Cooperativa Zerografica

By 24 Febbraio, 2020 25 Giugno, 2020 sdg 10, sdg 16, sdg 8, technology

Zerografica è una delle 12 cooperative che offrono formazione e lavoro ai detenuti del carcere di Bollate. Avviarsi ad un mestiere aiuta a spendere in modo costruttivo il tempo dentro e prepara donne e uomini ad una vita responsabile e dignitosa. Zerografica nasce dal coraggio di credere, di dare fiducia e di saperla raccogliere. È un esempio di riscatto e di collaborazione, di servizio e di reinserimento.

Cristina: Siamo al Consorzio Viale dei Mille che vende prodotti realizzati nelle carceri e ospita anche gli uffici della Cooperativa Zerografica, una delle 12 cooperative che offrono formazione e lavoro ai detenuti nel carcere di Bollate. Avviarsi ad un mestiere aiuta a spendere in modo costruttivo il tempo dentro e prepara donne e uomini ad una vita responsabile e dignitosa. Grazie Gualtiero per averci invitato a scoprire questa importante realtà.  Ci racconti della tua esperienza?

Gualtiero Leoni: Sono arrivato nel carcere di Bollate nel 2009, dato che a Bollate c’è un metodo diverso degli altri carceri, Bollate ti da la possibilità di poterti ricostruire. Da la possibilità alla persona di essere al centro delle attività che ci sono in Bollate. Da la possibilità di ricominciare a sognare alle persone.

Cristina: E allena ad un mestiere..

Gualtiero Leoni: Si ti da la possibilità di prepararsi a vari corsi di formazione, corsi lavorativi.

Cristina: E adesso tu percepisci uno stipendio?

Gualtiero Leoni: Con la Cooperativa Zerografica io e miei compagni riusciamo a ritagliarci degli stipendi per poter vivere, per poter cominciare a vivere in società e potersi mantenere. È importante, riesci a credere in te stesso, riesci a dare un valore anche a quello che stai facendo.

Cristina: Che bello. Raccontaci che cosa fate qua, cosa fanno questi ragazzi?

Gualtiero Leoni: Zerografica si occupa innanzitutto di tipografia e di stampe all’interno del carcere e cancelleria per i detenuti. In più fa un servizio informatico per i detenuti del carcere di Bollate, San Vittore, Bergamo, Cremona, Torino e Monza. Ossia, spediamo le email dei vari detenuti dall’interno del carcere, diamo la possibilità alle persone ristrette di potersi sentire più vicine alla famiglia e in poco tempo. In carcere la cosa brutta è quando ci si sente da soli, abbandonati.

Cristina: Quindi come funziona?

Gualtiero Leoni: Le persone detenute ristrette scrivono su un cartaceo, che viene ritirato la mattina da una persona per l’uscita e portarle fuori qui in Viale dei Mille in consorzio. Vengono selezionate, scannerizzate, spedite. Una volta scannerizzate vengono distrutte perché la privacy è importante. Al pomeriggio si prendono le risposte, si riportano in carcere per la riconsegna del mattino successivo. Oltretutto perché Bollate ha un metodo meritocratico insomma, uno se lo deve meritare con i vari corsi e i vari programmi.

Cristina: I risultati del metodo Bollate sono entusiasmanti, 17% di recidiva, contro 74% della media nazionale. I 1.200 detenuti possono imparare mestieri in ambiti diversi. Secondo un patto reciproco tra istituto di detenzione e detenuti: che il tempo speso in carcere sia una correzione di percorso, verso la libertà. Un esempio da seguire, che adempie agli SDG 8, 10 e 16. Occhio al futuro!

In onda il 22-2-2020