Tomorrow People

By febbraio 25, 2019ecology, features

“Quando l’ultimo albero sarà morto, quando l’ultimo fiume sarà stato inquinato e l’ultimo pesce sarà stato catturato, solo allora vi renderete conto che non si può mangiare il denaro”. Detto degli Indiani Cree.

Gli stimoli di un’infanzia a contatto con l’arte e i movimenti pacifisti mi hanno portato, da adulto, a sperimentare soluzioni per vivere in armonia con il pianeta che abitiamo e, sorpresa dall’abbondanza che regna ai margini della crisi, a divulgare stili di vita compatibili con il nostro tempo. Da modelli di consumo lineare, che prelevano risorse e restituiscono rifiuti, a sistemi circolari, di prodotti che nascono, vivono e rinascono.

Ho smesso di essere protagonista dei miei pensieri quando sono diventata madre. Ogni figlio mi ha aperto nuovi varchi su un mondo puro e semplice, ricco di tradizioni, saperi e buon senso, sintonizzandomi con gente che fa, inventa, condivide, che ama la vita e cerca di preservare i più semplici e genuini tesori: benessere, amore, bellezza. Riconoscendo che ciascun elemento è sia dentro sia fuori di noi: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, la terra che ci nutre e il sole che ci rigenera, e che la nostra salute e la salute del nostro pianeta sono una cosa sola. Ogni attenzione, veicolata dall’intenzione di essere parte integrante dei complessi e magici sistemi di vita, può contribuire a salvaguardare una specie e una tradizione culturale, trasmettere coscienza e conoscenza. Attraverso il cibo che mangiamo, i prodotti che usiamo, a come ci spostiamo. Il motore del cambiamento è la gratitudine, quel sentimento discreto e umile che trasforma piccole cose in grandi doni: la foglia che produce energia, la coreografia di un semplice fiore, un tuffo in mare, il manto di stelle. Doni fuori e dentro di noi vogliono solo essere riconosciuti.

La razza umana ha raggiunto una soglia d’evoluzione. Ha senso ringiovanire le cellule e sfidare la vecchiaia se rendiamo il pianeta che ci ospita sempre più inospitale? Non possiamo fare di meglio? Spirito d’osservazione, umiltà, perseveranza e pensiero creativo sono attitudini di chi affronta la crisi come un’opportunità per crescere. E’ una missione generazionale. Il rapporto che abbiamo con noi stessi determina il nostro modo di interagire col mondo, ed è in quest’ottica che possiamo sbrigliare la matassa che ci sta attanagliando. Come diceva Gandhi, la pace è la via. La terra non ha bisogno di noi ma noi abbiamo bisogno della terra. E’ l’incipit del mio primo libro, un buon promemoria – sta a noi scegliere se evolvere o essere consumati dal consumismo. Credo nel potere della massa critica, ma solo amando saremo capaci di emergere dal delirio del nostro tempo.

In epoche più innocenti il mito della crescita infinita poteva ancora illuderci. Ora non più. Dal 1971 la popolazione mondiale è triplicata ma le scorte idriche sono dimezzate, ogni anno si disboscano circa 60.000 chilometri quadrati di foresta primaria, ogni cinque secondi muore un bambino per cause dovute alla malnutrizione.

“La terra non l’abbiamo ereditata dai nostri avi, l’abbiamo presa in prestito ai nostri figli” è un detto indigeno che in sfumature diverse appare in molte culture, dall’Africa al Nord America.

Gli stimoli di un’infanzia a contatto con l’arte e i movimenti pacifisti mi hanno portato, da adulto, a sperimentare soluzioni per vivere in armonia con il pianeta che abitiamo e, sorpresa dall’abbondanza che regna ai margini della crisi, a divulgare con il mio lavoro di giornalista e scrittrice, stili di vita compatibili con il nostro tempo. Da modelli di consumo lineare, che prelevano risorse e restituiscono rifiuti, a sistemi circolari, di prodotti che nascono, vivono e rinascono.

Ho smesso di essere protagonista dei miei pensieri quando sono diventata madre. Ogni figlio mi ha aperto nuovi varchi su un mondo puro e semplice, ricco di tradizioni, saperi e buon senso, sintonizzandomi con gente che fa, inventa, condivide, che ama la vita e cerca di preservare i più semplici e genuini tesori: benessere, amore, bellezza.

Riconoscendo che ciascun elemento-BASE è sia dentro sia fuori di noi: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, la terra che ci nutre e il sole che ci rigenera: E che la nostra salute e la salute del nostro pianeta sono una cosa sola. Ogni attenzione CHE NASCE dall’intenzione di essere parte integrante dei complessi sistemi di vita, può contribuire a salvaguardare una specie e una tradizione culturale, trasmettere coscienza e conoscenza. In epoche più innocenti il mito della crescita infinita poteva ancora illuderci. Ora non più. Dal 1971 la popolazione mondiale è triplicata ma le scorte idriche sono dimezzate, ogni anno si disboscano circa 60.000 km quadrati di foresta primaria; ogni cinque secondi muore un bambino per cause dovute alla malnutrizione. Il motore del cambiamento è la gratitudine, quel sentimento discreto e umile che trasforma piccole cose in grandi doni: la foglia che produce energia, la coreografia di un semplice fiore, un tuffo in mare, il manto di stelle. Oggi, la razza umana ha raggiunto una soglia d’evoluzione. Ha senso ringiovanire le cellule e sfidare la vecchiaia se rendiamo il pianeta sempre più inospitale? Non possiamo fare di meglio? Spirito d’osservazione, umiltà, perseveranza e pensiero creativo sono attitudini di chi affronta una crisi come un’opportunità per crescere. E’ una missione generazionale. Il rapporto che abbiamo con noi stessi determina poi il nostro modo di interagire col mondo, ed è in quest’ottica che possiamo sbrigliare la matassa che ci sta attanagliando. Come diceva Gandhi, la pace è la via. La terra non ha bisogno di noi ma noi abbiamo bisogno della terra. E’ l’incipit del mio primo libro, un buon promemoria – sta a noi scegliere se evolvere o essere consumati dal consumismo. Credo nel potere della massa critica, ma solo amando saremo capaci di emergere dal delirio del nostro tempo.

 

Pubblicato su Vogue, 2012.