Oggi inizio la dieta. Dall’inquinamento

By febbraio 18, 2019ecology, features

E’ la natura stessa della parola economia, la radice oikos – “dimora” e vouia “amministrazione della casa” a suggerire che, nel corso del tempo, l’umanità sia andata “fuori tema”. Oggi si sono un po’ persi per strada quei valori che stanno alla base di una saggia gestione delle risorse, in primis quelle naturali, dalle quali, come razza, non possiamo prescindere. La casa non è solo il focolare domestico, è il pianeta che abitiamo. Con Occhio allo Spreco, il libro, e la rubrica di Striscia la Notizia, il mio invito è di ricondurre il significato del nostro operare verso una più autentica declinazione del termine stesso economia, ricordando le saggezze maturate in passato, l’esigenza di essere protagonisti proattivi del presente, con uno sguardo onesto verso il futuro. Non sono un’economista e nemmeno un soggetto politico, dunque guardo alle opportunità che ciascun cittadino ha quando compie scelte di ordine quotidiano. In questi anni ho cercato di alleggerire il mio impatto sull’ambiente con azioni pratiche; incoraggiata dai risultati ottenuti sia sul piano materiale – minor spreco, maggiore qualità, sia sul piano spirituale – un miglior rapporto con le cose e con ciò che rappresentano, ho scelto di condividere il frutto di tante ricerche ed esperimenti.

Quando la cura dell’ambiente, da pensiero diventa desiderio e poi azione, cresce la consapevolezza del potere cumulativo di semplici gesti. Salvo poche eccezioni, compro cibo locale e di stagione, che, facendo percorsi brevi per arrivare sulla nostra tavola, inquina meno e nutre meglio, perché ciò che mangiamo non genera solo calorie, porta un nutrimento più profondo, quello della terra dalla quale proveniamo e che abitiamo.

Abbiamo spostato i nostri consumi familiari su prodotti eco compatibili per la pulizia della casa e della persona, riducendo il nostro carico di sostanze inquinanti che la natura fatica a digerire. Questo è solo qualche esempio, ma come qualunque dieta, il vero scoglio sta nel decidere: oggi incomincio. Sono i risultati a dare la spinta per continuare.

Ogni anno il Global Footprint Network misura l’impronta ecologica dell’umanità, cioè il segno prodotto sul pianeta dalla nostre vite quotidiane. Siamo in debito dalla fine degli anni Ottanta e l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui entriamo in negativo, continua a slittare. Nel 2009, è scattato il 25 Settembre. In questo quadro globale c’è lo stile di vita di ciascuno di noi.

Preleviamo più risorse naturali di quelle che in un anno la Terra è in grado di rigenerare. Lascio a chi si occupa di numeri l’esercizio di riportare sul piano economico le conseguenze di questo atteggiamento, e di trovare le metafore con le dinamiche che hanno innescato la crisi nella quale ci troviamo.

Ciò che faccio io, nel mio piccolo, è di contrastare questo fenomeno che renderà la vita sempre meno godibile, generando meno spazzatura possibile, seminando alle mie spalle una scia di germogli, getti di vita. La fantasia aiuta a limitare automatismi che nel tempo generano più danni di quanto sovente vogliamo credere o che sappiamo ma non vogliamo accettare, aiuta a vedere il potere cumulativo del pensiero proattivo e delle conseguenze positive che diffonde. Se oggi un mio risparmio viene annullato dallo spreco di un altro, c’è un pareggio e non segno doppiamente negativo, e ho fiducia che domani ci sarà una persona in più a prendersi cura del pianeta. Il senso d’urgenza sprona chi è flessibile a prendere in considerazione nuovi modi, mode e stili di vita, è uno stimolo ad abbracciare nuove sfide. Invece l’urgenza, per chi resiste al cambiamento, è snervante, è come una spinta quando non si è pronti a saltare.

Nella nostra doppia vita di produttori e consumatori, siamo chiamati a sperimentare nuovi equilibri e a spostarli verso un più ampio insieme tra economie e ambiente. Ci sono tanti strumenti efficaci da adottare per innescare la svolta verso la sostenibilità. Durante la conferenza sul clima a Copenhagen, poniamoci l’obiettivo di assecondare, con le nostre azioni, gli impegni che ci aspettiamo dai leader del mondo. A ciascuno, il proprio piccolo Copenhagen.

Pubblicato su Panorama Economy