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Bitcoin o no bitcoin?

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Mi è rimasta impressa una recente conversazione con un amico scienziato in cui mi è stato detto che nel giro di qualche anno non usare Bitcoin sarà come dire “No, guarda, io non leggo e non scrivo”. Sentite cosa ci racconta Brock Pierce a proposito e capirete perché.

Cristina: Quando a metà degli anni 90 i più si chiedevano cosa fosse internet, Brock Pierce faceva l’attore.

Brock Pierce: Mi sono detto: “Sono un patito della tecnologia, ho spirito imprenditoriale e sono un attore – se non so qualcosa posso fingere. Così, a soli 17 anni, ho avviato il mio primo business, nel campo dei media digitali.

Cristina: Di cosa si trattava?

Brock: Praticamente quello che è poi diventato Youtube. Andavo dai capi degli studi di cinema e TV a proporre la nostra idea e mi rispondevano “Non mi convincerai mai che la gente guarderà video al computer…è per questo che abbiamo le TV!” Eravamo 10 anni in anticipo. Ma la nostra visione era giusta. Allora mi sono concentrato sulle valute virtuali e i patrimoni digitali, soprattutto di videogiochi online. Così ho creato un mercato per tutte le valute virtuali del mondo. Questo ha portato al Bitocin e ora la Blockchain. Pensa alla Blockchain come il Sistema Operativo, e Bitcoin come la prima App.

Cristina: Bitcoin è la cripto-valuta più conosciuta, quante altre ce ne sono?

Brock: Oh, centinaia. Circa 700 che hanno un mercato di scambio attivo. Forse invece che spiegarlo, è meglio che te lo faccia vedere. L’obiettivo non è di fare un investimento ma di capire la tecnologia. Uso Coinbase per compare cripto-monete, e qui è già collegato il mio conto in banca. Ci metto 100 dollari. E’ facile come…vedi, un click.

Cristina: Ha comprato 100$ di Bitcoin.

Brock: E adesso converto qualche Bitcoin in Ethereum. Poi li userò per fare shopping, sto ordinando un libro sull’età della cripto-valuta, ora lo aggiungo al carrello e procediamo all’acquisto.

Cristina: Quanti Bitcoin stai usando?

Brock: Ti faccio vedere ora: 0,04. Ora mandiamo dei soldi in Africa…a una donna che conosco in Kenia, a Nairobi…Elizabeth. E le manderemo… 0,01 bitcoin, che sono circa…60 dollari. Il tuo indirizzo email è la tua chiave pubblica: tutti possono mandarti messaggi o denaro. La chiave privata, è la password che ti permette di mandare messaggi. Se in questo momento avessimo in mano il telefono di Elizabeth vedremmo che le sono arrivati in tempo reale – e al costo è di…qualche centesimo. Suggerisco alle persone di fare questa prova perché è il modo migliore per capire che è facile, ed è meglio dei sistemi che usiamo di solito… e ci sono moltissimi lati positivi.

Intelligenza artificiale con Hod Lipson

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Qualche tempo fa la Press Association britannica ha annunciato che avrebbe cominciato a servirsi di robot per coprire sport, business ed elezioni. Quando ho condiviso la notizia, mi sono ritrovata a rispondere a una serie di commenti preoccupati sulla disoccupazione tecnologica. Hod Lipson affronta anche questo aspetto, mentre illustra gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla nostra vita.

Cristina: Anche chi insegna robotica ed intelligenza artificiale nelle più prestigiose università del mondo si stupisce della velocità dello sviluppo tecnologico.

Hod Lipson: Noi umani capiamo quello che vediamo. I computer, i robot possono dotati di telecamere sensori, fino a poco tempo fa vedevano, ma non capivano. Ora questo è cambiato: negli ultimi anni nuovi algoritmi permettono ai computer di capire l’ambiente circostante. I computer vedono con 10 occhi, sentono frequenze che noi non sentiamo. Per questo percepiscono il mondo in un modo per noi impossibile e ciò crea un mare di nuove opportunità, nuove applicazioni, dalla sanità all’agricoltura, dall’automazione industriale, alla diagnostica. Ma sta anche creando sfide che riguardano il lavoro, la sorveglianza, la censura, la guerra, i videogiochi. Problematiche che dobbiamo prendere in seria considerazione perché sta cambiando tutto molto velocemente. I migliori esempi di robotica nel mondo reale sono le auto senza conducente. La gente ne parla da decenni, ma non sono mai arrivate perché i computer non potevano percepire quei dettagli legati alla guida, tipo distinguere un’ombra da una buca, un idrante da un bambino. Sfumature che oggi sanno cogliere, così le auto senza conducente, da sogno stanno diventando realtà, e questo si ripercuoterà sull’economia. Impatterà non solo tassisti, ma anche i camionisti, per non parlare dei sistemi di distribuzione e dei mercati immobiliari. Molti non hanno ancora realizzato l’entità dello tsunami in arrivo. A meno che non facciamo qualcosa, il divario tra ricchi e poveri si allargherà, perché sono le società a intensità di capitale a possedere i robot, l’intelligenza artificiale, a possedere i dati che alimentano tutti questi algoritmi. Ma penso che ci siano delle soluzioni. Il reddito di cittadinanza aiuterebbe a distribuire la ricchezza, mantenendo un mercato aperto, competitivo e permettendo alle persone di innovare. Questa è una soluzione a lungo termine, e alcune nazioni la stanno studiando. Ma a breve termine, penso che ci siano dei lavori che sono più sicuri, perché soggetti a molte variabili imprevedibili. Per esempio, l’infermiere, l’idraulico o il parrucchiere. I lavori che implicano il contatto fisico con le persone sono difficili per i robot. Se dovessi cercarmi un lavoro sicuro nel breve periodo, cercherei in quella direzione.

Cristina: Essere curiosi è la nostra migliora scommessa. Occhio al futuro!

Pannelli solari – Ramez Naam

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Esiste una rinnovabile, in particolare, che è in continua espansione e potrebbe valorizzare i paesi del sud europa. Il potenziale? Un’interdipendenza europea a livello di rinnovabili, in un momento difficile per la coesione europea.

Cristina: Il 2016 è l’anno più caldo dal 1880. Il clima sta cambiando più in fretta del previsto, e il nostro consumo di energia, in un modo o nell’altro, è responsabile di questo. Per fortuna non mancano le soluzioni per alleggerire la nostra impronta ecologica. Quali sono i principali “falsi miti” sulle energie rinnovabili?

Ramez: Crediamo che le energie rinnovabili non possano alimentare un continente come l’Europa, ma non è così. Pensiamo che gli impianti solari ed eolici consumino più energia per essere costruiti di quanta ne producano, ma in realtà è il contrario. I pannelli solari generano 20, 30 volte più energia rispetto a quella necessaria per realizzarli.

Cristina: Anche quelli vecchi?

Ramez: Quelle vecchie sono meno efficienti, forse 5 o 10 volte, ma quelli nuovi arrivano fino a 30. I pannelli stanno diventando più efficienti, ma soprattutto costa meno costruirli. I metodi di fabbricazione sono migliorati e i prezzi del prodotto finale sono precipitati. L’energia più economica al mondo sta diventando il solare. Ad esempio a Dubai e in Cile costa la metà del carbone e del gas naturale.

Cristina: Metà del carbone?

Ramez: Meno di 3 centesimi di dollaro per kilowattora, pazzesco. L’energia solare oggi è solo l’1% dell’elettricità dell’elettricità del mondo, e ci sono voluti 30 anni, ma diventerà il 2% in 2 anni, e dopo altri 2 anni sarà il 4%. É l’inizio del boom.

Cristina: E perché si concentra sul solare, rispetto ad altre forme di energia rinnovabile?

Ramez: Perché il prezzo sta scendendo molto velocemente. E quello che paga, nel lungo periodo, è il prezzo. La gente comprerà l’energia che costa meno. Italia, Grecia, Croazia, Spagna… possono potenzialmente diventare produttrici di energia solare per tutto il continente. L’Europa ha bisogno di una rete energetica integrata in modo che queste nazioni possano esportare solare nei periodi più produttivi, incassando risorse da investire in lavoro e sviluppo, e magari in inverno importare energia eolica dai paesi del Nord Europa.

Cristina: L’Italia scoraggia impianti solari a terra. Lei cosa ne pensa?

Ramez: Penso sia un errore, perché basterebbe poco – meno dell’1% del suolo italiano – e si poterebbe produrre energia solare sufficiente per il fabbisogno non solo italiano, ma anche francese, senza intaccare la disponibilità di terra fertile da coltivare. Le isole energetiche non hanno senso, sono come un computer senza internet. Abbiamo bisogno di reti intelligenti. Non indipendenza, ma interdipendenza energetica per tutta l’Europa.

Cristina: Il tema è caldo. Occhio al futuro!

La carne del futuro

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Sappiamo che gli attuali livelli di consumo di acqua potabile e terra coltivabile rischiano di compromettere la capacità del pianeta di rigenerarsi, ma esistono sempre più soluzioni sostenibili in grado di alleggerire il consumo di risorse naturali. Ad esempio, per la produzione di cibo. Gli allevamenti e la produzione di carne hanno un impatto negativo sull’ambiente. Ma esistono alternative, ogni giorno più economiche ed efficaci. Questa è una da tenere d’occhio.

Cristina: Globalmente, continua a crescere il consumo di carne, anche se sappiamo che gli allevamenti intensivi hanno un impatto ambientale oramai insostenibile. Ma ci sono alternative! Oggi ve ne raccontiamo una davvero originale.

Mark Post: Siamo stati i primi a farlo, ma non i primi ad avere l’idea. Winston Churchill nel 1932 aveva già alluso a questa possibilità.

Cristina: Quanto tessuto prelevate da una mucca per far crescere un hamburger in laboratorio?

Mark: Beh, in teoria è sufficiente solo una cellula. Ma in realtà, prendiamo un piccolo lembo di muscolo tramite la agobiopsia e otteniamo circa 200 cellule. Il prelievo si può fare da qualsiasi muscolo.

Cristina: Quanto ci vuole per far crescere un hamburger?

Mark: 9 settimane.

Cristina: E poi? Da quel momento in poi?

Mark: Beh è un processo esponenziale in 2 fasi: la prima è far crescere un gran numero di cellule. E quando ne hai tante, puoi incominciare a creare i tessuti. Per creare un hamburger, per esempio, ci vogliono 9 settimane. Per creare 2 hamburger ci vogliono 9 settimane e 2 secondi. E per creare 50 mila hamburger ci vogliono 9 settimane più una. Quindi in realtà non è tanto importante il tempo di crescita, ma piuttosto le quantità che possiamo produrre. Nel 2013 il prototipo di hamburger costava circa 250 mila €. Se lo coltivassimo ora, con la stessa tecnologia per avere una produzione su larga scala, il costo sarebbe di circa 10-11 dollari per hamburger.

Cristina: E a che prezzo puntate?

Mark: Meno di un hamburger normale. Sappiamo già cosa dobbiamo migliorare per abbassare il prezzo. Non è complesso. Ma qualcuno deve farlo.

Cristina: Qual è l’attitudine mentale dei consumatori verso la carne coltivata in laboratorio?

Mark: Le persone sono in grado di comprendere i vantaggi di questa procedura. All’università di Oxford hanno calcolato che si ridurrebbe il consumo di suolo degli allevamenti di bestiame del 90%. Il fabbisogno di acqua dolce del 90%. E di energia del 60%, a seconda delle aree. E anche se il risparmio energetico è inferiore rispetto a quello di terra e acqua, va considerata la riduzione del metano emesso dalle mucche. C’è anche un vantaggio in termini di gas serra, a parità di energia consumata.

Cristina: Presto sarà possibile coltivare in vitro tutto quello che vogliamo. Che ci piaccia o no!

Open Bionics

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Una ragazzina dalla sorte inizialmente avversa contribuisce con il suo carattere solare a cambiare la vita di molte persone, nonché la sua. Il mix di tecnologie esponenziali e l’energia che lei ci mette portano a correggere i difetti del nostro corpo in modo impensabile, e la stampa 3D contribuisce in maniera importante a rendere il tutto meno costoso e più accessibile. Open Bionics 

Cristina: Una ricercatrice lancia un messaggio su Facebook. Una mamma lo raccoglie e questo cambia la vita di una bambina.

Tilly: Ho avuto la meningite a 16 mesi. E hanno dovuto…amputarmi le mani per farmi sopravvivere.

Samantha Payne: Usiamo molto i social per diffondere il nostro lavoro e per trovare amputati che vogliano contribuire allo sviluppo delle nostre protesi. Conoscendo la precedente esperienza di Tilly con le protesi bioniche…sapevamo che avrebbe dato un contributo importante.

Tilly: Questa è molto diversa, rispetto alla prima che ho avuto. Molto diversa.

Cristina: Puoi stringermi la mano?

Tilly: Sì.

Cristina: Wow! Bella stretta!

Cristina: Come attivi la mano?

Tilly: Beh…contraggo il muscolo dell’avambraccio per chiudere la presa, e fletto per aprirla. E flettendo un po’ di più sento una vibrazione che mi indica che sto cambiando impugnatura. Quindi quando stringo di nuovo la mano si posiziona diversamente.

Samantha: Tilly viene da noi, indossa la protesi e prova a raccogliere oggetti diversi, a usarla in tanti modi. Poi ci dice onestamente cosa ne pensa e come potremmo migliorarla.

Cristina: Cosa rende questa diversa dalle altre mani bioniche?

Samantha: Prima di tutto è una versione economica di una tecnologia sofisticata: è stampata in 3D e completamente personalizzabile. Questa mano è presa da un personaggio di un videogioco.

Cristina: Quando avrai la tua protesi, disegnata da te, come sarà? Che supereroe vuoi essere? Supereroe Tilly ovvio…

Tilly: Io sono il mio supereroe! Voglio che siano mani diverse da tutte le altre.

Cristina: Ok.

Tilly: Mi piacerebbero oro e argento, sono dei bei colori no? Ma voglio che contengano altre funzioni. Tipo, che se tocco il dito si attiva Siri – come se avessi un telefono incorporato nella mia mano – così quando sono a scuola, le dico: “Siri, quando fa 10 diviso 2?” e Siri risponde “5!” Così potrei passare ogni tipo di esame. Super facile!

Cristina: Non so cosa diranno i tuoi insegnanti, ma è geniale.

Tilly: Shh, non dirlo a nessuno.

Cristina: No, nessuno. E quanto verrà a costare?

Samantha: Puntiamo ad un costo inferiore a 10 mila sterline, e speriamo di arrivare, un giorno, a 1000 sterline. Siamo totalmente open source, chiunque può andare su internet, scaricare i nostri modelli e stamparli a casa. Possono anche personalizzare lo stile e le funzioni.

Cristina: E come sta cambiando la tua vita?

Tilly: Mi dà più fiducia in me stessa. La gente viene da me e quando non ho su le mani mi dicono “Mi dispiace tanto! Cosa è successo?” Ma adesso mi dicono “Oh mio Dio! Che mano fighissima!”

Giovani inventori

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Chi dice che i giovani non hanno inventiva? A soli 22 anni, Danny Wagemans ha già creato un sistema di refrigerazione – Afriji– per chi non ha accesso alla rete elettrica e un nano-filtro capace di depurare l’urina per ricavarne acqua potabile ed energia. Ha una laurea in nano-fisica e, partecipando al Global Solutions Program della Singularity University, ha imparato a pensare in grande. Molti ragazzi non si considerano capaci, ma basta crederci. Le buone idee crescono velocemente. Quelle di questi ragazzi sono il nostro futuro.

CRISTINA: Nella scorsa puntata vi abbiamo raccontato idee brillanti per risolvere alcune delle grandi sfide dell’umanità. Oggi incontriamo un ragazzo di 22 anni che ne ha avuta più di una!

DANNY: Tutto è partito dall’urina. Cercavo qualcosa di abbondante, capace di soccorrere i rifugiati. Così ho creato un nanofiltro capace di depurare l’urina per ricavarne acqua potabile ed energia. E’ stata la mia laurea in nanofisica a permettermi di arrivarci. Il prodotto non è ancora sul mercato, ma la nanotech migliora esponenzialmente, e questo progetto potrebbe vedere la luce tra 5 anni a costi accessibili.

CRISTINA: E grazie a questa idea hai vinto una competizione.

DANNY: Sì, esatto! Una competizione che mi ha permesso di andare alla Singularity University per 10 settimane completamente spesato. Meno dell’1% entra nel programma, è molto selettivo.

CRISTINA: E quali idee sono maturate con il tuo team?

DANNY: Molte, dalla manifattura di oggetti per le basi spaziali a quello su cui sto lavorando ora, un frigo per chi ancora vive senza energia elettrica. Stiamo usando dei pannelli solari per alimentare il sistema di refrigerazione. E’ efficace e conveniente.

CRISTINA: Andrà in produzione?

DANNY: Sì, puntiamo ad avere il primo prototipo per la fine di novembre.

CRISTINA: E questo porterà la refrigerazione a quante persone?

DANNY: Ci sono oltre 2 miliardi di persone che non hanno accesso alla rete elettrica, quindi alla refrigerazione. Il nostro desiderio è di renderlo disponibile a tutti.

CRISTINA: Hai già un’idea del costo?

DANNY: Usando come riferimento i prodotti al momento disponibili negli Stati Uniti, siamo sui 200 dollari.

CRISTINA: Come ti immagini che venga usato?

DANNY: Come frigo di comunità o in prestito, pagando il consumo al proprietario.

CRISTINA: Come ti ha cambiato l’esperienza alla Singularity University?

DANNY: Mi ha trasformato. Prima, come tanti, pensavo in piccolo; ora ho sviluppato una mentalità globale e audace, e capisco che oggi le buone idee possono crescere e diffondersi a velocità un tempo impensabili.

CRISTINA: Cosa dici ai tuoi coetanei, alle persone che non hanno la fiducia di credersi capaci di sviluppare una grande idea?

DANNY: Credeteci! Le opportunità di formazione online abbondano. Bisogna entrare nella mentalità giusta. Sento molte persone dire “Che figata! Ma io non ce la posso fare. Ci vuole una grande azienda, un’università, non sono abbastanza intelligente… tutte cavolate! Tutti possono farcela, o almeno provarci.

CRISTINA: Grazie Danny, in bocca al lupo.

DANNY: Crepi.

Global Solution Program – Nick Haan

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Soluzioni innovative e dirompenti vengono partorite ogni anno al Global Solution Program presso la Singularity University nella Silicon Valley. Il direttore Nick Haan ci racconta alcuni dei progetti più interessanti maturati durante l’ultimo corso, dai satelliti geostazionari per inviare l’energia solare alle parti buie del pianeta –Rebeam, ai droni che sparano miliardi di semi permettendo la riforestazione –BioCarbon Engineering, passando per le vitamine fai da te –Nutrigene– e i rifiuti in plastica riutilizzati per la stampa 3D –Plastic Bank. La prossima idea rivoluzionaria potrebbe essere vostra!

CRISTINA: Cosa succede quando metti insieme 80 ragazzi di nazionalità diverse che hanno vinto un concorso, una borsa di studio con idee capaci di cambiare la vita a un miliardo di persone.

NICK HAAN: Io dirigo il Global Solution Program, un programma fantastico a cui tutti possono fare domanda. Google ne finanzia una parte e sponsor di tutto il mondo lanciano concorsi nei loro paesi in modo che i vincitori siano totalmente spesati, così selezioniamo persone unicamente in base ai loro meriti. Questo consente di mettere insieme classi di altissimo livello. Da lì emergono progetti eccezionali e quelli più promettenti li incubiamo in startup sostenibili. E’ una vera fucina di idee, te ne cito alcune. Rebeam, costellazioni di satelliti geostazionari che usano energia a microonde per redistribuire energia solare da una parte all’altra del pianeta. Quelle esposte al sole raccolgono e proiettano energia verso i satelliti che a loro volta la ridistribuiscono alla parte in ombra.

CRISTINA: Questo risolve il problema dello stoccaggio dell’energia solare.

NICK HAAN: Noi incoraggiamo gli studenti a pensare in grande, osando ma sempre con una solida base scientifica. Devono mettere a frutto la loro innovazione, sia dal punto di vista tecnico che trovando il capitale necessario. Un progetto che abbiamo incubato, Plastic Bank -la banca della plastica- ricicla i diversi polimeri in materia prima per le stampanti 3D.
Abbiamo appena fatto un concorso al nostro Global Summit, il vincitore della sezione sull’innovazione ambientale è una startup che attrezza dei droni con un meccanismo speciale che spara semi nella terra. Non pianteranno solo qualche albero con questi droni, ma miliardi e miliardi di piante. Immagina sciami di droni che pianteranno alberi anche in luoghi irraggiungibili. Questo è un buon esempio di tecnologia esponenziale e di come un oggetto pensato per altro possa trovare nuove funzioni. Questo è un esempio di come possiamo rigenerare il nostro ambiente più velocemente e, credetemi, ce n’è bisogno.

Peptidi – Nora Khaldi

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Avete mai sentito parlare di un peptide? Forse no, ma sicuramente conoscete l’endorfina che è un peptide. Si tratta di una semplice catena di aminoacidi, con un grandissimo potenziale. Alcuni peptidi, infatti, posso modulare le funzioni fisiologiche dell’organismo, permettendoci di ridurre infiammazioni, diabete, la perdita di massa muscolare e combattere l’invecchiamento. Ce lo racconta la matematica irlandese Nora Khaldi che abbiamo intervistato ad Amsterdam. Con il suo team estraggono peptidi dal cibo, dove sono naturalmente presenti, e ne testano l’efficacia nel rigenerare cellule e tessuti. Con risultati sorprendenti.

Cristina: Nora Khaldi è una matematica. Per lei questo frutto, una mela, è molto più di quanto è per noi e adesso ci spiegherà perché.

Nora Khaldi: Quando ho cominciato a lavorare sul cibo, non ho più visto questa come una mela. Per me è un insieme di dati, trillioni e trillioni di molecole che interagiscono tra loro e anche con il corpo umano. Identificando i peptidi, quindi il segmento della proteina attiva, e sciogliendoli dal legame chimico, si trasformano in ingredienti attivi con grossi vantaggi per la salute.

Cristina: Non basta mangiare la mela per avere i benefici dei peptidi?

Nora Khaldi: No, puoi mangiare tutte le mele che vuoi, ma otterrai ben pochi benefici da quel specifico peptide. Il bello dei peptidi è che sono molto flessibili, si legano con precisione ai loro obiettivi e inoltre non lasciano residui nel corpo. Non tutti i peptidi sono attivi, hanno una sequenza di amminoacidi che permette loro di legarsi a un recettore associato a un’infiammazione. E per quei pochi secondi o pochi minuti per cui sono legati, l’infiammazione si riduce, ma la cosa bella è che i benefici restano molto evidenti anche dopo qualche giorno. Il nostro obiettivo è quello di estrarre i peptidi migliori tra quelli che si trovano in qualsiasi cibo e capire come si legano al corpo umano e come regolano le malattie.

Cristina: In questo processo come usi la tecnologia?

Nora Khaldi: Stiamo analizzando cibi di tutto il mondo, in particolare vegetali e cereali e da piccole quantità di cibo riusciamo ad estrarre moltissime informazioni, prendiamo campioni, estraiamo dati, li mettiamo in relazione per trovare nuovi peptidi al loro interno e poi scegliamo i più efficaci. Stiamo lavorando in particolare su quattro condizioni: l’infiammazione, il diabete, l’anti invecchiamento -soprattutto della pelle, attraverso la stimolazione del collagene, l’elasticità e la rigenerazione cellulare- e in ultimo il recupero e il mantenimento dei muscoli, perché è determinante per la nostra salute complessiva. Abbiamo identificato peptidi che stimolano il recupero e il mantenimento del tono muscolare.

Progetti educativi – Rob Nail

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Siamo in testa alla lista dei paesi col tasso di natalità più basso al mondo. L’Italia invecchia in fretta e toccherà ai nostri pochi giovani portare l’onore del Belpaese al centro del XXI secolo. Come sapranno avere buona cura di loro stessi, dei loro figli e di noi, dipende da come li formiamo oggi, non domani. Attardarci ad aggiornare i nostri sistemi scolastici è perdente solo per noi. Chi è appassionato alla conoscenza e alla cultura ha solo da guadagnare capendo quanto le tecnologie diano accesso come mai prima a strumenti utili per il nostro sapere, e il nostro saper fare. Il ruolo di insegnanti appassionati, competenti e informati è di ispirare i nostri ragazzi, insegnare loro a pensare e fare le domande giuste. Abbiamo incontrato Rob Nail, della Singularity University, che di mestiere studia come mettere le tecnologie esponenziali a servizio dell’apprendimento. E mentre editavo l’intervista realizzata ad Amsterdam, mio nipote di 12 anni mi mandava il rap brillante e pungente di Prince Ea, un poeta contemporaneo con milioni di followers sui social media. Con geniale semplicità ci ispira ad aggiornarci. I giovani ci chiedono questo.

Cristina: Siamo ad Amsterdam per un summit della Singularity University, organizzazione che nasce in California per aiutarci a capire quanto opportunità abbiamo per avere un impatto positivo sulla nostra vita e su quella degli altri, a partire da educazione e formazione.

Rob Nail: I nostri sistemi educativi sono obsoleti. In futuro i contenuti potranno essere insegnati e appresi più facilmente con la tecnologia. E il ruolo dell’insegnante umano sarà quello di risvegliare il potenziale degli studenti, aiutarli a capire cosa gli appassiona e imparare a formulare le domande chiave per accedere agli strumenti e alle competenze necessarie nel momento del bisogno. Imparerai il calcolo algebrico quando dovrai creare un’equazione differenziale per lanciare un razzo su Marte. E credimi, se è quella la tua passione, sarai motivato ad affrontare ogni sfida.
Quello che si insegna nelle scuole deve rispondere ai bisogni del 21° secolo, ma accanto a capacità specifiche è fondamentale saper pensare, comprendere le complessità e le dinamiche dell’insieme.

Cristina: Quando pensi che si colmerà il divario tra le soluzioni disponibili e la loro diffusione?

Rob Nail: Penso che stia già accadendo e stiamo evolvendo verso una realtà capace di mettere a frutto i potenziali delle nuove tecnologie. Per arrivarci però è necessario sperimentare tanto, avere il coraggio di aggiornare i sistemi educativi e prendere spunti da chi abbraccia più facilmente il cambiamento. Ad esempio, abbiamo passato del tempo in Uruguay e, forse proprio perché è un paese piccolo, lì è più facile innovare. Tutti gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori hanno i tablet. E insegnano programmazione e robotica nelle scuole pubbliche fin dai primi anni.

Cristina: Incredibile!

Rob Nail: Nella Silicon Valley non siamo ancora arrivati a questo.

Cristina: Nemmeno in Italia.

Rob Nail: In pochi posti al mondo, ma immagina dove arriveranno questi bambini tra 10/15 anni? Se ci concentriamo su un futuro di positività e abbondanza, se osiamo immaginarlo, diventerà realtà. Per crearlo dobbiamo mantenere una mente molto dinamica e incoraggiare nazioni, città e corporazioni a sperimentare nuovi modelli. Le soluzioni non cadono dal cielo e le migliori si trovano provando e riprovando.

Cristina: Mai come ora abbiamo opportunità per imparare. Occhio al futuro!

School Raising, piattaforma di crowdfunding per scuole italiane

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Cristina: Gugliemo che cos’è School Raising?

Guglielmo: School Raising è una piattaforma sulla quale raccogliamo soldi per finanziare i progetti innovativi delle scuole. Raccogliamo i soldi dai cittadini, che in questo modo ci indicano quali sono i progetti che secondo loro devono essere sviluppati all’interno di queste scuole. Lo facciamo in tutta Italia, i progetti arrivano da scuole, dai professori, dagli alunni e anche da associazioni che lavorano con le scuole.

Cristina: E come raccogliete i fondi?

Guglielmo: Raccogliamo online.

Cristina: Quindi usate in sostanza il crowdfunding

Guglielmo: Il crowdfunding reward-based, che vuol dire basato sul dono: io finanzio e in cambio ricevo un dono per quanto ho finanziato.

Offriamo un premio a chi si inventa queste parole in italiano. Il progetto che vi raccontiamo oggi nasce proprio in questa stanza.

Ecco come vedi ci troviamo in quest’aula dell’istituto, piena di tecnigrafi, in cui da ragazza io stessa ho disegnato quando facevo il geometra e poi l’università. Quindi molto obsoleta per il momento in cui stiamo vivendo, e l’idea proprio nasce qui dalla volontà di trasformare un’aula obsoleta in un’aula molto moderna. Per cui, con l’utilizzo sempre per la manualità ma pensando ad un futuro, un futuro anche con il supporto e l’uso della tecnologia.

Cristina: Quando hai iniziato a lavorare insieme agli studenti?

Abbiamo iniziato subito dopo aver messo giù il progetto di massima, abbiamo qui un gruppo di giovani, che sono i principali protagonisti di questo progetto.

Sarà un’aula moderna e comoda, che permetterà agli studenti e i professori e anche al territorio di poter lavorare dentro. Sarà comoda perché noi vogliamo sentirci, all’interno della scuola, come se fossimo a casa.

Noi ragazzi abbiamo realizzato un video per visualizzare il nostro progetto. Chiunque vorrà aiutare potrà finanziarci anche con solo 5 euro sul sito.

Per noi ormai è diventato normale collaborare, ma quando esco e lo racconto ai miei amici e ai miei compagni, quasi non ci credono e mi guardano estraniati dicendo “come fate?”.

Cristina: Nel cuore di Udine, incontro Chiara che ci spiegherà un altro aspetto del progetto.

Chiara: Collaboro con un’associazione non-profit che ha come obbiettivo quello di promuovere i principi della responsabilità sociale d’impresa. L’aula che hai visto oggi è fruibile da tutti, non solo da alunni e insegnanti ma anche manager d’azienda e operatori culturali. Il progetto sarà in parte finanziato dalla scuola, ma in parte attraverso lo strumento di crowdfunding. É quindi una raccolta fondi sul web, grazie alla piattaforma di School Raising.

Si, noi ci occupiamo di tutte quelle soluzioni che fanno collaborare le persone, al di là di una singola aula, lo spazio può diventare un promotore di innovazione, sia per gli studenti sia per le aziende che vogliono trovare una vero motivo anche per innovare la propria responsabilità sociale d’impresa.

Cristina: Persone motivate, aperte al dialogo e alle nuove tecnologie, possono realizzare i loro sogni in tutti gli ambiti. Osate