Manuale per vivere all’e-risparmio. Dall’energia ai cosmetici

By febbraio 19, 2019ecology, features

“Impatto zero” è una definizione iperbolica che fa sembrare esagerato un modo di vivere naturale, e naturale un modo di vivere esagerato. Lo stile di vita del mondo industrializzato pesa sull’ambiente in maniera insostenibile, e per contrastarlo, si sono adottati termini estremi. Alleggerire il nostro incedere quotidiano è vitale per il pianeta, e proprio per questo è utile alleggerire anche i toni. La sfida è di trovare nuovi equilibri, e la regola numero uno è il buon senso. Per allenarci a un consumo intelligente di oggetti, risorse naturali e di tempo, è necessario porsi tante domande, avere la pazienza di cercare le risposte, e la coerenza di metterle in pratica.

Per scelta non denuncio, è troppo tardi per essere pessimisti, per protestare. Il mio ottimismo necessario si ricarica attraverso le mie scelte quotidiane.

Come mi procuro l’energia in casa? Posso passare a un operatore che fornisce energia da fonti rinnovabili. Non variano i costi, ma cambia la modalità di produzione e contribuisce ad aumentare la percentuale di energia “pulita” che entra in rete. Digitando “fornitori di energia elettrica da fonte rinnovabile” sul motore di ricerca, troverete le soluzioni. Posso auto produrre acqua calda per usi sanitari e riscaldamento con pannelli solari, la geotermia e le pompe di calore, con caldaie a biomasse o a metano, allacciate a pannelli solari. Per l’energia elettrica posso installare pannelli fotovoltaici o micro generatori eolici. C’è modo di azzerare la bolletta energetica (www.bollettazero.it), a fronte di un investimento in tecnologie rinnovabili, che in parte sono incentivate.

Come gestisco l’energia in casa? Con le sane, vecchie regole, innanzitutto.

Gli impianti di domotica fanno partire gli elettrodomestici nel momento di minore richiesta (dalle 22 alle 6), con il doppio vantaggio di costare meno e di non sovraccaricare la rete. Chi non delega la gestione delle utenze a microchip e computer può comunque ritardare l’avviamento di lavatrice e lavastoviglie, avendo cura di farle lavorare a pieno carico e di dosare bene i detersivi. Chi può, si liberi di elettrodomestici di vecchia generazione. Lavando a mano, si consuma meno energia, ma occorre più acqua. Conservando l’acqua di cottura della pasta si possono lavare le pentole. L’amido è uno sgrassante naturale.

Quanta e quale energia consumo per muovermi? L’unica fonte a impatto zero è quella cinetica – quella del nostro corpo. Quando la destinazione non è raggiungibile a piedi o pedalando, si può andare a passo leggero usando i mezzi pubblici, i sistemi di trasporto condiviso, quale car-sharing o carpooling. Gli inglesismi tradiscono la nostra scarsa propensione alla condivisione. Carpooling vuol dire mettersi d’accordo con famiglie, colleghi, amici, per percorrere insieme tratte comuni. Significa dimezzare le emissioni di co2, guadagnare tempo e spendere meno per la manutenzione dell’auto. L’obiettivo è di usare le quattro ruote al minimo indispensabile e, se si è in procinto di comprarne una nuova, pesare pregi e difetti di auto a metano, ibride o elettriche. Le tecnologie evolvono rapidamente. Per le tratte lunghe, l’aereo inquina circa il triplo del treno e, viaggiando con le mani libere, è più facile sfruttare in modo costruttivo il proprio tempo.

Che impatto hanno sull’ambiente le mie scelte d’acquisto? Chi abita nel Nord Europa ha vita più facile perché l’etichetta di prodotto reca sia il prezzo che il costo ambientale. Noi siamo costretti a informarci e lavorare di fantasia. Il problema più grande riguarda la plastica, derivata dal petrolio. Una scoperta geniale che purtroppo sta devastando il mondo. Greenpeace ha calcolato che ci sono 2.000 pezzi di plastica per metro quadrato nel Mediterraneo e secondo le Nazioni Unite, sono 46.000 pezzi per miglio quadrato negli oceani. A terra è troppa per essere contata. Per farvi un’idea dei danni, guardate dove si accumula la plastica abbandonata in natura su www.chrisjordan.com. Capirete che meno imballaggi usiamo, meglio è, e che riciclarli è fondamentale. Le plastiche vegetali sono biodegradabili, ma molte sono derivate dal mais, che fa parte della nostra catena alimentare ed è coltivata in monocultura, che è nemica della biodiversità. La scelta più saggia è di acquistare prodotti sfusi, portando da casa i sacchetti necessari per contenerli. Anche la provenienza del cibo ha un impatto sull’ambiente. Si parla di chilometro zero, obiettivo raggiungibile solo con un orto e una fattoria in casa, ma l’idea è di far viaggiare la merce che acquistiamo il meno possibile. Vale per tutto, dalla frutta agli ortaggi, l’acqua minerale, le carni e il pesce, i latticini, i prodotti per la casa e la persona. I gruppi d’acquisto solidale (www.retegas.org), presenti in tutta Italia, consentono di acquistare prodotti di vario genere “a basso impatto”, biologici, di stagione, a filiera corta, privi di imballaggi. I mercati del contadino (www.mercatidelcontadino.it) sostengono i coltivatori locali e la cultura della stagionalità, che abbraccia saperi importanti, in via d’estinzione: le caratteristiche nutritive dei prodotti della terra – ci difendiamo meglio dal freddo mangiando vegetali che al freddo sono cresciuti – e le tradizioni culinarie – le cotture lunghe e lente, ad esempio, apportano calore. Piccole organizzazioni di vendita diretta che consegnano nella zona di appartenenza, quali le Ortaie (www.ortaie.it), si diffondono perché oltre che vendere, educano. Nei supermercati stanno aumentando le offerte “a basso impatto”, basta leggere bene le etichette e non lasciarsi tentare dal tre per due.

Alleggerendo il peso ambientale delle scelte d’acquisto, aumentano la qualità del prodotto e il gusto e diminuiscono i volumi della spazzatura e la mole di sprechi.

La scelta del menu vale molti punti per chi vuole una buona dieta per sé e per il pianeta. Un consumo eccessivo di carne pesa per vari motivi: per produrne un chilo sono necessari 15.400 litri d’acqua, contro 1.000 per un chilo di riso. Gli allevamenti di bovini e pollame consumano mangimi che provengono da monoculture, una delle principali cause della deforestazione. La situazione non è meno felice per il pesce. Negli ultimi cinquant’anni sono spariti dal mare il 90% dei pesci grossi. Una notizia da prima pagina, in attesa di essere pubblicata. Il mare non è un supermercato, e non possiamo illuderci che, continuando a prendere, non arrechiamo gravi conseguenze agli ecosistemi. Per 7-8 gamberetti sul piatto, si catturano circa 5 chili di “scarto”, che viene ributtato in mare, morto. Per saperne di più, cercate Brian Skerry, fotoreporter di National Geographic, su www.ted.com.

Una scelta distratta equivale a un piccolo cimitero sul piatto.

Che pesce preferire in questa stagione? Sarago, sgombro, alice, calamaro, che nuotano nelle nostre fredde acque invernali. Mi sono procurata una ruota stagionale ittica e non compro più senza informarmi sul metodo di pesca e la provenienza.

Anche la scelta di prodotti biologici o convenzionali fa la differenza: fertilizzanti e pesticidi inquinano l’ambiente, con ripercussioni negative su altre forme di vita, dunque su di noi. Cosa dire di tè, caffè, banane e altre prelibatezze tropicali? Il commercio equo e solidale alleggerisce la coscienza, e per quanto riguarda i chilometri, vale la legge della compensazione. Capite che è difficile parlare di “impatto zero”?

La sporta più giusta è quella di stoffa. L’usa e getta è da archiviare, in ogni sua forma. La mia “mai più senza” è in reticolato di cotone biologico elasticizzato. Tiene fino a 25 chili e si espande come vorrei facessero le cuciture dei miei vestiti quando mangio troppo. Prende la forma di ciò che contiene e si arrotola in una piccola palla, quindi l’ho sempre nella borsa. Sono chili di petrolio in meno sulla bilancia ambientale.

Come scegliere i prodotti giusti per la pulizia e la cura della casa? Valutando sia il contenitore che il contenuto. Ricaricabili, si grazie, alla spina o con imballaggi riciclabili. Certificati, per favore! Ecolabel, ICEA, Ecocert. I tensioattivi, ossia le sostanze che rimuovono lo sporco, sono indicati in etichetta con la lettera C – se è seguita da un numero pari significa che sono di origine vegetale, e sono meno inquinanti di quelli dispari, di origine petrolchimica. Usando prodotti dannosi, intacchiamo la salute di organismi viventi, che fanno parte della nostra catena alimentare. Un bel peso invisibile.

Il peso delle cose. L’Unione Europea (European Commission Enterprise and Industry) ha “pesato” alcuni oggetti di uso quotidiano, calcolando il consumo di materie prime, i rifiuti industriali e risorse impiegate per progettarli, produrli, imballarli, distribuirli, utilizzarli e smaltirli. Il peso ambientale di uno spazzolino da denti, che in mano è di 10 grammi, diventa 1.5 kg. Un telefono cellulare va da 100 grammi a 75 kg. Il microchip nelle carte di credito di 0,09 grammi diventa 20 kg, e un PC portatile da 1,5 kg diventa un macigno da 1500 kg.

Sta alla nostra coscienza decidere se lasciarci sedurre dall’ultima novità o se affezionarci alle cose che già abbiamo.

Spazzatura: rifiuto o risorsa? Premesso che il primo obiettivo è di ridurre al massimo il peso dei nostri rifiuti, quello che gettiamo può sovente essere avviato a nuova vita, se lo differenziamo in modo corretto e senza residui di cibo. Il vantaggio è doppio: si usano meno materie prime, di cui il pianeta è sempre più spoglio, e si risparmia energia. Oltre a separare carta, vetro, plastica e lattine in casa, è importante smaltire correttamente pile e piccoli elettrodomestici, sughero e olio fritto. L’isola ecologica non è esotica ma è una meta da frequentare. Evitate panni e involucri usa e getta e mettete a dieta il vostro sacco nero (rifiuti indifferenziati). I materiali organici possono essere compostati e trasformati in fertilizzante per le piante di casa.

Come mi vesto? In meno di un decennio il fast fashion è esploso, e anche gli abiti sono diventati usa e getta. Basta paragonare un vecchio maglione con uno low cost per capire quale invecchia meglio. Aprendo il guardaroba si fa presto il giro del mondo, anche se il contenuto l’abbiamo comprato sotto casa. Il prezzo di un prodotto è spesso inversamente proporzionale al peso ambientale e alla provenienza, e così il nostro impatto acquista molti zeri occulti: gran parte di ciò che indossiamo è prodotto all’estero, e oltre al trasporto, vanno calcolati il consumo d’acqua e l’emissione di migliaia di sostanze inquinanti che finiscono nelle falde acquifere e nel suolo. Oggi essere di moda significa investire in qualità, non in quantità, riutilizzando ciò che abbiamo, e usando la fantasia. All’estero è più facile comprare abiti in tessuti biologici o in materiali recuperati. In Italia vanno cercati fuori dai grandi circuiti commerciali, ma è uno sforzo che merita, perché ciò che indossiamo ci tocca da vicino.

Cosa metto sulla pelle? I prodotti più comunemente usati per la cura della pelle contengono più ingredienti utili alla lunga vita del prodotto stesso che alla nostra epidermide. Se guardate l’etichetta, che elenca le sostanze in ordine decrescente, vedrete che emulsionanti e conservanti sono in quantità maggiori rispetto ai principi attivi. Basta questo per valutare cosa nuoce meno all’ambiente interno ed esterno. Il settore della cosmesi è ancora poco regolamentato, ma le certificazioni Cosmos, Ecocert e Natrue vanno nella giusta direzione. Per maggiori info visitare il sito dell’Associazione No Profit Skineco (www.skineco.org).

Come vesto la mia casa? Anche la casa è una seconda pelle, e la qualità dei materiali che la vestono ha una relazione intima con la qualità della vita domestica. Un buon modo per conoscere le caratteristiche di un intonaco – cementizio o naturale – e di una vernice – sintetica o naturale – è di toccarli e annusarli. Proprio come la nostra pelle, anche i muri respirano, se i materiali usati lo consentono. Si spalmano tonnellate di prodotti chimici nelle case, che contribuiscono ad aumentare l’inquinamento domestico e sono nocivi in fase di produzione, utilizzo e smaltimento. Per quanto tempo abbiamo creduto che l’Eternit fosse la soluzione? Quanto è costato in salute e in denaro? Se è giusto che la casa respiri, gli spifferi sono pestiferi, non solo per il torcicollo. Una buona coibentazione è essenziale per creare una casa basso impatto. La dispersione termica è tra le cause principali di spreco energetico. Quanto ai rivestimenti, i legnami esotici hanno un peso-coscienza notevole, perché provengono dai tropici, possono essere di taglio illegale, e contribuiscono alla deforestazione che minaccia gli equilibri climatici. Che si tratti di un parquet, un mobile o il manufatto di un falegname, è importante scegliere legnami certificati FSC. Esistono molti materiali che derivano da processi di riciclo, e vale anche per i piccoli arredi.

Vivere a basso impatto vuol dire svezzarsi dal consumismo bulimico, dal petrolio e dalla cultura usa e getta, per far emergere nuove economie basate sul rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Che piaccia o no, la salute di una nazione non può più essere misurata unicamente da quanto produce.