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Un viaggio nel futuro con Cristina Pozzi

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Vi gira la testa quando pensate agli scenari del futuro di lavoro, società e famiglia? Ecco un breve viaggio con Cristina Pozzi, autrice di 2050. Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo. Cristina è anche fondatrice di Impactscool, che porta nelle scuole e università italiane percorsi di formazione per essere pronti ai grandi cambiamenti in corso.

Cristina: Quali sono i cambiamenti che ci aspettano nei prossimi anni? Cristina tu sei imprenditrice sociale e scrittrice e hai fatto un viaggio nel futuro, che cosa hai visto?

Cristina Pozzi: Sicuramente il futuro che ho visto nel 2050 è un futuro dove cambia l’ambiente in cui noi viviamo perché il nostro pianeta, ahimè, per effetto del riscaldamento globale sarà soggetto a tantissimi cambiamenti, però anche lo stesso concetto di ad esempio famiglia, potrebbe essere messo in dubbio, cambiare, evolversi, per effetto di evoluzioni della genetica. Per esempio già oggi si possono fare figli con tre genitori andando ad utilizzare il materiale genetico di tutti e tre, si fa già in Inghilterra.

Cristina: E come faremo ad aumentare le nostre capacità cognitive?

Cristina Pozzi: Potremo farlo in tanti modi, sia dal punto di vista chimico con medicine che si stanno già studiando che possono aumentare la nostra attenzione ad esempio, si anche con le cosiddette neurotecnologie che invece possono essere veri e propri impianti tecnologici o caschetti da indossare che sono in grado di aumentare la nostra creatività

Cristina: E se non sono a portata di tutti come costi?

Cristina Pozzi: Potrebbero essere a beneficio solo di alcuni. Probabilmente non vogliamo vedere una società dove solo alcune persone possono essere più intelligenti, più di successo sul lavoro o avere accesso a determinate cure, più sani. Per chi non se lo può permettere potrebbero esserci scenari dove addirittura si può ottenere una tecnologia in cambio però di essere soggetti a pubblicità, magari continue, in modo da poterlo avere gratuitamente.

Cristina: Pure cedendo i propri dati del DNA?

Cristina Pozzi: Assolutamente si, quello potrebbe diventare una vera e propria fonte di reddito, addirittura quasi uno dei tanti lavori che ci troveremo a svolgere perché molto probabilmente non svolgeremo un solo lavoro ma tanti contemporaneamente.

Cristina: E i mestieri di oggi spariranno. Quali sono quelli che secondo te rimarranno o nasceranno e saranno strategici?

Cristina Pozzi: Sicuramente trovandoci immersi in una realtà cambiata in pochissimo tempo e che facciamo fatica a comprendere, magari anche per la presenza di robot attorno a noi in qualunque situazione, la figura dello psicologo che ci può aiutare nel gestire il passaggio, sarà centrale.

Cristina: Secondo te c’è la formazione giusta per compiere questo viaggio verso il futuro?

Cristina Pozzi: Per ora no, il consiglio che do sempre è quello di imparare a essere curiosi e imparare ad imparare.

Cristina: Coniugando quindi i nostri naturali talenti e le nostre capacità intellettuali, di cuore, creative e la volontà. Occhio al futuro

In onda 29-9-2018

SanTO – il robot per la preghiera

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Una conversazione con Don Ivan Maffeis della Conferenza Episcopale Italiana e Gabriele Trovato, Prof. di Intelligenza Artificiale all’Università Cattolica del Perù, che ci presenta SanTO – un robot dotato di intelligenza artificiale pensato per accompagnare la preghiera.

Cristina: Si stanno progettando robot per ogni ambito e aspetto della nostra vita, persino per i momenti di preghiera.

Gabriele Trovato: Semplicemente accendendo un cero, e toccando la mano del santo. Parlami di San Francesco.

Cristina: Come la vede lei questa interazione?

Don Ivan Maffeis: Sicuramente la tecnologia ci mette a disposizione qualcosa di buono. Dobbiamo però ricordarci che c’è il rischio che noi andiamo a domandare alla macchina, al robot, in base all’urgenza del momento, in base al nostro stato d’animo.. però teniamo conto di questo respiro più ampio. Teniamo conto che la persona oggi è alla ricerca di una relazione, di un’incontro. Può sicuramente servire a livello di catechesi, a livello di documentazione, però la parola che cerco è una parola che più che interrogare in termini della mia vita, paradossalmente, ma nella misura in cui il robot ci mette a disposizione un mondo, una ricchezza di contenuti, una biblioteca. Addirittura c’è la possibilità di interagire, bene.

Gabriele Trovato: Io penso che questo deve essere visto come un sostegno alla chiesa, non ha la pretesa di sostituire la chiesa quindi non è un oggetto che può dare risposte, ma può fornire compagnia alla preghiera. Questo lo vedo come lo scopo principale.

Cristina: Conversazioni come queste sono sempre più necessarie. Sono temi delicati ma tremendamente attuali. Occhio al futuro.

In onda 2-6-2018