Per fare pulita la casa bada all’etichetta

By febbraio 19, 2019ecology, features

Ho iniziato ad alleggerire il mio impatto ambientale quando i bambini erano piccoli. Cosa ingerivano, imparando a gattonare? Quali sostanze impregnavano gli indumenti che avvolgevano loro, me, noi, sovente un corpo unico? Cosa spruzzavo nell’aria che respiravamo? Tra una poppata e l’altra facevo la detective. Ho imparato che “non ingerire” non è solo un’avvertenza per genitori distratti; legalmente “ingerito” significa “inalato o assorbito tramite la pelle”.  Ho scoperto che nell’ambiente ci sono più di quattro milioni di sostanze chimiche, in buona misura tossiche, e che usando intrugli potenti per disinfettare, rischiavamo di creare ceppi di batteri resistenti. La direttiva europea REACH, che ha il compito di registrare, valutare e autorizzare le sostanze chimiche che usiamo, stima che siano in circolazione circa 900 sostanze altamente preoccupanti, e nel prossimo decennio si pone l’obiettivo di identificarne altre 600, ritenute pericolose. Così ho deciso che la casa va curata con gli stessi accorgimenti che usiamo per il corpo. L’abuso di formule aggressive è devastante per i delicati equilibri della natura quanto lo è l’abuso di antibiotici per gli equilibri del corpo. Vanno dosati attentamente. Io li ho eliminati.

I disinfettanti più comuni sono candeggina e ammoniaca, utili per sterilizzare gli ambienti interni, ma molto tossici per gli organismi acquatici. Sono necessari in cliniche e sale operatorie, meno in casa. E’ di poche settimane fa il monito dell’Unione Europea: in Italia almeno 143 città non sono ancora collegate a un impianto fognario adeguato, e/o sono prive di impianti per il trattamento delle acque reflue. Significa che le sostanze tossiche si riversano direttamente in fiumi e mari.
L’alcol, altro disinfettante di largo consumo, evapora. Inalato, in grandi quantità, è nocivo, quindi va usato tenendo sempre le finestre aperte. Questo vale anche per gli aerosol.
Facciamo amicizia con le etichette (e con le lenti d’ingrandimento per leggerle).
La parola “tensioattivi” appare su tutti i detersivi, e indica i composti che, sciolti in acqua, rimuovono lo sporco. E’ seguita da una C (atomi di carbonio) e da numeri: quelli pari (es: C12-14) sono di origine vegetale, mentre quelli dispari (es: C13-15) sono di origine petrolchimica.
Il tensioattivo di origine vegetale può però essere combinato con molecole petrochimiche, e questo lo capiamo dal suffisso –th, che nasconde un’insidia: il diossano, che si può formare durante la sintesi chimica.

Indumenti.
Enzimi. Agiscono come forbicine, e sminuzzano lo sporco dei nostri indumenti in modo che i tensioattivi possano rimuoverlo. Sono efficaci a temperature basse, con conseguente vantaggio ambientale (minor consumo di energia) e su macchie enzimatiche quali sangue, uovo, carne. Ottenuti da organismi modificati geneticamente, nel detersivo non restano tracce – l’unico rischio sarebbe se uscissero da un impianto che li produce, ma l’Unione Europea ne autorizza l’impiego perché ritiene che i vantaggi superino il timore remoto di incidenti. E’ importante dosare i detersivi, soprattutto quelli che contengono enzimi, e sciacquarli bene, altrimenti possono causare allergie.

Biodegradabilità. Indica quanto le sostanze organiche e i composti sintetici siano digeribili da batteri presenti in natura. Dal 2004, l’Unione Europea ha fissato parametri di biodegradabilità aerobica dei detersivi, e il regolamento è in vigore in Italia dal 2006. Significa che in acqua, detersivi convenzionali e certificati, o biologici, si comportano in modo simile. Cosa accade, però, quando i residui di tali sostanze si depositano nei fanghi? Entra in gioco un altro parametro, che è la biodegradabilità anaerobica. Nei fanghi vivono microorganismi e batteri essenziali per i cicli riproduttivi di flora e fauna, ed è qui che i prodotti certificati fanno la differenza, perché tengono conto del grado di tollerabilità per tutti gli organismi acquatici.
Ammorbidenti. Spagnoli e italiani sono i più grandi consumatori di ammorbidenti al mondo. In un’era dominata dall’eccesso, hanno il vantaggio, essendo acidi, di contrastare l’alcalinità data da dosi massicce di detersivo, però i profumi, per la maggior parte di derivazione sintetica, non sono simpatici né alla pelle, né all’ambiente.

Piatti. Difficile trovare detersivi convenzionali per lavastoviglie che non siano pre-dosati. Se le pastiglie possono essere sovente eccessive per il lavaggio da effettuare, è certo che nel complesso, il costo energetico per produrle è strabiliante.
Eco-soluzioni.
-Verificare il potere lavante dell’acqua. E’ essenziale per dosare correttamente i detersivi: il quantitativo consigliato per acqua dolce, media e dura, triplica.
FEM2, spin-off dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha sviluppato diversi kit per analizzare la qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti, tra cui uno specifico per misurare il potere lavante, che si può acquistare sul sito: www.fem2ambiente.com. Per approfondimenti, vedere il servizio del 6 maggio 2011 della rubrica Occhio allo spreco, dal sito di Striscia la notizia.
– Pre-trattare le macchie con poco detersivo, senza lasciarlo asciugare.
– Far girare le macchine a pieno carico, e separare i colori.
– Acquistare prodotti certificati. Ecolabel e Icea sono gli enti più importanti.
– Un’efficace alternativa, più ecologica e meno costosa, per ammorbidenti e brillantanti, è l’acido citrico anidro puro o monoidrato. Sciogliere 150 grammi in un litro d’acqua, e utilizzare per riempire il contenitore del brillantante in lavastoviglie (quando si svuota si accende la luce rossa), e mezzo bicchiere per ogni carico, nella vaschetta per l’ammorbidente della lavatrice.
Si può acquistare online, o in negozi che vendono articoli per enologia, agricoltura o  laboratori di ricerca.  Il prezzo varia da €2.50 a €12 al chilo, quindi merita fare una ricerca.
Sul forum http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?t=21686 è disponibile una mappatura parziale con possibilità di richiedere suggerimenti mirati.
L’acido citrico è efficace anche contro il calcare, valido sostituto per l’aceto o altri disincrostanti, perché occorrono quantitativi largamente inferiori per ottenere buoni risultati.
– I panni in microfibra rimuovono sporcizia e batteri con acqua fredda. Funzionano ma vanno usati correttamente. Ogni zona di casa ha il suo colore, e bisogna lavarli seguendo le indicazioni sulla confezione.
Una buona pulizia, senza troppi intrugli, è sufficiente per mantenere una fauna domestica equilibrata, dove microorganismi sani possono fare la loro parte per eliminare i batteri, proprio come nel nostro intestino.

Detersivi sfusi. Sono sempre più diffusi i negozi che vendono detersivi privi di confezioni. Laddove la raccolta differenziata non è capillare, e non si tratta solo di Napoli, ma anche di Roma e tanti comuni in regioni più o meno virtuose, riempire il proprio flacone una volta è già un beneficio, ma laddove il sistema di smaltimento rifiuti è più efficiente, è importante sapere che c’è convenienza, dal punto di vista ambientale, se si riempie lo stesso flacone più di 10 volte.
Ringrazio Fabrizio Zago, chimico e consulente Ecolabel, per le sue esaustive e affascinanti spiegazioni su quanto avviene lontano dai nostri occhi.