Le sette R da rispettare contro gli sprechi

By febbraio 25, 2019ecology

R&R&R&R&R&R&R non è la sigla di una rutilante rock&roll band bensì il motto dei nostri tempi: riduci, riusa, ripara, ricicla, risparmia, risorsa, ripresa.

Se non l’avete ancora fatto vostro, ora è il momento. Dal 19 al 27 novembre, l’Unione Europea arruola tutti i cittadini a ridurre il più possibile i rifiuti, con la speranza che buone azioni diventino abitudine. In 40 anni la popolazione mondiale è quasi raddoppiata, e più del doppio è il volume dei rifiuti urbani procapite in Europa, che oggi ammonta a 514 kg. Secondo l’ultimo dato ISPRA noi italiani siamo più alti, con 532 kg a testa. A questo, aggiungiamo 50.000 kg di risorse naturali procapite che servono per produrre, distribuire e smaltire le nostre innumerevoli cose. I grandi inquinatori si sono spostati a Est, e se gli altri paesi emergenti ci imiteranno, saremo letteralmente sommersi da materiali sempre più complessi, rifiuti tecnologici, chimici, tossici. La natura da cui la nostra vita dipende non riesce a starci dietro. Non riesce a ricostruire ciò che distruggiamo, a depurare i veleni di cui l’inondiamo, a rigenerare nutrimento per le sue creature, a correggere gli squilibri che noi arrechiamo. Non c’è molto da discutere. C’è molto da fare, con entusiasmo, buon senso, fantasia e coraggio, insieme a milioni di persone già impegnate a restituire valore autentico alla storia umana. La leva di comando sta nella forza del nostro ingegno.

Il 62,5% dei nostri rifiuti va ancora in discarica, senza contare 7 milioni di tonnellate di eco balle ancora stoccate in Campania! E’ ora che il governo decida di occuparsene con visione e responsabilità per invertire la rotta. I comuni che sono passati alla raccolta porta-a-porta, in soli 4 mesi hanno raggiunto una quota di differenziata del 70%.

Cambiare si può. Disinnescando piccole abitudini che ci fanno ripetere sempre gli stessi gesti, rimontando coreografie quotidiane fatte di scoperte e nuove esperienze, diventando più selettivi, stabilendo un rapporto diverso con le cose, esplorando nuovi percorsi per procurarci ciò che serve, o è fonte di autentico piacere. Il fermento creativo e collettivo che spazza il mondo, e che pullula anche nel nostro paese, è contagioso e offre ispirazione per grandi e piccoli cambiamenti.

Partiamo dal basso. Dalla nostro bidone. La pattumiera degli italiani è suddivisa più o meno così: 30% scarti cucina e giardino, 25% carta e cartone, 15% plastiche, 8% vetro, 5% legno, 3% tessuti, 3% metalli, 10% materiali misti non riciclabili.

Riduci. Chiunque può limare qualche chilo di rifiuti riducendo involucri, acquistando prodotti sfusi quali frutta, verdura, pasta, cereali, detersivi e molto altro, ricordando di portare i contenitori da casa e, laddove non è possibile, preferendo materiali compostabili alle plastiche; portando con sé borse riutilizzabili da riempire all’occorrenza. Le mie preferite sono in rete di cotone elasticizzato. Tengono fino a 25 kg di peso, si adattano alla forma del contenuto e stanno anche in tasca. Chi si muove in auto avrà una scorta di sporte nel baule. Spesa grossa? Entrando in negozio, chiedete se ci sono cartoni vuoti. Arrivare alla cassa impreparati significa dover scegliere tra: sacchetti di carta – sono riciclabili, possono essere di carta riciclata, ma non sempre risolvono; sacchetti di plastica vegetale – sono compostabili, dopo 90 giorni resta meno dell’1 del prodotto originale, li riconoscete al tatto perché sono vellutati, una volta a casa potete usarli per la raccolta dell’umido, ma sono poco adatti a svolgere la funzione primaria di trasporto perché si rompono facilmente; i nuovi sedicenti shopper biodegradabili – che assomigliano a quelli vecchi in polietilene, sono di plastica resa degradabile con l’aggiunta di prodotti chimici, e decomponendosi lasciano piccole frazioni che non sono bio-compatibili – sono da evitare e non possono essere usati per il conferimento dell’umido. Per approfondire, www.portalasporta.it

Il bidone dimagrisce se sostituite carta da cucina con stracci di stoffa, se al posto delle pellicole alimentari usate contenitori riutilizzabili, se evitate la tentazione di acquistare prodotti monouso.

E il cibo? Ogni giorno, in Italia, vengono buttate 4.000 tonnellate di alimenti ancora commestibili. Per sottrarsi a questo spreco aberrante è utile svuotare completamente il frigo prima di riempirlo di nuovo, fare una lista della spesa e raccogliere ricette per cucinare gli avanzi. Ogni regione ha le sue, dalla pappa al pomodoro alla polenta abbrustolita e la pasta al salto; ogni famiglia ha una suocera o una nonna cui far ricorso.

Anche il compost è utile per dare nuova vita ad avanzi, scarti di cucina, dell’orto o del giardino. E’ un processo di naturale che trasforma materia organica in terriccio.

Quanto all’acqua, quella del sindaco è ancora sottovalutata, può integrare bene la nostra scorta idrica quotidiana, alternata a quella minerale da fonti vicine, in vetro a rendere.

Tenere d’occhio la spazzatura quotidiana è il modo migliore per ridurla.

Riusa. Mettiamo da parte tutto ciò che può svolgere ancora una funzione: carta per appunti; barattoli per chiodi, matite, pennelli; buste per altre consegne; sacchetti del pane da riportare per spese successive, o per tamponare i fritti; la plastica che avvolge le riviste, tagliata dal lato corto invece che strappata, per avvolgere una merenda, dal panino alla frutta secca; carta velina dei negozi per i cambi stagione…..diamo sfogo alla fantasia.

Ripara. Cucire una toppa al maglione, aggiustare una vecchia lampada, rivestire una sedia o la vecchia poltrona, risuolare un paio di scarpe, portare piccoli elettrodomestici in una bottega cinese aggiusta tutto sono azioni utili per alleggerire le nostre discariche.

Ricicla. I materiali non separati non sono riciclabili. Quelli più facili da riconoscere sono alluminio e vetro (il pyrex non va col vetro e nemmeno la ceramica). Non tutto quello che si chiama carta è riciclabile: la carta chimica degli scontrini, la carta oleata, la carta vetro, e molti sacchetti dei biscotti, dove il test da fare è di strappare l’involucro quando è vuoto e osservare la fibra. Se vedete una pellicola di alluminio o di plastica, va nell’indifferenziato. Il cartone della pizza va con la carta senza avanzi di cibo (un po’ di unto non è un problema). I contenitori per le bibite in Tetra Pak sono un composto di plastica, carta e alluminio, alcuni comuni li raccolgono con la carta, altri con la plastica. In alcuni impianti ora il Tetra Pak viene riciclato. In generale, il packaging polimaterico e in plastica è un problema. La legge italiana prevede che solo gli imballaggi possono essere gettati nel sacco per la raccolta differenziata, puliti da residui organici e separati da altre componenti. Che fare delle biro, i rasoi, gli spazzolini da denti, le stoviglie e la miriade di prodotti usa e getta di cui riempiamo le nostre case? Ridurli. Esiste una buona offerta di prodotti alternativi in materiali riciclati e riciclabili. Usiamoli, insieme a quelli durevoli. I contenitori di prodotti eco compatibili sono sovente progettati per essere facilmente smontati. Sono meglio dentro e fuori.

Risparmia. Il mondo artificiale creato dall’uomo è in trasformazione. La nuova generazione di oggetti intelligenti a volte è più cara, ma l’investimento premierà a lungo termine. Scegliendo contenuti e contenitori di qualità, prodotti durevoli, locali, stagionali, a filiera corta, alimentiamo il progresso e lo sviluppo sul territorio, alleggeriamo l’impatto ambientale, riduciamo gli sprechi. E’ una catena virtuosa che speriamo venga presto sostenuta da politiche incentivanti. Allineare consumi e tutela ambientale darà i suoi frutti quando l’Italia si deciderà a fare sistema.

Risorsa. L’Italia è una grande risorsa: paesaggi, città d’arte, culture, saperi, sapori; il genio italiano è una risorsa: la fantasia, la capacità di progettare, la voglia di difendere il nostro onore; i giovani sono una risorsa, gli anziani sono una risorsa. Molta energia creativa giace latente. E’ ora di risvegliarla. Persino i rifiuti sono una risorsa, quando li mettiamo al posto giusto.

Ripresa. Agli atleti s’insegna di immaginare la vittoria prima di affrontare una gara. La ripresa, per ora, possiamo solo sognarla. I nostri leader sono stanchi, ma se la loro spossatezza e la mancanza di visione offusca anche la nostra, siamo vinti in partenza. Collaborare e comunicare sono la chiave di svolta per la nostra ripresa.

Ringrazio l’ingegnere chimico Walter Giacetti per l’elaborazione di dati complessi e il “rifiutologo” Roberto Cavallo che, nel nuovo libro “Meno 100 Chili, ricette per la dieta della nostra pattumiera” (Edizioni Ambiente), offre una visione chiara, pratica e utile per affrontare la questione rifiuti.