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Turatti e l’industria 4.0

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Alessandro Turatti, CEO di Turatti Group, ci racconta come la sua azienda storica di famiglia possa avanzare nell’industria 4.0, valorizzando le sinergie tra uomo e macchinario.

Da quattro generazioni, il Gruppo Turatti opera nel settore alimentare, accumulando un’esperienza di 150 anni, a partire dalla fondazione a Cavarzere, in Veneto, nel 1869. Dalla costruzione di macchinari per l’agricoltura, all’industria conserviera, dal settore dei surgelati a quello dei ready-meals e quarta gamma.

Cristina: L’italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa, è un settore che sta cambiando molto rapidamente. Oggi siamo in un’azienda che sta cavalcando questa trasformazione. Lei rappresenta la quinta generazione di un’impresa familiare che da un piccolo paese nel Veneto, è entrata nel mondo. In che modo?

Alessandro Turatti: Siamo partiti da Cavarzere in provincia di Venezia e abbiamo conquistato il mondo, siamo diventati leader nella costruzione di macchinari e impianti per l’industria alimentare, con tutta una serie di innovazioni che vanno da una serie di tecnologie, destinate soprattutto all’alimentare, in particolare nel settore del ready meal e della quarta gamma come viene chiamata in italia.

Cristina: Ready meal che sono i cibi pronti. Quali sono le tecnologie?

Alessandro Turatti: Sono tecnologie che permettono di preservare la qualità degli alimenti e permettono di avere un alto livello di automazione perche l’automazione si coniuga molto bene con la sicurezza alimentare, permettendo anche di avere una maggior resa. Questo mi permette di parlare di industria 4.0. Siamo arrivati in una nuova fase industriale nella quale i vari componenti, i vari macchinari dialogano tra di loro e questo offre l’opportunità di migliorare la resa e tutta una serie di parametri. Comporta però anche delle sfide diverse in termini di industria manifatturiera.

Cristina: E la componente umana che ruolo gioca?

Alessandro Turatti: È assolutamente fondamentale. Noi abbiamo investito molto in termini di formazione, abbiamo tecnici che girano per il mondo e si trovano ad affrontare delle sfide molto importanti in quanto i macchinari d’oggi dialogano tra di loro e necessitano di alcune specializzazioni di conoscenze informatiche, anche blockchain e intelligenza artificiale. Pertanto noi pensiamo che l’uomo sia sempre al centro di questo progetto dell’industria 4.0

Cristina: La quarta rivoluzione industriale o l’industria 4.0 significa nella realtà creare sinergie tra le migliori opportunità che le tecnologie possono offrire e il talento umano. Occhio al futuro

In onda 10-11-2018

La filiera alimentare su blockchain

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Fondata nel 2014 da Massimo Morbiato e ospitata nel Galileo Visionary District, incubatore dell’università di Padova, la start up padovana EZlab ha sviluppato AgriOpendata, la prima applicazione al mondo che utilizza la tecnologia blockchain per la tracciabilità alimentare. Proprio grazie a questa innovazione nell’aprile 2017 è risultata l’unica startup italiana selezionata, assieme ad altre 9 provenienti da tutto il mondo, da Thrive, acceleratore di riferimento a livello mondiale per il settore dell’agrifood, con sede a Salinas (California). A seguito di quest’esperienza, Ez Lab ha aperto una sede a San Francisco, con l’obiettivo di proporre l’applicazione anche nel mercato statunitense.

Cristina: È consuetudine ormai chiedersi ciò che consumiamo da dove arriva, che viaggio fa e dove va a finire. Però dobbiamo contare sulla buona parola o sulla reputazione di un produttore. Oggi ci sono modi nuovi per avere delle sicurezze in più. Buongiorno Massimo, voi che cosa ci raccontate della filiera di ciò che noi consumiamo?

Massimo Morbiato: Partiamo da quando l’azienda agricola decide cosa produrre, quanto produrre e dove produrre. Seguiamo con il massimo delle tecnologie, quindi applichiamo droni, sonde nel terreno, sonde meteo, dati statistici, open data che prendiamo anche dai vari sistemi del ministero, li integriamo e gestiamo tutte le informazioni che arrivano dal campo. Dalla trasformazione del prodotto, fino al consumatore finale. Sappiamo quanti fitofarmaci sono stati usati, disciplina di produzione – se sono biologici, ma il problema più grande è una volta che il prodotto viene consegnato c’è tutta una lunghissima trafila che passa dalla trasformazione e il trasporto, per calcolare quanta CO2, quanto vero impatto ambientale di un prodotto agricolo in tutte le sue fasi. Capire quanto incide e mantenere e verificare la qualità che deve rimanere inalterata fino alla nostra tavola.

Cristina: Come riconosco i prodotti che sono stati tracciati in questa maniera?

Massimo Morbiato: Ogni prodotto o confezione ha un’etichetta, un QR code o un tag, e con il proprio smartphone o i nuovi banchi frigo che abbiamo visto nell’ultimo EXPO, c’è la possibilità di prendere in mano un prodotto, di inquadrarlo e lui riconoscendo il prodotto mi sa dire chi è, da dove arriva, quanta strada ha fatto, e se è un prodotto biologico o no.

Cristina: E nel QR code stanno anche informazioni sulle condizioni di vita di chi lavora in tutta questa filiera?

Massimo Morbiato: Si, per alcune aziende noi andiamo a certificare anche le condizioni di vita dei lavoratori, la paga minima e dove viene fatto.

Cristina: Se sono un produttore quindi come faccio ad attivare questo processo?

Massimo Morbiato: È molto semplice, lo applichiamo sia con aziende che sono a conduzione familiare – papà, mamma e figli – sia multinazionali. In sostanza noi acquisiamo delle informazioni che loro devono comunque avere per legge, sia in maniera semplice e manuale, sia attraverso sonde, droni, dati automatici e applicazioni telematiche. Li mettiamo in ordine, li certifichiamo e li rappresentiamo. Questo è il focus dell’applicazione, noi praticamente una volta che l’applicazione funziona, non si vede, è trasparente, quindi non incide per quanto riguarda il lavoro quotidiano delle aziende agricole.

Cristina: Grazie Massimo. Chi non coltiverà cibo in casa, lo vorrà acquistare sempre in questo modo, perché la trasparenza è necessaria. Occhio al futuro

In onda 3-11-2018

Fabbriche d’aria

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Il Prof. Stefano Mancuso dell’Università di Firenze, esperto di neurobiologia delle piante, ci parla di un progetto che aiuterebbe chi vive in città a respirare meglio!

Cristina: Parliamo tanto di ridurre l’inquinamento e intanto inquiniamo, mentre non c’è abbastanza attenzione sulla depurazione.

Stefano Mancuso: L’unica cosa che riesce ad eliminare l’inquinamento atmosferico sono le piante. Le piante quindi dovrebbero stare nelle città, nella quantità più alta possibile. Più ne mettiamo, meglio è. Non soltanto nei viali o nei parchi ecc, ma veramente coprire le città di piante e anche in queste condizioni potrebbe non bastare.

Cristina: Voi avete sviluppato un progetto..

Stefano Mancuso: Il progetto che abbiamo chiamato Fabbrica dell’Aria, prevede l’utilizzo di ex-edifici industriali dismessi, da trasformare in delle enormi serre. Devi immaginare un edificio come un cubo in cui all’interno ci sono tanti cilindri. Ogni cilindro è fatto di vetro o cristallo, o di un materiale trasparente, all’interno del quale ci stanno queste piante, diversi strati di piante e l’aria è costretta a passare attraverso tutti questi cilindri.

Cristina: L’aria entra inquinata ed esce..

Stefano Mancuso: E quando esce è completamente purificata. Attualmente stiamo cercando di rendere realizzabile questo progetto nella città di Prato. Prato è una città che, se non erro, dovrebbe essere intorno ai 150 o 200.000 abitanti e avrà necessità per purificare l’intera quantità di aria della città, di quattro di questi edifici. Quindi anche da un punto di vista, non solo funzionale, ma estetico, saranno dei luoghi molto belli. Non bisogna appunto immaginarli come dei depuratori, bisogna immaginarli come degli edifici che contemporaneamente sono in grado di depurare l’aria di una città, ma allo stesso tempo sono dei luoghi che si potranno vivere. Le persone dovranno entrare in questi luoghi, questi luoghi dovranno poter essere luoghi di socializzazione, quello che vuoi! Delle librerie, dei bar, dei ristoranti, di tutto. La qualità dell’aria è talmente buona che addirittura la carica batterica viene abbassata, quindi è un’aria più pura in tutti i sensi.

Cristina: Salgono le endorfine, e tutti quegli ormoni che ci fanno stare bene e quindi non solo fa bene alle città, non solo fa bene all’aria, ma fa bene anche a noi. Che meraviglia, grazie Stefano. Occhio al futuro

In onda 27-10-2018

Blockchain con Cristina Pozzi

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Cristina Pozzi, autrice di 2050. Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo e fondatrice di Impactscool, ci parla della tecnologia blockchain.

Cristina: Le tecnologie evolvono così rapidamente che a volte fatichiamo a comprenderne i significati, a partire dal nome. Cristina tu ti occupi di formazione, come spieghi ai tuoi alunni che hanno età molto diverse, e provenienze molto diverse, che cos`è e a che cosa serve la blockchain?

Cristina Pozzi: Serve a tantissime cose, ad esempio anche contratti per passaggi di proprietà. Proviamo ad immaginare di voler vendere un’auto, questo si può fare già tra privati ma ci sono diverse istituzioni tra certificazioni, archivi dove l’informazione del passaggio di proprietà deve essere registrata, ci vogliono anche diversi giorni per avere tutte le carte sistemate e in ordine. Se io potessi farlo attraverso un sistema basato su blockchain, questa informazione verrebbe registrata automaticamente in modo istantaneo su tutta una serie di nodi, si chiamano – sono dei blocchi che stanno all’interno di questa catena dei computer – che registrano l’informazione e a quel punto la rendono immediatamente disponibile per tutti.

Cristina: Altre applicazioni?

Cristina Pozzi: Si può pensare anche all’acquisto di una casa, qua lascio alla fantasia di tutti che, esperienza che conosciamo, cercare di numerare tutti gli intermediari che oggi devono intervenire quando faccio un passaggio di proprietà di un immobile. Neanche in questo caso gli intermediari potrebbero essere sostituiti da un sistema che è condiviso e collettivo, però non sempre, e non è solo così, questo sistema deve essere qualcosa di pubblico e istituzionale quindi stanno nascendo ed esistono già sistemi di blockchain che invece vengono creati per privati. Per esempio nel mondo della logistica, immaginiamo di dover spedire un pacco internazionale da un continente all’altro, i passaggi di informazione di dati, soprattutto i soggetti coinvolti sono tantissimi, e stanno già creando un consorzio tra quelle società che operano nel mondo della logistica per avere queste informazioni disponibili a tutti, accessibili e soprattutto anche tra di loro compatibili in modo che quando un pacco passa in dogana o viene spedito o ritirato, l’informazione venga registrata su un sistema di questo genere.

Cristina: E diventerà pervasivo in quanto tempo?

Cristina Pozzi: Questo esiste già, questa è proprio un’applicazione già esistente. Sicuramente l’opzione di applicarlo alla pubblica amministrazione o a tutta una serie di cose con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, nel giro di 10-15-20 anni sicuramente presente. È molto interessante e soprattutto realistico.

In onda 20-10-2018

La zeolite di ZeoVertical

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ZeoVertical è un sistema di coltivazione verticale che utilizza la zeolite al posto del terriccio. La zeolite è un minerale di origine vulcanica, in grado di trattenere l’acqua e favorire una forte ossigenazione delle radici, oltre a migliorare il meccanismo di assorbimento della nutrizione delle piante.

Cristina: I sistemi attuali di produzione e distribuzione di cibo vanno riprogettati, la popolazione mondiale in crescita, sempre più concentrata nelle città, le risorse naturali più scarse anche dal punto di vista qualitativo. Buongiorno Roberto, voi che soluzione avete progettato?

Roberto: Noi proponiamo un sistema di coltivazione verticale dove all’interno dei coltivatori c’è la zeolite. Il sistema di coltivazione ci consente di risparmiare acqua, risparmiare energia e di produrre di più con maggiore qualità.

Cristina: Questo tutto grazie proprio alla zeolite che è il minerale più presente nelle terri vulcaniche giusto?

Roberto: Si, il sistema è molto semplice. Prende acqua da una cisterna, l’acqua viene immessa in un circuito idraulico, il coltivatore viene irrigato e il sistema recupera addirittura anche l’acqua, abbiamo un notevolissimo risparmio idrico grazie ad un sistema di irrigazione intelligente che abbiamo progettato e grazie a dei sensori che vengono a interrogare da questo sistema, riusciamo a capire quando la pianta ha realmente bisogno di bere.

Cristina: E grazie alla zeolite beve meno, giusto?

Roberto: Beve molto meno, abbiamo un risparmio idrico che va oltre il 90 percento.

Cristina: Ha bisogno però di corrente elettrica?

Roberto: Ha bisogno di pochissima corrente elettrica e addirittura noi ci facciamo aiutare dall’energia rinnovabile.

Cristina: Grazie Roberto. E tu Vittorio cosa mi racconti della zeolite?

Vittorio: Cristina pensa che abbiamo fatto dei test estremi, abbiamo lasciato delle piante per quattro mesi senz’acqua nella zeolite e sono rinate tranquillamente appena irrigate. Poi, oltre a questo la zeolite chimicamente favorisce lo scambio cationico che è il meccanismo con il quale le piante si nutrono normalmente. La zeolite ha una grandissima capacità di scambio perché la sua superficie non solo è piena di microporosità, ma anche al suo interno ce ne sono tantissime, come una pallina di golf in cui ci sono tante cave in cui si incastrano molecole d’acqua fertilizzate e anche di aria. Oltre a questo la zeolite già di fatto è un fertilizzante perché è ricca di calcio e di magnesio. Il nostro obiettivo principale è stato quello di realizzare un sistema che potesse essere utilizzato per la coltura domestica, quindi l’orto sul balcone, facile da usare e che permettesse anche di coltivare un ortaggio di qualità, anche molto salubre. Poi ci siamo resi conto che la richiesta è arrivata più dall’industria e questo ci ha anche un po’ meravigliati. QUindi in questo momento siamo focalizzati in un sistema industriale, modulare, che abbia le stesse caratteristiche ma che riesca a migliorare quelli che sono i fabbisogni del mercato.

Cristina: Come si traduce poi nel sapore di quello che cresce?

Vittorio: La nostra zeolite in particolare ha un’alta capacità di cabasite e phillipsite, questo tipo di zeolite ci permette di ottenere i risultati che vogliamo, quindi un incremento del gusto e della qualità.

Cristina: Non è più tempo per poche soluzioni che soddisfano i bisogni, soprattutto dal punto di vista del cibo e dell’energia, di tante persone. Abbiamo molte opportunità da esplorare. Occhio al futuro.

La tecnologia satellitare che riduce gli sprechi idrici

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La media nazionale delle perdite idriche è del 39,1%. Il Responsabile Acquedotto di HERA, l’Ing. Emidio Castelli, ci spiega come la tecnologia satellitare può ridurre notevolmente questa percentuale nel nosto paese.

Cristina: La rete idrica italiana perde quasi il 40% della sua portata, oggi ci occupiamo di questo e di qualche soluzione. Voi avete circa il 10% in meno rispetto alla media nazionale di perdite nella rete idrica. Come avete conseguito questo risultato?

Emidio Castelli: Investendo e ragionando su diverse tecnologie che possono aiutare a ridurre le perdite. Dalle tecnologie di telecontrollo di porzioni di rete a sistemi acustici per individuare possibili perdite di rete sul campo e recentemente anche con l’introduzione di sistemi satellitari e monitoraggio del terreno. Si tratta di un sistema che fa un analisi spettrometrica del terreno, individuando possibili punti con presenza di acqua, correlate attraverso un algoritmo con la nostra rete acquedottistica, ci individua delle zone dove potrebbero esserci delle perdite

Cristina: Quante perdite avete identificato e riparato?

Emidio Castelli: Negli ultimi tre anni abbiamo individuato 2.400 perdite circa, e 214 di queste attraverso la tecnologia satellitare. Si tratta di perdite occulte che possono avere poca dispersione, ma prolungata nel tempo. L’attività svolta ci ha consentito di recuperare circa 750.000 metri cubi di acqua, l’equivalente di circa 450 milioni di bottiglie d’acqua.

Cristina: Sulla gestione della rete fognaria qual è la visione?

Emidio Castelli: Il servizio idrico è un servizio integrato che parte dalla potabilizzazione dell’acqua per portare l’acqua nelle case dei cittadini fino al riutilizzo delle acque da sistemi di fognatura e depurazione. Bisogna sempre più ragionare con quelli che possono essere strumenti di riutilizzo, anche diretto, delle acque e avere una visione di economia circolare della risorsa idrica.

Cristina: Diciamo che purtroppo non è né prodotta né distribuita in maniera l’acqua. Ci sono certe zone che ne hanno tantissima e altre zone che sono aride.

Emidio Castelli: È importante lavorare investendo, sia nelle interconnessioni delle reti, ovvero quello di mettere in comunicazione reti e acquedotti diversi, sia lavorare sulla realizzazione di bacini di accumulo che acconsentano di poter avere l’acqua accumulare la quando dove non ce n’è bisogno, per poterla ridistribuire quando c’è una criticità idrica.

Cristina: A partire dall’accumulo sui tetti delle case ad esempio..

Emidio Castelli: Anche a livello domestico, utilizziamo l’acqua potabile per degli usi che delle volte non sono prettamente necessari.

Cristina: Grazie. Torniamo a recuperare l’acqua come la usavano i nostri nonni e usiamola con responsabilità. Occhio al futuro

In onda 6-10-2018

Un viaggio nel futuro con Cristina Pozzi

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Vi gira la testa quando pensate agli scenari del futuro di lavoro, società e famiglia? Ecco un breve viaggio con Cristina Pozzi, autrice di 2050. Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo. Cristina è anche fondatrice di Impactscool, che porta nelle scuole e università italiane percorsi di formazione per essere pronti ai grandi cambiamenti in corso.

Cristina: Quali sono i cambiamenti che ci aspettano nei prossimi anni? Cristina tu sei imprenditrice sociale e scrittrice e hai fatto un viaggio nel futuro, che cosa hai visto?

Cristina Pozzi: Sicuramente il futuro che ho visto nel 2050 è un futuro dove cambia l’ambiente in cui noi viviamo perché il nostro pianeta, ahimè, per effetto del riscaldamento globale sarà soggetto a tantissimi cambiamenti, però anche lo stesso concetto di ad esempio famiglia, potrebbe essere messo in dubbio, cambiare, evolversi, per effetto di evoluzioni della genetica. Per esempio già oggi si possono fare figli con tre genitori andando ad utilizzare il materiale genetico di tutti e tre, si fa già in Inghilterra.

Cristina: E come faremo ad aumentare le nostre capacità cognitive?

Cristina Pozzi: Potremo farlo in tanti modi, sia dal punto di vista chimico con medicine che si stanno già studiando che possono aumentare la nostra attenzione ad esempio, si anche con le cosiddette neurotecnologie che invece possono essere veri e propri impianti tecnologici o caschetti da indossare che sono in grado di aumentare la nostra creatività

Cristina: E se non sono a portata di tutti come costi?

Cristina Pozzi: Potrebbero essere a beneficio solo di alcuni. Probabilmente non vogliamo vedere una società dove solo alcune persone possono essere più intelligenti, più di successo sul lavoro o avere accesso a determinate cure, più sani. Per chi non se lo può permettere potrebbero esserci scenari dove addirittura si può ottenere una tecnologia in cambio però di essere soggetti a pubblicità, magari continue, in modo da poterlo avere gratuitamente.

Cristina: Pure cedendo i propri dati del DNA?

Cristina Pozzi: Assolutamente si, quello potrebbe diventare una vera e propria fonte di reddito, addirittura quasi uno dei tanti lavori che ci troveremo a svolgere perché molto probabilmente non svolgeremo un solo lavoro ma tanti contemporaneamente.

Cristina: E i mestieri di oggi spariranno. Quali sono quelli che secondo te rimarranno o nasceranno e saranno strategici?

Cristina Pozzi: Sicuramente trovandoci immersi in una realtà cambiata in pochissimo tempo e che facciamo fatica a comprendere, magari anche per la presenza di robot attorno a noi in qualunque situazione, la figura dello psicologo che ci può aiutare nel gestire il passaggio, sarà centrale.

Cristina: Secondo te c’è la formazione giusta per compiere questo viaggio verso il futuro?

Cristina Pozzi: Per ora no, il consiglio che do sempre è quello di imparare a essere curiosi e imparare ad imparare.

Cristina: Coniugando quindi i nostri naturali talenti e le nostre capacità intellettuali, di cuore, creative e la volontà. Occhio al futuro

In onda 29-9-2018

SanTO – il robot per la preghiera

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Una conversazione con Don Ivan Maffeis della Conferenza Episcopale Italiana e Gabriele Trovato, Prof. di Intelligenza Artificiale all’Università Cattolica del Perù, che ci presenta SanTO – un robot dotato di intelligenza artificiale pensato per accompagnare la preghiera.

Cristina: Si stanno progettando robot per ogni ambito e aspetto della nostra vita, persino per i momenti di preghiera.

Gabriele Trovato: Semplicemente accendendo un cero, e toccando la mano del santo. Parlami di San Francesco.

Cristina: Come la vede lei questa interazione?

Don Ivan Maffeis: Sicuramente la tecnologia ci mette a disposizione qualcosa di buono. Dobbiamo però ricordarci che c’è il rischio che noi andiamo a domandare alla macchina, al robot, in base all’urgenza del momento, in base al nostro stato d’animo.. però teniamo conto di questo respiro più ampio. Teniamo conto che la persona oggi è alla ricerca di una relazione, di un’incontro. Può sicuramente servire a livello di catechesi, a livello di documentazione, però la parola che cerco è una parola che più che interrogare in termini della mia vita, paradossalmente, ma nella misura in cui il robot ci mette a disposizione un mondo, una ricchezza di contenuti, una biblioteca. Addirittura c’è la possibilità di interagire, bene.

Gabriele Trovato: Io penso che questo deve essere visto come un sostegno alla chiesa, non ha la pretesa di sostituire la chiesa quindi non è un oggetto che può dare risposte, ma può fornire compagnia alla preghiera. Questo lo vedo come lo scopo principale.

Cristina: Conversazioni come queste sono sempre più necessarie. Sono temi delicati ma tremendamente attuali. Occhio al futuro.

In onda 2-6-2018

La depurazione di Captive Systems

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Captive Systems, uno spin-off del Politecnico di Milano, produce materiali ferromagnetici utilizzati per la depurazione

Cristina: Oggi vi parliamo di un sistema per depurare gli inquinanti nell’acqua. Buongiorno Gianni, di che cosa si tratta?

Gianni Franzosi: Si tratta di microspugne, funzionalizzate con delle microparticelle in grado di poter captare l’inquinante all’interno di ogni soluzione. Queste nanospugne sviluppano una superficie assorbente molto importante, basta pensare che in due grammi di prodotto si sviluppa una superficie pari ad un campo da calcio. Vengono introdotte all’interno di una soluzione inquinata, le particelle agiscono assieme all’inquinante e possono essere estratte tramite un magnete.

Cristina: Quindi devono comunque passare per un filtro oppure un bacino?

Gianni Franzosi: Una semplice calamita è in grado di poterle attrarre ed estrarre dal liquido, a questo punto avremo l’acqua completamente depurata e gli inquinanti tutti aggregati alle particelle, che a loro volta possono essere recuperate ed usate come materie prime in successivi cicli di produzione e l’acqua invece utilizzata per usi comuni.

Cristina: Quindi si riciclano anche gli inquinanti?

Gianni Franzosi: Assolutamente si, in una sorta di economia circolare.

Cristina: Immaginiamo quindi di depurare una falda inquinata, e ce ne sono tante..

Gianni Franzosi: Purtroppo si. È banale, l’acqua è munta dalla falda, può passare all’interno di un filtro, questo filtro è addittivato con queste particelle. La parte inquinante si blocca all’interno del filtro e l’acqua depurata continua.

Cristina: Questo riguarda i metalli..

Gianni Franzosi: Si, la caratteristica delle particelle è che sono personalizzabili. Il nucleo centrale è sempre un nucleo magnetizzabile, il rivestimento attorno invece lo si può adeguare alla situazione dell’ambiente che abbiamo. Se abbiamo un ambiente ricco di idrocarburi la funzionalizzeremo per gli idrocarburi, in uno ricco di metallo per i metalli e così dicendo.

Cristina: E gli antibiotici e pesticidi che inquinano molte falde?

Gianni Franzosi: Senza alcune problema, assolutamente si.

Cristina: Rispetto ai sistemi di depurazione negli impianti industriali quale innovazione avete?

Gianni Franzosi: Il grande vantaggio è quello di poter comprimere in spazi molto piccoli tutto il set di depurazione, sfruttando quella che è la superficie assorbente delle particelle.

Cristina: Come nasce questa startup?

Gianni Franzosi: La startup è nata grazie alla sinergia tra la ricerca del Politecnico di Milano e l’industria.

Cristina: Grazie Gianni. È confortante sapere che gli inquinanti invisibili e minacciosi abbiano sempre più nemici. Arruoliamoli con audacia. Occhio al futuro

In onda 26-5-2018

MiMoto, e-scooter condivisi

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Vittorio Muratore di MiMoto racconta come funziona il primo sharing di scooter elettrici in Italia!

Cristina: Abbiamo molto chiari i problemi legati all’inquinamento dell’aria, un po’ meno invece abbiamo accesso a soluzioni. La strada è lunga quando si tratta di mettere insieme istituzioni e tanti altri attori necessari sulla scena. La sharing economy sta un po’ cambiando le regole del gioco. Vittorio voi che cosa mettete in condivisione?

Vittorio Muratore: Abbiamo messo in condivisione degli scooter elettrici, quindi ecosostenibili, per combattere l’inquinamento dell’aria. Sono dei mezzi che puoi lasciare ovunque per risolvere i problemi di parcheggio e abbiamo deciso di condividere questi mezzi perché sicuramente il due ruote è il mezzo più comodo per andare da un punto A a un punto B.

Cristina: Quindi la ricarica è un problema, diciamo, a vostro carico?

Vittorio Muratore: Certamente, abbiamo preso dei mezzi con batteria estraibile quindi sostituiamo quelle scariche e mettiamo quelle cariche, rendendo il mezzo nuovamente disponibile.

Cristina: Il vostro servizio è disponibile anche per i minorenni?

Vittorio Muratore: Ancora no, soltanto maggiorenni. Per una questione fondamentalmente di sicurezza e approccio allo sharing della mobilità.

Cristina: Sono scooter Made in Italy, quali sono le caratteristiche?

Vittorio Muratore: Quelle principali sono sicuramente un passo ideale per il pavé di Milano, le rotaie, quelle che sono le condizioni per strada e soprattutto è molto leggero. Noi abbiamo pensato al pubblico femminile, quanta gente ha pensato “ho paura a metterlo sul cavalletto”, sul nostro scooter questo aspetto non è più una paura, pesa poco più di 70 kg, quindi è perfetto per lo sharing.

Cristina: I vantaggi ambientali?

Vittorio Muratore: La riduzione dell’inquinamento acustico, l’inquinamento ambientale, il CO2 risparmiato, sicuramente il traffico e gli spazi all’interno della città. Sono tutti vantaggi che il nostro servizio porta alle città che le ospitano.

Cristina: Il costo?

Vittorio Muratore: Il costo è di 0,23 centesimi al minuto, siamo il prezzo più basso del mercato. Per la primavera finalmente aumentiamo la flotta a Milano di 1.5 e prima dell’estate quasi sicuramente apriamo in due nuove città italiane e poi una estera.

Cristina: Viaggiamo verso un mondo di cose sempre meno “mie” e sempre più “nostre”. Occhio al futuro

In onda 19-5-2018