La filiera alimentare su blockchain

By novembre 7, 2018technology

Fondata nel 2014 da Massimo Morbiato e ospitata nel Galileo Visionary District, incubatore dell’università di Padova, la start up padovana EZlab ha sviluppato AgriOpendata, la prima applicazione al mondo che utilizza la tecnologia blockchain per la tracciabilità alimentare. Proprio grazie a questa innovazione nell’aprile 2017 è risultata l’unica startup italiana selezionata, assieme ad altre 9 provenienti da tutto il mondo, da Thrive, acceleratore di riferimento a livello mondiale per il settore dell’agrifood, con sede a Salinas (California). A seguito di quest’esperienza, Ez Lab ha aperto una sede a San Francisco, con l’obiettivo di proporre l’applicazione anche nel mercato statunitense.

CRISTINA: È consuetudine ormai chiedersi ciò che consumiamo da dove arriva, che viaggio fa e dove va a finire. Però dobbiamo contare sulla buona parola o sulla reputazione di un produttore. Oggi ci sono modi nuovi per avere delle sicurezze in più. Buongiorno Massimo, voi che cosa ci raccontate della filiera di ciò che noi consumiamo?

MASSIMO: Partiamo da quando l’azienda agricola decide cosa produrre, quanto produrre e dove produrre. Seguiamo con il massimo delle tecnologie, quindi applichiamo droni, sonde nel terreno, sonde meteo, dati statistici, open data che prendiamo anche dai vari sistemi del ministero, li integriamo e gestiamo tutte le informazioni che arrivano dal campo. Dalla trasformazione del prodotto, fino al consumatore finale. Sappiamo quanti fitofarmaci sono stati usati, disciplina di produzione – se sono biologici, ma il problema più grande è una volta che il prodotto viene consegnato c’è tutta una lunghissima trafila che passa dalla trasformazione e il trasporto, per calcolare quanta CO2, quanto vero impatto ambientale di un prodotto agricolo in tutte le sue fasi. Capire quanto incide e mantenere e verificare la qualità che deve rimanere inalterata fino alla nostra tavola.

CRISTINA: Come riconosco i prodotti che sono stati tracciati in questa maniera?

MASSIMO: Ogni prodotto o confezione ha un’etichetta, un QR code o un tag, e con il proprio smartphone o i nuovi banchi frigo che abbiamo visto nell’ultimo EXPO, c’è la possibilità di prendere in mano un prodotto, di inquadrarlo e lui riconoscendo il prodotto mi sa dire chi è, da dove arriva, quanta strada ha fatto, e se è un prodotto biologico o no.

CRISTINA: E nel QR code stanno anche informazioni sulle condizioni di vita di chi lavora in tutta questa filiera?

SMASSIMO: i, per alcune aziende noi andiamo a certificare anche le condizioni di vita dei lavoratori, la paga minima e dove viene fatto.

CRISTINA: Se sono un produttore quindi come faccio ad attivare questo processo?

MASSIMO: È molto semplice, lo applichiamo sia con aziende che sono a conduzione familiare – papà, mamma e figli – sia multinazionali. In sostanza noi acquisiamo delle informazioni che loro devono comunque avere per legge, sia in maniera semplice e manuale, sia attraverso sonde, droni, dati automatici e applicazioni telematiche. Li mettiamo in ordine, li certifichiamo e li rappresentiamo. Questo è il focus dell’applicazione, noi praticamente una volta che l’applicazione funziona, non si vede, è trasparente, quindi non incide per quanto riguarda il lavoro quotidiano delle aziende agricole.

CRISTINA: Grazie Massimo. Chi non coltiverà cibo in casa, lo vorrà acquistare sempre in questo modo, perché la trasparenza è necessaria. Occhio al futuro