L’oncologia secondo Watson di IBM

By Aprile 4, 2016 Aprile 4th, 2019 technology

Mentre si avvicina l’era della medicina personalizzata, abbiamo visitato il centro di ricerca IBM a Zurigo dove abbiamo familiarizzato con Watson. Un’intelligenza artificiale che affianca i dottori, non li sostituisce. Sono proprio queste le partnership del futuro a cui faceva riferimento l’esperto di intelligenza artificiale Neil Jacosbstein su Striscia qualche settimana fa. E queste partnership permettono a patologi e oncologi di diagnosticare come mai prima d’ora ed offrire trattamenti personalizzati ai pazienti. Inutile dirlo, con Watson la medicina diventa elementare.

CRISTINA: Siamo qui per parlarvi di Watson, un’intelligenza artificiale capace di affrontare un’infinità di problemi. Watson vede tante cose che l’occhio umano non vede. Immaginate in capo medico questo che cosa significhi.

CHIARA MARCHIORI: Questo è l’esempio di un sistema che stiamo sviluppando per supportare i patologi nell’analisi di tessuti che possono essere malati, contenere delle masse tumorali. Qui vediamo un vetrino che contiene un pezzo di tessuto che è stato trattato e colorato, questo tessuto viene poi analizzato al microscopio o con degli scanner che ne creano dell’immagini digitali ad altra risoluzione, immagini estremamente grandi dal punto di vista digitale. Qui vediamo un’immagine di 50.0000 per 50.000 pixel e il patologo deve capire dalla forma delle cellule che vede in queste immagini e dalla loro quantità se il tessuto oggettivamente è malato oppure no. Qui, per esempio, vediamo delle cellule che sono sane, mentre qui vediamo delle cellule che hanno cominciato a modificarsi e a proliferare e quindi indicano la presenza di un problema. Noi usiamo queste immagini che sono già state viste dai patologi e sono già state analizzate, per fare il training di questo sistema che successivamente mi dirà, vedendo un tessuto nuovo, dove sono le zone in cui posso avere la modificazione dei tessuti e che indicano appunto la presenza della patologia. Qui vediamo l’ingrandimento di una di queste zone con le varie cellule, si nota la complessità. Dall’analisi che facciamo con questo sistema si vede quali sono i punti del tessuto in cui ci sono modificazioni che il patologo poi utilizza per definire qual è la gravità del problema del paziente.

CRISTINA: Di qual utilità è questo strumento per lei che è oncologa?

ALESSANDRA CURIONI: Per cercare di fare una terapia personalizzata per un paziente oncologico è fondamentale avere l’utilizzo di questi ausili, di queste tecnologie, come per esempio Watson. Soprattutto le possibilità che abbiamo a livello farmacologico sono in continuo aumento e l’insieme di tutte queste informazioni diventano quasi troppe per un medico, per un essere umano. L’aiuto di queste tecnologie diventerà, e lo è oggi stesso, fondamentale.

CRISTINA: Occhio al futuro!