Progresso tecnologico: chi ne beneficerà?

By luglio 23, 2018technology

Le tecnologie stanno evolvendo a ritmi da capogiro. «L’automazione ci permette di generare maggior benessere con minor lavoro. Credo che ciò sia un bene», spiega Kathryn Myronuk, «ma dove andrà questo benessere e come ne beneficeranno le persone non è una scelta tecnologica. È una scelta sociale.» Myronuk è docente di Sintesi e Convergenza alla Singularity University. Il suo ruolo è di analizzare i trend esponenziali e di inquadrarli nel nostro tempo. Insieme a lei abbiamo immaginato possibili scenari del prossimo futuro.

CRISTINA: In tempi di tecnologie esponenziali molti lavori saranno rimpiazzati. Che scenario ci si paradavanti?

MYRONUK: Succederà che alcune persone saranno stupite dalla perdita di lavoro, mentre altri riescono a prevedere che tra 15/20 anni alcuni lavori non esisteranno più e pianificheranno un cambio con il giusto anticipo. Per esempio sconsiglierei di orientare i propri figli a diventare dentisti, dal momento che presto inventeranno un vaccino contro la carie. Insomma, è ovvio che se i nostri denti fossero più protetti la nostra società se la passerebbe meglio e i dentisti si potrebbero ritirare. Magari non spariranno del tutto, ma saranno sempre di meno ad intraprendere quel lavoro. Ci vogliono lungimiranza e pianificazione. Lo vedo già succedere nelle scuole… i genitori che si accorgono del mondo che cambia, inizieranno a chiedere alle scuole di insegnare ai propri figli cosa serve per sopravvivere al 21° e non al 20° secolo. Anche i politici devono cominciare a preoccuparsi di adattare questa società all’aumento di disoccupazione, ma c’è da dire che proporzionalmente aumenterà il tempo libero. L’automazione ci permette di generare maggior benessere con minor lavoro. Credo che ciò sia un bene. Dove andrà questo benessere e come ne beneficeranno le persone non è una scelta tecnologica. È una scelta sociale. nel 1900 gli operai lavoravano 60, 70 ore a settimana. Oggi la maggior parte della gente lavora 35/40 ore a settimana. In linea di massima potremmo pronosticare che passeremo da 40 a 25/30 ore. Questo non sarà necessariamente un problema, soprattutto se ci organizziamo in anticipo. Quello che nessuno vuole è una situazione in cui alcuni lavorano 50 ore ed altri 20.

C: Per evitare questo servono tecnologie o si tratta più di una questione morale?

M: Entrambe le cose. Ad esempio ti puoi servire della tecnologia, mettiamo una videocamera, sia per combattere contro gli abusi dei diritti umani, per insegnare, per educare, che per attività triviali, o addirittura dannose! L’importante è “come” usiamo la tecnologia e non è necessariamente in un modo o nell’altro. Dobbiamo compiere scelte su quale dei due aspetti privilegiare.

C: Che cosa ti emoziona di più del futuro imminente?

M: Il mio più grande punto di ottimismo, oggi, è l’evidenza che già in questo decennio potremo avere un dialogo con sette miliardi di persone sulla Terra. E non si tratta di una metafora. Alludo invece alla possibilità di parlare realmente tutti insieme, che significa essere connessi. Oggi con un cellulare puoi avere accesso a tutte le informazioni del mondo. Siamo passati da meno di un miliardo a più della metà della popolazione mondiale connessa ad internet in un tempo relativamente breve. Adesso siamo in grado di avere software di traduzione e altri strumenti che democratizzano la nostra connessione globale. Nel futuro prossimo saremo in grado di parlare di un determinato problema nel mondo coinvolgendo le persone direttamente interessate. Anzi, saranno proprio loro ad avviare la conversazione. Sono entusiasta all’idea di progetti scientifici in cui non ci sia più un divario tra chi compie la ricerca e chi ne beneficia. Ad esempio, se in una comunità è presente un fiume inquinato, la gente non dovrà necessariamente aspettare che il governo, o un laboratorio scientifico, venga a fare un analisi. Avranno loro stessi gli strumenti per analizzarlo di persona e lo stesso avverrà per il controllo dei dati. Senza aiuto esterno stenderanno un rapporto e grazie alla loro connessione ne parleranno al mondo in prima persona. Questo è un cambiamento strepitoso. Insomma, continueranno ad esistere i problemi complicati, ma vivere in un mondo in cui, a lavorare sul singolo problema, ci sono sette milioni di persone al posto di poche migliaia, beh… è un mondo veramente rigoglioso.