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La depurazione di Captive Systems

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Captive Systems, uno spin-off del Politecnico di Milano, produce materiali ferromagnetici utilizzati per la depurazione

Cristina: Oggi vi parliamo di un sistema per depurare gli inquinanti nell’acqua. Buongiorno Gianni, di che cosa si tratta?

Gianni Franzosi: Si tratta di microspugne, funzionalizzate con delle microparticelle in grado di poter captare l’inquinante all’interno di ogni soluzione. Queste nanospugne sviluppano una superficie assorbente molto importante, basta pensare che in due grammi di prodotto si sviluppa una superficie pari ad un campo da calcio. Vengono introdotte all’interno di una soluzione inquinata, le particelle agiscono assieme all’inquinante e possono essere estratte tramite un magnete.

Cristina: Quindi devono comunque passare per un filtro oppure un bacino?

Gianni Franzosi: Una semplice calamita è in grado di poterle attrarre ed estrarre dal liquido, a questo punto avremo l’acqua completamente depurata e gli inquinanti tutti aggregati alle particelle, che a loro volta possono essere recuperate ed usate come materie prime in successivi cicli di produzione e l’acqua invece utilizzata per usi comuni.

Cristina: Quindi si riciclano anche gli inquinanti?

Gianni Franzosi: Assolutamente si, in una sorta di economia circolare.

Cristina: Immaginiamo quindi di depurare una falda inquinata, e ce ne sono tante..

Gianni Franzosi: Purtroppo si. È banale, l’acqua è munta dalla falda, può passare all’interno di un filtro, questo filtro è addittivato con queste particelle. La parte inquinante si blocca all’interno del filtro e l’acqua depurata continua.

Cristina: Questo riguarda i metalli..

Gianni Franzosi: Si, la caratteristica delle particelle è che sono personalizzabili. Il nucleo centrale è sempre un nucleo magnetizzabile, il rivestimento attorno invece lo si può adeguare alla situazione dell’ambiente che abbiamo. Se abbiamo un ambiente ricco di idrocarburi la funzionalizzeremo per gli idrocarburi, in uno ricco di metallo per i metalli e così dicendo.

Cristina: E gli antibiotici e pesticidi che inquinano molte falde?

Gianni Franzosi: Senza alcune problema, assolutamente si.

Cristina: Rispetto ai sistemi di depurazione negli impianti industriali quale innovazione avete?

Gianni Franzosi: Il grande vantaggio è quello di poter comprimere in spazi molto piccoli tutto il set di depurazione, sfruttando quella che è la superficie assorbente delle particelle.

Cristina: Come nasce questa startup?

Gianni Franzosi: La startup è nata grazie alla sinergia tra la ricerca del Politecnico di Milano e l’industria.

Cristina: Grazie Gianni. È confortante sapere che gli inquinanti invisibili e minacciosi abbiano sempre più nemici. Arruoliamoli con audacia. Occhio al futuro

In onda 26-5-2018

DoCured, il welfare aziendale

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DoCured è una piattaforma di welfare aziendale, ossia quella rosa di servizi destinati al benessere del lavoratore, che crea una ricaduta di conseguenze positive.

Cristina: Il welfare aziendale, ossia quella rosa di servizi destinata al benessere del lavoratore ha una serie di ricadute positive. Oggi vi raccontiamo che cosa offre e quale impatto sta avendo un servizio di telemedicina. Buongiorno Lorenzo, a chi si rivolge? Quanti specialisti avete? Quali sono gli effetti e i risultati?

Lorenzo Tancredi: La nostra piattaforma di teleconsulti medici e psicologici online ha sviluppato un software di chat che permette ai dipendenti, direttamente dall’ufficio, di poter parlare con un medico o uno psicologo. Ad oggi contiamo più di 130, tra medici e psicologi iscritti alla piattaforma e abbiamo un bacino di dipendenti intorno ai 15.000, copriamo circa il 70% delle specializzazioni mediche. Dal ginecologo all’ortopedico e i nostri psicologi invece sono tutti degli esperti nella gestione dello stress lavorativo soprattutto.

Cristina: Quali sono gli specialisti più consultati e con quali risultati?

Lorenzo Tancredi: Sicuramente i ginecologi sono la branca medica più richiesta in assoluto e i consulti psicologici. Di solito una persona quando si trova di fronte ad una tematica psicologica e l’affronta scrivendola, si trova in una comfort zone in cui si esprime in modo più sincero.

Cristina: Vantaggi per quanto si riduce l’assenteismo? Quanto si genera una fiducia anche nelle nuove tecnologie e in un nuovo modo di curarsi?

Lorenzo Tancredi: C’è un assenteismo medio intorno al 7%, siamo riusciti grazie alla nostra piattaforma ad abbattere questa percentuale all’1,5%. Abbiamo notato che su un’azienda di 100 dipendenti circa il 60% è favorevole e vuole utilizzare una piattaforma come la nostra.

Cristina: Chi ci guadagna alla fine con questo sistema?

Lorenzo Tancredi: Essendo un servizio di welfare non ha un costo per il dipendente, l’azienda ha un vantaggio fiscale nell’offrire il servizio ai propri dipendenti, creare un risparmio per lo stato in termini di sovraccarico delle realtà ospedaliere.

Cristina: Quando tutti ci guadagnano chiaramente la soluzione è vincente.

In onda 12-5-2018

La pittura purificante di Airlite

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Airlite ha sviluppato una pittura che purifica l’aria e può essere utilizzata sia in interni che esterni. Neutralizza gli odori, i batteri e previene le muffe. Respinge la polvere e lo sporco e riduce l’inquinamento atmosferico.

Cristina: Non stiamo tutti meglio quando l’aria è leggera? Oggi vi raccontiamo di una tecnologia che ci consente di respirare meglio. Buongiorno Massimo, di che si tratta?

Massimo Bernardoni: È una pittura che contiene varie tecnologie. Riesce a purificare l’aria, riesce ad eliminare i batteri dalla superficie, le muffe, rimane più pulita nel tempo ed elimina anche gli odori. Noi eliminiamo gli inquinanti trasformandoli in sali, questa è una nanotecnologia, e poi ci sono altre tecnologie che non sono nano, che eliminano i batteri, le muffe ed eliminano la possibilità di sporcarsi le pareti con lo smog.

Cristina: Quindi i famosi baffi del calorifero?

Massimo Bernardoni: I famosi baffi dei caloriferi, gli angoli scuri… chiaramente nel tempo noi siamo molto più performanti.

Cristina: È completamente a base di minerali? Sono sostanze di origine petrolifera?

Massimo Bernardoni: Non abbiamo sostanze di origine petrolifera, è minerale, tant’è vero che quando si applica non ha odore.

Antonio Cianci: Con questa tecnologia dipingere una strada di 150 metri, a destra e a sinistra, equivale a piantare un bosco grande come un campo da calcio. Questo perché 12 metri riescono a ridurre l’inquinamento prodotto in un giorno da un’automobile.

Cristina: Assorbe anche particolato?

Antonio Cianci: In modo indiretto. Il particolato è generato dagli ossidi di azoto per sintesi fotochimica, noi ne abbassiamo i livelli e lo riduciamo in modo sensibilmente notevole.

Cristina: Ha anche la capacità di abbattere i consumi energetici. In che modo?

Antonio Cianci: Abbiamo la meravigliosa capacità di riflettere la componente calda della luce solare, quindi dipingendo la parete con questo prodotto si riesce a ridurre fino a 30 gradi la temperature in superficie. In questo modo minor calore passa all’interno e ho meno bisogno di usare riscaldamento o raffreddamento per condizionare la nostra stanza.

Cristina: Invece internamente avete una tecnologia che lavora quasi all’opposto? Creando una sorta di manto protettivo ma traspirante?

Antonio Cianci: La pittura è traspirante, permette quindi il passaggio di tutte le componenti senza creare ristagno e quelle brutte bolle che portano le muffe all’interno delle abitazioni, condizionando in effetti la stanza in modo naturale.

Cristina: In quanti colori esiste questa pittura?

Antonio Cianci: 180 colori. Devo dire che architettonicamente ha una resa molto bella, simile a quelle delle pitture decorative, permette anche finiture di lusso.

Cristina: Cosa succede quando metti insieme due italiani ingegnosi, uno più tecnico, l’altro più imprenditoriale, giovani nello spirito ma con esperienza? Spaccano.

In onda 5-5-2018

Blips, trasformare i cellulari in microscopi

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Blips, uno spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia, trasforma la fotocamera di uno smartphone in un microscopio a portata di tutti, con molteplici applicazioni nei campi della medicina e l’educazione.

Cristina: Oggi vi raccontiamo di un’applicazione a basso costo che trasforma i nostri smartphone in microscopio. Andrea, che cosa vi siete inventati?

Andrea Antonini: Abbiamo inventato delle pellicole con una piccola lente. Sono pellicole extrasottili che possono essere applicate in maniera adesiva, in questo modo, sulla fotocamera di ogni smartphone e con queste pellicole è possibile passare dal livello di fotografia macro, fino al livello per vedere cellule del sangue ad esempio.

Cristina: Questo immagino possa avere tantissime applicazioni, dal campo medico magari anche a quello educativo.

Andrea Antonini: Noi in particolare ci orientiamo a questi due macro ambiti. In quello medico abbiamo iniziato a collaborare nell’ambito della dermatologia per teleconsulenza dermatologica. Nell’ambito educativo, con scuole sia italiane che all’estero in paesi in via di sviluppo perché è possibile in questo modo fornire classi di microscopi a basso costo.

Cristina: Ci sono dermatologi che sono disposti a ricevere una fotografia invece che un paziente per fare una diagnosi?

Andrea Antonini: Si, più che per una diagnosi, per una prima consulenza – la fase di pre-screening. In particolare per alcuni ambiti per cui la gente è una po’ titubante ad andare dal medico. Per esempio per le malattie sessualmente trasmesse, oppure per velocizzare la fase di controlli dei nei, oppure nel caso di malattie e dermatiti atopiche per bambini. È possibile vedere le cellule del sangue, vederne la forma, riuscire a capire se ci sono alcune patologie oppure no quindi fasi iniziali di screening in paesi dove non è disponibile un microscopio standard.

Cristina: E vedere una cellula può essere invece utile per uno studente che non ha a disposizione nella sua scuola un laboratorio di scienze

Andrea Antonini: Esatto, sia alle scuole, che ai laboratori scientifici extra-scolastici, sia anche per qualsiasi appassionato di scienza che vuole cominciare a vedere dettagli microscopici della natura ma anche in campo agronomo abbiamo iniziato a valutare le possibilità per fitopatologia, per vedere le malattie delle piante sulle foglie. Andare in campo con il proprio telefono, applicare la pellicola con la lente e mandare la foto magari direttamente al laboratorio per avere un primo parere. Noi abbiamo fatto quattro diversi modelli di lente. Per le lenti più potenti è necessario tenere il telefono in maniera stabile, ci sono dei supporti, ci sono luci per trasformarlo in qualcosa di veramente simile ad un microscopio. Le nostre lenti le vendiamo ora da 10 a 30-40 euro, quindi alla portata di chiunque.

In onda 14-4-2018

Holey, la stampa 3D sta cambiando l’ortopedia

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Holey, una start-up di Lazio Innova, stampa gessi e tutori ortopedici in 3D al costo di un gesso tradizionale, ma con notevoli vantaggi.

Cristina: Statiscamente un italiano su due, nel corso della vita, si rompe un osso. Quindi, una buona parte di voi, sa quant’è pesante portare un gesso. Oggi ci sono alternative. Cosa vi siete inventati?

Gabriel Scozzarro: Abbiamo realizzato una soluzione in grado di produrre tutori ortopedici stampabili in 3D, su misura, che possono sostituire i gessi tradizionali o i tutori commerciali in taglie. La nostra soluzione è composto da uno scanner tri-dimensionale che acquisisce le misure del paziente e un software che automaticamente crea il modello virtuale, che poi può essere fabbricato utilizzando la stampante.

Cristina: I tempi quali sono?

Gabriel Scozzarro: La scansione è quasi immediata, solo 30 secondi, dopo di che il software impiega qualche minuto per creare il modello virtuale e dopo ci sono due ore della stampante 3D per la fabbricazione del tutore, mentre il tempo per un gesso tradizionale è di un’ora. La tecnologia della stampante sta andando sempre più veloce quindi ci stiamo avvicinando sempre di più con il tempo. Come costo per un tutore per il polso e avambraccio costa circa 10 euro mentre il gesso tradizionale tra gli 8-12 euro.

Cristina: Questo però ha notevoli vantaggi, quali sono?

Gabriel Scozzarro: Si riduciamo il rischio di complicazioni dal punto di vista medicale, come le irritazioni cutanee, i nostri tutori non sono invadenti, sono molto leggeri e completamente resistenti all’acqua in quanto realizzati in un materiale plastico, quindi può continuare a fare la doccia, andare al mare e continuare tutte le attività quotidiane come se niente fosse. Inoltre esercitano una pressione uniforme su tutto l’arto per cui scongiuriamo pure eventuali complicazioni come la sindrome compartimentale, che succede quando una pressione non omogenea viene applicata per lunghi periodi e blocca lo scorrimento normale del sangue.

Cristina: Siete già presenti in istituti traumatologici?

Gabriel Scozzarro: Si, attualmente collaboriamo con l’Inail che ci sta accompagnando per effettuare test clinici a livello nazionale.

In onda 24-3-2018

Nuova vita per l’Area EXPO di Milano

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Cosa ne sarà dell’Area EXPO, un milione di metri quadri che nel 2015 ha ospitato 22 milioni di persone? Carlo Ratti Associati, lo studio di architettura Torinese che ha vinto la gara d’appalto, ci ha raccontato come darà nuova vita al sito, utilizzando spazi comuni, aree verdi e mobilità autonoma.

Cristina: Cosa ne sarà dell’area EXPO? Un milione di metri quadri che nel 2015 ha ospitato 22 milioni di persone. Carlo quali sono tutte le innovazioni che potremo vivere nella nuova area EXPO?

Carlo Ratti: Provo a dirti tre aspetti. Il primo è come siamo partiti con il decumano, quel decumano che tutti ricordiamo, questa grande striscia di asfalto che fa da nastro distributore sul sito, e trasformarlo in un grande parco lineare. Un po’ la natura che torna al centro della città. Il secondo aspetto è come la parte bassa degli edifici diventa un common ground, uno spazio condiviso, uno spazio di interazione. Non uno spazio privato ma uno spazio che sia aperto alla città e a chiunque voglia godere di quel sito. Una terza cosa che proverei a dire è legata alla mobilità, sappiamo che la mobilità della città nel 900 era legata ed incentrata sulla macchina. Sappiamo che la automobili nei prossimi anni cambieranno moltissimo a causa delle nuove tecnologie, diventeranno autonome. Questo vuol dire anche una mobilità diversa, in cui la stessa macchina da un passaggio ad una persona, poi un’altra, poi un’altra. Allora ecco che forse uno dei primi siti urbani nel mondo che è stato progettato con questo in mente, con l’idea di una mobilità di un nuovo tipo, basata sull’autonomia.

Cristina: Quante persone ospiterà?

Carlo Ratti: Adesso lo sviluppo durerà molti anni quindi inizierà con Human Technopole, poi le parti universitarie e le varie aziende che si vogliono trasferire. Questo sarà un continuo e una crescita progressiva nel corso degli anni.

Cristina: Quando dovrebbe essere pronto?

Carlo Ratti: Se dici pronto come partire direi sono molto veloci, pensiamo che già l’anno prossimo sia attivo. Da questo nucleo iniziale vuol dire continuare a crescere nel corso degli anni. Io penso che le potenzialità siano davvero tante e quando penso che al successo dell’IIT come centro di ricerca che oggi è diventato un’eccellenza a livello mondiale e che proprio ci fa vedere come nel campo della ricerca quando creiamo le condizioni giusti, i modi i sistemi giusti e anche gli spazi da abitare giusti, ecco che il paese non è secondo a nessuno. Il sito di EXPO a cui siamo tutti affezionati per il grande successo del 2015, quindi è un sito su cui abbiamo proprio vissuto nel corso degli anni e siamo molto contenti di poter contribuire e a continuare a farlo vivere in un domani.

In onda 17-2-2018

NutriBees, cibo sano a domicilio

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Un nuovo servizio di cibo sano e pronto, disponibile in tutta Italia. Attraverso un accurato questionario, l’algoritmo di NutriBees sceglie i pasti più adatti alle esigenze alimentari di ciascun cliente.

È sempre più evidente il rapporto tra cibo e salute, è per questo che nutrizionisti e medici consigliano di aggiungere questo o di togliere quello e complica parecchio la vita a chi ha poco tempo.

Tramite un algoritmo utilizziamo i dati generati da un comprensivo questionario per aiutare il cliente a selezionare quali sono i piatti più adatti alle loro esigenze. Una volta che il cliente ha confermato la selezione, passiamo l’ordine alla nostra cucina che realizza questi piatti e li consegna in tutta Italia con una spedizione refrigerata.

Qual’è la vostra filiera di approvigionamento?

La nostra cucina si approvvigiona principlamente da produttori locali, tranne per qualche ingrediente che ci interessa fornire ma non è reperibile a km 0, come il salmone o la quinoa.

Consegnamo una volta a settimana, il cliente una volta fatto l’ordine, avrà i pasti entro il giovedì successivo. Siamo operativi su tutto il territorio italiano, e spediamo i nostri pasti in un packaging isotermico che dura fino a 72-96 ore. I pasti, conservati correttamente in frigo, si mantegono fino a 20 giorni. Per poterli assaporare, basta scaldarli in padella o nel forno per qualche minuto.

Li ho sfidati sul gusto perché ho scelto delle polpette di miglio da assaggiare, il miglio fa benissimo ed è super alkalinizzante, ma renderlo buono non è facile. Loro ci sono riusciti.

Sviluppare una coscienza alimentare richiede l’acquisizione di tante informazioni che poi vanno tutte incrociate ed è per questo che le tecnologie in grado di elaborare tanti dati in poco tempo, ci aiuteranno sempre di più.

Clairy, il vaso che purifica l’aria

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Negli anni ’80, la NASA ha scoperto che alcune piante sono in grado di filtrare l’aria, eliminando elementi nocivi per la nostra salute, attraverso le radici e non le foglie. Clairy, un vaso smart progettato da una start-up italiana, purifica l’aria nelle nostre case e uffici, con un’app dedicata per monitorare i livelli dell’ambiente.

Cristina: Che aria tira in casa o in ufficio? Non metaforicamente, per davvero. Oggi vi parliamo di un progetto che da tesi di laurea è diventata startup. Com’è la qualità dell’aria degli edifici rispetto a quella che sta fuori?

Paolo Ganis: L’aria interna può essere addirittura 5 volte più inquinata rispetto a quella esterna, è stata studiata dall’OMS in diversi paper e diverse ricerche scientifiche e ha proprio confermato questa caratteristica dell’aria interna che può essere veramente un danno molto grave per la nostra salute.

Cristina: Voi che cosa proponete, qual’è la vostra soluzione?

Paolo Ganis: Noi abbiamo creato un purificatore d’aria naturale. Un sistema a doppio vaso, con un’unita tecnologica e una pianta vera, in questo caso abbiamo una spatiphillium, che forza molta più aria nelle radici della pianta e grazie a questo approccio noi riusciamo a purificare l’aria, incrementare esponenzialmente l’efficacia di depurazione che alcune piante hanno, grazie al nostro prodotto.

Cristina: Portate in sostanza le radici a contatto con molta aria quindi accelerate un suo processo naturale ma in genere la pianta porta aria alle radici attraverso la sua respirazione, attraverso le foglie.

Paolo Ganis: Portiamo molta più aria, rendiamo la pianta esponenzialmente più efficace.

Cristina: Quanti metri cubi e in quanto tempo è in grado di purificare questo sistema?

Paolo Ganis: Noi abbiamo fatto dei test di laboratorio su una superficie di circa 36 metri cubi, con un primo setup di circa 30 ore fa il suo primo lavaggio chiamiamolo dell’aria e poi lo mantiene a livelli costanti.

Cristina: La fonte più grande di inquinamento non è quella che viene magari aprendo la finestra ma tutte le sostanze chimiche che i prodotti che usiamo in casa rilasciano, è così?

Paolo Ganis: Esatto, anzi aprire la finestra è un’ottima abitudine che noi consigliamo, quindi spray detergenti, finiture di mobili, cotture, sono tutte fonti molto dannose e creano moltissime sostanza tossiche veramente molto preoccupanti.

Cristina: Com’è possibile monitorare quanta aria è stata purificata?

Paolo Ganis: Abbiamo creato un prodotto che è molto molto tecnologico, quindi è dotato di sensori molto sofisticati e un’unità wifi che si collega al proprio smartphone. In tempo reale, grazie all’app che abbiamo creato, si possono vedere il livelli di inquinanti nei nostri ambienti interni e sapere come la pianta stia efficacemente battendo questi inquinanti. Poi ci sono sensori di temperatura e umidità, perché c’è una relazione tra i tre. Tutto a portata di smartphone.

Cristina: Voi avevate idea di quanto fosse inquinata l’aria dentro ai nostri edifici? Io no.

Droni umanitari e le medicine arrivano in luoghi irraggiungibili

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Due giovani creano una rete di distribuzione per luoghi irraggiungibili. La startup che si è inventato tutto questo ha sede in un ex magazzino della Silicon Valley. Contenuti extra da Occhio al futuro di Striscia la Notizia.

SANTANA: Sono originaria della Repubblica Dominicana e sono un avvocato. Ero molto interessata a capire come poter applicare la tecnologia alla politica, per far sì che i governi diventassero più efficienti e trasparenti, e volevo capire come accellerare il loro impatto nel mondo, fondamentalmente perché i governi sono come un grande meccanismo che può rendere effettive le leggi per un gran numero di persone Poi ho vinto una borsa di studio alla Singularity University che mi ha permesso di studiare lì per tre mesi, in compagnia di astronauti, ingegneri, imprenditori, dottori e quello che ho scoperto alla Singularity è stato un nuovo mondo di tecnologie esponenziali che non solo accellera il percorso per poter fare qualcosa… trasforma completamente il modo in cui si vede il mondo e in cui si compiono le azioni, perché questo è ciò che la tecnologia fa meglio. Ho conosciuto Andreas, che è oggi il mio cofondatore di Matternet. Lui aveva avuto l’originale idea di usare veicoli aerei senza pilota (UAV) e di creare un network di questi veicoli volanti per il trasporto, specialmente in posti senza infrastrutture stradali o in posti in cui le strade non funzionano veramente L’idea mi è piaciuta subito, soprattutto perché ho visto la possibilità di saltare tutta la fase decisionale che di solito è gestita dai governi Infatti, se metti a confronto questi due procedimenti… Andare al congresso, far passare una legge, accettare di investire cinquanta milioni di dollari nella costruzione di una strada È una decisione politica. Non ha nulla a che fare con il miglioramento delle condizioni di vita della gente che vive lì, specialmente se quella gente non vota, se non ha voce in capitolo nella sua vita quotidiana. Non devo più passare attraverso questo procedimento perché c’è questa nuova tecnologia, che possiamo mettere nelle mani di chiunque, che permette di saltare tutto questo processo e di connettere queste persone. È efficiente, affidabile ed è la reale soluzione del 21° secolo per un problema che esiste nel mondo da sempre. Questo è un piccolo veicolo volante chiamato Quadcopter, perché ha 4 eliche. Ha solo 4 parti mobili: questi 4 motori e 4 eliche. Tutto il resto è elettronica e una batteria. Noi crediamo che questo sarà il nuovo, il prossimo paradigma del trasporto, La vera soluzione del 21° secolo. Questo si chiama Michelangelo. Abbiamo costruito circa dieci prototipi come questo e li abbiamo testati in location estreme. Siamo stati in Bhutan, nella catena himalayana e lo abbiamo testato con il supporto del governo e del ministro della salute per aiutarli a trasportare medicinali tra gli ospedali e i centri di cura che si possono trovare a 50, a 100 km di distanza! E L’unico modo per fare tutta questa strada, è attraverso punti intermedi dove è possibile atterrare, cambiare la batteria e ripartire immediatamente Stiamo dunque creando una rete in cui sia possibile farli atterrare autonomamente e ripartire, attraverso piccoli ponti aerei tra i vari luoghi. Quello che vedi qui è solo una parte del sistema. Il veicolo è dotato di un piccolo computer connesso ad internet. Abbiamo sviluppato un “cloud system” Che dà instruzioni al veicolo su cosa fare, Da dove partire, quando, quale percorso prendere per raggiungere la destinazione. Andreas, possiamo fare in modo che Michelangelo voli vicino a quelle rocce? Certo! Adesso tu stessa darai istruzioni a Michelangelo In modo da farlo giungere a destinazione. E adesso lo vedrai partire. Favoloso! Sta partendo… che emozione! Devi sapere che il costo dell’energia per un carico di circa un chilo calcolando una distanza intorno ai venti chilometri è sorprendente: soltanto 2 centesimi! Complimenti, hai completato il tuo primo volo.

Il medico del futuro: “Sarete in grado di diagnosticarvi da soli”

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KRAFT: Stiamo passando dall’internet delle cose all’internet “del corpo” e via via che ognuno di noi entrerà in possesso di dati sulla propria salute e li metterà in condivisione I miglioramenti della medicina e dello stato di salute saranno sensazionali, in tutto il mondo. Ancora oggi “Salute” è sinonimo di curare la malattia. Aspettiamo, insomma, che la malattia si manifesti. Ci curiamo soltanto a seguito di un attacco di cuore, di un ictus o di un cancro. E di conseguenza, i dati che raccogliamo sono intermittenti. Dobbiamo andare in clinica per rilevare la pressione o per un prelievo di sangue. Riguardo alla prevenzione, invece, ci sono oggetti indossabili come gli orologi intelligenti, ad esempio. Questi orologi, prodotti da varie società, rilevano la frequenza e l’attività cardiaca. Possono comunicare con il vostro smartphone e spedire in tempo reale i dati al vostro medico o all’ospedale. E per noi medici è utile il fatto di poter prescrivere esercizi e dire al paziente: “Voglio vedere che fai almeno 10000 passi al giorno, o che dormi almeno sette ore per notte.” Il paziente penserà: “Oh, il dottor Kraft mi sta tenendo sotto controllo”. Beh, questo cambierà la relazione medico/paziente e nel lungo periodo può fare una gran bella differenza. La cura del cancro per esempio – io sono oncologo – Cambierà completamente. Non si potrà più generalizzare dicendo che un paziente ha un cancro ai polmoni… stiamo studiando le 10000 diverse tipologie di cancro. Ognuna di esse sarà stata analizzata e sequenziata dal momento che già oggi i genomi stanno diventando sempre più economici. Poi useremo l’intelligenza artificiale per scegliere la combinazione di medicine più adatta ad ogni paziente e nel tempo la terapia andrà sempre di più migliorando. Può essere che il cancro non sarà sempre curato, ma si potrebbe trasformare in una malattia cronica, dal momento che stiamo imparando a occuparcene in maniera più differenziata e intelligente. Parte fondamentale della medicina futura potrebbe consistere nel prescrivere una app invece di indicare soltanto la medicina o il dispositivo medico… Quindi, se ci sarà un paziente con il diabete, Potremo aiutarlo a occuparsi da solo della sua malattia e controllare in remoto quando prende le sue medicine, o fornirgli tele-visite via webcam. Se avesse bisogno di essere visitato da me gli basterà premere un bottone e oplà, eccomi qui! Il medico del prossimo futuro avrà sicuramente una valigetta digitale: uno stetoscopio digitale, un otoscopio digitale… Se ad esempio hai un problema di pelle, c’è una app che analizza la foto e ti dice se quel neo è pericoloso o se è una semplice lesione.

CRISTINA: Che cosa sta nascondendo nelle sue tasche che ci può mostrare?

K: I nostri smartphone stanno diventando dei veri e propri strumenti medici. Per esempio ho qui un ECG portatile. Se prendo questo piccolo connettore e lo metto a contatto con il telefono, registrerà il mio elettrocardiogramma in tempo reale. Ve lo mostro alla camera. Vedete, lo sta registrando e contestualmente lo sta inviando sul cloud. Tra l’altro è anche in grado di fare le analisi. Il software, in alcuni casi, compie un lavoro migliore di un cardiologo. Questo è un altro strumento che posso indossare e che registra le mie onde cerebrali e le comunica al mio smartphone. Già oggi si potrebbe utilizzare per aiutare i pazienti a concentrarsi, o per rilassarsi e meditare. Può essere utilizzato per aiutare bambini che hanno disturbi dell’attenzione. Se collegato ad un videogioco, il gioco si attiva solo quando sono concentrati e questo li aiuta nell’attenzione anche quando non indosseranno più la cuffia. Nel futuro potrei prescrivere una cuffia del genere a un paziente con ansia o depressione e dirgli: “Vai a casa e usalo per rilassarti almeno dieci minuti al giorno!” la direzione in cui stiamo andando assomiglia sempre di più alla fantascienza. Nel futuro prossimo ognuno di noi avrà in casa apparecchi simile ad un “tricorder”. Qualcuno di voi che conosce Star Trek si ricorderà che il dottor Bones McCoy lo usava per scansionare i suoi pazienti, così. Bene, esiste un concorso chiamato il “Tricorder XPRIZE” che ha già trecento team in lizza per costruire un oggetto come questo. Te lo appoggi sulla fronte così… e ti rileva il battito cardiaco, l’ossigenazione, la pressione sanguigna e l’ecocardiogramma. Comunica direttamente con lo smartphone, registra ogni dato ed è dotato di intelligenza artificiale. La stessa agenzia dello scanner ha inventato uno stick per l’analisi delle urine. È sufficiente immergerlo nel proprio campione… è dotato di un codice QR. Gli fai una foto con l’app e ti comunica se hai un infezione alle vie urinarie o qual’è il tuo livello di proteine, in caso di gravidanza. Il dato potrà essere direttamente inviato al tuo medico e, in caso di malattia, al posto di andare tu in farmacia, un drone potrebbe atterrare in fronte a casa tua e consegnarti l’antibiotico. Esistono anche dispositivi che controllano la corretta assunzione dei farmaci. Per esempio, su questo tappo c’è un GPS. Ogni volta che il paziente utilizza l’inalatore, il tappo regista il segnale e lo invia al GPS, in modo che il suo dottore o sua madre sappiano se ha preso correttamente la medicina. E questo ci potrebbe aiutare a controllare meglio malattie come l’asma, ad esempio. Nelle mie tasche ho anche un campione di “ipill”. È piccola come una compressa, è dotata di videocamera, di GPS e di Bluetooth. potrei ingerirla – questa è inutilizzata – e fotograferebbe il mio tratto gastro intestinale, in un modo molto più comodo rispetto ad una gastroscopia.

C: Molti si chiederanno: “ma quando potremo usare tutto questo?” Voglio dire, le fasi di approvazione staranno al passo con queste tecnologie? I sistemi legislativi e i governi ragionano ancora con la mentalità degli anni settanta.

K: Già. La tecnologia invece si sta muovendo così in fretta che non riescono a stargli dietro. Anche le assicurazioni non hanno ancora deciso che valutazione dare a queste nuove tecnologie. questa è la vera sfida: dobbiamo educare i politici, i legislatori a pensare, ad esempio, a come regolamentare una app o una rete di apparecchi, o a come impedire che un pacemaker venga hackerato. L’intelligenza artificiale sta già arrivando nei nostri smartphone. Il Dr. Siri o il Dr. Watson saranno presto sui nostri smartphone e potremo presto avere un facile accesso ai migliori medici del mondo e ai database più aggiornati. Questo, ne sono certo, cambierà radicalmente il nostro lavoro ed il modo di curarsi.