i biopolimeri di POLIVE

By marzo 11, 2019ecology

Come ridurre questioni complesse in messaggi semplici che aiutino le persone a fare le scelte giuste? Il design può giocare un ruolo importante. I simboli su molti imballaggi sono rivolti all’industria e non al consumatore. Noi ci auspichiamo che nasca una nuova famiglia di simboli che con un colpo d’occhio diano le informazioni altamente rilevanti.
Ormai i termini biodegradabile e compostabile sono sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti e i più possono intuirne il significato: sono materiali – e nel caso di questo pezzo – biopolimeri – che la natura è in grado di digerire.
La questione diventa complicata quando analizziamo i tempi e le condizioni ambientali di tale degradazione, e quando guardiamo le “ricette” di tali materiali. Avrebbe senso immaginare che siano tutti di natura rinnovabile, ossia che la natura sia capace di rigenerarli stando al passo con il prelievo – in poche parole, quello che tolgo si rigenera in tempi relativamente brevi. Ma non è così. La legge consente una percentuale non trascurabile di sostanze fossili, ossia non rinnovabili. Ed è per questo che è importante sapere che ci sono allo studio biopolimeri biodegradabili e compostabili al 100% da materiali rinnovabili quali gli scarti dell’industria alimentare, come quelli del Progetto Polive.