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Enerbrain, efficientamento energico

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Enerbrain, una start-up di Torino iniziata come 4 amici al bar, oggi si occupa di soluzioni di efficientamento energetico degli edifici attraverso sensori collegati nel cloud.

Cristina: Secondo la Commissione Energia dell’Unione Europea gli edifici consumano il 40% dell’energia totale ed emettono il 36% di CO2. Quali sono i vostri rimedi e come sono nati?

La scintilla è nata qua a Torino, nel corso di un inverno molto rigido ma con temperature variabili, in cui il nostro fisico Marco, si è domandato come potesse regolare meglio il suo impianto domestico.

Cristina: Come funziona la vostra tecnologia?

Andiamo ad installare all’interno degli ambienti dove vogliamo ricreare delle condizioni di comfort, sensori di umidità, temperatura e concentrazione di CO2, quindi per la qualità dell’aria. Ne mettiamo un numero minimo necessario per poter garantire il comfort all’interno di qualsiasi tipo di ambiente. Li posizioniamo in uno o due giorni e questi vanno a parlare direttamente con degli attuatori, un’altra parte di hardware, da installare in centrale termica. I dispositivi si parlano attraverso un’applicazione o un software e ogni 5 minuti va a regolare meglio l’impianto. In questo modo si risparmia.

Cristina: Gli impianti non li cambiate, semplicemente li rendete più efficienti.

Esatto, senza interrompere il normale funzionamento di un impianto, in due giorni andiamo ad efficientare e partiamo subito con i risparmi.

Cristina: Quali sono i risultati? Sia in termini di risparmio energetico che economico.

Il risparmio economico è proporzionale al risparmio energetico, siamo arrivati ad ottenere dei risparmi di energia termica di oltre il 30%.

Cristina: Una soluzione semplice ed efficace per edifici esistenti.

In onda 17-3-2018

Nuova vita per l’Area EXPO di Milano

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Cosa ne sarà dell’Area EXPO, un milione di metri quadri che nel 2015 ha ospitato 22 milioni di persone? Carlo Ratti Associati, lo studio di architettura Torinese che ha vinto la gara d’appalto, ci ha raccontato come darà nuova vita al sito, utilizzando spazi comuni, aree verdi e mobilità autonoma.

Cristina: Cosa ne sarà dell’area EXPO? Un milione di metri quadri che nel 2015 ha ospitato 22 milioni di persone. Carlo quali sono tutte le innovazioni che potremo vivere nella nuova area EXPO?

Carlo Ratti: Provo a dirti tre aspetti. Il primo è come siamo partiti con il decumano, quel decumano che tutti ricordiamo, questa grande striscia di asfalto che fa da nastro distributore sul sito, e trasformarlo in un grande parco lineare. Un po’ la natura che torna al centro della città. Il secondo aspetto è come la parte bassa degli edifici diventa un common ground, uno spazio condiviso, uno spazio di interazione. Non uno spazio privato ma uno spazio che sia aperto alla città e a chiunque voglia godere di quel sito. Una terza cosa che proverei a dire è legata alla mobilità, sappiamo che la mobilità della città nel 900 era legata ed incentrata sulla macchina. Sappiamo che la automobili nei prossimi anni cambieranno moltissimo a causa delle nuove tecnologie, diventeranno autonome. Questo vuol dire anche una mobilità diversa, in cui la stessa macchina da un passaggio ad una persona, poi un’altra, poi un’altra. Allora ecco che forse uno dei primi siti urbani nel mondo che è stato progettato con questo in mente, con l’idea di una mobilità di un nuovo tipo, basata sull’autonomia.

Cristina: Quante persone ospiterà?

Carlo Ratti: Adesso lo sviluppo durerà molti anni quindi inizierà con Human Technopole, poi le parti universitarie e le varie aziende che si vogliono trasferire. Questo sarà un continuo e una crescita progressiva nel corso degli anni.

Cristina: Quando dovrebbe essere pronto?

Carlo Ratti: Se dici pronto come partire direi sono molto veloci, pensiamo che già l’anno prossimo sia attivo. Da questo nucleo iniziale vuol dire continuare a crescere nel corso degli anni. Io penso che le potenzialità siano davvero tante e quando penso che al successo dell’IIT come centro di ricerca che oggi è diventato un’eccellenza a livello mondiale e che proprio ci fa vedere come nel campo della ricerca quando creiamo le condizioni giusti, i modi i sistemi giusti e anche gli spazi da abitare giusti, ecco che il paese non è secondo a nessuno. Il sito di EXPO a cui siamo tutti affezionati per il grande successo del 2015, quindi è un sito su cui abbiamo proprio vissuto nel corso degli anni e siamo molto contenti di poter contribuire e a continuare a farlo vivere in un domani.

In onda 17-2-2018

Watly, tre in uno

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Immaginate di non avere accesso ad acqua potabile, energia e connessione a internet. Ci pare una realtà distante, ma per una parte significativa della popolazione mondiale fa parte della quotidianità. Oggi esiste un’ingegnosa macchina con il potenziale di risolvere questo problema. Si tratta di Watly, un computer termodinamico assemblato in Italia e testato in Ghana.

Cristina: Un miliardo di persone al mondo non ha accesso all’acqua potabile, due miliardi di persone vivono senza elettricità e cinque miliardi non hanno internet. Un gruppo di ragazzi italiani ha avuto un’idea che potrebbe cambiare la vita a molte di queste persone. Buongiorno Marco.

Marco Attisani: Buongiorno Cristina, benvenuta.

Cristina: Grazie. Un sogno di tanti di risolvere questi grandi problemi. Voi ci siete riusciti?

Marco Attisani: Sì, abbiamo una soluzione. Infatti ti abbiamo invitato oggi per presentarti il primo computer termodinamico costruito al mondo. Una macchina capace di purificare l’acqua da qualsiasi tipo di contaminazione, sia essa batteriologica, fisica o chimica, generare elettricità e permettere connessione a internet grazie esclusivamente all’energia solare. Questi sono i nostri nuovi stabilimenti, sono ancora vuoti perché stiamo facendo un trasloco.

Cristina: L’acqua come la depurate?

Marco Attisani: Con un sistema di ebollizione, evitando quindi l’uso di filtri. L’osmosi non è stata la soluzione che abbiamo scelto. Bolliamo l’acqua con un processo termodinamico, quindi superiamo la temperatura di 115° e in questo modo riusciamo a separare l’acqua da qualunque tipo di contaminazione, fisica, batteriologica o chimica. Arsenico, mercurio, metalli pesanti, piombo, sale. Non importa che acqua noi mettiamo dentro a Watly, l’output è sempre acqua perfettamente potabile.

Cristina: E dove l’avete testato?

Marco Attisani: L’abbiamo testato nello stato del Ghana, in Africa, e si è trattato di un esperimento sociale, più che tecnologico. Sapevamo che la macchina funzionasse quindi si trattava di scoprire quali fossero le reazioni umane di fronte a questa tecnologia. Siamo andati in un villaggio completamente deprivato di bagni, docce, acqua e abbiamo fatto chiaramente dimostrazione di cosa significhi portare la tecnologia sana a persone che ne hanno veramente bisogno.

Cristina: Una macchina modulare quindi che può sia soddisfare le esigenze di comunità intere sia di piccoli centri dove l’acqua purtroppo non è più pulita.

Marco Attisani: Corretto. Si tratta di una tecnologia scalabile e versatile, quindi puoi fare una macchina che serve 3000 persone o una che ne serve 30.000. E’ soltanto una questione di declinare la tecnologia in relazione al fabbisogno di quella specifica comunità e contesto ambientale.

Cristina: Marco ha avuto questa grande idea, grande in tutti i sensi perché questo è solo un ottavo del modulo completo, mentre abitava all’estero. Per fortuna poi è venuto a svilupparla in Italia. Occhio al futuro.