ComoNExT, un ex cotonificio, recuperato come parco scientifico tecnologico, rinasce e diventa un luogo di nuove idee e giovani talenti. Più di cento start-up e aziende hanno sede in questa struttura.

Attraverso un modello di “Innovation Transfer”, ComoNExT orchestra le competenze presenti nelle diverse aziende del parco, per creare gruppi di consulenza flessibili. Un contesto che offre il trasferimento tecnologico e digitale alle imprese che hanno bisogno di innovare.

In Italia, dai dati Istat, risulta che il 3% del territorio nazionale è occupato da aree industriali dismesse. Questo modo di fare sistema e di recuperare edifici che meritano una nuova vita, sta diventando un riferimento per molti incubatori.

Cristina: Il consumo di suolo in Italia è del 7% all’anno, contro una media europea del 4,1%. Oggi vi raccontiamo del recupero di un’area industriale che è diventato un modello per tutto il paese. Che cos’era questo spazio e come è stato trasformato?

Stefano Soliano: Questo era un ex-cotonificio, nato nel 1885 e già un posto innovativo allora perché fu costruito non vicino ad un corso d’acqua ma vicino alla ferrovia, quindi è un luogo in cui è nata l’industria 1.0 in Italia. Noi adesso abbiamo preso in mano questo testimone e portiamo qua l’industria 4.0.

Cristina: In che modo è stata messa insieme, ristrutturata, realizzata e finanziata?

Stefano Soliano: Nel 2007 la Camera di Commercio di Como decise che sul territorio dovesse esserci un luogo capace di aggregare innovazione, identificò questo luogo come la possibilità di recuperare uno spazio ex-industriale, dismesso, quindi non costruendo un nuovo luogo ma recuperandone uno già esistente lasciato andare. Fece un’operazione immobiliare in un primo momento acquisendo gli spazi, li ristrutturò e nel 2010 il parco ha aperto le porte alle aziende, sperando di attirare aziende innovative. Cosa che è accaduta e adesso abbiamo più di 120 aziende qui all’interno.

Cristina: É finanziata pubblicamente? Privatamente?

Stefano Soliano: 50% pubblico e 50% privato. L’idea è stata quella di passare da condominio a community. Noi utilizziamo le aziende che abbiamo all’interno, creando con loro un patto di collaborazione, per cui ci proponiamo al mondo esterno, a tutte le aziende che hanno bisogno di innovazione, potendo mettere a disposizione le competenze delle aziende interne. Costruiamo dei percorsi di innovazione per le aziende fuori dal parco, potendo contare su tutte quelle competenze importanti, nell’ambito della trasformazione digitale soprattutto, che abbiamo all’interno. É come se fossimo un’unica grande azienda, pur ciascuno avendo la propria identità.

Cristina: State diventando un modello di riferimento per altri in Italia che vogliono fare questo tipo di recupero

Stefano Soliano: Si, é successa una cosa buffa, molto interessante, nel senso che non siamo andati a cercarla, però nel momento in cui abbiamo incominciato a parlare di quello che stiamo facendo da tantissime aree d’Italia, da Caserta fino a Trieste, sono venuti a chiederci dei suggerimenti e la possibilità di copiare alcuni pezzi di quello che stiamo facendo. Per noi è fantastico perché se funziona lo sviluppo di un territorio attraverso l’innesto d’innovazione in questo modo, perché non può funzionare anche in altri? Alla fine riusciamo a fare qualcosa di positivo per il paese.

Cristina: Fare sistema in Italia è possibile!