Horus, dispositivo indossabile per ciechi

By 3 Agosto, 2016 31 Luglio, 2019 technology

Immagina di avere un figlio cieco. Faresti di tutto per rendergli la vita più facile. E molti sono i genitori che ci hanno contattato quando questa storia è andata in onda. Ideato da due giovani italiani, Horus è un nuovo dispositivo indossabile che può migliorare la qualità di vita di persone con disabilità visive, trasformando il visivo in udibile.

CRISTINA: Fino allo sviluppo delle tecnologie che hanno consentito ai computer di diventare tascabili, era arduo per i non vedenti muoversi da soli nel mondo. Ora a compiere un importante passo avanti un gruppo di ragazzi italiani.

CRISTINA: Luca, in cosa consiste la vostra innovazione?

LUCA NARDELLI: La nostra innovazione si chiama Horus ed è un dispositivo-assistente personale per persone cieche o ipovedenti. Si tratta di un paio di cuffie a conduzione ossea con due telecamere e un’unità tascabile. Le cuffie con le telecamere acquisiscono immagini che vengono elaborate del processore dell’unità tascabile. Il dispositivo poi parla alla persona descrivendo quello che le telecamere vedono. In sostanza aiuta la persona non vedente a leggere testi stampati, riconoscere volti e apprendere oggetti. L’obiettivo è quello di aiutare la persona durante tutta la giornata, da quando si alza al mattino a quando va a dormire la sera. Ovviamente non è pensabile inserire nel dispositivo tutti gli oggetti e tutti i volti delle persone del mondo, quindi l’abbiamo dotato di metodi per apprendere il volto di una persona in modo che sia riconoscibile poi in un altro momento, come con gli oggetti con i quali la persona interagisce quotidianamente: latte, cereali, i prodotti del supermercato.

Il progetto è nato da me e dal mio socio, Saverio Murgia. All’epoca stavamo entrambi studiando ingegneria biomedica all’Università di Genova. Il nostro progetto di tesi triennale era sulla navigazione robotica, avevamo un robot con due telecamere che si poteva muovere in una stanza evitando gli ostacoli. Un giorno stavamo tornando a casa dall’università e abbiamo incrociato per caso una persona non vedente che ci ha chiesto aiuto. Lui stava di fatto seguendo una mappa che si era fatto di tutti gli spigoli degli edifici per seguire il profilo della stazione e poi raggiungere la fermata. Da lì abbiamo iniziato a pensare a come applicare le stesse tecnologie per il beneficio delle persone affette da disabilità visiva. Stiamo concentrando gran parte del lavoro sul limare l’interfaccia utente e sul processo di certificazione. L’obiettivo è quello di avere tutto pronto per il terzo o quarto trimestre del 2017.

Nel mondo si parla di circa 285 milioni di persone cieche o ipovedenti. Quello che noi puntiamo a fare è di distribuire il dispositivo al maggior numero di persone.

CRISTINA: Più che mai, Occhio al futuro!