Coltivare il proprio orto è rivoluzionario

By agosto 3, 2018ecology

Dopo il lungo silenzio invernale, il sole, alzandosi, dirige una formidabile orchestra. Fragranze, colori e canti esprimono la gioia di una nuova stagione e, se ci uniamo alla sua sinfonia, possiamo uscirne trasformati.

Come? Ascoltando e dialogando con la natura che ritrova vigore, imparando da lei a collaborare. Lasciandoci ispirare, osservando con umiltà e stupore la magia che si dispiega attorno a noi: in alto, gemme e foglie neonate adornano gli alberi, ai loro piedi, fitte comunità d’insetti riprendono a lavorare, i fiori seducono, gli uccelli corteggiano e le brezze diffondono i loro canti. Il passero solitario chiama dall’alto di un’antenna, il merlo saltella sul prato in cerca di cibo, la cinciallegra e il fringuello dispensano buon umore nelle piazze alberate.

La mente umana è capace di isolare ciascun elemento quanto di accogliere l’armonia d’insieme, e così l’intelligenza collettiva che la natura esprime è fonte d’ispirazione per la nostra società de-naturalizzata. Da spettatori, possiamo diventare attori, custodi responsabili della biosfera di cui facciamo parte. Quando diventeremo realmente consapevoli che siamo interconnessi con i flussi energetici della vita tanto quanto lo siamo nei network sociali su internet, che tutto ha un’impronta ecologica e può avere un effetto su altri, vicini e lontani, saremo capaci di evolvere come individui e come società. Siamo un’unica grande famiglia. L’economista Jeremy Rifkin definisce l’empatia il collante invisibile della società, perché ci consente di metterci nei panni degli altri, di essere compassionevoli e solidali. Il nostro cervello è strutturato per essere empatico. L’ha dimostrato il professor Giacomo Rizzolatti, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma, scoprendo i neuroni specchio, quelle cellule che si attivano sia quando compiamo una determinata azione, sia quando vediamo un altro che la compie. I neuroni specchio ci mettono in risonanza con gli altri, consentono di capire al volo ciò che avviene attorno a noi, e, se vogliamo, possono essere straordinarie antenne per interagire con la natura che si rinnova. Conclude Rifkin: “E’ ora di maturare, mettere in atto l’empatia in maniera radicale, pensare alle altre specie come fratelli evolutivi e alla biosfera come una comunità.”

La conservazione degli habitat naturali è tra gli obiettivi più importanti della politica europea in campo ambientale. Le attività umane, che occupano e insidiano costantemente nuovi spazi in antagonismo con l’equilibrio naturale delle varie specie, sono causa del declino della diversità biologica.

Creare una rete ecologica significa non solo garantire il flusso delle comunità animali e vegetali in aree protette, ma anche preservarle nei luoghi abitati, e per questo occorre l’intervento di tutti gli attori sociali: amministratori, cittadini, educatori.

I calendari di Enti e associazioni comunali, regionali e nazionali sono ricchi di opportunità per conoscere la natura e imparare a proteggerla: dal birdwatching alla biodiversità, la flora e la fauna, su monti e litorali. Imparare per fare è gratificante.

Fare due passi in un campo abbandonato è utile per osservare come la natura, lasciata a se stessa, è capace di organizzarsi. E’ il principio fondante della permacultura o agricoltura selvatica, in antitesi con le monoculture addomesticate dall’uomo.

“Dobbiamo accettare l’evidenza della storia naturale: questo pianeta é dominato dalle piante che lo abitano da miliardi di anni e non potranno mai essere assoggettate, tanto meno dalla forza costrittiva, arrogante e velleitaria dell’uomo: rassegniamoci, anche per la nostra tranquillità,” afferma Angelo Naj Oleari. Anima del Centro Botanico, luogo di riferimento per la cultura del naturale, Naj Oleari parla di un disegno agricolo nel rispetto delle esigenze altrui, un giardino globale in cui vivere con gioia la dinamica della terra:

Il tentativo di un’agricoltura industriale di procurarci tanto cibo a basso costo è miseramente fallito. Il costo è chiaramente elevato, legato all’economia del petrolio, e il prezzo non considera il costo sociale e le perdite ambientali.

Osserviamo umilmente come le piante si comportano in un campo abbandonato: cominciano a intervenire e a colonizzare con metodo le piante pioniere, e creano il substrato per i vegetali più esigenti e stabili. Il tutto si svolge sempre in un’armonia estetica tipica dei vegetali, che non smettono mai la loro azione vitale; sono in permanente cambiamento. Si viene formando lo spirito di libertà nell’ordine evolutivo. Questa ineluttabile forza vitale imposta tutto verso un ordine armonico. Le piante, in simbiosi tra loro, e con il mondo animale. Quale deve essere allora il nostro comportamento, condizionato dalle esigenze economico-alimentari? Di coltivare variabili nella mobilità, invece di invariabili nella costrizione! Un ordine utilitaristico in movimento con l’armonia selvatica. Non abbiamo bisogno di alimentare solo il corpo ma anche lo spirito: dobbiamo cercare di collegare il nostro flusso al flusso vegetale, imparare ad accogliere le piante vagabonde e far accogliere le nostre esigenze nel fermo proposito evolutivo, liberarci dall’assoggettamento al sistema imposto dalle monocolture, che sono evidenti azioni di impoverimento della terra, la nostra sola terra.”

La permacultura si può applicare a un balcone, un orto o un campo. Il costo è molto inferiore, la resa del terreno è minore ma cresce in maniera esponenziale il valore qualitativo della produzione. www.permacultura.it

Ogni cosa è collegata, ogni azione crea una reazione. Siamo consapevoli che il nostro rapporto con il cibo è un’emanazione del nostro rapporto con la biosfera?

La biologa e ambientalista indiana Vandana Shiva ci ricorda che in questo momento di crisi economica e di valori, la terra è l’unico luogo in cui possiamo ritornare per ricostruire una nuova economia: “Ogni governo, alle generazioni future dovrebbe dire: “non abbiamo molto altro da darvi. Abbiamo perso la capacità di darvi lavoro, sicurezza sociale e garantirvi un decente tenore di vita. Ma la terra ha ancora questa capacità. Noi consegniamo le terre pubbliche agli agricoltori del futuro: provvedete a voi stessi”. Quello che molti attivisti e comitati non sanno, e i politici non dicono, è che esistono degli strumenti giuridici per permettere alle comunità di rivendicare la proprietà e l’uso dei territori, spesso mal gestiti dagli stessi comuni…”

Anche Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, invita i giovani a diventare agricoltori. Leggo sul Corriere della Sera di giovedì 8 marzo che in Lombardia l’8% delle aziende agricole possiede il 60% dei terreni agricoli, e la crescita di piccoli allevatori è ostacolata dai prezzi alti causati dalla domanda di quelle poche, grandi aziende. Si coltivano mangimi per animali e sempre più cereali per produrre energia da biomasse, ma le fonti rinnovabili, così gestite, diventano una condanna. Chi scrive leggi in materia ha la responsabilità di obbligare i produttori di energie rinnovabili ad attenersi alla ragione primaria delle stesse: evolvere dalla dipendenza energetica all’autoproduzione, mantenendo l’equilibrio della biosfera. Bisogna fare di tutto per utilizzare materiali di scarto, creando reti di approvvigionamento e ponendo un freno alle mille speculazioni.

Si prevede che nei prossimi decenni, con l’aumento dei prezzi del petrolio, che agisce a cascata sulla distribuzione del cibo e sui sistemi di coltivazione industriale, dovremo contare sempre più su produzioni alimentari locali, sull’agricoltura urbana e peri-urbana. E’ in questa cornice che coltivare il proprio orto diventa un atto sovversivo, perché altera gli equilibri, è un atto creativo, di condivisione, rende autonomi, dona potere sulla qualità della propria alimentazione e sul portafogli. Questa rivoluzionaria definizione è di Roger Doiron, e il suo intervento a Ted Talks ha fatto il giro del mondo.

In questa direzione vanno sia le piccole coltivazioni domestiche che gli orti comunitari e sociali, il network dei Transition Towns (http://transitionitalia.wordpress.com) e i G.A.T. gruppi d’acquisto di terreni collettivi (Gruppoacquistoterreni.it).

Molte regole si stanno riscrivendo in questi mesi. Informarsi per essere propositivi è quanto mai necessario. Intanto, seminiamo ovunque possiamo. Al nord è il momento di mettere a dimora barbabietole, coste, carote, broccoli, cicorie, fave, lattughe, piselli, prezzemolo, rape, ravanelli, rucola, spinaci e valeriane. Per sementi biologici http://www.macrolibrarsi.it

L’erba del vicino è sempre più verde, ma se curiamo meglio il nostro prato, o se lasciamo che esprima la sua spontanea intelligenza, non avremo più motivo di invidiare quello degli altri.