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Agenda 2030, a che punto siamo?

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Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.
Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e sta rendendo il percorso verso gli obiettivi ancor più arduo. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici e questo mette in risalto quanto abbiamo bisogno di questa Agenda più che mai. È urgente rigenerare i nostri sistemi sociali ed economici, e gli ecosistemi naturali dai quali la nostra vita dipende. Serve la partecipazione di tutti.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte I

Cristina:  Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, o SDG, e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.

Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e raggiungere gli obiettivi indicati dall’Agenda ancor più difficile. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici, ma l’origine del virus, come quasi tutte le malattie infettive, è zoonotica, ossia è stata trasmessa dall’animale all’uomo, e questo sottolinea quanto l’Agenda sia più importante che mai. Serve proprio la collaborazione di tutti per rigenerare i sistemi sociali, economici ed ambientali dai quali la nostra vita dipende. La buona notizia è che di soluzioni ce ne sono tante, ma dobbiamo sapere dove siamo per capire dove dobbiamo andare.
Adesso vediamo come siamo messi, punto per punto.

SDG 1 – zero povertà:

Secondo l’Istat, nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie, perlopiù numerose e monogenitoriali, in povertà assoluta. l’Italia è sotto la media europea. Per arrivare a zero povertà entro il 2030, serve una visione a lungo termine.

SDG 2 – zero fame:

L’Italia è in una posizione leggermente migliore rispetto alla media europea, sono aumentate le coltivazioni biologiche e la produttività del lavoro però peggiorano i conti nelle piccole aziende e l’indice della buona alimentazione, che misura il consumo quotidiano di almeno quattro porzioni di frutta e/o verdura al giorno. C’è una criticità nel nostro paese: manca la manodopera specializzata per alcune coltivazioni. Vediamola come un’opportunità di formazione e impiego. A livello globale i sistemi alimentari e di produzione e distribuzione vanno riformati. Produciamo cibo per 12 miliardi di persone. Un terzo viene sprecato.

SDG 3 – salute e benessere:

La pandemia ha invertito decenni di progressi. In Italia urge una riforma del sistema sanitario. Nel frattempo cosa possiamo fare noi? Prevenzione e il rispetto delle distanze per contenere i contagi e ridurre la pressione sugli ospedali.

SDG 4 istruzione di qualità:

La chiusura delle scuole in tutto il mondo ha un impatto negativo non solo sull’apprendimento degli studenti, ma sul loro sviluppo sociale e comportamentale. L’Italia è tra i paesi in Europa con meno laureati. Nel 2018 erano il 27,8% contro una media europea del 40,7%. Per quanto riguarda l’impiego dei neolaureati siamo davanti solo alla Grecia, con una media del 56,5% rispetto alla media europea dell’81,6%.

SDG 5 – uguaglianza di genere:

Il mondo è lontano dal conseguire questo obiettivo, ma in Italia grazie all’aumento delle donne in Parlamento e nei consigli di amministrazione delle società quotate, siamo settim nella graduatoria europea, nonostante una discriminazione maggiore verso le donne sul lavoro.

In onda il 2-1-2021

Parte II

Cristina: Continua il nostro viaggio nell’Agenda 2030..

SDG 6 – acqua pulita e igiene:

Senza l’impegno audace di tutti, il mondo non arriverà ad adempiere a questo importantissimo obiettivo. In Italia mancano orientamenti specifici su come destinare i finanziamenti pubblici e privati, non solo per tutelare i nostri sistemi idro-geologici, ma per ripararli. Siamo un paese estremamente fragile da questo punto di vista! In Europa siamo tra paesi con il maggior sfruttamento idrico.

SDG 7 – energia pulita:

Il mondo avanza però non abbastanza per arrivare agli obiettivi del 2030 e ancor più quelli del 2050, ossia zero emissioni. Nel nostro paese Il Decreto rilancio ha introdotto il “Superbonus” per l’efficientamento degli edifici di almeno 2 classi energetiche; poi ci sono incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni, abbonamenti al trasporto pubblico, l’acquisto di bici e dove la qualità dell’aria non è in regola, la rottamazione di auto e moto. Siamo settimi in Europa grazie all’aumento delle energie rinnovabili che negli ultimi 3 anni è stabile.

SDG 8 – lavoro dignitoso e crescita economica:

Possiamo aspettarci il più grande aumento della disoccupazione globale dalla seconda guerra mondiale. Perfar fronte a questo obiettivo servono politiche audaci per sostenere le imprese, per creare una domanda di manodopera, formare a nuovi mestieri e sostegno ai più vulnerabili. Le misure adottate dal nostro governo sono perlopiù di tamponamento e non agiscono sul sistema-paese. Siamo in quart’ultima posizione in Europa ed è particolarmente critica la situazione dei nostri giovani – quelli che non studiano, lavorano o fanno formazione – nel 2018 erano il 23,4% rispetto ad un media europea del 12,9%.

SDG 9 – industria, innovazione e infrastrutture:

Globalmente sono aumentati gli investimenti in ricerca e sviluppo e il finanziamento delle infrastrutture economiche nei paesi in via di sviluppo.
Nel 2020 l’intensità delle emissioni di CO2 è diminuita, è aumentata la connettività mobile e, sappiamo, la produzione è rallentata. Gli effetti del COVID-19 minacciano di arrestare i progressi verso questo goal. Le misure del nostro governo a sostegno dei processi produttivi economici e sociali si spera ci aiutino a colmare ritardi accumulati prima della pandemia. Anche le nostre infrastrutture idriche hanno bisogno di attenzione ed interventi, il 37% delle nostre reti è colpito da elevati livelli di perdite.

SDG 10 – ridurre le disuguaglianze:

Le disparità nelle loro varie forme persistono e nel 2020 sono peggiorate. I lavoratori continuano a percepire una quota troppo bassa rispetto al valore che hanno contribuito a produrre. I dati indicano un’Italia più ingiusta della media europea. Il COVID-19 ha colpito un paese già fragile.

SDG 11 – città sostenibili:

La crisi ha accelerato il modo in cui pensiamo alle nostre città ed è importante continuare sulla via dell’innovazione, perché il modo in cui progettiamo grandi aree urbane determina la nostra risposta alle crisi che sono un po’ ovunque e la capacità di garantire la qualità della vita. È critica la situazione dell’aria – I dati più recenti dicono che 7 milioni di persone sono morte prematuramente per cause legate all’inquinamento atmosferico e c’è il rischio che per far ripartire l’economia si allentino le misure di contenimento delle emissioni. La situazione italiana è caratterizzata dall’estrema frammentazione nelle politiche di intervento per ridurre i rischi da cambiamenti climatici e disastri naturali.

Il punto sull’Agenda 2030 continua la prossima settimana. Occhio al futuro!

In onda il 9-1-2021

Parte III

Cristina: Oggi vediamo insieme gli ultimi sei obiettivi dell’Agenda..

SDG 12 – produzione e consumo responsabili:

Sono la grande sfida dell’economia circolare. È migliorata la gestione delle risorse in alcuni paesi però purtroppo in altri è peggiorata. Questo obiettivo si occupa anche di spreco alimentari e rifiuti. Motore dell’evoluzione delle leggi che regolano la produzione di consumo responsabile è l’Unione Europea che in generale rispetto al mondo segna dei progressi, e l’Italia è seconda.

SDG 13 – agire per il clima:

Fondamentali, perché sta cambiando molto più rapidamente del previsto. Il 2020 è stato il secondo anno più caldo mai registrato causando incendi, siccità, inondazioni e altri disastri naturali. Il mondo non è sulla buona strada per rispettare l’accordo di Parigi, che prevede il contenimento di temperatura a 1,5 ° sopra l’era pre-industriale. In Italia gli eventi estremi tra il 2008 e il 2019 sono cresciuti di 10 volte e siamo in grave ritardo nella gestione dei cambiamenti climatici.

SDG 14 – la vita sott’acqua:

Nonostante sia fondamentale proteggere la vita negli oceani, decenni di sfruttamento irresponsabile li stanno portando ad un degrado allarmante. La continua acidificazione minaccia l’ambiente marino e i servizi degli ecosistemi. L’Italia è tra i paesi con grandi inadempienze, nonostante l’importanza ambientale e socio-economica che il mare riveste per il nostro Paese.

SDG 15 – la vita sulla terra:

Manca un sistema di monitoraggio capillare degli ecosistemi e della biodiversità nel mondo quindi sono carenti la valutazione delle misure per tutelarla. Inoltre l’uso e la copertura del suolo sono tra i cambiamenti più pervasivi che l’umanità abbia apportato ai sistemi naturali della Terra. In Italia mancano un piano strategico di intervento e misure per la tutela del nostro capitale naturale, ferme da troppo tempo in Parlamento. L’andamento verso questo obiettivo è negativo.

SDG 16 – pace, giustizia e istituzioni forti:

Nel 2019, 79,5 milioni di persone sono fuggite da persecuzioni e guerre – è il numero più alto mai registrato da quando queste statistiche vengono raccolte. I bambini sono regolarmente esposti a molteplici forme di violenza, perlopiù non riconosciute o denunciate. L’andamento dell’Europa è positivo, in Italia lievemente positivo – è calata la criminalità ma anche la fiducia nel Parlamento europeo. È preoccupante l’incremento delle frodi informatiche. Pensate che in Italia dal 2010 al 2018 sono aumentate del 92%. Positivo il ritorno dell’’educazione civica” nelle scuole che consente di comprendere molti Target di questo obiettivo.

SDG 17 – partnership per i goal:

L’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile è costante ma fragile. Le guerre commerciali aumentano e mancano invece i dati cruciali che i paesi in via di sviluppo non sono in grado di produrre. L’Italia ha fatto progressi riconoscendo il ruolo del Terzo Settore nella cooperazione allo sviluppo.

Non siamo messi bene ma tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiare le cose. Occhio al futuro!

In onda il 16-1-2021

MAC – il modulo ospedaliero riciclato di Miniwiz per il Covid

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Arthur Huang, architetto e ingegnere Taiwanese, è il più ingegnoso protagonista dell’economia circolare che abbia mai conosciuto. Con Miniwiz ha ingegnerizzato più di 1.200 materiali da rifiuti pre e post consumo. In questa puntata di Occhio al Futuro, narrata dal suo collaboratore italiano Renato Mirone, vi raccontiamo la sua nuova sfida: costruire stanze ospedaliere con materiali plastici e alluminio riciclati, utilizzando tecnologie per il monitoraggio in remoto dei pazienti e per la santificazione delle unità. Progettate in tempo di Covid-19, queste camere possono essere utilizzate per le degenze di malati infettivi ed essere trasformate per rispondere anche ad altri bisogni.

Cristina: Su 24 milioni di abitanti, Taiwan ha avuto solo 441 casi di Covid-19, e 7 decessi, perché ha subito attuato misure contenitive. C’è il sospetto che li, sappiano fare le cose bene. Ci colleghiamo con la capitale Taipei, per incontrare Arthur Huang architetto ed ingegnere, che, con la sua squadra ha progettato dei moduli per convertire spazi ospedalieri inutilizzati. Buongiorno Renato, dove siete?

Renato Mirone: In un ospedale che stiamo convertendo a Taipei e sono con il presidente dell’Università Cattolica FuJen e questo è il nostro modulo. Viene assemblata ed attivata in meno di 24 ore.

Cristina: Il costo per modulo qual’è?

Renato Mirone: Per la versione standard, il prezzo è di $100.000 USD, ma il prezzo varia a seconda della posizione e dei requisiti dell’unità.

Cristina: In che materiali è costruito?

Renato Mirone: Gran parte con materiali riciclati. L’elemento principale di questo modulo è un pannello composito, costituito da due lamine in alluminio riciclato con un nucleo centrale in PET riciclato. Per il soffitto abbiamo utilizzato dei pannelli traslucidi in policarbonato riciclato da post-consumo. In totale sono state riutilizzate 7.000 lattine in alluminio e 9.000 bottiglie di plastica per kit di costruzione.

Cristina: Renato quali tecnologie avete applicato a questa stanza?

Renato Mirone: Questo modulo è stato concepito per essere flessibile ed adattabile, così da poter convertire uno spazio in base alle diverse esigenze. Può diventare un’unità di terapia intensiva, o di isolamento, o una generica camera di degenza. La stanza è dotata di un sistema di ventilazione a pressione negativa, dove l’aria espulsa non viene fatta ricircolare, ma viene microfiltrata e diretta all’esterno dei locali. Ai pannelli è stato applicato un nano-rivestimento fotocatalitico ed antibatterico, che combinato con una serie di lampade a raggi ultravioletti, permettono di sanificare la stanza velocemente. Un sistema integrato per il monitoraggio in remoto del paziente, composto da telecamere e sensori, permette di limitare i rischi degli operatori sanitari ed allo stesso tempo lo staff medico può gestire un maggior numero di pazienti. Infine su una delle pareti è presente una grande opera d’arte costituita da pannelli in PET riciclato fonoassorbente e antibatterica. Quest’ultima soluzione aiuta a ridurre il livello di stress durante lunghe degenze. Questo modulo può essere installato all’interno o all’esterno di un ospedale, ma è concepito per trasformare velocemente spazi sottoutilizzati presenti nelle strutture ospedaliere. Dopo aver consultato dottori a Taiwan, negli Stati Uniti e in Italia, abbiamo riscontrato che molto spesso le unità per l’emergenza sono installate troppo lontano dalle strutture sanitarie.

Cristina: In che modo hanno contribuito gli italiani allo sviluppo di questo progetto?

Renato Mirone: Il nostro studio, specializzato nello sviluppo di materiali provenienti dai rifiuti domestici ed industriali, da molto tempo coopera con ricercatori e organizzazioni non governative italiane. [ndr. Per questo progetto hanno collaborato con il Centro per l’Innovazione dell’Ospedale dell’Università Cattolica FuJen di Tapei e il Ministero degli Affari economici di Taiwan]

Cristina: Vedremo queste strutture presto anche da noi?

Renato Mirone: L’Università Cattolica FuJen da sempre ha ottime relazioni con l’Italia, noi come studio siamo anche presenti a Milano, quindi speriamo di portare presto anche da voi questa struttura innovativa.

Cristina: Questa soluzione adempie agli SDG 3, 9, 11, 12 e 13. Occhio al Futuro!

In onda il 13-6-2020

Fashion Revolution, l’insostenibilità sociale ed ambientale della moda

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È complesso in ogni ambito della vita onorare bisogni e soddisfare piaceri. Vestirsi è sia una cosa che l’altra ma per far si che il piacere dei consumatori non arrechi danni alle persone e all’ambiente occorre maggiore coscienza.

Cristina: Vestirsi è un bisogno primario, ma ciò che indossiamo, è spesso il risultato di pratiche insostenibili. I prezzi bassi della moda veloce hanno un costo alto per le persone che la confezionano e per l’ambiente, ma il gioco vale la candela? Un capo nuovo viene usato in media solo 7 volte!!! Servono leggi più efficaci, ma anche maggiore consapevolezza da parte dei consumatori, è dimostrato che quando siamo informati, compiamo scelte più responsabili. Marina, tu sei portavoce per l’Italia del movimento Fashion Revolution. In che modo state facendo breccia nel sistema moda?

Marina Spadafora: Fashion Revolution, che esiste dal 2013 quando crollò il Rana Plaza in Bangladesh uccidendo più di mille persone, è nato dicendo “chi ha fatto i miei vestiti? who made my clothes?”. Ci sono 70 milioni di persone che lavorano nella filiera della moda, la maggior parte non viene pagata il giusto e quindi non si può permettere di vivere in maniera decente ed è per questo che fanno lavorare anche i bambini. Quindi ci vogliono leggi molto forti, un movimento di consumatori che richieda vestiti fatti con dignità e rispettando l’ambiente. Solo con queste due forze riusciremo a cambiare l’industria della moda e avere una vera rivoluzione.

Cristina: E adesso incontriamo Matteo che è designer, attivista, educatore.

Matteo Ward: Vedi Cristina, c’è il vintage e poi c’è l’innovazione invece.

Cristina: Fammi vedere cos’hai.

Matteo Ward: Per esempio qui abbiamo capi tinti con polvere di grafite riciclata, esempi di upcycling, tinture con mattoni tritati, ecco queste sono un manifesto dei processi produttivi a ridotto impatto ambientale, ma trasformano anche un prodotto in un servizio per rispondere ad alcune tra le più pressanti e reali esigenze dell’umanità. Poi siccome non è semplicissimo, mi rendo conto, trovare tutti questi prodotti sul mercato già oggi nei negozi, esistono oramai piattaforme come questa che facilitano i consumatori la scoperta di prodotti funzionali a quello che vogliono o che gli serve, ma soprattutto allineati con i loro valori sociali ed ambientali. Basta mettere nel motore di ricerca “magliette in cotone organico” e ti vengono fuori tutti i prodotti dei vari brand che già li sviluppano in giro per il mondo.

Cristina: Fantastico. Quindi è diviso per tipo diciamo?

Matteo Ward: Per tipologia, materiale, funzionalità che ricerchi in un capo.

Cristina: Grazie Matteo. Si stima che, in questo decennio, il comparto moda e calzature crescerà dell’81%. Cresceranno però anche i consumi di risorse naturali – l’acqua usata ogni anno per fare i nostri vestiti soddisferebbe i bisogni primari di 5 milioni di persone. E aumenterà l’inquinamento – pensiamo a microplastiche, sostanze chimiche e abiti dismessi di cui solo l’1% viene riciclato. La moda sostenibile adempie agli SDG 8, 9, 10, 12 e 13. Dai sondaggi, la gente è pronta a cambiare. Facciamolo! Occhio al futuro

Gamindo – come donare giocando

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Come trasformare tempo in denaro? Nicolò Santin e un gruppo di giovani italiani hanno trovato una formula convincente per usare il gioco come strumento di raccolta fondi. Progettando videogiochi per aziende, che vogliono sostenere Onlus come attività di CSR, e facendo scegliere a quali enti donare dai gamer stessi, i creatori di Gamindo mettono in atto un ciclo virtuoso.
Gamindo ha lanciato la sua app a febbraio con 5000 utenti e adesso sono più di 15.000, che scelgono tra 12 giochi per sostenere 22 enti non profit. Evidentemente la formula piace. E stanno sviluppando un gioco sul distanziamento sociale e uno sugli SDG. Complimenti.

Cristina: Oggi giocando, faremo donazioni da destinare a enti no-profit senza tirar fuori un euro dal portafoglio, questo grazie ad una nuova piattaforma di videogiochi, che converte il tempo in denaro. Buongiorno Nicolò, quanti e che tipo di giochi avete sviluppato?

Nicolò Santin: Oltre 10 giochi, di logica, memory, corsa e avventura. Ci stiamo concentrando molto sui giochi educativi con il tema del Covid attuale e anche per quello che sono gli SDGs.

Cristina: Come funzionano invece le donazioni?

Nicolò Santin: Le donazioni sono possibili grazie alle aziende presenti all’interno della piattaforma, commissionano il gioco e grazie al budget messo da parte da queste aziende, è possibile poi permettere alle persone di donare grazie alle gemme che ricevono all’interno dei singoli giochi.

Cristina: E garantisce anche a voi una sostenibilità economica essendo startupper ancora, giusto?

Nicolò Santin: Assolutamente si bravissima. Lo sviluppo del gioco ci garantisce la sostenibilità economica ma la natura della piattaforma è quella che ha come mission di permettere a chiunque di donare giocando. Permette anche di avere un impatto a livello sociale ed ambientale.

Cristina: Per le aziende è un ottima azione di responsabilità sociale d’impresa o CSR. Quante associazioni e che tipo di associazioni state sostenendo?

Nicolò Santin: Abbiamo già sostenuto oltre 20 organizzazioni no-profit, dal Buzzi a Emergency, a Plant for the Planet, con cui nella giornata mondiale della terra abbiamo piantato oltre 100 alberi, ed è stato possibile appunto grazie agli utenti, alle loro partite, e hanno scelto gli utenti stessi a chi donare le loro gemme. Questa per noi è una cosa bellissima. Al Buzzi [l’ospedale dei bambini a Milano] abbiamo donato mille euro e ora ve lo faccio raccontare da Antonella.

Antonella Conti: Ricordo con molto piacere l’operazione realizzata che grazie al videogioco di Oggy ha permesso alla nostra associazione OBM Onlus di migliorare l’accoglienza delle famiglie del Buzzi.

Cristina: Qual’è l’età media dei vostri giocatori?

Nicolò Santin: È 25-30 anni.

Cristina: Così grandi?

Nicolò Santin: Assolutamente si, si crede che il giocatore sia ancora il quindicenne con i brufoli rinchiuso in camera, in realtà l’età media del videogiocatore in Italia sono 34 anni.

Cristina: Grazie Nicolò. Nelle settimane scorse l’OMS ha lanciato #PlayApartTogether che significa giochiamo lontani ma uniti. Si stima che i videogiochi siano lo svago preferito per 2.3 miliardi di persone nel mondo, e così si aggiunge anche un’importante valenza sociale e terapeutica. Questa piattaforma adempie agli SDG 8, 9, 11, e 13. Occhio al Futuro

In onda il 30-5-2020

eViSuS – il totem di telemedicina nei reparti CoVid

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Il mio primo incontro con un Robot di telepresenza – così si chiamano i totem con i quali una persona può essere presente da remoto – è stato nell’autunno 2014 alla sede della Singularity University in Silicon Valley. Avevo pensato a tante applicazioni diverse – dalla partecipazione a riunioni e convegni distanti, a interventi tecnici in luoghi difficili da raggiungere. Ma non avevo immaginato che, in caso di pandemia, avrebbe potuto salvare vite evitando contagi. È stata una bella sorpresa scoprire l’applicazione che vi raccontiamo oggi, sviluppata dal team italiano di Evisus, che consente al personale sanitario di monitorare pazienti in reparti infettivi e interagire con loro senza esporsi al virus. Grazie a questa tecnologia anche noi abbiamo potuto comunicare con una paziente affetta da Covid19. 

Cristina: In tempi di Covid 19, lavorare per il personale sanitario, non è facile. Sono 28.000 i contagiati, più di 160 medici e 40 infermieri sono morti. Per garantire condizioni di sicurezza maggiore, sono in funzione in alcuni centri dei ROBOT, che sono in grado di curare i pazienti in remoto.

Giuseppe Pacotto: Questo è il totem trasportabile. Utilizzato per la televisita e il monitoraggio a distanza a casa, nelle RSA e nell’assistenza ospedaliera. Si è rivelato particolarmente utile nell’emergenza Covid per ridurre la frequenza di accesso degli operatori sanitari in reparti infettivi, riducendo di conseguenza le probabilità di contagio.

Dott. Giusto Viglino: Questo è il totem che vedete, in questo momento è aperto. Ha tre parti fondamentali, che sono la telecamera ad alta risoluzione controllata a distanza dall’amico e collega Valerio che è a Brescia. Poi abbiamo una parte sotto, microfono e vivavoce, poi c’è la parte centrale che è il monitor. Come vedete qui in questo caso stiamo simulando una ripresa a Cristina, non solo, ma adesso Valerio vi farà vedere come può insegnare a Cristina a prendere le pastiglie che ha sul tavolo.

Cristina: Dottore quale medicina prendo?

Dott. Valerio Vizzardi: Un attimo solo che glielo indico così non si può sbagliare. Deve prendere questi che sottolineo con la penna. Perfetto bravissima.

Cristina: Questa tecnologia è particolarmente importante adesso e infatti ci colleghiamo con un reparto Covid.

Dott. Valerio Vizzardi: Buongiorno Signora Domenica, tutto bene? Mi fa vedere con un cenno della mano se sta bene? Benissimo. Ecco vedete? Questa apparecchiatura mi permette di monitorare la paziente e addirittura interagire con lei. Signora mi può premere il pulsante verde della macchina per favore? Vedete la signora mi ha messo in contatto con la macchina in modo che io la possa monitorare, allo stesso modo posso monitorare il paziente dal punto di vista clinico. Signora mi batte gli occhi per favore? Bravissima. E posso anche andare a verificare, in questo caso dal monitor tutti i suoi parametri vitali.

Cristina: Grazie mille, è veramente molto interessante e siamo grati sia a lei che alla paziente che si è concessa per questa dimostrazione, buona guarigione! Abbiamo visto i vantaggi per il personale sanitario e per i pazienti in ospedale. Pensa a chi si cura a casa o presso un RSA può conquistare una graduale autonomia, può fare cose che prima non sapeva fare, si possono fare corsi di formazione. Questa tecnologia tutta italiana adempie a gli SDG 3 e 9. Occhio al Futuro

In onda il 23-5-2020

Le soluzioni di Enrico Giovannini per una ripresa sostenibile

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Chi segue Occhio al futuro avrà familiarizzato con i 17 SDG. In questa puntata parliamo con il massimo esperto dell’Agenda 2030 dell’ONU in Italia, il Professor Enrico Giovannini, co fondatore di ASviS – L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha lo scopo di accompagnare il nostro paese verso l’implementazione dei 17 obiettivi.

Cristina:Mentre la nostra attenzione è tutta focalizzata sulla gestione dell’emergenza Coronavirus, è importante pensare alla ripresa. Ne parliamo con
Enrico Giovannini, economista, statistico, accademico, e co-fondatore dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che ha lo scopo di accompagnare la società verso l’implementazione dell’Agenda 2030 dell’ONU e dei 17 SDG. Professore, lei parla molto di resilienza trasformativa. Ci spiega che cos’è?

Enrico Giovannini: La resilienza è la capacità di un materiale o di una persona o della società di reagire a uno shock, tornando dov’era. Prendiamo la bottiglietta di plastica, la comprimiamo poi la lasciamo e quella torna alla forma originaria ma noi solo pochi mesi fa ci lamentavamo di tante cose, l’inquinamento, la povertà, le disuguaglianze. Quindi non vogliamo tornare a dove eravamo. La resilienza trasformativa vuol dire sfruttare questa crisi drammatica per balzare in avanti e non indietro, vuol dire cambiare il nostro modo di produzione e la nostra società anche a favore delle persone e dell’ambiente.

Cristina: Quali sono le tre prime cose importanti da fare?

Enrico Giovannini: Abbiamo trasformato le nostre case in aule universitarie, in luoghi di lavoro, scuole per i bambini. Bene, non è che vorremmo smontare di nuovo tutto una volta tornati al lavoro, ma se le imprese faranno tutte smartworking nello stesso giorno, supponiamo venerdì, allora gli altri quattro giorni continueremo ad avere inquinamento e città intasate. Ecco dove la mano pubblica può aiutare a organizzare. Il secondo esempio, l’inquinamento è una concausa della letalità del virus, sappiamo che l’inquinamento indebolisce i polmoni e dunque ci rende più esposti. Lo stato spende 19 miliardi all’anno per sussidi alle famiglie, e alle imprese che danneggiano l’ambiente. Abbiamo tanti sussidi che forse dovremmo rivedere, ecco in questo caso, noi rimbalzeremmo avanti sulla produzione ma riducendo l’inquinamento. Poi, di nuovo, la formazione – come possiamo utilizzare lo smartworking e anche lo smart-learning per imparare? L’Italia non ha un programma di formazione degli adulti e possiamo realizzarlo a distanza riducendo anche le disuguaglianze. Insomma come vede è tutto molto collegato, le decisioni che prendiamo adesso possono avere un impatto molto positivo su vari aspetti dello sviluppo sostenibile.

Cristina: E i bonus fiscali possono essere di aiuto in queste circostanze?

Enrico Giovannini: Certamente si, nel momento in cui ci rendiamo conto dell’importanza della salute ma anche dell’innovazione, gli esempi che ho fatto prima, possono essere riorientata, alcuni dei bonus che magari sono meno importanti, proprio in questa direzione.

Cristina: Grazie Professore. Queste soluzioni adempiono a nove dei 17 SDG. Gli esperti annunciano che crisi così saranno più frequenti. Essere resilienti è fondamentale. Occhio al Futuro

In onda il 2-5-2020

GAIA, la casa naturale stampata in 3D

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Questa storia aiuta a immaginare un nuovo modo di abitare – gradevole, semplice, accessibile, ecologico, sano. Un sogno possibile grazie alla perseveranza dell’architetto Tiziana Monterisi e del suo incontro con Massimo Moretti. Insieme hanno trovato il modo di utilizzare un materiale di scarto con ottime prestazioni e disponibile in quasi tutto il mondo. Grazie alla stampa 3D, viaggiano fisicamente solo gli strumenti tecnici; il progetto viaggia sul web e la materia prima si trova sul posto. Gli edifici di Rice House realizzati con Wasp sono modulari. Pensate che usare gli scarti di lavorazione del riso costa meno che smaltirli.

Cristina: Avete mai pensato di costruire una casa con materiali naturali tutti italiani? È possibile grazie alla stampa 3D e alla ricerca che oggi vi raccontiamo. Gli ingredienti sono terra cruda e scarti di lavorazione del riso che, da soli, ogni anno sarebbero sufficienti per costruire questi edifici sostenibili per l’intera popolazione italiana. Solo nel Vercellese, sono coltivati a riso 70.000 ettari e solo il 35% degli scarti sono riutilizzati. Massimo, raccontami il processo.

Massimo Moretti: Quello che abbiamo studiato è esattamente un processo, come costruire a basso impatto utilizzando i materiali che sono sul posto. È inserire il sapere nella materia più umile per trasformare quella materia in un materiale utile all’edilizia, quindi l’informazione in realtà dà il valore alla costruzione. Ecco vedi, questa costruzione è fatta di terra, del luogo, paglia di riso, perché il riso è una dei materiali che si trova di più sulla faccia della terra, ed è depositata con una macchina quindi questa formazione può essere replicata indefinite volte. È una costruzione modulare può assumere, di conseguenza, qualsiasi forma e dimensione a seconda di quello che serve sul luogo. L’unica cosa che viaggia fisicamente è un container con all’interno tutto il materiale tecnico per costruire, mentre le informazioni possono viaggiare via web.

Cristina: Grazie Massimo. Tiziana, tu invece sei autrice della ricerca, qual è l’impatto ambientale complessivo di questo edificio?

Tiziana Monterisi: Quasi nullo, perché grazie proprio ai materiali che compongono il muro, l’edificio è ad energia quasi zero, è paragonabile ad una Classe A++++. Ciò vuol dire che sfrutta gli apporti passivi ma non ha bisogno né di un riscaldamento durante l’inverno, né di un impianto di condizionatore durante il periodo estivo. La muratura si equilibria e mantiene sempre costante una temperatura e un’umidità che è quello che ci fa percepire il maggior comfort interno. In particolare, proprio la lolla di riso e la paglia di riso contengono una altissima percentuale di silice, che gli permette di non marcire, di non essere attaccata dagli insetti e soprattutto, di essere durevole. Una cosa non semplice e scontata per i materiali naturali. Sarebbe facile stampare in cemento, molto più rapido ma avrebbe un impatto sull’ambiente completamente diverso. Questa casa è 100% fatta di materiali naturali quindi sostenibile al massimo, non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo. Vedi Cristina questa è la nostra nuova sfida, abbiamo tolto il legno e la costruzione è monomaterica.

Cristina: Pensate che riutilizzare questo scarto agricolo ha un impatto inferiore che smaltirlo. È una filiera tracciabile, riduce anche le bollette quando si sta nella casa e quindi insomma è una soluzione ecologica il più possibile. Adempie a otto dei diciassette SDG: 3, 8, 9, 11, 12, 13, 15 e 17. Occhio al futuro!

In onda il 11-4-2020

Fratello Sole e la transizione ecologica per il Terzo Settore

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Il più delle volte le imprese del terzo settore non riescono a rendere sostenibili gli edifici che ospitano le loro attività, perché mancano i mezzi economici. Fratello Sole è la prima impresa sociale non a scopo di lucro in Europa che supporta enti e associazioni di volontariato nella transizione ecologica. È un grande esempio di sostenibilità sociale ambientale ed economica.

Cristina: Dentro a questo edificio c’è il cantiere di VOCE – Volontari al Centro – e siamo qui per raccontarvi l’attività della prima impresa sociale non a scopo di lucro in Europa che supporta enti del Terzo Settore nella transizione ecologica. Fabio, raccontami di questo edificio e di che intervento state facendo qui.

Fabio Gerosa: Questo è un edificio che ha 200 anni di storia, e da 25 anni è abbandonato alla città di Milano. È in mezzo del quartiere della finanza e rappresenta uno scarto che verrà rivalutato da Fratello Sole sia in senso ambientale, pensa che sarà un edificio in classe A, e soprattutto in senso sociale. Questo sarà il centro di economia civile, il centro dove vivranno i volontari, dove vivrà un’economia umanizzante che aiuterà tutta la città e sarà il punto di riferimento di Milano per quello che è il volontariato.

Cristina: Questa iniziativa nasce per dare concretezza all’enciclica Laudato Sì, creando coerenza tra il luogo e le attività che ospita. Qui avranno sede l’Università del Volontariato, un ostello, un ristorante – tutto legato al terzo settore. Questo progetto adempie a 12 dei 17 SDG: 1, 2, 4, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 15 e 17. E verranno qui i volontari delle Olimpiadi Invernali 2026?

Fabio Gerosa: Questo edificio ospiterà anche questo grande evento delle Olimpiadi nella parte, appunto, dell’economia civile del volontariato.

Cristina: In pratica quindi come aiutate le aziende del terzo settore ad attuare la transizione ecologica?

Fabio Gerosa: Prima di tutto, attraverso la competenza. Gli enti del terzo settori sono competenti nel loro, quindi nell’educazione, nella cura delle persone fragili, nella vicinanza ai poveri, ma non hanno generalmente molta competenza rispetto ai temi ambientali. Quindi il primo aiuto è donare, dare, competenza agli enti del terzo settore, il secondo aiuto fondamentale è l’aiuto economico, perché la transizione ecologico o efficientamento energetico costa molti soldi e non è alla portata di tutti. Noi li aiutiamo a consumare molto molto meno, e con quel pezzo del risparmio che gli enti hanno, pagheranno una parte dell’intervento. L’altro aiuto economico è invece la cessione del credito, gli enti del terso settore hanno diritto al bonus energetico e il bonus antisismico, ma non hanno la capienza fiscale per ottenerlo. Allora noi come Fratello Sole lo acquistiamo, togliendo una gran parte dell’intervento allo stesso ente.

Cristina: Questo progetto genera benefici economici, sociali ed ambientali, soprattutto per gli ultimi, i più poveri. Occhio al futuro!

In onda il 4-4-2020

La fabbrica Lamborghini a zero emissioni

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Dal 2009 la fabbrica Lamborghini è a zero emissioni. Nel 2018, raddoppiando lo stabilimento e la produzione, hanno mantenuto la certificazione CO2 neutrale. I nuovi uffici sono LEED Platino, lo standard ambientale ed energetico più alto per un edificio; con impianti fotovoltaici, di cogenerazione e trigenerazione, tutte le innovazioni tecnologiche e di processo seguono i principi dell’industria 4.0

Cristina: Oggi visitiamo una fabbrica di automobili a zero emissioni, che ha raddoppiato lo stabilimento e la produzione mantenendo la certificazione CO2 neutrale. I nuovi uffici sono LEED Platino, lo standard ambientale ed energetico più alto per un edificio; qui tutte le innovazioni tecnologiche e di processo seguono i principi dell’industria 4.0 per la migliore sinergia possibile tra uomo e macchina.
Ingegnere, che interventi avete fatto per essere una fabbrica a zero emissioni?

Ranieri Niccoli: Intanto siamo partiti in tempi non sospetti molti anni fa e questo ci ha permesso di essere abbastanza avanti nel mondo del lusso. Parliamo di interventi per esempio riferiti a un impianto fotovoltaico che abbiamo installato sui nostri tetti e gli edifici, di 15.000 m2 e 2,1 megawatt di potenza. Successivamente abbiamo realizzato due impianti di trigenerazione, sono impianti che producono energia elettrica, calore e freddo attraverso l’utilizzo del metano e dei gas di scarico della combustione. Sono impianti molto efficienti di 2,4 megawatt. Ulteriormente abbiamo un impianto di teleriscaldamento, cioè prendiamo dell’acqua calda prodotto da un impianto di cogenerazione esterna alla nostra azienda che altrimenti verrebbe sprecata e la portiamo all’interno della fabbrica. Poi tante altre cose, l’utilizzo delle luci a LED, il policarbonato al posto del vetro, abbiamo realizzato delle protezioni per i nostri edifici più vecchi in modo da aumentare l’efficienza termica e poi tutta la parte di domotica per efficienziare l’accensione e lo spegnimento delle luci o dell’impianto di riscaldamento o raffrescamento. Tutto questo ci ha permesso di evitare di emettere quasi 6.000 tonnellate di CO2, pari alla quantità che assorbirebbe una foresta di circa 300.000 alberi.

Cristina: E quali le altre innovazioni più importanti?

Ranieri Niccoli: Il nostro processo produttivo l’abbiamo chiamato manifattura. Manifattura perché principalmente il processo è artigianale, i nostri operatori sono quelli che montano e danno il valore aggiunto. Le nostre macchine però sono molto complesse e sono una diversa dall’altra e allora per facilitare il compito delle persone che sono in fabbrica a montare abbiamo poi utilizzato una serie di strumenti digitali, che sono quelli della fabbrica 4.0 e una parte di automazione, parliamo di robot collaborativi, che insieme alle persone rendono il processo più robusto, più ergonomico e più semplice da realizzare.

Cristina: In questo bioparco di 7 ettari avvengono diverse iniziative per la salute delle persone e dell’ambiente, sono state piantate 10.000 querce e insediati 13 alveari, per la tutela della biodiversità. L’area è aperta alle scuole per educare i giovani sulla convivenza felice tra industria e natura. L’insieme di tutte queste azioni adempie a dieci dei diciassette SDG: 3, 4, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 15 e 17. Occhio al futuro!

In onda il 28-3-2020

Life Based Value, la piattaforma che trasforma la genitorialità in master

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Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value, partendo dalla sua esperienza di vita quando è diventata mamma, ha creato una piattaforma per trasferire le “soft skills”, sviluppate quando ci si prende cura degli altri, in ambito professionale.

Cristina: Tutti noi ci prendiamo cura di giovani e/o anziani, e sappiamo quante competenze servono per farlo bene. Oggi incontriamo una donna che, partendo dalla sua esperienza di vita, ha creato un metodo per trasferire le “competenze soft” in ambito professionale. Riccarda com’è nata la tua idea e come funziona?

Riccarda Zezza: È nata dal fatto che quando sono diventata mamma ed ero manager in una grande azienda ho scoperto che essere madre era una problema nel mondo del lavoro, mentre invece la stessa azienda mi mandava a fare formazione in una serie di competenze soft che proprio l’esperienza della maternità stava allenando benissimo. Pensa ad esempio alla gestione del tempo, la gestione delle crisi, l’empatia. Ho visto un grande paradosso, un grande spreco, perché le aziende spendono tantissimi soldi in formazione per una serie di competenze che la vita allena in modo naturale. Questo è successo 7-8 anni fa, da li è partita la ricerca che ho fatto con Andrea Vitullo che è un executive coach, ed effettivamente abbiamo scoperto che quando si diventa genitori si migliorano una serie di competenze che servono al mondo del lavoro. Sette anni dopo, oggi, questo metodo di apprendimento lo vendiamo alle aziende attraverso una piattaforma digitale, quindi le nostre aziende clienti aprono il percorso digitale neogenitori, neomamme o neopapà, ma anche da qualche tempo caregiver dei propri genitori, perché ogni esperienza di cura migliora queste competenze e le persone possono scoprire come prendersi cura di un bambino o un anziano migliorino proprio le competenze che servono nel mondo del lavoro.

Cristina: Questa iniziativa adempie a ben 8 SDG: 3, 4, 5, 8, 9, 10, 16 e 17. Adesso qual’è il tuo sogno?

Riccarda Zezza: Oggi siamo in 23 paesi e gli utenti della piattaforma ci dicono che già hanno queste energie, queste competenze e hanno solo bisogno dello spazio per portarle nel mondo e nella società. Il mio sogno è quello di arrivare il più velocemente possibile a dimostrare all’economia e alla società che prendersi cura è un valore, è un bisogno che la specie umana ha, e ha dentro tutte quelle energie e quelle risorse che oggi stiamo cercando nei posti sbagliati.

Cristina: Grazie Riccarda. Saper osservare e riflettere, valutare obiettivi e prendere decisioni, migliorarsi, adattarsi, e giocare, rende tutto più facile. Occhio al futuro!

In onda il 21-3-2020