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L’enorme potenziale dei miceti

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La degradazione del suolo è un problema molto importante, la cui causa principale è l’inquinamento da parte di metalli pesanti, oli o idrocarburi che rendono inutilizzabili circa 340mila siti in tutta Europa.
Alla Mycotheca dell’Università di Torino sono conservati oltre 6.000 ceppi di miceti (funghi), provenienti da tutto il mondo. Rappresenta una delle più importanti banche di biodiversità fungina in Italia, dove studiano l’enorme potenziale di questa specie. In collaborazione con il progetto europeo LIFE Biorest, si stanno occupando del biorisanamento di 18 ettari a Fidenza.

Parte I

Cristina: Siamo alla Mycotheca di Torino che fa parte del Dipartimento di Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi per raccontarvi quanto sono potenti ed efficaci i funghi. State lavorando ad un importante progetto con l’Unione Europea, ce lo racconta?

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: Certo, si tratta del progetto Life Biorest, volto alla depurazione di siti contaminati. La contaminazione del suolo è un problema enorme a livello mondiale ed europeo. Per darvi un numero, in Europa ci sono più di 200.000 siti contaminati, meno del 20% in questo momento sono diciamo trattati. Il progetto si svolge nel comune di Fidenza, è uno dei cosiddetti SIN, quindi i siti più contaminati in Italia. Abbiamo selezionato una serie di microrganismi, nel nostro caso funghi, per la loro spiccata capacità di degradare inquinanti.

Cristina: Come funziona questa depurazione?

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: Questo funghi li abbiamo isolati, fatti crescere dandogli da mangiare esclusivamente i contaminanti di questo suolo come ad esempio il pirene, il naftalene e fenantrene, poi abbiamo dimostrato come questi funghi si sono così adattati all’ambiente contaminato che preferiscono mangiare questo tipo di inquinante piuttosto che molecole come il glucosio. Li abbiamo selezionati poi per la capacità di poter crescere su substrato a basso costo, perché uno dei problemi più importanti è di far vivere e vegetare i microrganismi nel suolo. Quindi i microrganismi selezionati per le loro capacità degradative vengono poi miscelati al suolo e attraverso un sistema di questo genere vengono poi creati dei grossi cumuli di circa 1 tonnellata di suolo che viene mantenuto in condizioni controllate di temperature e umidità per un periodo che va dai 3 ai 6 mesi. L’utilizzo di questo microrganismi permette di degradare una quantità molto maggiore di inquinanti e di abbreviare i tempi di trattamento, riducendo quindi anche i costi del trattamento stesso.

Cristina: Su questo terreno poi si potranno edificare case, si potrà vivere in modo sano?

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: Questo processo prevede anche una rivegetazione, quindi l’Università Cattolica di Piacenza sta selezionando una serie di piante che siano ben adattate a questi suoli. Nel momento in cui la popolazione vedrà che i microrganismi prima hanno degradato la maggior parte degli inquinanti e che le piante si accrescono su questo suolo, avrà la percezione visiva che il sito è stato veramente pulito in modo definitivo. L’area è molto vasta, di circa 18 ettari, e a causa dei bombardamenti che ci furono durante la seconda guerra mondiale gli inquinanti si spingono fino a 28 metri di profondità, quindi un volume di suolo da trattare veramente enorme.

Cristina: Quando decreterete i primi risultati?

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: I risultati che abbiamo ottenuto fino ad adesso nelle prove preliminari sono assolutamente positivi.

Parte 2

Cristina: Siamo tornati alla Mycotheca di Torino perché qui c’è la più importante collezione di ceppi di funghi d’Italia. Stanno lavorando a tantissime applicazioni, veramente strategiche per il nostro futuro, ma la cosa più interessante ancora è che di questo regno, perché così sono classificati i funghi, si conosce solo il 10%. Quali altre virtù ci vuole raccontare su questa importante popolazione di organismi?

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: I funghi, oltre che essere bellissimi sono bravissimi e li stiamo utilizzando per studiare la degradazione di tantissimi contaminanti. Un esempio molto recente è la degradazione delle materie plastiche, ci sono tanti tipi di materie plastiche anche le cosiddette bioplastiche quelle biodegradabili in realtà non sono completamente biodegradabili, la normativa si sta evolvendo nel tempo ma diciamo che ad oggi una plastica per essere biodegradabile deve avere il 40% di materiale biodegradabile che diventerà il 50% il prossimo anno il 60% nel 2020. Questo vuol dire che noi dobbiamo favorire questa degradazione, selezionando dei microrganismi in grado di degradare proprio queste materie plastiche e quindi di favorire il loro utilizzo anche in processi come quelli del compostaggio. Stiamo lavorando anche sulle microplastiche in mare, ci sono dei progetti europei per isolare ed identificare microrganismi associati a questo ambiente acquatico ed anche in questo caso per identificare i microrganismi e gli enzimi coinvolti in questa degradazione.

Cristina: Poi c’è anche tutta una classe di sostanze chimiche che non sono proprio favorevoli per la nostra salute di cui vi state occupando.

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: Si in effetti per rimanere nell’ambito acquatico, in questo momento si parla tanto dei cosiddetti interferenti endocrini, sono migliaia da molecole presenti a bassissime concentrazioni nelle nostre acqua. Parliamo di microrganismi a nanogrammi che possono avere degli impatti sulla salute delle persone. Facendo un esempio, lo sviluppo sessuale precoce nei bambini oppure l’obesità infantile. Ovviamente sono ancora cose che devono essere dimostrate in modo certo in campo medico ma insomma il pensiero comune è che quelle molecole presenti nell’ambiente abbiano un ruolo non indifferente. I funghi sono bravissimi nel degradare queste sostanze e quindi a ridurre la tossicità dei reflui civili e dei reflui industriali.

Cristina: Alcuni sono molto promettenti anche in ambito farmaceutico e di cosmetica.

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: Assolutamente si, i funghi producono milioni di metaboliti secondari che hanno attività farmacologiche e quindi ad esempio stiamo studiando le possibilità di coltivare alcuni funghi per produrre nuove molecole ad attività antibatterica, antivirale o con attività antitumorale. In particolare i funghi e, se vogliamo, i funghi provenienti dagli ambienti marini sono in questo momento tra gli organismi più studiati al mondo per la produzione di queste molecole.

Cristina: E poi concludiamo con il piacere di mangiarli. Non ci sono solo i porcini ma..

Prof.ssa Giovanna Cristina Varese: Probabilmente i funghi sono il cibo del futuro attraverso la produzione delle cosiddette micoproteine. Cibo ideale per eccellenza, ricco di proteine, con poche calorie, ricco di fibre e privo di colesterolo.

Cristina: Un universo da scoprire. Occhio al futuro.

In onda 16 e 23-2-2019

re3CUBE – smaltire i rifiuti medici

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re3CUBE è una tecnologia che consente di abbattere gli ingenti costi di smaltimento per i rifiuti sanitari pericolosi e di evitarne il trasporto per centinaia di km.

Cristina: Quando andiamo dal medico per curarci, produciamo spesso rifiuti infettivi o pericolosi. Sono i guanti, le garze, siringhe. Finiscono in contenitori come questi, sono volumi immensi, pensate che in un solo mesi per raggiungere i siti autorizzati per il loro smaltimento si percorre la stessa distanza che c’è tra la terra e la luna: 384.400 km. Per un costo sempre mensile di 13 milioni di euro. Siamo venuti a Tortona per raccontarvi una soluzione che elimina queste scatole, che riduce costi, inquinamento e responsabilità. Luciano in che cosa consiste il vostro dispositivo?

Luciano Scibilla: Il nostro dispositivo serve per migliorare e cambiare un po’ la gestione dei rifiuti dei piccoli produttori. I nostri clienti sono dentisti, veterinari, quelle cliniche che producono quel tipo di rifiuto che è il 180301. Con questa macchina, tutta la burocrazia si elimina perché noi sterilizziamo direttamente dove vengono prodotti e nel momento in cui la sterilizzazione è finita, cioè entro le 4 ore, il certificato arriva via email direttamente spedito dal nostro centro di controllo che monitora la macchina passo passo durante tutto il ciclo. Ha la capacità di gestire circa 1,5-2 kg di rifiuti giornalieri, nel tempo stiamo mettendo a punto macchine che hanno una produttività migliore. Siamo già pronti con una macchina da 15 kg e quindi pensiamo di poter risolvere anche le problematiche di entità più grosse. Noi trituriamo il tutto, lo sterilizziamo e lo trasferiamo in un sacchetto che poi può essere tranquillamente gettato in un contenitore assimilabile ai rifiuti urbani.

Cristina: La vostra ambizione più grande?

Luciano Scibilla: Quella di poter riuscire a servire ospedali: i piccoli e grandi ospedali pubblici ma anche quelli privati dove c’è una produzione elevatissima. Si parla di 4,500 kg al giorno e noi stiamo mettendo a punto una macchina che riesce a gestirne fino a 9,000. Questo taglierà completamente il costo di un’ospedale di almeno il 60%. Basta pensare che questo oggetto è il risultato di una scatola di 60 litri ridotta in 6 litri, quindi ridotta del 90% e poi della quale un piccolo smaltitore spendeva molto meno fino a ieri con un sistema tradizionale.

Cristina: Grazie Luciano. Lo stiamo vedendo in molti ambiti, gestire i rifiuti laddove vengono prodotti è sicuramente la migliore soluzione.

In onda 3-2-2019

Fabbriche d’aria

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Il Prof. Stefano Mancuso dell’Università di Firenze, esperto di neurobiologia delle piante, ci parla di un progetto che aiuterebbe chi vive in città a respirare meglio!

Cristina: Parliamo tanto di ridurre l’inquinamento e intanto inquiniamo, mentre non c’è abbastanza attenzione sulla depurazione.

Stefano Mancuso: L’unica cosa che riesce ad eliminare l’inquinamento atmosferico sono le piante. Le piante quindi dovrebbero stare nelle città, nella quantità più alta possibile. Più ne mettiamo, meglio è. Non soltanto nei viali o nei parchi ecc, ma veramente coprire le città di piante e anche in queste condizioni potrebbe non bastare.

Cristina: Voi avete sviluppato un progetto..

Stefano Mancuso: Il progetto che abbiamo chiamato Fabbrica dell’Aria, prevede l’utilizzo di ex-edifici industriali dismessi, da trasformare in delle enormi serre. Devi immaginare un edificio come un cubo in cui all’interno ci sono tanti cilindri. Ogni cilindro è fatto di vetro o cristallo, o di un materiale trasparente, all’interno del quale ci stanno queste piante, diversi strati di piante e l’aria è costretta a passare attraverso tutti questi cilindri.

Cristina: L’aria entra inquinata ed esce..

Stefano Mancuso: E quando esce è completamente purificata. Attualmente stiamo cercando di rendere realizzabile questo progetto nella città di Prato. Prato è una città che, se non erro, dovrebbe essere intorno ai 150 o 200.000 abitanti e avrà necessità per purificare l’intera quantità di aria della città, di quattro di questi edifici. Quindi anche da un punto di vista, non solo funzionale, ma estetico, saranno dei luoghi molto belli. Non bisogna appunto immaginarli come dei depuratori, bisogna immaginarli come degli edifici che contemporaneamente sono in grado di depurare l’aria di una città, ma allo stesso tempo sono dei luoghi che si potranno vivere. Le persone dovranno entrare in questi luoghi, questi luoghi dovranno poter essere luoghi di socializzazione, quello che vuoi! Delle librerie, dei bar, dei ristoranti, di tutto. La qualità dell’aria è talmente buona che addirittura la carica batterica viene abbassata, quindi è un’aria più pura in tutti i sensi.

Cristina: Salgono le endorfine, e tutti quegli ormoni che ci fanno stare bene e quindi non solo fa bene alle città, non solo fa bene all’aria, ma fa bene anche a noi. Che meraviglia, grazie Stefano. Occhio al futuro

In onda 27-10-2018

Blockchain con Cristina Pozzi

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Cristina Pozzi, autrice di 2050. Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo e fondatrice di Impactscool, ci parla della tecnologia blockchain.

Cristina: Le tecnologie evolvono così rapidamente che a volte fatichiamo a comprenderne i significati, a partire dal nome. Cristina tu ti occupi di formazione, come spieghi ai tuoi alunni che hanno età molto diverse, e provenienze molto diverse, che cos`è e a che cosa serve la blockchain?

Cristina Pozzi: Serve a tantissime cose, ad esempio anche contratti per passaggi di proprietà. Proviamo ad immaginare di voler vendere un’auto, questo si può fare già tra privati ma ci sono diverse istituzioni tra certificazioni, archivi dove l’informazione del passaggio di proprietà deve essere registrata, ci vogliono anche diversi giorni per avere tutte le carte sistemate e in ordine. Se io potessi farlo attraverso un sistema basato su blockchain, questa informazione verrebbe registrata automaticamente in modo istantaneo su tutta una serie di nodi, si chiamano – sono dei blocchi che stanno all’interno di questa catena dei computer – che registrano l’informazione e a quel punto la rendono immediatamente disponibile per tutti.

Cristina: Altre applicazioni?

Cristina Pozzi: Si può pensare anche all’acquisto di una casa, qua lascio alla fantasia di tutti che, esperienza che conosciamo, cercare di numerare tutti gli intermediari che oggi devono intervenire quando faccio un passaggio di proprietà di un immobile. Neanche in questo caso gli intermediari potrebbero essere sostituiti da un sistema che è condiviso e collettivo, però non sempre, e non è solo così, questo sistema deve essere qualcosa di pubblico e istituzionale quindi stanno nascendo ed esistono già sistemi di blockchain che invece vengono creati per privati. Per esempio nel mondo della logistica, immaginiamo di dover spedire un pacco internazionale da un continente all’altro, i passaggi di informazione di dati, soprattutto i soggetti coinvolti sono tantissimi, e stanno già creando un consorzio tra quelle società che operano nel mondo della logistica per avere queste informazioni disponibili a tutti, accessibili e soprattutto anche tra di loro compatibili in modo che quando un pacco passa in dogana o viene spedito o ritirato, l’informazione venga registrata su un sistema di questo genere.

Cristina: E diventerà pervasivo in quanto tempo?

Cristina Pozzi: Questo esiste già, questa è proprio un’applicazione già esistente. Sicuramente l’opzione di applicarlo alla pubblica amministrazione o a tutta una serie di cose con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, nel giro di 10-15-20 anni sicuramente presente. È molto interessante e soprattutto realistico.

In onda 20-10-2018

La zeolite di ZeoVertical

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ZeoVertical è un sistema di coltivazione verticale che utilizza la zeolite al posto del terriccio. La zeolite è un minerale di origine vulcanica, in grado di trattenere l’acqua e favorire una forte ossigenazione delle radici, oltre a migliorare il meccanismo di assorbimento della nutrizione delle piante.

Cristina: I sistemi attuali di produzione e distribuzione di cibo vanno riprogettati, la popolazione mondiale in crescita, sempre più concentrata nelle città, le risorse naturali più scarse anche dal punto di vista qualitativo. Buongiorno Roberto, voi che soluzione avete progettato?

Roberto: Noi proponiamo un sistema di coltivazione verticale dove all’interno dei coltivatori c’è la zeolite. Il sistema di coltivazione ci consente di risparmiare acqua, risparmiare energia e di produrre di più con maggiore qualità.

Cristina: Questo tutto grazie proprio alla zeolite che è il minerale più presente nelle terri vulcaniche giusto?

Roberto: Si, il sistema è molto semplice. Prende acqua da una cisterna, l’acqua viene immessa in un circuito idraulico, il coltivatore viene irrigato e il sistema recupera addirittura anche l’acqua, abbiamo un notevolissimo risparmio idrico grazie ad un sistema di irrigazione intelligente che abbiamo progettato e grazie a dei sensori che vengono a interrogare da questo sistema, riusciamo a capire quando la pianta ha realmente bisogno di bere.

Cristina: E grazie alla zeolite beve meno, giusto?

Roberto: Beve molto meno, abbiamo un risparmio idrico che va oltre il 90 percento.

Cristina: Ha bisogno però di corrente elettrica?

Roberto: Ha bisogno di pochissima corrente elettrica e addirittura noi ci facciamo aiutare dall’energia rinnovabile.

Cristina: Grazie Roberto. E tu Vittorio cosa mi racconti della zeolite?

Vittorio: Cristina pensa che abbiamo fatto dei test estremi, abbiamo lasciato delle piante per quattro mesi senz’acqua nella zeolite e sono rinate tranquillamente appena irrigate. Poi, oltre a questo la zeolite chimicamente favorisce lo scambio cationico che è il meccanismo con il quale le piante si nutrono normalmente. La zeolite ha una grandissima capacità di scambio perché la sua superficie non solo è piena di microporosità, ma anche al suo interno ce ne sono tantissime, come una pallina di golf in cui ci sono tante cave in cui si incastrano molecole d’acqua fertilizzate e anche di aria. Oltre a questo la zeolite già di fatto è un fertilizzante perché è ricca di calcio e di magnesio. Il nostro obiettivo principale è stato quello di realizzare un sistema che potesse essere utilizzato per la coltura domestica, quindi l’orto sul balcone, facile da usare e che permettesse anche di coltivare un ortaggio di qualità, anche molto salubre. Poi ci siamo resi conto che la richiesta è arrivata più dall’industria e questo ci ha anche un po’ meravigliati. QUindi in questo momento siamo focalizzati in un sistema industriale, modulare, che abbia le stesse caratteristiche ma che riesca a migliorare quelli che sono i fabbisogni del mercato.

Cristina: Come si traduce poi nel sapore di quello che cresce?

Vittorio: La nostra zeolite in particolare ha un’alta capacità di cabasite e phillipsite, questo tipo di zeolite ci permette di ottenere i risultati che vogliamo, quindi un incremento del gusto e della qualità.

Cristina: Non è più tempo per poche soluzioni che soddisfano i bisogni, soprattutto dal punto di vista del cibo e dell’energia, di tante persone. Abbiamo molte opportunità da esplorare. Occhio al futuro.

SanTO – il robot per la preghiera

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Una conversazione con Don Ivan Maffeis della Conferenza Episcopale Italiana e Gabriele Trovato, Prof. di Intelligenza Artificiale all’Università Cattolica del Perù, che ci presenta SanTO – un robot dotato di intelligenza artificiale pensato per accompagnare la preghiera.

Cristina: Si stanno progettando robot per ogni ambito e aspetto della nostra vita, persino per i momenti di preghiera.

Gabriele Trovato: Semplicemente accendendo un cero, e toccando la mano del santo. Parlami di San Francesco.

Cristina: Come la vede lei questa interazione?

Don Ivan Maffeis: Sicuramente la tecnologia ci mette a disposizione qualcosa di buono. Dobbiamo però ricordarci che c’è il rischio che noi andiamo a domandare alla macchina, al robot, in base all’urgenza del momento, in base al nostro stato d’animo.. però teniamo conto di questo respiro più ampio. Teniamo conto che la persona oggi è alla ricerca di una relazione, di un’incontro. Può sicuramente servire a livello di catechesi, a livello di documentazione, però la parola che cerco è una parola che più che interrogare in termini della mia vita, paradossalmente, ma nella misura in cui il robot ci mette a disposizione un mondo, una ricchezza di contenuti, una biblioteca. Addirittura c’è la possibilità di interagire, bene.

Gabriele Trovato: Io penso che questo deve essere visto come un sostegno alla chiesa, non ha la pretesa di sostituire la chiesa quindi non è un oggetto che può dare risposte, ma può fornire compagnia alla preghiera. Questo lo vedo come lo scopo principale.

Cristina: Conversazioni come queste sono sempre più necessarie. Sono temi delicati ma tremendamente attuali. Occhio al futuro.

In onda 2-6-2018

La depurazione di Captive Systems

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Captive Systems, uno spin-off del Politecnico di Milano, produce materiali ferromagnetici utilizzati per la depurazione

Cristina: Oggi vi parliamo di un sistema per depurare gli inquinanti nell’acqua. Buongiorno Gianni, di che cosa si tratta?

Gianni Franzosi: Si tratta di microspugne, funzionalizzate con delle microparticelle in grado di poter captare l’inquinante all’interno di ogni soluzione. Queste nanospugne sviluppano una superficie assorbente molto importante, basta pensare che in due grammi di prodotto si sviluppa una superficie pari ad un campo da calcio. Vengono introdotte all’interno di una soluzione inquinata, le particelle agiscono assieme all’inquinante e possono essere estratte tramite un magnete.

Cristina: Quindi devono comunque passare per un filtro oppure un bacino?

Gianni Franzosi: Una semplice calamita è in grado di poterle attrarre ed estrarre dal liquido, a questo punto avremo l’acqua completamente depurata e gli inquinanti tutti aggregati alle particelle, che a loro volta possono essere recuperate ed usate come materie prime in successivi cicli di produzione e l’acqua invece utilizzata per usi comuni.

Cristina: Quindi si riciclano anche gli inquinanti?

Gianni Franzosi: Assolutamente si, in una sorta di economia circolare.

Cristina: Immaginiamo quindi di depurare una falda inquinata, e ce ne sono tante..

Gianni Franzosi: Purtroppo si. È banale, l’acqua è munta dalla falda, può passare all’interno di un filtro, questo filtro è addittivato con queste particelle. La parte inquinante si blocca all’interno del filtro e l’acqua depurata continua.

Cristina: Questo riguarda i metalli..

Gianni Franzosi: Si, la caratteristica delle particelle è che sono personalizzabili. Il nucleo centrale è sempre un nucleo magnetizzabile, il rivestimento attorno invece lo si può adeguare alla situazione dell’ambiente che abbiamo. Se abbiamo un ambiente ricco di idrocarburi la funzionalizzeremo per gli idrocarburi, in uno ricco di metallo per i metalli e così dicendo.

Cristina: E gli antibiotici e pesticidi che inquinano molte falde?

Gianni Franzosi: Senza alcune problema, assolutamente si.

Cristina: Rispetto ai sistemi di depurazione negli impianti industriali quale innovazione avete?

Gianni Franzosi: Il grande vantaggio è quello di poter comprimere in spazi molto piccoli tutto il set di depurazione, sfruttando quella che è la superficie assorbente delle particelle.

Cristina: Come nasce questa startup?

Gianni Franzosi: La startup è nata grazie alla sinergia tra la ricerca del Politecnico di Milano e l’industria.

Cristina: Grazie Gianni. È confortante sapere che gli inquinanti invisibili e minacciosi abbiano sempre più nemici. Arruoliamoli con audacia. Occhio al futuro

In onda 26-5-2018

DoCured, il welfare aziendale

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DoCured è una piattaforma di welfare aziendale, ossia quella rosa di servizi destinati al benessere del lavoratore, che crea una ricaduta di conseguenze positive.

Cristina: Il welfare aziendale, ossia quella rosa di servizi destinata al benessere del lavoratore ha una serie di ricadute positive. Oggi vi raccontiamo che cosa offre e quale impatto sta avendo un servizio di telemedicina. Buongiorno Lorenzo, a chi si rivolge? Quanti specialisti avete? Quali sono gli effetti e i risultati?

Lorenzo Tancredi: La nostra piattaforma di teleconsulti medici e psicologici online ha sviluppato un software di chat che permette ai dipendenti, direttamente dall’ufficio, di poter parlare con un medico o uno psicologo. Ad oggi contiamo più di 130, tra medici e psicologi iscritti alla piattaforma e abbiamo un bacino di dipendenti intorno ai 15.000, copriamo circa il 70% delle specializzazioni mediche. Dal ginecologo all’ortopedico e i nostri psicologi invece sono tutti degli esperti nella gestione dello stress lavorativo soprattutto.

Cristina: Quali sono gli specialisti più consultati e con quali risultati?

Lorenzo Tancredi: Sicuramente i ginecologi sono la branca medica più richiesta in assoluto e i consulti psicologici. Di solito una persona quando si trova di fronte ad una tematica psicologica e l’affronta scrivendola, si trova in una comfort zone in cui si esprime in modo più sincero.

Cristina: Vantaggi per quanto si riduce l’assenteismo? Quanto si genera una fiducia anche nelle nuove tecnologie e in un nuovo modo di curarsi?

Lorenzo Tancredi: C’è un assenteismo medio intorno al 7%, siamo riusciti grazie alla nostra piattaforma ad abbattere questa percentuale all’1,5%. Abbiamo notato che su un’azienda di 100 dipendenti circa il 60% è favorevole e vuole utilizzare una piattaforma come la nostra.

Cristina: Chi ci guadagna alla fine con questo sistema?

Lorenzo Tancredi: Essendo un servizio di welfare non ha un costo per il dipendente, l’azienda ha un vantaggio fiscale nell’offrire il servizio ai propri dipendenti, creare un risparmio per lo stato in termini di sovraccarico delle realtà ospedaliere.

Cristina: Quando tutti ci guadagnano chiaramente la soluzione è vincente.

In onda 12-5-2018

La pittura purificante di Airlite

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Airlite ha sviluppato una pittura che purifica l’aria e può essere utilizzata sia in interni che esterni. Neutralizza gli odori, i batteri e previene le muffe. Respinge la polvere e lo sporco e riduce l’inquinamento atmosferico.

Cristina: Non stiamo tutti meglio quando l’aria è leggera? Oggi vi raccontiamo di una tecnologia che ci consente di respirare meglio. Buongiorno Massimo, di che si tratta?

Massimo Bernardoni: È una pittura che contiene varie tecnologie. Riesce a purificare l’aria, riesce ad eliminare i batteri dalla superficie, le muffe, rimane più pulita nel tempo ed elimina anche gli odori. Noi eliminiamo gli inquinanti trasformandoli in sali, questa è una nanotecnologia, e poi ci sono altre tecnologie che non sono nano, che eliminano i batteri, le muffe ed eliminano la possibilità di sporcarsi le pareti con lo smog.

Cristina: Quindi i famosi baffi del calorifero?

Massimo Bernardoni: I famosi baffi dei caloriferi, gli angoli scuri… chiaramente nel tempo noi siamo molto più performanti.

Cristina: È completamente a base di minerali? Sono sostanze di origine petrolifera?

Massimo Bernardoni: Non abbiamo sostanze di origine petrolifera, è minerale, tant’è vero che quando si applica non ha odore.

Antonio Cianci: Con questa tecnologia dipingere una strada di 150 metri, a destra e a sinistra, equivale a piantare un bosco grande come un campo da calcio. Questo perché 12 metri riescono a ridurre l’inquinamento prodotto in un giorno da un’automobile.

Cristina: Assorbe anche particolato?

Antonio Cianci: In modo indiretto. Il particolato è generato dagli ossidi di azoto per sintesi fotochimica, noi ne abbassiamo i livelli e lo riduciamo in modo sensibilmente notevole.

Cristina: Ha anche la capacità di abbattere i consumi energetici. In che modo?

Antonio Cianci: Abbiamo la meravigliosa capacità di riflettere la componente calda della luce solare, quindi dipingendo la parete con questo prodotto si riesce a ridurre fino a 30 gradi la temperature in superficie. In questo modo minor calore passa all’interno e ho meno bisogno di usare riscaldamento o raffreddamento per condizionare la nostra stanza.

Cristina: Invece internamente avete una tecnologia che lavora quasi all’opposto? Creando una sorta di manto protettivo ma traspirante?

Antonio Cianci: La pittura è traspirante, permette quindi il passaggio di tutte le componenti senza creare ristagno e quelle brutte bolle che portano le muffe all’interno delle abitazioni, condizionando in effetti la stanza in modo naturale.

Cristina: In quanti colori esiste questa pittura?

Antonio Cianci: 180 colori. Devo dire che architettonicamente ha una resa molto bella, simile a quelle delle pitture decorative, permette anche finiture di lusso.

Cristina: Cosa succede quando metti insieme due italiani ingegnosi, uno più tecnico, l’altro più imprenditoriale, giovani nello spirito ma con esperienza? Spaccano.

In onda 5-5-2018

Blips, trasformare i cellulari in microscopi

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Blips, uno spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia, trasforma la fotocamera di uno smartphone in un microscopio a portata di tutti, con molteplici applicazioni nei campi della medicina e l’educazione.

Cristina: Oggi vi raccontiamo di un’applicazione a basso costo che trasforma i nostri smartphone in microscopio. Andrea, che cosa vi siete inventati?

Andrea Antonini: Abbiamo inventato delle pellicole con una piccola lente. Sono pellicole extrasottili che possono essere applicate in maniera adesiva, in questo modo, sulla fotocamera di ogni smartphone e con queste pellicole è possibile passare dal livello di fotografia macro, fino al livello per vedere cellule del sangue ad esempio.

Cristina: Questo immagino possa avere tantissime applicazioni, dal campo medico magari anche a quello educativo.

Andrea Antonini: Noi in particolare ci orientiamo a questi due macro ambiti. In quello medico abbiamo iniziato a collaborare nell’ambito della dermatologia per teleconsulenza dermatologica. Nell’ambito educativo, con scuole sia italiane che all’estero in paesi in via di sviluppo perché è possibile in questo modo fornire classi di microscopi a basso costo.

Cristina: Ci sono dermatologi che sono disposti a ricevere una fotografia invece che un paziente per fare una diagnosi?

Andrea Antonini: Si, più che per una diagnosi, per una prima consulenza – la fase di pre-screening. In particolare per alcuni ambiti per cui la gente è una po’ titubante ad andare dal medico. Per esempio per le malattie sessualmente trasmesse, oppure per velocizzare la fase di controlli dei nei, oppure nel caso di malattie e dermatiti atopiche per bambini. È possibile vedere le cellule del sangue, vederne la forma, riuscire a capire se ci sono alcune patologie oppure no quindi fasi iniziali di screening in paesi dove non è disponibile un microscopio standard.

Cristina: E vedere una cellula può essere invece utile per uno studente che non ha a disposizione nella sua scuola un laboratorio di scienze

Andrea Antonini: Esatto, sia alle scuole, che ai laboratori scientifici extra-scolastici, sia anche per qualsiasi appassionato di scienza che vuole cominciare a vedere dettagli microscopici della natura ma anche in campo agronomo abbiamo iniziato a valutare le possibilità per fitopatologia, per vedere le malattie delle piante sulle foglie. Andare in campo con il proprio telefono, applicare la pellicola con la lente e mandare la foto magari direttamente al laboratorio per avere un primo parere. Noi abbiamo fatto quattro diversi modelli di lente. Per le lenti più potenti è necessario tenere il telefono in maniera stabile, ci sono dei supporti, ci sono luci per trasformarlo in qualcosa di veramente simile ad un microscopio. Le nostre lenti le vendiamo ora da 10 a 30-40 euro, quindi alla portata di chiunque.

In onda 14-4-2018