Intelligenza artificiale con Hod Lipson

By marzo 25, 2016technology

Qualche tempo fa la Press Association britannica ha annunciato che avrebbe cominciato a servirsi di robot per coprire sport, business ed elezioni. Quando ho condiviso la notizia, mi sono ritrovata a rispondere a una serie di commenti preoccupati sulla disoccupazione tecnologica. Hod Lipson affronta anche questo aspetto, mentre illustra gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla nostra vita.

Cristina: Anche chi insegna robotica ed intelligenza artificiale nelle più prestigiose università del mondo si stupisce della velocità dello sviluppo tecnologico.

Hod Lipson: Noi umani capiamo quello che vediamo. I computer, i robot possono dotati di telecamere sensori, fino a poco tempo fa vedevano, ma non capivano. Ora questo è cambiato: negli ultimi anni nuovi algoritmi permettono ai computer di capire l’ambiente circostante. I computer vedono con 10 occhi, sentono frequenze che noi non sentiamo. Per questo percepiscono il mondo in un modo per noi impossibile e ciò crea un mare di nuove opportunità, nuove applicazioni, dalla sanità all’agricoltura, dall’automazione industriale, alla diagnostica. Ma sta anche creando sfide che riguardano il lavoro, la sorveglianza, la censura, la guerra, i videogiochi. Problematiche che dobbiamo prendere in seria considerazione perché sta cambiando tutto molto velocemente. I migliori esempi di robotica nel mondo reale sono le auto senza conducente. La gente ne parla da decenni, ma non sono mai arrivate perché i computer non potevano percepire quei dettagli legati alla guida, tipo distinguere un’ombra da una buca, un idrante da un bambino. Sfumature che oggi sanno cogliere, così le auto senza conducente, da sogno stanno diventando realtà, e questo si ripercuoterà sull’economia. Impatterà non solo tassisti, ma anche i camionisti, per non parlare dei sistemi di distribuzione e dei mercati immobiliari. Molti non hanno ancora realizzato l’entità dello tsunami in arrivo. A meno che non facciamo qualcosa, il divario tra ricchi e poveri si allargherà, perché sono le società a intensità di capitale a possedere i robot, l’intelligenza artificiale, a possedere i dati che alimentano tutti questi algoritmi. Ma penso che ci siano delle soluzioni. Il reddito di cittadinanza aiuterebbe a distribuire la ricchezza, mantenendo un mercato aperto, competitivo e permettendo alle persone di innovare. Questa è una soluzione a lungo termine, e alcune nazioni la stanno studiando. Ma a breve termine, penso che ci siano dei lavori che sono più sicuri, perché soggetti a molte variabili imprevedibili. Per esempio, l’infermiere, l’idraulico o il parrucchiere. I lavori che implicano il contatto fisico con le persone sono difficili per i robot. Se dovessi cercarmi un lavoro sicuro nel breve periodo, cercherei in quella direzione.

Cristina: Essere curiosi è la nostra migliora scommessa. Occhio al futuro!