SenseableCityLab

By marzo 25, 2016technology

Dal suo studio di Torino Carlo Ratti, architetto italiano professore al MIT, racconta del supermercato del futuro, progettato per Expo ed inaugurato al Bicocca Village di Milano lo scorso 6 dicembre. Se con questo nuovo modo di fare la spesa è facile sapere da dove vengono i prodotti che acquistiamo, non possiamo dire lo stesso della fine che fanno quando li buttiamo. E’ così che nasce Trash Track, l’ingegnoso progetto del SENSEable City Lab del MIT, di cui Ratti è direttore.

Cristina: Oggi siamo a Torino nello studio di un architetto dove si progettano cose e spazi in chiave digitale. Professore, dei suoi tanti progetti, quali avranno l’impatto positivo e più rapido sulla società?

Carlo: Direi forse quello che ci appassiona di più è il prossimo progetto. Quelli che sono i prossimi progetti sono sia i progetti che stiamo facendo al Senseable City Lab, dove cerchiamo di capire come le nuove tecnologie cambiano la relazione con la città. Può essere un edificio, come il padiglione del supermercato futuro a EXPO l’anno scorso. I prodotti ci raccontano la loro storia e portarla nella vista di tutti i giorni.

Cristina: Ha fatto un progetto bellissimo taggando alcuni rifiuti e poi tracciandone il percorso, a che cosa è servito?

Carlo: Quel progetto partiva da una simmetria importante oggi, sappiamo tutto di come vengono fatti gli oggetti che usiamo, conosciamo la supply chain, ma conosciamo molto meno quello che succede alle cose quando le buttiamo via. Allora abbiamo disegnato dei piccoli chip, come se fossero dei telefono cellulari in miniatura, da mettere sui rifiuti che permette di tracciarli. Come quando uno va all’ospedale e mettono dei traccianti nel corpo per vedere cosa funziona cosa non funziona, è come fare la stessa cosa all’intera scala di una città o di un intero paese. I primi risultati negli Stati Uniti ci hanno fatto vedere cose molto interessanti sia nelle lunghezze di queste tracce, sia come potremmo utilizzare queste informazioni per migliorare tutto il sistema di raccolta dei rifiuti.

Cristina: E quindi come si potrà usare?

Carlo: Effettivamente il primo punto come riusciamo a renderlo più sostenibile, come riusciamo a ridurre per esempio delle inefficienze che abbiamo trovato, ma il secondo punto forse ancora più interessante è quello legato al fatto che questi dati, quando li condividiamo con i cittadini, possono permetterci di innescare dinamiche molto importanti di cambio di comportamento. Qualche settimana fa abbiamo fatto un altro esperimento dagli Stati Uniti, in cui siamo riusciti ad identificare molti dei flussi illegali di rifiuti che dagli S.U., rifiuti elettronici, finiscono in Asia. Allora questa conoscenza può poi permetterci di capire meglio e reagire, sia come cittadini sia come NGO sia come stati, di come in qualche modo cercare di risolvere questi problemi.

Parte 2

Cristina: Tra le città cosiddette “intelligenti” quali sono quelle che stanno accelerando di più?

Carlo Ratti: É un’ottima domanda, è la tecnologia di nuovo delle machine senza guidatore, delle macchine autonome, è praticamente pronta. Sappiamo che sono settimane che Uber sta sviluppando e testando questi sistemi nella città di Pittsburgh. Noi stiamo lavorando con il governo della città di Singapore per sviluppare una delle prime flotte di macchine autonome nella città asiatica alla fine di quest’anno. Quindi diciamo che la tecnologia c’è, la sfida più interessante è l’utilizzazione. Come questa tecnologia può cambiare le nostre città? Il fatto che una macchina senza guidatore ci può dare un passaggio al mattino mentre andiamo al lavoro, può dare un passaggio a chiunque altro nella nostra famiglia o chiunque altro nella città, in qualche modo crea un sistema nuovo, ibrido, a metà tra trasporto pubblico e trasporto privato. Potremmo effettivamente far girare una grande città come Torino, Milano o Roma con una frazione molto minore delle macchine che abbiamo oggi. Meno della metà.

Cristina: La dimensione ludica penso sia essenziale per il tuo lavoro, qual’è il progetto più divertente che hai fatto?

Carlo: Forse il MakrShakr, questa idea di creare un bar robotizzato, con cui uno può creare la propria ricetta sul telefonino o sul tablet, poi il robot fa qualsiasi cosa che farebbe un barman e uno può vedere i risultati della propria creatività. Questo, da gioco è diventato qualcosa di serio, è diventato una startup che sta crescendo molto. Secondo noi c’è un aspetto dietro che forse va al di là del gioco, ed è l’aspetto legato alla robotica. Queste macchine stanno trasformando la società e le catene di montaggio ma spesso sono lontane da noi. Allora ecco come forse permettere a tutti noi di controllare un robot e vedere come funziona, per capire meglio quelli che saranno le dinamiche di domani. Pensiamo a come la robotica potrebbe cambiare il nostro mondo e viene in mente uno dei teorici sul reazionismo e pensiamo al momento in cui l’automazione completa, non lasciava le persone altro che la dimensione del gioco, o che lui chiamava “homo ludens”, l’uomo che gioca.

Cristina: La domanda successiva inevitabile che si fanno tutti a casa è che ne giochiamo, ma come facciamo a vivere?

Carlo: Come dice il mio amico Oliviero Toscani, bisogna fare in modo che anche i robot paghino le tasse.

Cristina: Quando spazi, persone e cose saranno tutte connesse si ridefiniranno i nostri stili di vita.