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Crowdfunding per tutti con Produzioni dal Basso

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Produzioni dal Basso è la prima piattaforma italiana di crowdfunding, attiva dal 2005. Permette a chiunque di proporre e raccontare in modo semplice il proprio progetto, raccogliendo fondi per realizzarlo, che sia un progetto di tipo sociale, ambientale o educativo.

Cristina: Oggi vi parliamo di una piattaforma che consente ai cittadini di dare o ricevere contributi economici per cause in cui credono. C’è di tutto, dal ristorante che per reinventarsi ha bisogno del sostegno della comunità, a centri di cura e accoglienza, progetti culturali sociali anche in collaborazione con diversi comuni italiani o associati agli SDG. Buongiorno Marta. Come funziona la vostra piattaforma?

Marta Dall’Omo: La nostra piattaforma permette a qualsiasi soggetto, che sia un soggetto sub-giuridico o che sia una persona fisica, di raccogliere fondi online in maniera semplice e trasparente. Attraverso la nostra piattaforma quindi, chiunque può lanciare la proprio campagna di raccolta fondi per realizzare il proprio progetto, che sia in ambito culturale, sociale, che sia un progetto di start-up o d’impresa.

Cristina: Immagino che in questo momento di crisi molti si rivolgano a voi. Quante richieste avete?

Marta Dall’Omo: In questo momento ci sono più di 500 campagna attive e in generale, nella storia della nostra piattaforma, abbiamo raccolto oltre 15 milioni di euro da una comunità di donatori di oltre 300.000 persone. I progetti finanziati sono più di 5.000.

Cristina: Alcune piattaforme danno i soldi solo se raggiungi il tetto richiesto, voi come vi comportate?

Marta Dall’Omo: Noi abbiamo quattro modelli di raccolta fondi, alcuni presuppongono questo tipo di funzionamento, quindi spetta al progettista ovvero colui che lancia la campagna, scegliere quale modello preferire, se utilizzare una modalità di raccogli tutto, quindi qualsiasi sia l’obiettivo, i fondi raccolti andranno nelle disponibilità del progetto oppure un obiettivo di raccolta – se non viene raggiunto quell’obiettivo non si ha accesso a quei fondi.

Cristina: Diciamo per i telespettatori, i fondi vengono restituiti ai donatori..

Marta Dall’Omo: Certamente, in quel caso i fondi non vengono neanche processati. Nella modalità “tutto o niente” per dirla in gergo, le donazioni vengono solamente promesse, quindi non c’è proprio una movimentazione di denaro se l’obiettivo non viene raggiunto.

Cristina: Chi ha bisogno di fondi ma non sa come fare?

Marta Dall’Omo: Sulla nostra piattaforma molto spesso ci sono delle iniziative, dei bandi, che vengono proposti da alcuni brand, associazioni, aziende, università, che quindi decidono di partecipare o co-partecipare alla creazione di alcune campagne e di alcuni progetti. Ovviamente se vengono raggiunti dei presupposti, per esempio il raggiungimento del 50% dell’obiettivo di raccolta.

Cristina: Avete un sistema anti-truffa?

Marta Dall’Omo: Allora, diciamo che la piattaforma fa dei controlli periodici, quindi controlla tutte le campagne che vengono proposte. In più insieme ai sistemi di pagamento integrati in piattaforma facciamo delle verifiche anti-riciclaggio e come terzo, ma non meno importante controllo, la comunità valida le idee e sostanzialmente decide se sostenerlo oppure no.

Cristina:  E poi avete una sezione dedicata agli SDGs…

Marta Dall’Omo: Qualche tempo fa abbiamo lanciato una sfida verso la nostra community, abbiamo immaginato che oltre alla finalità della raccolta fondi, i nostri progettisti avessero finalità più alte, e quindi potessero indicare i loro progetti in quale area d’impatto avesser appunto un impatto. Ed è stata incredibile la risposta, oltre 3.500 progetti in pochissimo tempo hanno indicato almeno un obiettivo d’impatto all’interno della loro campagna e quelli maggiormente indicati sono il numero 10, il numero 4 e il numero 3.

Cristina:  Grazie Marta. Per la comunità di questa piattaforma ridurre le disuguaglianze, sostenere educazione di qualità e salute per tutti sono la priorità. Come vedete, gli SDG sono veramente una mappa utile per progredire verso uno sviluppo necessario. Occhio al futuro

In onda il 6-3-2021

L’app di AWorld, perché non c’è un pianeta B

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Una app che è stata scelta dall’ONU per la campagna Act Now – agisci ora, per l’implementazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. AWorld, attraverso tecniche di gioco, aiuta gli utenti ad adottare stili di vita più sostenibili.

Cristina: La storia di oggi parte da Torino e arriva nel mondo. Alessandro Armillotta, Alessandro Lanceri che oggi non ha potuto essere con noi e Marco Armellino, partendo dal desiderio di voler adottare abitudini sostenibili hanno sviluppato una app che è stata scelta dall’ONU per la campagna Act Now – agisci ora per l’implementazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Perché molte persone animate di buone intenzioni  hanno bisogno di essere guidate. Alessandro, come funziona?

Alessandro Armillotta: AWorld è una app e una guida, che permette di scoprire, tramite tecniche di gioco, che cos’è la sostenibilità e quali sono le azioni pratiche che possiamo fare nella nostra vita quotidiana che possono avere un impatto positivo sull’ambiente. Collaborando con l’ONU e attivisti da tutto il mondo, siamo riusciti a racchiudere dentro quest’app tutte le informazioni e le esperienze e quei piccoli trucchi che possono aiutarci a vivere sostenibilmente.

Cristina: Marco come calcolate l’impatto delle azioni?

Marco Armellino: Assieme al team delle Nazioni Unite, abbiamo calcolato l’impatto delle singole azioni delle persone ad esempio in termini di consumo di CO2, acqua o energia elettrica. per esempio ti suggeriamo di staccare le spine dei tuoi piccoli elettrodomestici, in questo modo puoi risparmiare, statisticamente, 3,5 kw di energia al giorno e 1,5 di CO2.

Cristina: Anna, vi fidate che le azioni siano veritiere?

Anna Olivero: Intanto prima di rilasciare l’app abbiamo fatto dei test e delle ricerche e abbiamo capito che le persone che aderiscono al progetto di salvare il mondo non hanno bisogno di barare. Inoltre le azioni quotidiane che suggeriamo sono molto motivanti quindi, non è necessario prendere in giro se stessi.

Cristina: Come premiate i virtuosismi?

Marco Armellino: Allora, quello che puoi fare all’interno della nostra app è aderire a una sfida di gruppo, tutti gli utenti insieme ad esempio, in questo momento, stanno risparmiando 200.000 kg di CO2 con le proprie azioni. Quello che noi facciamo è di raddoppiare il loro impatto, insieme a delle aziende partner, in questo caso piantumare degli alberi – dei bambù – che in 20 anni assorbiranno altri 200.000 kg di CO2.

Cristina:  Finora che risultati avete raggiunto?

Alessandro Armillotta: Beh, nei primi mesi abbiamo raggiunto 40.000 utenti, generando insieme un milione di azioni ma sappiamo che, in prospettiva, nel mondo ci sono milioni di persone che sono pronte ad agire e pensiamo di fare miliardi di azioni collettivamente per la salvaguardia del pianeta.

Cristina:  Grazie ragazzi. Piccole azioni quotidiane, tutte insieme, possono fare la grande differenza. Occhio al futuro

In onda il 27-2-2021

Agenda 2030, a che punto siamo?

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Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.
Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e sta rendendo il percorso verso gli obiettivi ancor più arduo. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici e questo mette in risalto quanto abbiamo bisogno di questa Agenda più che mai. È urgente rigenerare i nostri sistemi sociali ed economici, e gli ecosistemi naturali dai quali la nostra vita dipende. Serve la partecipazione di tutti.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte I

Cristina:  Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, o SDG, e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.

Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e raggiungere gli obiettivi indicati dall’Agenda ancor più difficile. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici, ma l’origine del virus, come quasi tutte le malattie infettive, è zoonotica, ossia è stata trasmessa dall’animale all’uomo, e questo sottolinea quanto l’Agenda sia più importante che mai. Serve proprio la collaborazione di tutti per rigenerare i sistemi sociali, economici ed ambientali dai quali la nostra vita dipende. La buona notizia è che di soluzioni ce ne sono tante, ma dobbiamo sapere dove siamo per capire dove dobbiamo andare.
Adesso vediamo come siamo messi, punto per punto.

SDG 1 – zero povertà:

Secondo l’Istat, nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie, perlopiù numerose e monogenitoriali, in povertà assoluta. l’Italia è sotto la media europea. Per arrivare a zero povertà entro il 2030, serve una visione a lungo termine.

SDG 2 – zero fame:

L’Italia è in una posizione leggermente migliore rispetto alla media europea, sono aumentate le coltivazioni biologiche e la produttività del lavoro però peggiorano i conti nelle piccole aziende e l’indice della buona alimentazione, che misura il consumo quotidiano di almeno quattro porzioni di frutta e/o verdura al giorno. C’è una criticità nel nostro paese: manca la manodopera specializzata per alcune coltivazioni. Vediamola come un’opportunità di formazione e impiego. A livello globale i sistemi alimentari e di produzione e distribuzione vanno riformati. Produciamo cibo per 12 miliardi di persone. Un terzo viene sprecato.

SDG 3 – salute e benessere:

La pandemia ha invertito decenni di progressi. In Italia urge una riforma del sistema sanitario. Nel frattempo cosa possiamo fare noi? Prevenzione e il rispetto delle distanze per contenere i contagi e ridurre la pressione sugli ospedali.

SDG 4 istruzione di qualità:

La chiusura delle scuole in tutto il mondo ha un impatto negativo non solo sull’apprendimento degli studenti, ma sul loro sviluppo sociale e comportamentale. L’Italia è tra i paesi in Europa con meno laureati. Nel 2018 erano il 27,8% contro una media europea del 40,7%. Per quanto riguarda l’impiego dei neolaureati siamo davanti solo alla Grecia, con una media del 56,5% rispetto alla media europea dell’81,6%.

SDG 5 – uguaglianza di genere:

Il mondo è lontano dal conseguire questo obiettivo, ma in Italia grazie all’aumento delle donne in Parlamento e nei consigli di amministrazione delle società quotate, siamo settim nella graduatoria europea, nonostante una discriminazione maggiore verso le donne sul lavoro.

In onda il 2-1-2021

Parte II

Cristina: Continua il nostro viaggio nell’Agenda 2030..

SDG 6 – acqua pulita e igiene:

Senza l’impegno audace di tutti, il mondo non arriverà ad adempiere a questo importantissimo obiettivo. In Italia mancano orientamenti specifici su come destinare i finanziamenti pubblici e privati, non solo per tutelare i nostri sistemi idro-geologici, ma per ripararli. Siamo un paese estremamente fragile da questo punto di vista! In Europa siamo tra paesi con il maggior sfruttamento idrico.

SDG 7 – energia pulita:

Il mondo avanza però non abbastanza per arrivare agli obiettivi del 2030 e ancor più quelli del 2050, ossia zero emissioni. Nel nostro paese Il Decreto rilancio ha introdotto il “Superbonus” per l’efficientamento degli edifici di almeno 2 classi energetiche; poi ci sono incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni, abbonamenti al trasporto pubblico, l’acquisto di bici e dove la qualità dell’aria non è in regola, la rottamazione di auto e moto. Siamo settimi in Europa grazie all’aumento delle energie rinnovabili che negli ultimi 3 anni è stabile.

SDG 8 – lavoro dignitoso e crescita economica:

Possiamo aspettarci il più grande aumento della disoccupazione globale dalla seconda guerra mondiale. Perfar fronte a questo obiettivo servono politiche audaci per sostenere le imprese, per creare una domanda di manodopera, formare a nuovi mestieri e sostegno ai più vulnerabili. Le misure adottate dal nostro governo sono perlopiù di tamponamento e non agiscono sul sistema-paese. Siamo in quart’ultima posizione in Europa ed è particolarmente critica la situazione dei nostri giovani – quelli che non studiano, lavorano o fanno formazione – nel 2018 erano il 23,4% rispetto ad un media europea del 12,9%.

SDG 9 – industria, innovazione e infrastrutture:

Globalmente sono aumentati gli investimenti in ricerca e sviluppo e il finanziamento delle infrastrutture economiche nei paesi in via di sviluppo.
Nel 2020 l’intensità delle emissioni di CO2 è diminuita, è aumentata la connettività mobile e, sappiamo, la produzione è rallentata. Gli effetti del COVID-19 minacciano di arrestare i progressi verso questo goal. Le misure del nostro governo a sostegno dei processi produttivi economici e sociali si spera ci aiutino a colmare ritardi accumulati prima della pandemia. Anche le nostre infrastrutture idriche hanno bisogno di attenzione ed interventi, il 37% delle nostre reti è colpito da elevati livelli di perdite.

SDG 10 – ridurre le disuguaglianze:

Le disparità nelle loro varie forme persistono e nel 2020 sono peggiorate. I lavoratori continuano a percepire una quota troppo bassa rispetto al valore che hanno contribuito a produrre. I dati indicano un’Italia più ingiusta della media europea. Il COVID-19 ha colpito un paese già fragile.

SDG 11 – città sostenibili:

La crisi ha accelerato il modo in cui pensiamo alle nostre città ed è importante continuare sulla via dell’innovazione, perché il modo in cui progettiamo grandi aree urbane determina la nostra risposta alle crisi che sono un po’ ovunque e la capacità di garantire la qualità della vita. È critica la situazione dell’aria – I dati più recenti dicono che 7 milioni di persone sono morte prematuramente per cause legate all’inquinamento atmosferico e c’è il rischio che per far ripartire l’economia si allentino le misure di contenimento delle emissioni. La situazione italiana è caratterizzata dall’estrema frammentazione nelle politiche di intervento per ridurre i rischi da cambiamenti climatici e disastri naturali.

Il punto sull’Agenda 2030 continua la prossima settimana. Occhio al futuro!

In onda il 9-1-2021

Parte III

Cristina: Oggi vediamo insieme gli ultimi sei obiettivi dell’Agenda..

SDG 12 – produzione e consumo responsabili:

Sono la grande sfida dell’economia circolare. È migliorata la gestione delle risorse in alcuni paesi però purtroppo in altri è peggiorata. Questo obiettivo si occupa anche di spreco alimentari e rifiuti. Motore dell’evoluzione delle leggi che regolano la produzione di consumo responsabile è l’Unione Europea che in generale rispetto al mondo segna dei progressi, e l’Italia è seconda.

SDG 13 – agire per il clima:

Fondamentali, perché sta cambiando molto più rapidamente del previsto. Il 2020 è stato il secondo anno più caldo mai registrato causando incendi, siccità, inondazioni e altri disastri naturali. Il mondo non è sulla buona strada per rispettare l’accordo di Parigi, che prevede il contenimento di temperatura a 1,5 ° sopra l’era pre-industriale. In Italia gli eventi estremi tra il 2008 e il 2019 sono cresciuti di 10 volte e siamo in grave ritardo nella gestione dei cambiamenti climatici.

SDG 14 – la vita sott’acqua:

Nonostante sia fondamentale proteggere la vita negli oceani, decenni di sfruttamento irresponsabile li stanno portando ad un degrado allarmante. La continua acidificazione minaccia l’ambiente marino e i servizi degli ecosistemi. L’Italia è tra i paesi con grandi inadempienze, nonostante l’importanza ambientale e socio-economica che il mare riveste per il nostro Paese.

SDG 15 – la vita sulla terra:

Manca un sistema di monitoraggio capillare degli ecosistemi e della biodiversità nel mondo quindi sono carenti la valutazione delle misure per tutelarla. Inoltre l’uso e la copertura del suolo sono tra i cambiamenti più pervasivi che l’umanità abbia apportato ai sistemi naturali della Terra. In Italia mancano un piano strategico di intervento e misure per la tutela del nostro capitale naturale, ferme da troppo tempo in Parlamento. L’andamento verso questo obiettivo è negativo.

SDG 16 – pace, giustizia e istituzioni forti:

Nel 2019, 79,5 milioni di persone sono fuggite da persecuzioni e guerre – è il numero più alto mai registrato da quando queste statistiche vengono raccolte. I bambini sono regolarmente esposti a molteplici forme di violenza, perlopiù non riconosciute o denunciate. L’andamento dell’Europa è positivo, in Italia lievemente positivo – è calata la criminalità ma anche la fiducia nel Parlamento europeo. È preoccupante l’incremento delle frodi informatiche. Pensate che in Italia dal 2010 al 2018 sono aumentate del 92%. Positivo il ritorno dell’’educazione civica” nelle scuole che consente di comprendere molti Target di questo obiettivo.

SDG 17 – partnership per i goal:

L’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile è costante ma fragile. Le guerre commerciali aumentano e mancano invece i dati cruciali che i paesi in via di sviluppo non sono in grado di produrre. L’Italia ha fatto progressi riconoscendo il ruolo del Terzo Settore nella cooperazione allo sviluppo.

Non siamo messi bene ma tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiare le cose. Occhio al futuro!

In onda il 16-1-2021

Environmental Performance Index 2020

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Environmental Performance Index (EPI) è un rapporto biennale che da 22 anni viene redatto da ricercatori da ricercatori delle università di Yale e Columbia.

La longevità del progetto, la metodologia e la qualità dei dati, raccolti dai migliori enti di ricerca nel mondo, fanno dell’EPI il più autorevole riferimento per l’analisi delle politiche ambientali. In questa edizione sono state introdotte nuove metriche per valutare la gestione dei rifiuti e le emissioni dei gas che contribuiscono in maniera importante ai cambiamenti climatici.

L’edizione 2020, pubblicata a inizio giugno, ha valutato 180 paesi secondo 32 indicatori di performance in 11 categorie di salute ambientale (environmental health) e vitalità degli ecosistemi (ecosystem vitality). La Danimarca conquista il primo posto, seguita da Lussemburgo, Svizzera e Regno Unito. L’Italia è 20esima, pari merito con Canada e Repubblica Ceca. Gli Stati Uniti D’America sono 24esimi.

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Guardando nel dettaglio, che trovate qui, per quanto riguarda la salute ambientale, che include la qualità dell’aria, sanità e acqua potabile, metalli pesanti e gestione dei rifiuti, rispetto a 10 anni il nostro paese è migliorato di 4,6 punti, mentre per la vitalità degli ecosistemi, che comprende habitat e biodiversità, acquacoltura, cambiamenti climatici, emissioni inquinanti, agricoltura e gestione acque reflue, siamo peggiorati di 1,3.

In generale, l’Italia è sopra la media mondiale ma sotto quella regionale (il riferimento è l’Occidente).

Forte del risultato, il Ministro danese dell’Ambiente Dan Jørgensen afferma: “Abbiamo appena iniziato a negoziare con il parlamento danese per concordare i prossimi passi verso il nostro obiettivo di ridurre le emissioni del 70% per il 2030, e speriamo che le nostre misure possano essere d’ispirazione per altri paesi.” Obiettivo ambizioso che Daniel Esty, direttore del Yale Center for Environmental Law & Policy (co-produttore dell’EPI) vede come il risultato di politiche audaci.

La Danimarca eccelle in quasi tutti gli indicatori. Un esempio da seguire, considerato che il progresso globale di contenimento dei cambiamenti climatici è in calo. Nessun paese si sta de-carbonizzando abbastanza in fretta per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di parigi.

Consultare questo rapporto è utile per comprendere quanto politiche di gestione della salute pubblica e dei rifiuti, investimenti in infrastrutture e preservazione delle risorse naturali, premino. Insieme a buone governance, leggi audaci e ben strutturate, il coinvolgimento attivo della cittadinanza e dei media indipendenti.

 

 

Fonti per i dati dell’EPI:

Institute for Health Metrics and Evaluation, the World Resources Institute, the Potsdam Institute for Climate Impact Research, CSIRO, the Mullion Groupthe Sea Around Us Project at the University of British Columbia,  World Bank e the UN Food and Agriculture Organization.

Risorse aggiuntive:

https://www.key4biz.it/economia-circolare-piano-da-210-milioni-per-innovazione-e-sostenibilita-nelle-imprese/310235/

https://www.innaturale.com/a-che-punto-e-la-sostenibilita-nel-mondo/

https://www.we-wealth.com/it/news/sri-impact-investing/sri-impact-investing/sostenibilita-italia-20esima-classifica-globale/

https://www.theguardian.com/environment/2020/jun/04/us-ranks-24th-in-the-world-on-environmental-performance

MAC – il modulo ospedaliero riciclato di Miniwiz per il Covid

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Arthur Huang, architetto e ingegnere Taiwanese, è il più ingegnoso protagonista dell’economia circolare che abbia mai conosciuto. Con Miniwiz ha ingegnerizzato più di 1.200 materiali da rifiuti pre e post consumo. In questa puntata di Occhio al Futuro, narrata dal suo collaboratore italiano Renato Mirone, vi raccontiamo la sua nuova sfida: costruire stanze ospedaliere con materiali plastici e alluminio riciclati, utilizzando tecnologie per il monitoraggio in remoto dei pazienti e per la santificazione delle unità. Progettate in tempo di Covid-19, queste camere possono essere utilizzate per le degenze di malati infettivi ed essere trasformate per rispondere anche ad altri bisogni.

Cristina: Su 24 milioni di abitanti, Taiwan ha avuto solo 441 casi di Covid-19, e 7 decessi, perché ha subito attuato misure contenitive. C’è il sospetto che li, sappiano fare le cose bene. Ci colleghiamo con la capitale Taipei, per incontrare Arthur Huang architetto ed ingegnere, che, con la sua squadra ha progettato dei moduli per convertire spazi ospedalieri inutilizzati. Buongiorno Renato, dove siete?

Renato Mirone: In un ospedale che stiamo convertendo a Taipei e sono con il presidente dell’Università Cattolica FuJen e questo è il nostro modulo. Viene assemblata ed attivata in meno di 24 ore.

Cristina: Il costo per modulo qual’è?

Renato Mirone: Per la versione standard, il prezzo è di $100.000 USD, ma il prezzo varia a seconda della posizione e dei requisiti dell’unità.

Cristina: In che materiali è costruito?

Renato Mirone: Gran parte con materiali riciclati. L’elemento principale di questo modulo è un pannello composito, costituito da due lamine in alluminio riciclato con un nucleo centrale in PET riciclato. Per il soffitto abbiamo utilizzato dei pannelli traslucidi in policarbonato riciclato da post-consumo. In totale sono state riutilizzate 7.000 lattine in alluminio e 9.000 bottiglie di plastica per kit di costruzione.

Cristina: Renato quali tecnologie avete applicato a questa stanza?

Renato Mirone: Questo modulo è stato concepito per essere flessibile ed adattabile, così da poter convertire uno spazio in base alle diverse esigenze. Può diventare un’unità di terapia intensiva, o di isolamento, o una generica camera di degenza. La stanza è dotata di un sistema di ventilazione a pressione negativa, dove l’aria espulsa non viene fatta ricircolare, ma viene microfiltrata e diretta all’esterno dei locali. Ai pannelli è stato applicato un nano-rivestimento fotocatalitico ed antibatterico, che combinato con una serie di lampade a raggi ultravioletti, permettono di sanificare la stanza velocemente. Un sistema integrato per il monitoraggio in remoto del paziente, composto da telecamere e sensori, permette di limitare i rischi degli operatori sanitari ed allo stesso tempo lo staff medico può gestire un maggior numero di pazienti. Infine su una delle pareti è presente una grande opera d’arte costituita da pannelli in PET riciclato fonoassorbente e antibatterica. Quest’ultima soluzione aiuta a ridurre il livello di stress durante lunghe degenze. Questo modulo può essere installato all’interno o all’esterno di un ospedale, ma è concepito per trasformare velocemente spazi sottoutilizzati presenti nelle strutture ospedaliere. Dopo aver consultato dottori a Taiwan, negli Stati Uniti e in Italia, abbiamo riscontrato che molto spesso le unità per l’emergenza sono installate troppo lontano dalle strutture sanitarie.

Cristina: In che modo hanno contribuito gli italiani allo sviluppo di questo progetto?

Renato Mirone: Il nostro studio, specializzato nello sviluppo di materiali provenienti dai rifiuti domestici ed industriali, da molto tempo coopera con ricercatori e organizzazioni non governative italiane. [ndr. Per questo progetto hanno collaborato con il Centro per l’Innovazione dell’Ospedale dell’Università Cattolica FuJen di Tapei e il Ministero degli Affari economici di Taiwan]

Cristina: Vedremo queste strutture presto anche da noi?

Renato Mirone: L’Università Cattolica FuJen da sempre ha ottime relazioni con l’Italia, noi come studio siamo anche presenti a Milano, quindi speriamo di portare presto anche da voi questa struttura innovativa.

Cristina: Questa soluzione adempie agli SDG 3, 9, 11, 12 e 13. Occhio al Futuro!

In onda il 13-6-2020

Giorgio Vacchiano – come rendere le foreste resilienti

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Che impatto hanno i cambiamenti climatici sulle foreste e come possiamo aiutarle a essere resilienti? In questa puntata abbiamo incontrato Giorgio Vacchiano, ricercatore forestale che, grazie alla sua specializzazione, è stato inserito nella lista degli 11 migliori scienziati emergenti al mondo dalla rivista scientifica Nature. Lo abbiamo raggiunto nel Parco del Po e delle Colline Torinesi alle porte di Torino, per ascoltarlo e per vederlo al lavoro.

Cristina: C’è una stretta relazione tra la nostra salute e quella delle foreste, che depurano la nostra aria, certo. Ma c’è molto di più. Siamo venuti al parco del Po e delle Colline Torinesi per incontrare Giorgio Vacchiano, ricercatore di scienze forestali che nel 2018 è stato scelto dalla rivista Nature tra gli 11 migliori scienziati emergenti al mondo. Giorgio come ti sei guadagnato questo riconoscimento?

Giorgio Vacchiano: Io lavoro per capire la relazione tra foreste e cambiamenti climatici. Gli alberi sono una delle armi migliori che abbiamo per lottare contro la crisi climatica. Prevedere come si svilupperanno le foreste e come ci possono aiutare al meglio è quello che cerco di fare nelle mie ricerche. Lo faccio insieme a tanti altri ricercatori nel mondo con un approccio innovativo, quello della modellazione matematica. Cerchiamo di riprodurre dentro al computer il modo in cui una foresta cresce, si sviluppa e di capire come possiamo anche aiutarla a sopportare e resistere bene ai capricci del clima che dovremo affrontare.

Cristina: Come si svolge nella pratica il tuo lavoro?

Giorgio Vacchiano: La prima parte si svolge sempre nel bosco. Misuriamo le dimensioni degli alberi e la specie. Questo carpino per esempio, misuriamo il diametro o la circonferenza. Siamo intorno ai 22 cm, vuol dire che è un albero ancora abbastanza giovane, se poi mettiamo insieme questa misura con quelle di tutti gli altri alberi del bosco possiamo capire in che fase di sviluppo si trova. Oppure misuriamo gli accrescimenti, facciamo un carotaggio del legno, una semplice punturina in cui riusciamo a vedere gli anelli di accrescimento annuale che l’albero ha formato nel corso del tempo. Dal loro spessore riusciamo a capire come l’albero ha reagito alle condizioni climatiche del passato e quindi come potrebbe rispondere a future siccità o cambiamenti del clima.

Cristina: Gli alberi crescono lentamente e l’uomo corre sempre più veloce. Cosa significa questo per te e per il tuo lavoro?

Giorgio Vacchiano: Per molti anni questo è rimasto un contrasto importante. Qua vediamo per esempio dove sono stati piantati negli anni 50/60 degli alberi che c’entrano molto poco con questa zona, dei pini, delle conifere anche esotiche. Oggi invece il tentativo è quello di riportare questo bosco alle sue condizioni naturali, come vediamo da quest’altra parte, essere un bosco di querce. Abbiamo fatto degli interventi di gestione, abbiamo fatto un po’ di luce nel sottobosco in modo che le specie naturali possano sviluppare per conto proprio. E poi il legno che abbiamo ricavato dagli alberi è stato utilizzato. Usare il legno sembra una contraddizione, invece se lo prendiamo in modo sostenibile rispettando il ritmo della natura, è un grande alleato contro il cambiamento climatico.

Cristina: Giorgio perché il tuo lavoro è così importante?

Giorgio Vacchiano: Sapere come crescono le foreste e come gestirle in modo sostenibile vuol dire assicurarsi che continuino a esistere anche in un clima che cambia. Assicurarsi che continuino a darci i loro benefici, e che continuino a essere foreste che funzionano in piena salute anche con la conservazione della biodiversità. Per esempio qui abbiamo lasciato alcuni tronchi a terra in occasione dell’ultimo intervento forestale per far sviluppare i funghi, questi esseri viventi da cui dipende il benessere e il buon funzionamento del bosco. Tagliare non vuol dire deforestare, anzi, ci curiamo sempre che ci siano nuove piantine pronte a crescere, modificando la struttura del bosco.

Cristina: Il lavoro di Giorgio adempie agli SDG 3, 12, 13 e 15. Occhio al Futuro

In onda il 6-6-2020

eViSuS – il totem di telemedicina nei reparti CoVid

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Il mio primo incontro con un Robot di telepresenza – così si chiamano i totem con i quali una persona può essere presente da remoto – è stato nell’autunno 2014 alla sede della Singularity University in Silicon Valley. Avevo pensato a tante applicazioni diverse – dalla partecipazione a riunioni e convegni distanti, a interventi tecnici in luoghi difficili da raggiungere. Ma non avevo immaginato che, in caso di pandemia, avrebbe potuto salvare vite evitando contagi. È stata una bella sorpresa scoprire l’applicazione che vi raccontiamo oggi, sviluppata dal team italiano di Evisus, che consente al personale sanitario di monitorare pazienti in reparti infettivi e interagire con loro senza esporsi al virus. Grazie a questa tecnologia anche noi abbiamo potuto comunicare con una paziente affetta da Covid19. 

Cristina: In tempi di Covid 19, lavorare per il personale sanitario, non è facile. Sono 28.000 i contagiati, più di 160 medici e 40 infermieri sono morti. Per garantire condizioni di sicurezza maggiore, sono in funzione in alcuni centri dei ROBOT, che sono in grado di curare i pazienti in remoto.

Giuseppe Pacotto: Questo è il totem trasportabile. Utilizzato per la televisita e il monitoraggio a distanza a casa, nelle RSA e nell’assistenza ospedaliera. Si è rivelato particolarmente utile nell’emergenza Covid per ridurre la frequenza di accesso degli operatori sanitari in reparti infettivi, riducendo di conseguenza le probabilità di contagio.

Dott. Giusto Viglino: Questo è il totem che vedete, in questo momento è aperto. Ha tre parti fondamentali, che sono la telecamera ad alta risoluzione controllata a distanza dall’amico e collega Valerio che è a Brescia. Poi abbiamo una parte sotto, microfono e vivavoce, poi c’è la parte centrale che è il monitor. Come vedete qui in questo caso stiamo simulando una ripresa a Cristina, non solo, ma adesso Valerio vi farà vedere come può insegnare a Cristina a prendere le pastiglie che ha sul tavolo.

Cristina: Dottore quale medicina prendo?

Dott. Valerio Vizzardi: Un attimo solo che glielo indico così non si può sbagliare. Deve prendere questi che sottolineo con la penna. Perfetto bravissima.

Cristina: Questa tecnologia è particolarmente importante adesso e infatti ci colleghiamo con un reparto Covid.

Dott. Valerio Vizzardi: Buongiorno Signora Domenica, tutto bene? Mi fa vedere con un cenno della mano se sta bene? Benissimo. Ecco vedete? Questa apparecchiatura mi permette di monitorare la paziente e addirittura interagire con lei. Signora mi può premere il pulsante verde della macchina per favore? Vedete la signora mi ha messo in contatto con la macchina in modo che io la possa monitorare, allo stesso modo posso monitorare il paziente dal punto di vista clinico. Signora mi batte gli occhi per favore? Bravissima. E posso anche andare a verificare, in questo caso dal monitor tutti i suoi parametri vitali.

Cristina: Grazie mille, è veramente molto interessante e siamo grati sia a lei che alla paziente che si è concessa per questa dimostrazione, buona guarigione! Abbiamo visto i vantaggi per il personale sanitario e per i pazienti in ospedale. Pensa a chi si cura a casa o presso un RSA può conquistare una graduale autonomia, può fare cose che prima non sapeva fare, si possono fare corsi di formazione. Questa tecnologia tutta italiana adempie a gli SDG 3 e 9. Occhio al Futuro

In onda il 23-5-2020

L’educazione per il XXI secolo di Fondazione Mondo Digitale

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Alfonso Molina con la Fondazione Mondo Digitale, ha creato un modello educativo a tutto tondo, che va dallo sviluppo delle competenze umane e creative all’auto-imprenditorialità, il coding, la robotica, la progettazione di videogiochi. Il suo è un universo tutto da esplorare, pensato per moltiplicarsi da solo, e prepararci in modo celere e capillare alla vita nel XXI secolo.

Cristina: La crisi che stiamo vivendo mette in evidenza sfide e opportunità. Come aiutare le persone che si trovano di fronte a transizioni inaspettate? Ne parliamo con Alfonso Molina, che con Fondazione Mondo Digitale propone il modello di educazione per la vita nel XXI secolo. Buongiorno Alfonso, in cosa consiste?

Alfonso Molina: La personalizzazione dell’educazione e le persone, non solo sono gli studenti, ma anche gli insegnanti e il personale della scuola. Ci sono tre grandi elementi di conoscenza: la conoscenza codificata che conosciamo dalla scuola e l’università, le competenze traversali che sono cose come la creatività, comunicazione, il pensiero critico, questi sono valori per una cittadinanza responsabile che ci permetterà di applicare le altre due per costruire un mondo migliore.

In onda il 9 e 16-5-2020

Cristina: Quali sono le aree di apprendimento?

Alfonso Molina: Noi abbiamo l’apprendimento lungo l’arco della vita, con tutto il cambiamento che c’è, questo è inevitabile, che un esempio è stato l’alternanza scuola-lavoro. In realtà tutto il mondo oggi dovrebbe diventare uno spazio di apprendimento. E finalmente l’apprendimento trasformativo ci fa vedere il mondo in una forma pro-attiva, con curiosità, con esplorazione, mettersi in gioco invece di avere un’attitudine passiva di aspettare che mi arrivino i risultati. Tutto questo noi lo sintetizziamo in una sola parola: auto-imprenditorialità, vogliamo dire che l’educazione di oggi debba insegnare ai ragazzi di essere imprenditori di se stessi.

Cristina: Per mettere in pratica questo modello, nascono le Palestre dell’Innovazione. Come sono strutturate e dove si trovano?

Alfonso Molina: La nostra palestra ha una varietà di laboratori che includono robotica, fabbricazione digitale, animazione 3D, effetti speciali, videogiochi interattivi, coding, qui facciamo intelligenza artificiale. Infine questa è l’area delle competenze digitali che sono fondamentali per il successo della vita nel XXI secolo. Noi abbiamo creato una rete nazionale di palestre che adesso quasi 120 scuole hanno aderito a questa idea, a questo movimento in un certo senso. Ci sono esempi anche molto interessanti di ragazzi che sono diventati formatori della Palestra dell’Innovazione.

Cristina: Inoltre la Fondazione ha digitalizzato molti corsi e offre sostegno tecnico e psicologico a alunni, insegnanti, adulti e anziani. Ne parleremo nella prossima puntata..

 

Parte II
Cristina:Torniamo a parlare di educazione per la vita nel 21 secolo con Alfonso Molina. La sua Fondazione offre anche un importante sostegno alle scuole. Bentornato Alfonso. In che modo aiutate insegnanti e alunni?

Alfonso Molina: Innanzitutto noi abbiamo messo quasi tutte le nostre attività, materiali e progetti online. Abbiamo strutturato più di 70 webinar, c’è un blocco dedicato agli insegnanti, un blocco dedicato a genitori, un blocco dedicato alle classi complete e un blocco dedicato agli over 60.

Cristina: Quali nuove soluzioni sono nate?

Alfonso Molina: Uno dei nostri maker ha creato una visiera protettiva molto leggera, costruita con pvc e di questa molto recentemente abbiamo creato 30, che abbiamo consegnato all’ospedale di Tivoli, all’ospedale di Frascati e anche ai vigili di Frascati. Per tanto queste sono le attività che vengono fuori in un momento che richiede grande solidarietà.

Cristina: Da questa esperienza è nata anche una nuova proposta…

Alfonso Molina: Il progetto Fattore J, che è un progetto dedicato allo sviluppo dell’intelligenza emozionale e l’empatia per persone affette da malattie. Questa settimana ha iniziato e durerà due anni. Spiega l’intelligenza emotiva, l’empatia e il valore fondamentale umano di questo progetto, in questo momento e per il futuro. Dopo c’è un elemento medico dove si spiega e dopo c’è la partecipazione di psicologi che interagiscono con i ragazzi u come comportarsi davanti alle persone che soffrono di queste malattie.

Cristina: Questa impresa sociale adempie a sei SDG 3, 4, 8, 10, 11, 17.

Alfonso Molina: Il sogno sarebbe vedere un mosaico di palestre nazionale dove differenti scuola hanno creato palestre con declinazioni differenti che appartengono alle loro passioni e si trasformano in referenti per altre scuole che hanno scelto un’altra passione. Io vedo che il futuro della educazione in questo senso diventa collaborativo, diventa personalizzato e diventa perofondamente allineato con le sfide e le esigenze del XXI secolo.

Cristina: È il caso di dirlo – Occhio al futuro!

In onda il 9 e 16-5-2020

Le soluzioni di Enrico Giovannini per una ripresa sostenibile

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Chi segue Occhio al futuro avrà familiarizzato con i 17 SDG. In questa puntata parliamo con il massimo esperto dell’Agenda 2030 dell’ONU in Italia, il Professor Enrico Giovannini, co fondatore di ASviS – L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha lo scopo di accompagnare il nostro paese verso l’implementazione dei 17 obiettivi.

Cristina:Mentre la nostra attenzione è tutta focalizzata sulla gestione dell’emergenza Coronavirus, è importante pensare alla ripresa. Ne parliamo con
Enrico Giovannini, economista, statistico, accademico, e co-fondatore dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che ha lo scopo di accompagnare la società verso l’implementazione dell’Agenda 2030 dell’ONU e dei 17 SDG. Professore, lei parla molto di resilienza trasformativa. Ci spiega che cos’è?

Enrico Giovannini: La resilienza è la capacità di un materiale o di una persona o della società di reagire a uno shock, tornando dov’era. Prendiamo la bottiglietta di plastica, la comprimiamo poi la lasciamo e quella torna alla forma originaria ma noi solo pochi mesi fa ci lamentavamo di tante cose, l’inquinamento, la povertà, le disuguaglianze. Quindi non vogliamo tornare a dove eravamo. La resilienza trasformativa vuol dire sfruttare questa crisi drammatica per balzare in avanti e non indietro, vuol dire cambiare il nostro modo di produzione e la nostra società anche a favore delle persone e dell’ambiente.

Cristina: Quali sono le tre prime cose importanti da fare?

Enrico Giovannini: Abbiamo trasformato le nostre case in aule universitarie, in luoghi di lavoro, scuole per i bambini. Bene, non è che vorremmo smontare di nuovo tutto una volta tornati al lavoro, ma se le imprese faranno tutte smartworking nello stesso giorno, supponiamo venerdì, allora gli altri quattro giorni continueremo ad avere inquinamento e città intasate. Ecco dove la mano pubblica può aiutare a organizzare. Il secondo esempio, l’inquinamento è una concausa della letalità del virus, sappiamo che l’inquinamento indebolisce i polmoni e dunque ci rende più esposti. Lo stato spende 19 miliardi all’anno per sussidi alle famiglie, e alle imprese che danneggiano l’ambiente. Abbiamo tanti sussidi che forse dovremmo rivedere, ecco in questo caso, noi rimbalzeremmo avanti sulla produzione ma riducendo l’inquinamento. Poi, di nuovo, la formazione – come possiamo utilizzare lo smartworking e anche lo smart-learning per imparare? L’Italia non ha un programma di formazione degli adulti e possiamo realizzarlo a distanza riducendo anche le disuguaglianze. Insomma come vede è tutto molto collegato, le decisioni che prendiamo adesso possono avere un impatto molto positivo su vari aspetti dello sviluppo sostenibile.

Cristina: E i bonus fiscali possono essere di aiuto in queste circostanze?

Enrico Giovannini: Certamente si, nel momento in cui ci rendiamo conto dell’importanza della salute ma anche dell’innovazione, gli esempi che ho fatto prima, possono essere riorientata, alcuni dei bonus che magari sono meno importanti, proprio in questa direzione.

Cristina: Grazie Professore. Queste soluzioni adempiono a nove dei 17 SDG. Gli esperti annunciano che crisi così saranno più frequenti. Essere resilienti è fondamentale. Occhio al Futuro

In onda il 2-5-2020

Stefano Mancuso – Cosa possiamo imparare dalle piante?

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L’emergenza coronavirus ci pone tutti di fronte a grandi sfide, ma possiamo riconoscere i benefici di aver rallentato i ritmi. La natura è tornata a respirare e questo è curativo anche per noi. Abbiamo deciso di festeggiare il 25 aprile con il neurobiologo Stefano Mancuso affinché siano le piante a ispirarci anche quando torneremo in attività. Perché insegnano a usare le risorse disponibili, a non sprecarle, e a essere consapevoli del mondo circostante. La salute dei sistemi naturali e la nostra sono profondamente interconnesse.

Cristina: Chi meglio delle piante può insegnarci a trovare la libertà in questo momento di costrizione del movimento fisico che stiamo tutti vivendo? E perchè è così importante capirlo adesso per promuovere lo sviluppo sostenibile? Ne parliamo con Stefano Mancuso, che dalle regole che governano il mondo vegetale trae grandi insegnamenti.
Buongiorno Stefano, cosa possiamo imparare da queste piante per vivere al meglio la quarantena?

Stefano Mancuso: Diciamo che le piante sono gli organismi adatti a cui ispirarci in un momento in cui non ci possiamo muovere. Di fatto noi ora siamo fermi come delle piante, le nostre città sono silenziose come dei boschi e ci accorgiamo che molte cose cambiano. Stiamo più attenti alle risorse, non sprechiamo. Siamo più consapevoli dell’ambiente che sta intorno a noi, davvero credo che da questo punto di vista l’aver rallentato il tutto possa essere stato un gran bene per la nostra capacità di comprensione dell’ambiente e delle risorse del pianeta.

Cristina: In questo momento ad esempio cosa stanno facendo le piante, che è importante per noi comprendere?

Stefano Mancuso: È un momento particolare dell’anno, in questo momento le piante stanno utilizzando le risorse al meglio che hanno accumulato durante l’inverno e le nuove che stanno cercando. Stanno comunicando per convincere gli insetti a impollinarle, stanno facendo tutto quello che è necessario per mantenere la propria specie in vita. Questo è, soprattutto, il grande insegnamento che dovremmo trarre dalle piante, la specie è fondamentale e bisogna mantenerla in vita.

Cristina: L’agenda 2030 parla chiaro, questo decennio è determinante per la nostra vita su questa terra, per il nostro futuro. Quali sono le azioni fondamentali da compiere ora?

Stefano Mancuso: Hai detto bene, è fondamentale agire subito. La prima cosa è diminuire l’anidride carbonica nell’atmosfera e quindi bloccare il riscaldamento globale. Questo si ottiene abolendo praticamente qualunque combustibile fossile al più presto possibile. E poi risorse, questo pianeta non ha risorse infinite, è un pianeta finito quindi le sue risorse sono concluse. Dobbiamo imparare a utilizzare quello che c’è. Non sarà niente di nuovo ma è importante farlo subito.

Cristina: Speriamo proprio e ce la mettiamo tutta. Grazie Stefano e buon 25 aprile!

Stefano Mancuso: Grazie Cristina, anche a te.

Cristina: Queste soluzioni adempiono a sei SDG. Siamo parte della natura, che meraviglia. Forse, il primo passo, è di riconoscerlo! Occhio al futuro

In onda il 25-4-2020