Chi è un hacker “etico”?

By novembre 26, 2018technology

Nei prossimi anni saranno circa 3 milioni i posti di lavoro legati alla sicurezza informatica. Il Prof. Camil Demetrescu, docente alla Sapienza di Roma, spiega l’importanza del percorso che fanno i suoi studenti. Cercando falle nei sistemi per poterli rattoppare e rendere sicuri, diventano hacker di tipo “etico”.

Cristina: Siamo a Roma, all’Università La Sapienza facoltà di Ingegneria, per raccontarvi di come i nostri ragazzi ben formati e ben motivati possono avere un ruolo chiave per proteggere i nostri sistemi informatici. Perché è così importante il percorso che fate qui?

Prof. Camil Demetrescu: Perché siamo sotto attacco, come cittadini, come governi e come aziende. Un rapporto della Polizia Postale parla di oltre 30.000 attacchi alle infrastrutture critiche di cui oltre 1.000 sono andati a buon fine nell’arco di un anno. Il costo di cui stiamo parlando è un costo che per le aziende di grandi dimensioni ha una media in Italia di 7 milioni di dollari all’anno dovuto agli attacchi informatici. Un costo che sta aumentando, per esempio tra il 2013 e il 2017 è aumentato del 22%.

Cristina: Questi ragazzi in che modo diventano angeli custodi dei nostri sistemi?

Prof. Camil Demetrescu: Innanzitutto facendo un percorso di formazione in cui imparano le basi della sicurezza informatica e iniziano con un testi di ammissione in cui chiediamo di avere essenzialmente capacità logiche, capacità di programmazione ed entrano in un percorso di  4 mesi che li porta ad imparare tutte le tecniche di difesa e come mettersi nella testa dell’attaccante informatico.

Cristina: Qualche esempio di come lavorano per identificare le falle nel sistema?

Prof. Camil Demetrescu: Ci accorgiamo di un hacker spesso dai piccoli dettagli, quelli che fuggono ai più ma che in realtà con un’esame attento possono indicarci il problema. La presenza di un file nascosto,  sulla barra del browser ci sono scritte delle cose che non sono esattamente quelle che vogliamo. Una delle attività che abbiamo fatto proprio in questa sala dove siamo oggi è quella di dissezionare questo oggetto e comprendere in che modo funzionasse, quindi l’obbiettivo principale è quello di comprendere il più presto possibile il funzionamento per capire se c’è un’interruttore per spegnerlo. Questo è l’addestramento che noi facciamo, culmina con la partecipazione dei migliori di questo percorso alla squadra nazionale italiana, che l’anno scorso ha partecipato per la prima volta in Europa, prendendo il terzo posto. È stata una grande soddisfazione che dimostra anche il talento dei nostri giovani.

Cristina: Quali sono le opportunità di lavoro nel prossimo futuro per chi ha questi talenti?

Prof. Camil Demetrescu: La stima è di oltre 3 milioni di posti di lavoro che bisognerà colmare con competenze con sicurezza informatica nei prossimi quattro o cinque anni.

Cristina: Ragazzi, arruolatevi! Appassionatevi a questo perché è un ruolo fondamentale nella società di oggi e di domani.