEED Platino, lo standard ambientale ed energetico più alto per un edificio; con impianti fotovoltaici, di cogenerazione e trigenerazione, tutte le innovazioni tecnologiche e di processo seguono i principi dell’industria 4.0

Cristina: Oggi visitiamo una fabbrica di automobili a zero emissioni, che ha raddoppiato lo stabilimento e la produzione mantenendo la certificazione CO2 neutrale. I nuovi uffici sono LEED Platino, lo standard ambientale ed energetico più alto per un edificio; qui tutte le innovazioni tecnologiche e di processo seguono i principi dell’industria 4.0 per la migliore sinergia possibile tra uomo e macchina.
Ingegnere, che interventi avete fatto per essere una fabbrica a zero emissioni?

Ranieri Niccoli: Intanto siamo partiti in tempi non sospetti molti anni fa e questo ci ha permesso di essere abbastanza avanti nel mondo del lusso. Parliamo di interventi per esempio riferiti a un impianto fotovoltaico che abbiamo installato sui nostri tetti e gli edifici, di 15.000 m2 e 2,1 megawatt di potenza. Successivamente abbiamo realizzato due impianti di trigenerazione, sono impianti che producono energia elettrica, calore e freddo attraverso l’utilizzo del metano e dei gas di scarico della combustione. Sono impianti molto efficienti di 2,4 megawatt. Ulteriormente abbiamo un impianto di teleriscaldamento, cioè prendiamo dell’acqua calda prodotto da un impianto di cogenerazione esterna alla nostra azienda che altrimenti verrebbe sprecata e la portiamo all’interno della fabbrica. Poi tante altre cose, l’utilizzo delle luci a LED, il policarbonato al posto del vetro, abbiamo realizzato delle protezioni per i nostri edifici più vecchi in modo da aumentare l’efficienza termica e poi tutta la parte di domotica per efficienziare l’accensione e lo spegnimento delle luci o dell’impianto di riscaldamento o raffrescamento. Tutto questo ci ha permesso di evitare di emettere quasi 6.000 tonnellate di CO2, pari alla quantità che assorbirebbe una foresta di circa 300.000 alberi.

Cristina: E quali le altre innovazioni più importanti?

Ranieri Niccoli: Il nostro processo produttivo l’abbiamo chiamato manifattura. Manifattura perché principalmente il processo è artigianale, i nostri operatori sono quelli che montano e danno il valore aggiunto. Le nostre macchine però sono molto complesse e sono una diversa dall’altra e allora per facilitare il compito delle persone che sono in fabbrica a montare abbiamo poi utilizzato una serie di strumenti digitali, che sono quelli della fabbrica 4.0 e una parte di automazione, parliamo di robot collaborativi, che insieme alle persone rendono il processo più robusto, più ergonomico e più semplice da realizzare.

Cristina: In questo bioparco di 7 ettari avvengono diverse iniziative per la salute delle persone e dell’ambiente, sono state piantate 10.000 querce e insediati 13 alveari, per la tutela della biodiversità. L’area è aperta alle scuole per educare i giovani sulla convivenza felice tra industria e natura. L’insieme di tutte queste azioni adempie a dieci dei diciassette SDG: 3, 4, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 15 e 17. Occhio al futuro!

In onda il 28-3-2020

Life Based Value, la piattaforma che trasforma la genitorialità in master

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Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value, partendo dalla sua esperienza di vita quando è diventata mamma, ha creato una piattaforma per trasferire le “soft skills”, sviluppate quando ci si prende cura degli altri, in ambito professionale.

Cristina: Tutti noi ci prendiamo cura di giovani e/o anziani, e sappiamo quante competenze servono per farlo bene. Oggi incontriamo una donna che, partendo dalla sua esperienza di vita, ha creato un metodo per trasferire le “competenze soft” in ambito professionale. Riccarda com’è nata la tua idea e come funziona?

Riccarda Zezza: È nata dal fatto che quando sono diventata mamma ed ero manager in una grande azienda ho scoperto che essere madre era una problema nel mondo del lavoro, mentre invece la stessa azienda mi mandava a fare formazione in una serie di competenze soft che proprio l’esperienza della maternità stava allenando benissimo. Pensa ad esempio alla gestione del tempo, la gestione delle crisi, l’empatia. Ho visto un grande paradosso, un grande spreco, perché le aziende spendono tantissimi soldi in formazione per una serie di competenze che la vita allena in modo naturale. Questo è successo 7-8 anni fa, da li è partita la ricerca che ho fatto con Andrea Vitullo che è un executive coach, ed effettivamente abbiamo scoperto che quando si diventa genitori si migliorano una serie di competenze che servono al mondo del lavoro. Sette anni dopo, oggi, questo metodo di apprendimento lo vendiamo alle aziende attraverso una piattaforma digitale, quindi le nostre aziende clienti aprono il percorso digitale neogenitori, neomamme o neopapà, ma anche da qualche tempo caregiver dei propri genitori, perché ogni esperienza di cura migliora queste competenze e le persone possono scoprire come prendersi cura di un bambino o un anziano migliorino proprio le competenze che servono nel mondo del lavoro.

Cristina: Questa iniziativa adempie a ben 8 SDG: 3, 4, 5, 8, 9, 10, 16 e 17. Adesso qual’è il tuo sogno?

Riccarda Zezza: Oggi siamo in 23 paesi e gli utenti della piattaforma ci dicono che già hanno queste energie, queste competenze e hanno solo bisogno dello spazio per portarle nel mondo e nella società. Il mio sogno è quello di arrivare il più velocemente possibile a dimostrare all’economia e alla società che prendersi cura è un valore, è un bisogno che la specie umana ha, e ha dentro tutte quelle energie e quelle risorse che oggi stiamo cercando nei posti sbagliati.

Cristina: Grazie Riccarda. Saper osservare e riflettere, valutare obiettivi e prendere decisioni, migliorarsi, adattarsi, e giocare, rende tutto più facile. Occhio al futuro!

In onda il 21-3-2020

Lucedentro

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La fotoluminescenza è una fonte di energia rinnovabile poco conosciuta, che ha applicazioni molto interessanti. È la proprietà di materiali naturali inorganici, quali terre rare, di accumulare luce solare o elettrica e di restituirla al buio. Lucedentro ha sviluppato una tecnologia che rende possibile l’applicazione della fotoluminescenza in tantissimi ambiti, dal design, alla sicurezza e l’abbigliamento.

Cristina: Oggi vi parliamo di una fonte di energia rinnovabile poco conosciuta con applicazioni molto interessanti. Si tratta della fotoluminescenza, ossia la proprietà di materiali naturali inorganici, quali terre rare, di accumulare luce solare o elettrica e di restituirla al buio. È una luce molto tenue, frutto di un principio fisico infinito. Luca raccontami della tua tecnologia.

Luca Beltrame: Noi partiamo da fosfori di ultima generazione dopati con terre rare, che sono europio – quello che si usa comunemente nei televisori a colori, e disprosio che serve ad allungare la radiazione luminosa fotoluminescente.

Cristina: In quali materiali state mettendo queste terre rare fotoluminescenti?

Luca Beltrame: I materiali sono tanti, si parte dal vetro e rientriamo nell’economia circolare perché usiamo vetri di riciclo, borrosilicato, che poi additiviamo con questi fosfori e andiamo a frantumare per fare i camminamenti, poi le plastiche, i polimeri prestazionali e non, travertini, legni.. È veramente il campo di applicazioni.

Cristina: Ecco appunto, le applicazioni più importanti quali sono?

Luca Beltrame: Noi abbiamo identificato 3 o 4 applicazioni molto importanti: la sicurezza, in caso di blackout questi materiali brillano da soli; l’architettura e il design; infine al risparmio energetico.

Cristina: In che modo?

Luca Beltrame: Abbiamo costruito dei pali intelligenti della luce che utilizzano sia la fotoluminescenza che la luce bianca. La luce bianca però viene utilizzata solo al bisogno, quindi sensore di presenza, macchina che passa, luci che si accendono. L’energia è fornita dal fotovoltaico, quindi siamo completamente verdi e addirittura, al netto della CO2 spesa per fare i pali, siamo anche a CO2 zero.

Cristina: E la fotoluminescenza dove va?

Luca Beltrame: La fotoluminescenza va in questo lampione, viene controllata da un sensore: un minuto ogni dieci minuti, per garantire continuità in questa luce di sicurezza ed emozionale.

Cristina: E questi materiali sono tossici?

Luca Beltrame: No, non sono assolutamente tossici o radioattivi. Sono tutti certificati REACH. Sono per esempio utilizzati negli smalti per le unghie o nei giocattoli, quindi il loro contenuto di materiali pesanti passa abbondantemente i limiti Europei ed Americani.

Cristina: Grazie Luca. Questa idea illuminata adempie a cinque SDG: 7, 9, 11, 12 e 13. Occhio al futuro!

In onda il 14-3-2020

Neorurale Hub

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Neorurale Hub è immerso in 500 ettari rinaturalizzati nella Pianura Padana, dove in 20 anni la fertilità del suolo è aumentata del 150%, flora e fauna si sono ri-insediati, e la biodiversità è tornata a fiorire. Questo polo innovativo offre a start-up e aziende terreni, infrastrutture e tecnologie per sperimentare e collaborare proprio come avviene nei sistemi naturali. Un esempio di efficienza e di economia circolare.

Cristina: Siamo immersi in 500 ettari rinaturalizzati a due passi da Milano, dove in 20 anni la fertilità del suolo è aumentata del 150%, flora e fauna si sono ri-insediati, la biodiversità è tornata a fiorire. Nel 1996 questo terreno era così. Rigenerandosi, la natura ha ispirato la creazione di questo polo innovativo, che offre a start-up e aziende terreni, infrastrutture e tecnologie per sperimentare e collaborare proprio come avviene nei sistemi naturali. E così si ottimizza l’uso di tutte le risorse, si producono cibo, energia e tanto altro. Un esempio di efficienza e di economia circolare. L’insieme di tutte le attività che che avvengono in questo polo adempiono a dodici dei 17 SDG – gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU – e precisamente 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 15, 17.
Luca dammi qualche esempio pratico di quello che avete imparato ripristinando quest’area.

Luca Pilenga: L’esempio più concreto della collaborazione uomo natura lo abbiamo e troviamo in queste barriere di ecosistemi dove rigeneriamo la natura per permetterle di creare biodiversità, che è quell’arma che abbiamo contro i parassiti che ci permette di abolire l’uso di insetticidi. Li abbiamo aboliti già dodici anni fa. Quest’acqua delle barriere che sgorga naturalmente ad una temperatura costante durante tutto l’anno la utilizziamo come scambio termico durante la climatizzazione degli edifici dove viene fatta la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

Cristina: Le tecnologie invece come le state usando?

Luca Pilenga: La tecnologia è il fattore abilitante che ci permette di condurre delle ricerche capaci, attraverso i dati di sensori locali presi anche da satelliti o da droni in alcuni casi, di sviluppare una ricerca capace di concentrare i principi attivi. Per esempio questa Erba Officinale che abbiamo reperito in giro per il mondo e che qui siamo riusciti a concentrare del 400% rispetto alle concentrazioni normali e senza contaminanti.

Cristina: Una pianta che cresce in un terreno sano e nelle condizioni migliori da i frutti migliori.

Luca Pilenga: Esattamente, grazie alla tecnologia riusciamo a capire quali meccanismi ci aiutano a raggiungere l’obiettivo, in questo caso una maggiore concentrazione, in altri casi il minor consumo di risorse. Qui nella struttura alle mie spalle collaborano oramai 20 tra startup, aziende e scuole per costruire la sostenibilità del settore agroalimentare.

Cristina: Osservare e imitare la natura è la nostra migliore scommessa. Occhio al futuro!

In onda il 7-3-2020

Alisea

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Susanna Martucci Fortuna, fondatrice di Alisea, ha trasformato un momento di crisi in opportunità. Ha creato una filiera di professionisti tutti italiani – da ingegneri a designer e artigiani evoluti, per dare una vita dignitosa a scarti industriali.

Cristina: Oggi vi raccontiamo il lavoro di una donna che ha trasformato una crisi in opportunità. Stava perdendo il l’azienda, e interrogandosi sul da farsi, le tornò in mente una conversazione sentita sul riciclo e si chiese come poter dare una vita dignitosa a scarti industriali, che nel suo distretto di Vicenza abbondano. Per dare concretezza alla sua idea, mise insieme una filiera tutta italiana di ingegneri, designer e artigiani evoluti. Andiamo a conoscerla e a scoprire che cosa fa. Buongiorno Susanna, raccontaci cosa abbiamo davanti.

Susanna Martucci: Qua si parla di grafite da noi, questi sono elettrodi in grafite e lo scarto inevitabile della produzione degli elettrodi di grafite è questa polvere, che viene recuperata dagli impianti di aerazione delle fabbriche. Noi recuperiamo questa polvere e abbiamo creato un nuovo materiale. Questo è un granulo che è fatto con l’80% di questo scarto. Questo nuovo materiale, che viene da economia circolare, ci ha dato accesso ad un processo produttivo innovativo per la produzione di una matita, che non usa legno e non usa colla per quanto riguardo l’aggancio della gomma, ma soprattutto chi la usa consuma 15 grammi di polvere di grafite, portandole via dalla discarica. Solo con lei, risparmiamo 60.000 alberi all’anno, perché molti magari non pensano che il legno delle matite tradizionali non è altro che packaging della grafite che è fragile e sporca le mani.

Cristina: Con la grafite hai fatto altro?

Susanna Martucci: Si chiaramente ci siamo innamorati di questo materiale che in questo altro caso partiamo sempre da polvere di grafite ma viene bagnato con l’acqua. Questo ci ha dato accesso ad un nuovo processo produttivo per la tintura dei tessuti. I ragazzi riescono a tingere vari materiali, la lana, denim, seta o il cotone organico ma in maniera totalmente atossica. Adesso vi porto nel mondo che parla di plastica riciclata, tante cose si possono fare: righelli per la scuola, custodie per i vinili, che vengono tutte da bottiglie post-consumo quindi da raccolta differenziata.

Cristina: Vedete quanto nasce da fantasia e determinazione? Questi puzzle per bambini sono recuperati da uno stand fieristico, così queste borse. Non abbiamo il tempo di raccontarvelo ma questo è sempre grafite e sughero riciclato. Questi sono sacchi di caffè trasformati insieme anche a sfridi della produzione del pellame. Pensate che l’attività di Susanna adempie a ben 6 dei 17 SDG, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare il 8, 9, 10, 12, 15, e 17. Occhio al futuro!

In onda il 29-2-2020

Cooperativa Zerografica

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Zerografica è una delle 12 cooperative che offrono formazione e lavoro ai detenuti del carcere di Bollate. Avviarsi ad un mestiere aiuta a spendere in modo costruttivo il tempo dentro e prepara donne e uomini ad una vita responsabile e dignitosa. Zerografica nasce dal coraggio di credere, di dare fiducia e di saperla raccogliere. È un esempio di riscatto e di collaborazione, di servizio e di reinserimento.

Cristina: Siamo al Consorzio Viale dei Mille che vende prodotti realizzati nelle carceri e ospita anche gli uffici della Cooperativa Zerografica, una delle 12 cooperative che offrono formazione e lavoro ai detenuti nel carcere di Bollate. Avviarsi ad un mestiere aiuta a spendere in modo costruttivo il tempo dentro e prepara donne e uomini ad una vita responsabile e dignitosa. Grazie Gualtiero per averci invitato a scoprire questa importante realtà.  Ci racconti della tua esperienza?

Gualtiero Leoni: Sono arrivato nel carcere di Bollate nel 2009, dato che a Bollate c’è un metodo diverso degli altri carceri, Bollate ti da la possibilità di poterti ricostruire. Da la possibilità alla persona di essere al centro delle attività che ci sono in Bollate. Da la possibilità di ricominciare a sognare alle persone.

Cristina: E allena ad un mestiere..

Gualtiero Leoni: Si ti da la possibilità di prepararsi a vari corsi di formazione, corsi lavorativi.

Cristina: E adesso tu percepisci uno stipendio?

Gualtiero Leoni: Con la Cooperativa Zerografica io e miei compagni riusciamo a ritagliarci degli stipendi per poter vivere, per poter cominciare a vivere in società e potersi mantenere. È importante, riesci a credere in te stesso, riesci a dare un valore anche a quello che stai facendo.

Cristina: Che bello. Raccontaci che cosa fate qua, cosa fanno questi ragazzi?

Gualtiero Leoni: Zerografica si occupa innanzitutto di tipografia e di stampe all’interno del carcere e cancelleria per i detenuti. In più fa un servizio informatico per i detenuti del carcere di Bollate, San Vittore, Bergamo, Cremona, Torino e Monza. Ossia, spediamo le email dei vari detenuti dall’interno del carcere, diamo la possibilità alle persone ristrette di potersi sentire più vicine alla famiglia e in poco tempo. In carcere la cosa brutta è quando ci si sente da soli, abbandonati.

Cristina: Quindi come funziona?

Gualtiero Leoni: Le persone detenute ristrette scrivono su un cartaceo, che viene ritirato la mattina da una persona per l’uscita e portarle fuori qui in Viale dei Mille in consorzio. Vengono selezionate, scannerizzate, spedite. Una volta scannerizzate vengono distrutte perché la privacy è importante. Al pomeriggio si prendono le risposte, si riportano in carcere per la riconsegna del mattino successivo. Oltretutto perché Bollate ha un metodo meritocratico insomma, uno se lo deve meritare con i vari corsi e i vari programmi.

Cristina: I risultati del metodo Bollate sono entusiasmanti, 17% di recidiva, contro 74% della media nazionale. I 1.200 detenuti possono imparare mestieri in ambiti diversi. Secondo un patto reciproco tra istituto di detenzione e detenuti: che il tempo speso in carcere sia una correzione di percorso, verso la libertà. Un esempio da seguire, che adempie agli SDG 8, 10 e 16. Occhio al futuro!

In onda il 22-2-2020

Federico Faggin – I computer coscienti

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I computer potranno diventare più intelligenti degli umani? Potranno aiutarci a risolvere le grandi sfide del nostro tempo? Ne parliamo con lo scienziato italiano Federico Faggin, che nel 1971 inventò il primo microprocessore, rivoluzionando il mondo. Nel 1986, partendo dal presupposto comune che la coscienza è una proprietà del cervello, si impegnò per sviluppare computer capaci di autoapprendere e diventare coscienti. Che ne sarà dell’essere umano? Di cosa si occuperà? Quale sarà il prossimo cambiamento necessario? Ascoltate cos’ha da dire uno degli uomini più geniali del nostro tempo sul futuro che stiamo costruendo

Cristina: I computer potranno diventare più intelligenti degli umani? Potranno aiutarci a risolvere le grandi sfide del nostro tempo? Ne parliamo con lo scienziato italiano Federico Faggin, che rivoluzionò il mondo nel 1971 inventando il primo microprocessore. Nel 1986, partendo dal presupposto che la coscienza è una proprietà del cervello, si impegnò per sviluppare computer in grado di autoapprendere e diventare coscienti. Federico a che punto siamo con lo sviluppo dei computer coscienti?

Federico Faggin: Non siamo neanche partiti. I computer coscienti secondo me non saranno possibili. Il computer è semplicemente un manipolatore di simboli, benché all’inizio pensassi che il computer potesse essere consapevole, questo parliamo dell’86..’87. Avevo anche io pensato che la complessità del cervello potesse esprimersi attraverso la coscienza, poi pensandoci, cercando di capire e creare un computer che potesse essere consapevole, mi sono accorto che questa era un’impossibilità perché non c’è nessuna legge fisica che permetta di trasformare i segnali elettrici – quelli del computer oppure i segnali biochimici del cervello – in coscienza, in sensazioni o in sentimenti. Noi percepiamo il mondo con sensazioni e sentimenti.

Cristina: Quali sono i rischi di partire dal presupposto che i computer diventeranno coscienti?

Federico Faggin: Molta gente viene sviata nella maniera in cui pensa di essere, pensa che la vita sia simulabile in un computer e così via, che la consapevolezza sia downloadable in un computer. Tutte queste sono cose che non hanno veramente nessun fondamento scientifico, infatti il fondamento scientifico le nega, quindi perché preoccuparsi? La macchina non ha comprensione, la consapevolezza è ciò che ci da la comprensione della realtà, il fatto è che siamo molto di più di quello che pensiamo di essere e questo può essere soltanto compreso attraverso un’esperienza vissuta, non può essere compreso mentalmente. Finché l’uomo crede che l’unica comprensione sia una comprensione mentale, invece che esperienzale, si sbaglierà. Purtroppo la scienza oggi pensa che sia tutto mentale e invece si dimenticano del loro cuore e si dimenticano spesso anche della loro pancia, e del coraggio. Finchè la scienza che è l’autorità non riconosce altro che materia, la fisicalità e disconosce qualsiasi aspetto che puzzi di qualcosa che non sia materia abbiamo un problema grandissimo. È quando qualcuno incomincia a riconoscere qualcosa che non è riducibile alla materia che si apre tutta una possibilità di nuova conoscenza, nuova esperienza che oggi è oggi negata. Il fisico risponderà tipicamente a un discorso come “faccio io”, “ah ma quest è filosofia” e in questo modo è buttato via tutto da una parte e si continua come prima.

Cristina: Proprio la comprensione della realtà ha convinto 193 paesi a stilare e adottare l’agenda 2030 e i 17 SDG. Federico Faggin è stato un propulsore fondamentale di tante innovazioni – dunque il numero 9 gli appartiene a pieno titolo. E il suo studio della coscienza tocca tutti gli altri.

Parte II

Cristina: In un mondo sempre più automatizzato, dove appunto anche molti lavori ripetitivi verranno sostituiti dai robot, l’essere umano di cosa dovrà o potrà occuparsi?

Federico Faggin: Del suo sviluppo emotivo, spirituale, mentale e questo naturalmente è la speranza che l’intelligenza artificiale, usata bene, possa portare a questo. Il problema è quando invece viene usata contro l’uomo o per ridurre l’uomo, che è manipolabile, per consumare generi che gli sono proposti attraverso la manipolazione dell’informazione, quello è il problema. L’etica è fondamentale, certamente quando l’intelligenza artificiale sarà usata in medicina, oppure nella guida automatica, stabilire regole etiche di comportamento diventa essenziale. Per non parlare dell’uso dell’intelligenza artificiale nella guerra, come ci sono già stati problemi etici per esempio con le armi chimiche, quindi ci sono trattati e cose così. Il problema diventerà sempre più serio, man mano che la tecnologia diventa più potente, però l’etica si può sempre violare, è li il problema. Come facciamo quando l’etica viene violata? Il problema fondamentale di cambiare l’immagine che l’uomo ha di se in modo che si regoli da solo, quindi è un problema di educazione della coscienza di chi è l’uomo, perché si cambia fuori perché dal fuori bisogna cambiare dentro. Oggi si pensa che per cambiare da fuori si può cambiare dentro una persona, ma quello non funziona, si può solo cambiare qualcosa fuori se uno cambia da dentro, ed è li proprio il problema della coscienza. È li il passo fondamentale che l’uomo deve fare oggi, deve capire che non è una macchina. L’uomo non è una macchina, è un essere spirituale.

Cristina: Ha fiducia che l’umanità potrà collettivamente risvegliarsi? Soprattutto in relazione alle questioni climatiche?

Federico Faggin: Non c’è scelta, l’umanità deve cambiare. Per risolvere i problemi del cambiamento climatico che avverranno tra 30, 40, 50 anni potenzialmente catastrofico e quindi richiedono l’umanità, che si mettano d’accordo a risolvere questo problema come umanità, non più come paese.

Cristina: Ci sarà o no una tecnologia in grado di accelerare questo processo?

Federico Faggin: La tecnologia è facilmente raggiungibile se il mondo si mette d’accordo a trovarla, di fatti c’è una tecnologia fondamentale che secondo me, per caso, appare allo stesso tempo che c’è un problema a livello globale, che è internet. Permette alle persone di mettersi d’accordo in un giorno, tutto il mondo può sapere quello che succede nel mondo.

Cristina: In questa cornice, l’innovazione tecnologica SDG 9, potrà aiutare l’umanità a onorare tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Sta a noi. Federico Faggin conclude la sua autobiografia Silicio con una frase molto calzante di Albert Einstein che dice: I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi, gli esseri umani sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L’insieme dei due costituisce una forza incalcolabile. Occhio al futuro!

In onda 8 e 15-2-2020