Glowing Plant: le nostre piante sostituiranno le luci stradali

By gennaio 24, 2018technology

Le piante luminescenti di Avatar diventano realtà. Questa storia appassionante e inquietante apre gli occhi sulla rapida evoluzione della biologia sintetica.

EVANS: Abbiamo prelevato dei geni che si trovano in alcuni batteri marini chiamati Vibrio Fisheri. Li abbiamo ricombinati usando un software intelligente che abbiamo scaricato da Internet. Poi li abbiamo sintetizzati e abbiamo ristampato il loro nuovo design, realizzato al computer. Abbiamo messo il risultato in una pianta, e quando l’abbiamo fatta crescere Beh… brilla nel buio.

CRISTINA: Antony, che cosa succede qui?

E: In questo laboratorio stiamo mettendo a punto un DNA che abbiamo progettato a computer, stampato e immesso in una pianta per farla brillare nel buio, e parlo di vera luce naturale, senza l’utilizzo di elettricità. Il Vibrio Fisheri allo stato selvatico Ha una relazione simbiotica con il calamaro ed altri organismi. Ad esempio aiuta il calamaro a mimetizzarsi creando una zona luminosa sul suo addome, che nasconde la sua ombra agli occhi delle prede durante la luna piena.

C: Come avete finanziato il progetto?

E: Questa è probabilmente la più interessante sorpresa che ci è capitata all’inizio del progetto. Quando abbiamo capito il potenziale di “Glowing Plant” come prodotto di consumo, lo abbiamo messo su Kickstarter. Kickstarter è una piattaforma di crowfunding che ti da la possibilità di finanziare i tuoi progetti dal basso; se la gente crede nei tuoi sogni e nelle tue idee, te li finanzia. Abbiamo raccolto mezzo milione di dollari…$484.000 per la precisione.

C: Che tipo di pianta usate?

E: Stiamo lavorando sull’Arabidopsis, che ha un genoma ben organizzato, tanto da essere diventato un modello per gli studi scientifici. È la pianta su cui abbiamo più dati in assoluto, sia riguardo alla sua struttura genetica che ai processi metabolici.

C: Quel che fate nuoce alle piante?

E: L’analogia più calzante è quella di avere ai piedi stivali di piombo ed essere costretto a camminarci tutto il giorno. Ti farebbe male? no, ma ci sarebbero sicuramente problemi di consumo di energie.

C: E come agisce sul ciclo riproduttivo?

E: In nessun modo. La pianta è sana, fertile e trasmette i geni alla sua prole.

C: Quindi nasceranno piantine che brillano?

E: Esatto… nasceranno cuccioli brillanti!

C: Quali sono i vostri principali obiettivi per il futuro di queste piante?

E: Il primo e principale obiettivo è quello di educare ed istruire il pubblico su tutte le cose straordinarie che si possono fare con la biologia sintetica. Siamo noi, è il nostro cibo. È la fonte di tutte le energie che oggi usiamo nel mondo, sono le nostre medicine… tutto dipende da questo codice di A, T, C e G che chiamiamo DNA. Ma la gente non capisce. La gente ne ha paura. C’è una forte reazione negativa sull’idea del cibo modificato, e per noi è sbagliato. Non è giusto che debbano essere le grandi corporation a dominare il mercato! Il secondo obiettivo che ci piacerebbe raggiungere con le nostre piante è quello di farle brillare abbastanza da sostituire le fonti luminose, e magari in un secondo tempo sostituire i lampioni stradali elettrici con alberi luminescenti. Quando avremo piante così luminose, ci saranno probabilmente altri problemi ecologici che si affacceranno, ma li affronteremo man mano che ce li troveremo davanti.

C: Quando dici che le grandi compagnie “monopolizzano”, intendi che hanno proprio il brevetto… Voi, invece, come vi muovete?

E: Noi abbiamo un approccio molto più libero. Lo facciamo per vari motivi… il primo è che di base la vita è vita. Non sono convinto che si possa possedere la vita. In secondo luogo pensiamo che il nostro lavoro possa accelerare il progresso in questo campo. Quando le cose sono ferme per via dei brevetti, tutto ciò che può succedere sul filo della creatività, si blocca all’improvviso. Al contrario, l’innovazione tecnologica nasce da un approccio “open”, disponibile, alla portata di tutti, che crea di conseguenza cambiamenti e miglioramenti. È allora che prende piede il “license-free”. Di fatto stiamo assistendo ad accelerazioni esponenziali su tutto il campo.

C: Preoccupa l’impatto di semi modificati sugli ecosistemi?

E: Abbiamo partecipato a molte tavole rotonde con i maggiori ecologisti, e nessuno di loro ha identificato rischi reali che potrebbero nascere da questo progetto. Tra l’altro l’Arabidopsis non è una pianta commestibile e il gene che immettiamo comporta un alto costo metabolico sulla pianta stessa, dunque non offre alcun vantaggio da un punto di vista evolutivo, Il rischio è minimo, dal momento che il processo non è nemmeno tossico. Ci saranno incognite che ancora non prevediamo? Forse, ma è quello che succede sempre con l’introduzione di qualcosa di nuovo.