Privacy Policy technology Archivi • Pagina 13 di 13 • Cristina Gabetti
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Open Bionics

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Una ragazzina dalla sorte inizialmente avversa contribuisce con il suo carattere solare a cambiare la vita di molte persone, nonché la sua. Il mix di tecnologie esponenziali e l’energia che lei ci mette portano a correggere i difetti del nostro corpo in modo impensabile, e la stampa 3D contribuisce in maniera importante a rendere il tutto meno costoso e più accessibile. Open Bionics 

Cristina: Una ricercatrice lancia un messaggio su Facebook. Una mamma lo raccoglie e questo cambia la vita di una bambina.

Tilly: Ho avuto la meningite a 16 mesi. E hanno dovuto…amputarmi le mani per farmi sopravvivere.

Samantha Payne: Usiamo molto i social per diffondere il nostro lavoro e per trovare amputati che vogliano contribuire allo sviluppo delle nostre protesi. Conoscendo la precedente esperienza di Tilly con le protesi bioniche…sapevamo che avrebbe dato un contributo importante.

Tilly: Questa è molto diversa, rispetto alla prima che ho avuto. Molto diversa.

Cristina: Puoi stringermi la mano?

Tilly: Sì.

Cristina: Wow! Bella stretta!

Cristina: Come attivi la mano?

Tilly: Beh…contraggo il muscolo dell’avambraccio per chiudere la presa, e fletto per aprirla. E flettendo un po’ di più sento una vibrazione che mi indica che sto cambiando impugnatura. Quindi quando stringo di nuovo la mano si posiziona diversamente.

Samantha: Tilly viene da noi, indossa la protesi e prova a raccogliere oggetti diversi, a usarla in tanti modi. Poi ci dice onestamente cosa ne pensa e come potremmo migliorarla.

Cristina: Cosa rende questa diversa dalle altre mani bioniche?

Samantha: Prima di tutto è una versione economica di una tecnologia sofisticata: è stampata in 3D e completamente personalizzabile. Questa mano è presa da un personaggio di un videogioco.

Cristina: Quando avrai la tua protesi, disegnata da te, come sarà? Che supereroe vuoi essere? Supereroe Tilly ovvio…

Tilly: Io sono il mio supereroe! Voglio che siano mani diverse da tutte le altre.

Cristina: Ok.

Tilly: Mi piacerebbero oro e argento, sono dei bei colori no? Ma voglio che contengano altre funzioni. Tipo, che se tocco il dito si attiva Siri – come se avessi un telefono incorporato nella mia mano – così quando sono a scuola, le dico: “Siri, quando fa 10 diviso 2?” e Siri risponde “5!” Così potrei passare ogni tipo di esame. Super facile!

Cristina: Non so cosa diranno i tuoi insegnanti, ma è geniale.

Tilly: Shh, non dirlo a nessuno.

Cristina: No, nessuno. E quanto verrà a costare?

Samantha: Puntiamo ad un costo inferiore a 10 mila sterline, e speriamo di arrivare, un giorno, a 1000 sterline. Siamo totalmente open source, chiunque può andare su internet, scaricare i nostri modelli e stamparli a casa. Possono anche personalizzare lo stile e le funzioni.

Cristina: E come sta cambiando la tua vita?

Tilly: Mi dà più fiducia in me stessa. La gente viene da me e quando non ho su le mani mi dicono “Mi dispiace tanto! Cosa è successo?” Ma adesso mi dicono “Oh mio Dio! Che mano fighissima!”

Giovani inventori

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Chi dice che i giovani non hanno inventiva? A soli 22 anni, Danny Wagemans ha già creato un sistema di refrigerazione – Afriji– per chi non ha accesso alla rete elettrica e un nano-filtro capace di depurare l’urina per ricavarne acqua potabile ed energia. Ha una laurea in nano-fisica e, partecipando al Global Solutions Program della Singularity University, ha imparato a pensare in grande. Molti ragazzi non si considerano capaci, ma basta crederci. Le buone idee crescono velocemente. Quelle di questi ragazzi sono il nostro futuro.

CRISTINA: Nella scorsa puntata vi abbiamo raccontato idee brillanti per risolvere alcune delle grandi sfide dell’umanità. Oggi incontriamo un ragazzo di 22 anni che ne ha avuta più di una!

DANNY: Tutto è partito dall’urina. Cercavo qualcosa di abbondante, capace di soccorrere i rifugiati. Così ho creato un nanofiltro capace di depurare l’urina per ricavarne acqua potabile ed energia. E’ stata la mia laurea in nanofisica a permettermi di arrivarci. Il prodotto non è ancora sul mercato, ma la nanotech migliora esponenzialmente, e questo progetto potrebbe vedere la luce tra 5 anni a costi accessibili.

CRISTINA: E grazie a questa idea hai vinto una competizione.

DANNY: Sì, esatto! Una competizione che mi ha permesso di andare alla Singularity University per 10 settimane completamente spesato. Meno dell’1% entra nel programma, è molto selettivo.

CRISTINA: E quali idee sono maturate con il tuo team?

DANNY: Molte, dalla manifattura di oggetti per le basi spaziali a quello su cui sto lavorando ora, un frigo per chi ancora vive senza energia elettrica. Stiamo usando dei pannelli solari per alimentare il sistema di refrigerazione. E’ efficace e conveniente.

CRISTINA: Andrà in produzione?

DANNY: Sì, puntiamo ad avere il primo prototipo per la fine di novembre.

CRISTINA: E questo porterà la refrigerazione a quante persone?

DANNY: Ci sono oltre 2 miliardi di persone che non hanno accesso alla rete elettrica, quindi alla refrigerazione. Il nostro desiderio è di renderlo disponibile a tutti.

CRISTINA: Hai già un’idea del costo?

DANNY: Usando come riferimento i prodotti al momento disponibili negli Stati Uniti, siamo sui 200 dollari.

CRISTINA: Come ti immagini che venga usato?

DANNY: Come frigo di comunità o in prestito, pagando il consumo al proprietario.

CRISTINA: Come ti ha cambiato l’esperienza alla Singularity University?

DANNY: Mi ha trasformato. Prima, come tanti, pensavo in piccolo; ora ho sviluppato una mentalità globale e audace, e capisco che oggi le buone idee possono crescere e diffondersi a velocità un tempo impensabili.

CRISTINA: Cosa dici ai tuoi coetanei, alle persone che non hanno la fiducia di credersi capaci di sviluppare una grande idea?

DANNY: Credeteci! Le opportunità di formazione online abbondano. Bisogna entrare nella mentalità giusta. Sento molte persone dire “Che figata! Ma io non ce la posso fare. Ci vuole una grande azienda, un’università, non sono abbastanza intelligente… tutte cavolate! Tutti possono farcela, o almeno provarci.

CRISTINA: Grazie Danny, in bocca al lupo.

DANNY: Crepi.

Global Solution Program – Nick Haan

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Soluzioni innovative e dirompenti vengono partorite ogni anno al Global Solution Program presso la Singularity University nella Silicon Valley. Il direttore Nick Haan ci racconta alcuni dei progetti più interessanti maturati durante l’ultimo corso, dai satelliti geostazionari per inviare l’energia solare alle parti buie del pianeta –Rebeam, ai droni che sparano miliardi di semi permettendo la riforestazione –BioCarbon Engineering, passando per le vitamine fai da te –Nutrigene– e i rifiuti in plastica riutilizzati per la stampa 3D –Plastic Bank. La prossima idea rivoluzionaria potrebbe essere vostra!

CRISTINA: Cosa succede quando metti insieme 80 ragazzi di nazionalità diverse che hanno vinto un concorso, una borsa di studio con idee capaci di cambiare la vita a un miliardo di persone.

NICK HAAN: Io dirigo il Global Solution Program, un programma fantastico a cui tutti possono fare domanda. Google ne finanzia una parte e sponsor di tutto il mondo lanciano concorsi nei loro paesi in modo che i vincitori siano totalmente spesati, così selezioniamo persone unicamente in base ai loro meriti. Questo consente di mettere insieme classi di altissimo livello. Da lì emergono progetti eccezionali e quelli più promettenti li incubiamo in startup sostenibili. E’ una vera fucina di idee, te ne cito alcune. Rebeam, costellazioni di satelliti geostazionari che usano energia a microonde per redistribuire energia solare da una parte all’altra del pianeta. Quelle esposte al sole raccolgono e proiettano energia verso i satelliti che a loro volta la ridistribuiscono alla parte in ombra.

CRISTINA: Questo risolve il problema dello stoccaggio dell’energia solare.

NICK HAAN: Noi incoraggiamo gli studenti a pensare in grande, osando ma sempre con una solida base scientifica. Devono mettere a frutto la loro innovazione, sia dal punto di vista tecnico che trovando il capitale necessario. Un progetto che abbiamo incubato, Plastic Bank -la banca della plastica- ricicla i diversi polimeri in materia prima per le stampanti 3D.
Abbiamo appena fatto un concorso al nostro Global Summit, il vincitore della sezione sull’innovazione ambientale è una startup che attrezza dei droni con un meccanismo speciale che spara semi nella terra. Non pianteranno solo qualche albero con questi droni, ma miliardi e miliardi di piante. Immagina sciami di droni che pianteranno alberi anche in luoghi irraggiungibili. Questo è un buon esempio di tecnologia esponenziale e di come un oggetto pensato per altro possa trovare nuove funzioni. Questo è un esempio di come possiamo rigenerare il nostro ambiente più velocemente e, credetemi, ce n’è bisogno.

Peptidi – Nora Khaldi

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Avete mai sentito parlare di un peptide? Forse no, ma sicuramente conoscete l’endorfina che è un peptide. Si tratta di una semplice catena di aminoacidi, con un grandissimo potenziale. Alcuni peptidi, infatti, posso modulare le funzioni fisiologiche dell’organismo, permettendoci di ridurre infiammazioni, diabete, la perdita di massa muscolare e combattere l’invecchiamento. Ce lo racconta la matematica irlandese Nora Khaldi che abbiamo intervistato ad Amsterdam. Con il suo team estraggono peptidi dal cibo, dove sono naturalmente presenti, e ne testano l’efficacia nel rigenerare cellule e tessuti. Con risultati sorprendenti.

Cristina: Nora Khaldi è una matematica. Per lei questo frutto, una mela, è molto più di quanto è per noi e adesso ci spiegherà perché.

Nora Khaldi: Quando ho cominciato a lavorare sul cibo, non ho più visto questa come una mela. Per me è un insieme di dati, trillioni e trillioni di molecole che interagiscono tra loro e anche con il corpo umano. Identificando i peptidi, quindi il segmento della proteina attiva, e sciogliendoli dal legame chimico, si trasformano in ingredienti attivi con grossi vantaggi per la salute.

Cristina: Non basta mangiare la mela per avere i benefici dei peptidi?

Nora Khaldi: No, puoi mangiare tutte le mele che vuoi, ma otterrai ben pochi benefici da quel specifico peptide. Il bello dei peptidi è che sono molto flessibili, si legano con precisione ai loro obiettivi e inoltre non lasciano residui nel corpo. Non tutti i peptidi sono attivi, hanno una sequenza di amminoacidi che permette loro di legarsi a un recettore associato a un’infiammazione. E per quei pochi secondi o pochi minuti per cui sono legati, l’infiammazione si riduce, ma la cosa bella è che i benefici restano molto evidenti anche dopo qualche giorno. Il nostro obiettivo è quello di estrarre i peptidi migliori tra quelli che si trovano in qualsiasi cibo e capire come si legano al corpo umano e come regolano le malattie.

Cristina: In questo processo come usi la tecnologia?

Nora Khaldi: Stiamo analizzando cibi di tutto il mondo, in particolare vegetali e cereali e da piccole quantità di cibo riusciamo ad estrarre moltissime informazioni, prendiamo campioni, estraiamo dati, li mettiamo in relazione per trovare nuovi peptidi al loro interno e poi scegliamo i più efficaci. Stiamo lavorando in particolare su quattro condizioni: l’infiammazione, il diabete, l’anti invecchiamento -soprattutto della pelle, attraverso la stimolazione del collagene, l’elasticità e la rigenerazione cellulare- e in ultimo il recupero e il mantenimento dei muscoli, perché è determinante per la nostra salute complessiva. Abbiamo identificato peptidi che stimolano il recupero e il mantenimento del tono muscolare.

Progetti educativi – Rob Nail

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Siamo in testa alla lista dei paesi col tasso di natalità più basso al mondo. L’Italia invecchia in fretta e toccherà ai nostri pochi giovani portare l’onore del Belpaese al centro del XXI secolo. Come sapranno avere buona cura di loro stessi, dei loro figli e di noi, dipende da come li formiamo oggi, non domani. Attardarci ad aggiornare i nostri sistemi scolastici è perdente solo per noi. Chi è appassionato alla conoscenza e alla cultura ha solo da guadagnare capendo quanto le tecnologie diano accesso come mai prima a strumenti utili per il nostro sapere, e il nostro saper fare. Il ruolo di insegnanti appassionati, competenti e informati è di ispirare i nostri ragazzi, insegnare loro a pensare e fare le domande giuste. Abbiamo incontrato Rob Nail, della Singularity University, che di mestiere studia come mettere le tecnologie esponenziali a servizio dell’apprendimento. E mentre editavo l’intervista realizzata ad Amsterdam, mio nipote di 12 anni mi mandava il rap brillante e pungente di Prince Ea, un poeta contemporaneo con milioni di followers sui social media. Con geniale semplicità ci ispira ad aggiornarci. I giovani ci chiedono questo.

Cristina: Siamo ad Amsterdam per un summit della Singularity University, organizzazione che nasce in California per aiutarci a capire quanto opportunità abbiamo per avere un impatto positivo sulla nostra vita e su quella degli altri, a partire da educazione e formazione.

Rob Nail: I nostri sistemi educativi sono obsoleti. In futuro i contenuti potranno essere insegnati e appresi più facilmente con la tecnologia. E il ruolo dell’insegnante umano sarà quello di risvegliare il potenziale degli studenti, aiutarli a capire cosa gli appassiona e imparare a formulare le domande chiave per accedere agli strumenti e alle competenze necessarie nel momento del bisogno. Imparerai il calcolo algebrico quando dovrai creare un’equazione differenziale per lanciare un razzo su Marte. E credimi, se è quella la tua passione, sarai motivato ad affrontare ogni sfida.
Quello che si insegna nelle scuole deve rispondere ai bisogni del 21° secolo, ma accanto a capacità specifiche è fondamentale saper pensare, comprendere le complessità e le dinamiche dell’insieme.

Cristina: Quando pensi che si colmerà il divario tra le soluzioni disponibili e la loro diffusione?

Rob Nail: Penso che stia già accadendo e stiamo evolvendo verso una realtà capace di mettere a frutto i potenziali delle nuove tecnologie. Per arrivarci però è necessario sperimentare tanto, avere il coraggio di aggiornare i sistemi educativi e prendere spunti da chi abbraccia più facilmente il cambiamento. Ad esempio, abbiamo passato del tempo in Uruguay e, forse proprio perché è un paese piccolo, lì è più facile innovare. Tutti gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori hanno i tablet. E insegnano programmazione e robotica nelle scuole pubbliche fin dai primi anni.

Cristina: Incredibile!

Rob Nail: Nella Silicon Valley non siamo ancora arrivati a questo.

Cristina: Nemmeno in Italia.

Rob Nail: In pochi posti al mondo, ma immagina dove arriveranno questi bambini tra 10/15 anni? Se ci concentriamo su un futuro di positività e abbondanza, se osiamo immaginarlo, diventerà realtà. Per crearlo dobbiamo mantenere una mente molto dinamica e incoraggiare nazioni, città e corporazioni a sperimentare nuovi modelli. Le soluzioni non cadono dal cielo e le migliori si trovano provando e riprovando.

Cristina: Mai come ora abbiamo opportunità per imparare. Occhio al futuro!

School Raising, piattaforma di crowdfunding per scuole italiane

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Cristina: Gugliemo che cos’è School Raising?

Guglielmo: School Raising è una piattaforma sulla quale raccogliamo soldi per finanziare i progetti innovativi delle scuole. Raccogliamo i soldi dai cittadini, che in questo modo ci indicano quali sono i progetti che secondo loro devono essere sviluppati all’interno di queste scuole. Lo facciamo in tutta Italia, i progetti arrivano da scuole, dai professori, dagli alunni e anche da associazioni che lavorano con le scuole.

Cristina: E come raccogliete i fondi?

Guglielmo: Raccogliamo online.

Cristina: Quindi usate in sostanza il crowdfunding

Guglielmo: Il crowdfunding reward-based, che vuol dire basato sul dono: io finanzio e in cambio ricevo un dono per quanto ho finanziato.

Offriamo un premio a chi si inventa queste parole in italiano. Il progetto che vi raccontiamo oggi nasce proprio in questa stanza.

Ecco come vedi ci troviamo in quest’aula dell’istituto, piena di tecnigrafi, in cui da ragazza io stessa ho disegnato quando facevo il geometra e poi l’università. Quindi molto obsoleta per il momento in cui stiamo vivendo, e l’idea proprio nasce qui dalla volontà di trasformare un’aula obsoleta in un’aula molto moderna. Per cui, con l’utilizzo sempre per la manualità ma pensando ad un futuro, un futuro anche con il supporto e l’uso della tecnologia.

Cristina: Quando hai iniziato a lavorare insieme agli studenti?

Abbiamo iniziato subito dopo aver messo giù il progetto di massima, abbiamo qui un gruppo di giovani, che sono i principali protagonisti di questo progetto.

Sarà un’aula moderna e comoda, che permetterà agli studenti e i professori e anche al territorio di poter lavorare dentro. Sarà comoda perché noi vogliamo sentirci, all’interno della scuola, come se fossimo a casa.

Noi ragazzi abbiamo realizzato un video per visualizzare il nostro progetto. Chiunque vorrà aiutare potrà finanziarci anche con solo 5 euro sul sito.

Per noi ormai è diventato normale collaborare, ma quando esco e lo racconto ai miei amici e ai miei compagni, quasi non ci credono e mi guardano estraniati dicendo “come fate?”.

Cristina: Nel cuore di Udine, incontro Chiara che ci spiegherà un altro aspetto del progetto.

Chiara: Collaboro con un’associazione non-profit che ha come obbiettivo quello di promuovere i principi della responsabilità sociale d’impresa. L’aula che hai visto oggi è fruibile da tutti, non solo da alunni e insegnanti ma anche manager d’azienda e operatori culturali. Il progetto sarà in parte finanziato dalla scuola, ma in parte attraverso lo strumento di crowdfunding. É quindi una raccolta fondi sul web, grazie alla piattaforma di School Raising.

Si, noi ci occupiamo di tutte quelle soluzioni che fanno collaborare le persone, al di là di una singola aula, lo spazio può diventare un promotore di innovazione, sia per gli studenti sia per le aziende che vogliono trovare una vero motivo anche per innovare la propria responsabilità sociale d’impresa.

Cristina: Persone motivate, aperte al dialogo e alle nuove tecnologie, possono realizzare i loro sogni in tutti gli ambiti. Osate