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La transizione ecologica del Ministro Cingolani

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Insieme al Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani abbiamo immaginato come sarà il mondo nel 2040 quando suo figlio piccolo avrà 30 anni. Cingolani ci aiuta a capire perché è necessario agire ora per mettere a frutto tutta la conoscenza che abbiamo. Siete pronti a fare la vostra parte per facilitare una transizione che, per la natura stessa del termine, dev’essere graduale? 

Cristina: Come sarà la transizione dal mondo che abbiamo a quello che vogliamo? Siamo venuti a Genova per chiederlo direttamente al Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, fisico, ricercatore e padre di 3 figli. Buongiorno Ministro. Nel 2040 mancheranno 10 anni all’obiettivo zero emissioni del 2050 e suo figlio piccolo avrà 30 anni – come sarà il mondo?

Ministro Cingolani: Se avremo fatto un buon lavoro adesso potrà essere molto più pulito di com’è ora e soprattutto dovremo avere molta meno anidride carbonica in atmosfera e probabilmente cominceremo limitare e mitigare gli effetti del riscaldamento globale. Il problema è che dobbiamo incominciare da domani a installare tutta l’energia rinnovabile che ci serve, dobbiamo arrivare al 72% dell’elettricità prodotta in maniera rinnovabile al 2030, quindi 10 anni prima della data che mi dice lei e devo dire che questo un po’ mi preoccupa. Il problema in questo momento paradossalmente non sono né le risorse né le tecnologie, ne le grandi aziende che possono installare questi grandi impianti, soprattutto in Italia dove ci sono competenze enormi. In questo momento il fattore più limitante è quello burocratico. La catena di permessi per impiantare delle centrali fotovoltaiche, eoliche, insomma rinnovabili, è talmente lenta che noi rischiamo che nel tempo della durata del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che è 5 anni, questi vengano rilasciati con molto ritardo. Bisogno semplificare innanzitutto l’aspetto normativo e l’aspetto autorizzativo perché c’è urgenza, non si può più perdere un giorno.

Cristina: Immaginiamo ancora un attimo quel mondo nel 2040.

Ministro Cingolani: Mobilità intelligente, più a misura d’uomo, più verde. Si spera di aver recuperato un po’ di biodiversità, e soprattutto una grande consapevolezza da parte di quelli che in quel momento saranno gli adulti, cioè di quelli che oggi sono i bambini.

Cristina: Inevitabile la domanda sui sussidi alle fonti fossili. A che punto siamo e qual è secondo lei la giusta destinazione?

Ministro Cingolani: È un argomento delicatissimo, la sostenibilità purtroppo è un compromesso fra istanze diverse, noi dobbiamo mitigare al più presto i danni che abbiamo fatto all’ambiente ma allo stesso tempo dobbiamo consentire alla gente di vivere e lavorare e purtroppo questo dipende anche dalle situazioni contingenti, non usciamo da un periodo particolarmente florido e felice. Certamente vanno ridotti il prima possibile, casomai riducendoli si riesce a reinvestire una parte di queste riduzioni in qualcosa che aiuti la creazioni di nuovi posti di lavoro, anche a ricondizionare le attrezzature e i mezzi, per esempio dei trasportatori. Bisogna avere una grande equidistanza perché se si ideologizza il problema facciamo danno ai lavoratori, se trascuriamo il problema facciamo un danno all’ambiente, quindi dobbiamo tutti riflettere su come riorganizzare i nostri costumi i nostri stili di vita sapendo che non c’è nulla di gratis.

Cristina: Grazie Ministro.

Ministro Cingolani: Grazie a voi e buona fortuna a tutti.

Cristina: La transizione ecologica del nostro paese deve adempiere a tutti e 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Un occhio al presente e occhio al futuro!

In onda il 12-6-2021

Api, sentinelle di biodiversità

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Occupandomi di sviluppo sostenibile da qualche decennio e concentrandomi su soluzioni alle nostre più grandi sfide, di tanto in tanto mi illudo che questioni trattate più volte abbiano avuto nel tempo un’evoluzione positiva. Credo nella capacità della nostra specie di evolvere verso una co-esistenza rispettosa dei sistemi vitali che ci regalano la vita, ma parlando con Andrea, l’apicoltore dal quale compro sempre il miele, che mi ha presentato Luca e Marco. Grazie a questi ragazzi dedicati appassionati e competenti, ho scoperto che gli impollinatori sono più minacciati che mai. È nata così la storia di questa settimana, e ho avuto conferma di quanto ci sia ancora da fare.
Se conoscete coltivatori di nocciole inoltrate per favore questo servizio. Dialogare con le persone dalle quali acquistiamo prodotti è fondamentale per avere un quadro più realistico dell’impatto di ogni nostra scelta.

Cristina: Oggi è la giornata mondiale della biodiversità, e l’ONU vuole portare la nostra attenzione sulla complessa dinamica che regola la vita sulla terra. La biodiversità è il nostro più grande tesoro e monitorare la sua salute è complicato. Siamo nel Cuneese per incontrare Luca, apicoltore. Luca perché le api sono le più preziose sentinelle di biodiversità?

Luca Bosco: Perché tutto ciò che arriva nell’alveare raccolto dalle api è il frutto di una sinergia tra diverse forme di vita e quindi è frutto della biodiversità dell’ambiente.

Cristina: Le vostre osservazioni cosa vi dicono?

Luca Bosco: Che la situazione delle api, e in generale degli impollinatori, è gravissima. Vediamo molto spesso episodi di morie, avvelenamenti, sui nostri alveari. Purtroppo ritroviamo nelle matrici degli alveari sia gli insetticidi che i fungicidi, sia i diserbanti. Un diserbante in particolare, la molecola glifosato, è particolarmente seria perché il ritrovamento, soprattutto nella matrice miele del nido, miele in maturazione, è un indizio preciso. La molecola che viene irrorata qui può finire ovunque, la ritroviamo nell’acqua, nell’aria, nel suolo quasi per forza perché viene irrorata sul suolo e la ritroviamo anche nel polline delle piante, nel nettare delle piante. Questo è un chiaro indizio che i filtri naturali dell’ecosistema in qualche modo si stanno degradando.

Cristina: Luca quali sono le coltivazioni che vengono più irrorate di queste sostanze ?

Luca Bosco: Qua siamo in zona di viticoltura e di corilicoltura, quindi vite e nocciolo. In questi anni grazie anche al lavoro dell’associazione degli apicoltori, i viticoltori hanno imparato a utilizzare i fitofarmaci in modo oculato, quindi senza dare un problema diretto e grave agli impollinatori. Per quanto riguarda il nocciolo invece il discorso è tutto da fare perché è una coltura nuova e in questo momento le pratiche agronomiche messe in campo lasciano parecchio a desiderare. Sono fonte di avvelenamento diretto, sono in qualche modo anche la causa di quel ritrovamento sistematico all’interno delle matrici degli alveari, soprattutto in questa zona ovviamente. A chi coltiva nocciolo si può rivolgere un appello a, in qualche modo, seguire la strada già intrapresa dai viticoltori.

Cristina: Luca state per fare delle campionature, che frequenza hanno e a cosa servono?

Luca Bosco: Hanno frequenza mensile e servono per andare a indagare l’eventuale presenza di molecole chimiche. L’esperienza ci dice che molto probabilmente ci saranno perché negli anni passati, la loro presenza è stata purtroppo molto assidua. Sappiamo che queste molecole sono dannose per l’ape, anche per la loro capacità – in qualche modo singolare – quella di depurare le matrici ambientali assorbendo nei loro corpi le molecole chimiche, a loro discapito ovviamente, ma andando a preservare soprattutto il miele. Il miele, in qualche modo, è sempre risultato pulito.

Cristina: È fenomenale. Questi dati li incrociate con altri?

Luca Bosco: Questi dati li incrociamo con altri monitoraggi che vengono effettuati nella zona, in particolare modo con quelli effettuati sul fiume Tanaro, che potete vedere proprio qui vicino, e i due monitoraggi confermano la stessa cosa, la presenza ubiquitaria delle molecole chimiche.

Cristina: Grazie Luca. Questa storia tocca tutti e 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. E noi che cosa possiamo fare? Dialogare il più possibile con apicoltori, capire le criticità del nostro territorio e proteggerlo in ogni modo possibile. Conviene a tutti. Occhio al futuro

In onda il 22-5-2021

La bellezza sostenibile di Davines

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Sono sempre stata curiosa di scoprire come potermi curare la pelle e il corpo senza pesare troppo sull’ambiente. Quando scrissi il mio secondo libro, Occhio allo Spreco, imparai molto da Riccarda Serri, co-fondatrice di Skineco, tanto che divenne una cara amica. Purtroppo non è più con noi ma ci ha lasciato un’importante eredità. Grazie a lei ho imparato a leggere l’INCI anche se oggi le app arrivano a un dettaglio ben superiore della mia conoscenza. La storia di oggi racconta quanto il prodotto è il punto di arrivo di un lavoro capillare che tocca ogni aspetto di un’azienda. E resta sempre un punto di partenza per superare gli obiettivi raggiunti.

Davines è una B Corp, Società Benefit e ha usato l’SDG Action Manager come strumento per misurare il grado di implementazione dell’Agenda 2030.

Cristina: Siamo nel giardino scientifico di un’azienda di cosmesi che applica la sostenibilità a tutta la sua filiera, dagli ingredienti dei prodotti agli imballaggi, le sedi, i rapporti con le persone e con il territorio. Buongiorno Davide. Cosa sta alla base della vostra cultura aziendale?

Davide Bollati: Il perché facciamo le cose, più del cosa e come le facciamo. Etica, bellezza e sostenibilità sono la base del nostro pensiero.

Cristina: Voi usate uno strumento che vi consente di implementare tutta l’Agenda 2030. In che modo è utile l’SDG Action Manager?

Davide Bollati: Ci è utile anche perché ci permette di monitorare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, quindi con questo monitoraggio abbiamo i principi per le nostre formulazioni che devono essere attente non solo alla persona ma anche all’ambiente e al pianeta quindi c’è un doppio obiettivo. La circolarità del packaging, l’energia per lo stabilimento, la biodiversità degli ingredienti e l’impatto sulle comunità. Abbiamo tantissime iniziative e questo Action Manager ci permette di misurare. Ci permette anche di non scegliere à la carte alcuni di questi ma avere un approccio complessivo e quindi di affrontarli tutti insieme nella sua complessità. In alcuni performiamo molto bene, in altri meno e quindi sappiamo dove è meglio lavorare. All’interno comunque di uno scopo aziendale che va in qualche modo considerato, ad esempio obiettivi come sconfiggere la povertà nel mondo (SDG 1), risulta un po’ difficile.

Cristina: Qual è la vostra prossima sfida?

Davide Bollati: Dopo che siamo riusciti ad arrivare ad uno stabilimento a impatto zero, la nostra sfida adesso è di allargare questo obiettivo anche alla nostra comunità, alla filiera, a tutti i nostri fornitori e a tutti i nostri clienti. Dopo tanti anni di lavoro sulla riduzione dell’impatto fino alla neutralizzazione, oggi la sfida importante è l’impatto positivo.

Cristina: Che vuol dire diventare moltiplicatori rigenerativi.

Davide Bollati: Esattamente, secondo il principio di interdipendenza.

Cristina: Questa azienda sta implementando tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed è più avanti sul 3 salute e benessere, 12 consumo e produzione responsabile e 13 agire per il clima. Arrivare a questo livelli di sostenibilità richiede impegno e anche sacrificio. Ma alla fine è un piacere. Occhio al futuro

In onda il 15-5-2021

EcoAllene – riciclare i poliaccoppiati

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EcoAllene è un nuovo e innovativo materiale derivante dal riciclo di poliaccoppiati, cioè formati da un film plastico e un film metallico. In Italia sono immessi sul mercato circa 7 miliardi di contenitori per bevande, si tratta di 150.000 Ton di rifiuto poliaccoppiato che può essere trasformato in risorsa.

Parte I – EcoAllene

Parte II – Innovare i processi

Parte I

Cristina: Questa è una storia di economia circolare che nasce dai rifiuti delle cartiere. Contenitori come questi contengono un rivestimento esterno in cellulosa di alta qualità che viene recuperata, ma resta la parte interna, un poliaccoppiato di plastica e alluminio che qui, diventa risorsa. Stefano, come funziona il vostro processo?

Stefano Richaud: Quando riceviamo dalle cartiere il cosiddetto poly-al, quindi la frazione di alluminio e plastica, la inseriamo in un processo che innanzitutto prevede un lavaggio profondo per eliminare la cellulosa rimasta attaccata allo scarto ed eventuali altri inquinanti che da una raccolta differenziata, possono finire all’interno del nostro prodotto. Poi agglomeriamo questa sorta di coriandolo, trasformandola in una ghiaietta, per poi estruderla e trasformarla in questi granuli plastici che poi possono essere trasformati in un prodotto plastico.

Cristina: Siete stati i primi a fare questa innovazione? A riciclare questi poliaccoppiati?

Stefano Richaud: Il processo deriva da un’idea, da un’intuizione di un imprenditore italiano che ha brevettato questa idea di non separare la parte di plastica con quella di alluminio, ma tenerla insieme. Trasformando quindi un nuovo granulo plastico, una cosiddetta materia prima-seconda, da un rifiuto.

Cristina: Che cosa ne ricavate?

Stefano Richaud: Ne ricaviamo un granulo plastico che dato ai nostri clienti può essere trasformato in tantissime applicazioni di uso quotidiano. Come può essere un accessorio casalingo, come una scopa o una paletta; degli attrezzi per l’edilizia come i manici di un martello; la cancelleria: pennarelli, evidenziatori, penne; o addirittura dei packaging per la cosmetica e per il settore della detergenza.

Cristina: Non alimentari però..

Stefano Richaud: La normativa europea non permette il contatto alimentare con un prodotto riciclato, salvo il PET che è una unica riserva.

Cristina: Il vostro quindi è un materiale 100% riciclato ma è anche riciclabile?

Stefano Richaud: Assolutamente si. Una volta che arriva a fine vita, l’applicazione realizzata con il nostro granulo può essere riciclata come una normale materia plastica, come un polietilene.

Cristina: Qual è il volume di rifiuti poliaccoppiati in Italia? E quanti riuscite a riciclarne voi?

Stefano Richaud: In Italia sono immessi 7 miliardi di contenitori per bevande ogni anno, di questi, la parte di plastica e alluminio è circa il 25%, quindi con l’attuale livello di raccolta differenziata attorno al 60% ci sono 120.000 tonnellate di questo rifiuto che trattiamo. All’impianto di Alessandria abbiamo un riciclo di circa un terzo di quello che può essere riciclato in Italia. Questo problema chiaramente, è moltiplicato in tutti i paesi, dove il cartone per bevande è largamente utilizzato. E aggiungiamo anche tutti gli altri poliaccoppiati, formati da carta, plastica e alluminio. Con la nostra tecnologia possono trovare una soluzione.

Cristina:  Grazie. Tecnologie come questa sono un’eccellenza in Europa e nel mondo. Andiamone fieri. Adesso però bisogna innovare anche la filiera. Occhio al futuro

In onda il 13-3-2021

Parte II

Cristina: Siamo in un impianto dove si riciclano materiali poliaccoppiati. La tecnologia corre sempre più veloce, ci sono nuove famiglie di materiali che nascono in continuazione, questo ci obbliga anche a innovare le filiere. Ed è proprio parlando con chi innova che vengono gli spunti migliori. La legge spesso fatica a stare al passo con l’innovazione, come innovatore nell’ambito del riciclo, quali sono i punti chiave necessari per aggiornare le leggi sul trattamento dei rifiuti?

Stefano Richaud: Sicuramente bisognerebbe implementare quella che è la raccolta differenziata. Oggi soltanto il packaging va differenziato ma ci sono tantissimi prodotti di plastica sul mercato che andrebbero intercettati, raccolti, perché si possono riciclare. Inoltre, quando una tecnologia con la nostra nasce e si afferma, è importante sapere – facciamo un esempio – che bisogna lasciare il tappo attaccato al cartone per bevande, anche se sembra un packaging di carta. E comunque bene tenerlo perché nel processo di riciclo viene completamente recuperato.

Cristina: Poi ci sono sempre più materiali poliaccoppiati, il processo che voi usate è estendibile anche a quelli?

Stefano Richaud: Assolutamente si, il processo è esattamente lo stesso. Quindi si trova la soluzione di sposare questi due elementi: la parte metallica e la parte di plastica, poi a volte c’è la cellulosa e a volte no. Il processo c’è, bisogna ingegnerizzare le macchine, come questa che abbiamo qua, per poterlo riciclare. È importante trovare un compromesso tra la shelf-life, e quindi il fatto che il packaging conservi al massimo l’alimento, con la sua riciclabilità. Noi stiamo lavorando con i produttori per cercare di trovare la soluzione migliore.

Cristina: Perché oggi quelle sono plastiche considerate non nobili e quindi vengono termovalorizzate. Che fine fanno?

Stefano Richaud: Esattamente, o discarica o incenerimento.

Cristina: Invece per quello che riguarda le bioplastiche? Sovente finiscono con la plastica, mentre dovrebbero nell’umido.

Stefano Richaud: La bioplastica può essere sicuramente una soluzione per specifiche applicazioni, però anche qua va regolamentata, quindi quando arriva a fine vita bisogna fare attenzione a distinguere quello che è compostabile da quello che è biodegradabile, e soprattutto ciò che è biodegradabile non finisca nelle attuali filiere di riciclo già esistenti che sono delle eccellenze, funzionano, ma possono essere minacciate da altri materiali se messe nel bidone sbagliato.

Cristina: Diciamolo in due parole la differenza da biodegradabile e compostabile.

Stefano Richaud: Una volta conferiti correttamente, un materiale biodegradabile si decompone nell’arco di 6 mesi, mentre per un materiale compostabile sono sufficiente solo 3 mesi.

Cristina:  Grazie. Già oggi la maggior parte dei rifiuti possono diventare risorsa, è questa la questiona al cuore dell’economia circolare di cui si parla tanto. Tutti noi possiamo essere parte di questo processo, l’importante è di aggiornare il tutto continuamente. Occhio al futuro

In onda il 20-3-2021

Crowdfunding per tutti con Produzioni dal Basso

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Produzioni dal Basso è la prima piattaforma italiana di crowdfunding, attiva dal 2005. Permette a chiunque di proporre e raccontare in modo semplice il proprio progetto, raccogliendo fondi per realizzarlo, che sia un progetto di tipo sociale, ambientale o educativo.

Cristina: Oggi vi parliamo di una piattaforma che consente ai cittadini di dare o ricevere contributi economici per cause in cui credono. C’è di tutto, dal ristorante che per reinventarsi ha bisogno del sostegno della comunità, a centri di cura e accoglienza, progetti culturali sociali anche in collaborazione con diversi comuni italiani o associati agli SDG. Buongiorno Marta. Come funziona la vostra piattaforma?

Marta Dall’Omo: La nostra piattaforma permette a qualsiasi soggetto, che sia un soggetto sub-giuridico o che sia una persona fisica, di raccogliere fondi online in maniera semplice e trasparente. Attraverso la nostra piattaforma quindi, chiunque può lanciare la proprio campagna di raccolta fondi per realizzare il proprio progetto, che sia in ambito culturale, sociale, che sia un progetto di start-up o d’impresa.

Cristina: Immagino che in questo momento di crisi molti si rivolgano a voi. Quante richieste avete?

Marta Dall’Omo: In questo momento ci sono più di 500 campagna attive e in generale, nella storia della nostra piattaforma, abbiamo raccolto oltre 15 milioni di euro da una comunità di donatori di oltre 300.000 persone. I progetti finanziati sono più di 5.000.

Cristina: Alcune piattaforme danno i soldi solo se raggiungi il tetto richiesto, voi come vi comportate?

Marta Dall’Omo: Noi abbiamo quattro modelli di raccolta fondi, alcuni presuppongono questo tipo di funzionamento, quindi spetta al progettista ovvero colui che lancia la campagna, scegliere quale modello preferire, se utilizzare una modalità di raccogli tutto, quindi qualsiasi sia l’obiettivo, i fondi raccolti andranno nelle disponibilità del progetto oppure un obiettivo di raccolta – se non viene raggiunto quell’obiettivo non si ha accesso a quei fondi.

Cristina: Diciamo per i telespettatori, i fondi vengono restituiti ai donatori..

Marta Dall’Omo: Certamente, in quel caso i fondi non vengono neanche processati. Nella modalità “tutto o niente” per dirla in gergo, le donazioni vengono solamente promesse, quindi non c’è proprio una movimentazione di denaro se l’obiettivo non viene raggiunto.

Cristina: Chi ha bisogno di fondi ma non sa come fare?

Marta Dall’Omo: Sulla nostra piattaforma molto spesso ci sono delle iniziative, dei bandi, che vengono proposti da alcuni brand, associazioni, aziende, università, che quindi decidono di partecipare o co-partecipare alla creazione di alcune campagne e di alcuni progetti. Ovviamente se vengono raggiunti dei presupposti, per esempio il raggiungimento del 50% dell’obiettivo di raccolta.

Cristina: Avete un sistema anti-truffa?

Marta Dall’Omo: Allora, diciamo che la piattaforma fa dei controlli periodici, quindi controlla tutte le campagne che vengono proposte. In più insieme ai sistemi di pagamento integrati in piattaforma facciamo delle verifiche anti-riciclaggio e come terzo, ma non meno importante controllo, la comunità valida le idee e sostanzialmente decide se sostenerlo oppure no.

Cristina:  E poi avete una sezione dedicata agli SDGs…

Marta Dall’Omo: Qualche tempo fa abbiamo lanciato una sfida verso la nostra community, abbiamo immaginato che oltre alla finalità della raccolta fondi, i nostri progettisti avessero finalità più alte, e quindi potessero indicare i loro progetti in quale area d’impatto avesser appunto un impatto. Ed è stata incredibile la risposta, oltre 3.500 progetti in pochissimo tempo hanno indicato almeno un obiettivo d’impatto all’interno della loro campagna e quelli maggiormente indicati sono il numero 10, il numero 4 e il numero 3.

Cristina:  Grazie Marta. Per la comunità di questa piattaforma ridurre le disuguaglianze, sostenere educazione di qualità e salute per tutti sono la priorità. Come vedete, gli SDG sono veramente una mappa utile per progredire verso uno sviluppo necessario. Occhio al futuro

In onda il 6-3-2021

L’app di AWorld, perché non c’è un pianeta B

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Una app che è stata scelta dall’ONU per la campagna Act Now – agisci ora, per l’implementazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. AWorld, attraverso tecniche di gioco, aiuta gli utenti ad adottare stili di vita più sostenibili.

Cristina: La storia di oggi parte da Torino e arriva nel mondo. Alessandro Armillotta, Alessandro Lanceri che oggi non ha potuto essere con noi e Marco Armellino, partendo dal desiderio di voler adottare abitudini sostenibili hanno sviluppato una app che è stata scelta dall’ONU per la campagna Act Now – agisci ora per l’implementazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Perché molte persone animate di buone intenzioni  hanno bisogno di essere guidate. Alessandro, come funziona?

Alessandro Armillotta: AWorld è una app e una guida, che permette di scoprire, tramite tecniche di gioco, che cos’è la sostenibilità e quali sono le azioni pratiche che possiamo fare nella nostra vita quotidiana che possono avere un impatto positivo sull’ambiente. Collaborando con l’ONU e attivisti da tutto il mondo, siamo riusciti a racchiudere dentro quest’app tutte le informazioni e le esperienze e quei piccoli trucchi che possono aiutarci a vivere sostenibilmente.

Cristina: Marco come calcolate l’impatto delle azioni?

Marco Armellino: Assieme al team delle Nazioni Unite, abbiamo calcolato l’impatto delle singole azioni delle persone ad esempio in termini di consumo di CO2, acqua o energia elettrica. per esempio ti suggeriamo di staccare le spine dei tuoi piccoli elettrodomestici, in questo modo puoi risparmiare, statisticamente, 3,5 kw di energia al giorno e 1,5 di CO2.

Cristina: Anna, vi fidate che le azioni siano veritiere?

Anna Olivero: Intanto prima di rilasciare l’app abbiamo fatto dei test e delle ricerche e abbiamo capito che le persone che aderiscono al progetto di salvare il mondo non hanno bisogno di barare. Inoltre le azioni quotidiane che suggeriamo sono molto motivanti quindi, non è necessario prendere in giro se stessi.

Cristina: Come premiate i virtuosismi?

Marco Armellino: Allora, quello che puoi fare all’interno della nostra app è aderire a una sfida di gruppo, tutti gli utenti insieme ad esempio, in questo momento, stanno risparmiando 200.000 kg di CO2 con le proprie azioni. Quello che noi facciamo è di raddoppiare il loro impatto, insieme a delle aziende partner, in questo caso piantumare degli alberi – dei bambù – che in 20 anni assorbiranno altri 200.000 kg di CO2.

Cristina:  Finora che risultati avete raggiunto?

Alessandro Armillotta: Beh, nei primi mesi abbiamo raggiunto 40.000 utenti, generando insieme un milione di azioni ma sappiamo che, in prospettiva, nel mondo ci sono milioni di persone che sono pronte ad agire e pensiamo di fare miliardi di azioni collettivamente per la salvaguardia del pianeta.

Cristina:  Grazie ragazzi. Piccole azioni quotidiane, tutte insieme, possono fare la grande differenza. Occhio al futuro

In onda il 27-2-2021

Agenda 2030, a che punto siamo?

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Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.
Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e sta rendendo il percorso verso gli obiettivi ancor più arduo. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici e questo mette in risalto quanto abbiamo bisogno di questa Agenda più che mai. È urgente rigenerare i nostri sistemi sociali ed economici, e gli ecosistemi naturali dai quali la nostra vita dipende. Serve la partecipazione di tutti.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte I

Cristina:  Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, o SDG, e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.

Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e raggiungere gli obiettivi indicati dall’Agenda ancor più difficile. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici, ma l’origine del virus, come quasi tutte le malattie infettive, è zoonotica, ossia è stata trasmessa dall’animale all’uomo, e questo sottolinea quanto l’Agenda sia più importante che mai. Serve proprio la collaborazione di tutti per rigenerare i sistemi sociali, economici ed ambientali dai quali la nostra vita dipende. La buona notizia è che di soluzioni ce ne sono tante, ma dobbiamo sapere dove siamo per capire dove dobbiamo andare.
Adesso vediamo come siamo messi, punto per punto.

SDG 1 – zero povertà:

Secondo l’Istat, nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie, perlopiù numerose e monogenitoriali, in povertà assoluta. l’Italia è sotto la media europea. Per arrivare a zero povertà entro il 2030, serve una visione a lungo termine.

SDG 2 – zero fame:

L’Italia è in una posizione leggermente migliore rispetto alla media europea, sono aumentate le coltivazioni biologiche e la produttività del lavoro però peggiorano i conti nelle piccole aziende e l’indice della buona alimentazione, che misura il consumo quotidiano di almeno quattro porzioni di frutta e/o verdura al giorno. C’è una criticità nel nostro paese: manca la manodopera specializzata per alcune coltivazioni. Vediamola come un’opportunità di formazione e impiego. A livello globale i sistemi alimentari e di produzione e distribuzione vanno riformati. Produciamo cibo per 12 miliardi di persone. Un terzo viene sprecato.

SDG 3 – salute e benessere:

La pandemia ha invertito decenni di progressi. In Italia urge una riforma del sistema sanitario. Nel frattempo cosa possiamo fare noi? Prevenzione e il rispetto delle distanze per contenere i contagi e ridurre la pressione sugli ospedali.

SDG 4 istruzione di qualità:

La chiusura delle scuole in tutto il mondo ha un impatto negativo non solo sull’apprendimento degli studenti, ma sul loro sviluppo sociale e comportamentale. L’Italia è tra i paesi in Europa con meno laureati. Nel 2018 erano il 27,8% contro una media europea del 40,7%. Per quanto riguarda l’impiego dei neolaureati siamo davanti solo alla Grecia, con una media del 56,5% rispetto alla media europea dell’81,6%.

SDG 5 – uguaglianza di genere:

Il mondo è lontano dal conseguire questo obiettivo, ma in Italia grazie all’aumento delle donne in Parlamento e nei consigli di amministrazione delle società quotate, siamo settim nella graduatoria europea, nonostante una discriminazione maggiore verso le donne sul lavoro.

In onda il 2-1-2021

Parte II

Cristina: Continua il nostro viaggio nell’Agenda 2030..

SDG 6 – acqua pulita e igiene:

Senza l’impegno audace di tutti, il mondo non arriverà ad adempiere a questo importantissimo obiettivo. In Italia mancano orientamenti specifici su come destinare i finanziamenti pubblici e privati, non solo per tutelare i nostri sistemi idro-geologici, ma per ripararli. Siamo un paese estremamente fragile da questo punto di vista! In Europa siamo tra paesi con il maggior sfruttamento idrico.

SDG 7 – energia pulita:

Il mondo avanza però non abbastanza per arrivare agli obiettivi del 2030 e ancor più quelli del 2050, ossia zero emissioni. Nel nostro paese Il Decreto rilancio ha introdotto il “Superbonus” per l’efficientamento degli edifici di almeno 2 classi energetiche; poi ci sono incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni, abbonamenti al trasporto pubblico, l’acquisto di bici e dove la qualità dell’aria non è in regola, la rottamazione di auto e moto. Siamo settimi in Europa grazie all’aumento delle energie rinnovabili che negli ultimi 3 anni è stabile.

SDG 8 – lavoro dignitoso e crescita economica:

Possiamo aspettarci il più grande aumento della disoccupazione globale dalla seconda guerra mondiale. Perfar fronte a questo obiettivo servono politiche audaci per sostenere le imprese, per creare una domanda di manodopera, formare a nuovi mestieri e sostegno ai più vulnerabili. Le misure adottate dal nostro governo sono perlopiù di tamponamento e non agiscono sul sistema-paese. Siamo in quart’ultima posizione in Europa ed è particolarmente critica la situazione dei nostri giovani – quelli che non studiano, lavorano o fanno formazione – nel 2018 erano il 23,4% rispetto ad un media europea del 12,9%.

SDG 9 – industria, innovazione e infrastrutture:

Globalmente sono aumentati gli investimenti in ricerca e sviluppo e il finanziamento delle infrastrutture economiche nei paesi in via di sviluppo.
Nel 2020 l’intensità delle emissioni di CO2 è diminuita, è aumentata la connettività mobile e, sappiamo, la produzione è rallentata. Gli effetti del COVID-19 minacciano di arrestare i progressi verso questo goal. Le misure del nostro governo a sostegno dei processi produttivi economici e sociali si spera ci aiutino a colmare ritardi accumulati prima della pandemia. Anche le nostre infrastrutture idriche hanno bisogno di attenzione ed interventi, il 37% delle nostre reti è colpito da elevati livelli di perdite.

SDG 10 – ridurre le disuguaglianze:

Le disparità nelle loro varie forme persistono e nel 2020 sono peggiorate. I lavoratori continuano a percepire una quota troppo bassa rispetto al valore che hanno contribuito a produrre. I dati indicano un’Italia più ingiusta della media europea. Il COVID-19 ha colpito un paese già fragile.

SDG 11 – città sostenibili:

La crisi ha accelerato il modo in cui pensiamo alle nostre città ed è importante continuare sulla via dell’innovazione, perché il modo in cui progettiamo grandi aree urbane determina la nostra risposta alle crisi che sono un po’ ovunque e la capacità di garantire la qualità della vita. È critica la situazione dell’aria – I dati più recenti dicono che 7 milioni di persone sono morte prematuramente per cause legate all’inquinamento atmosferico e c’è il rischio che per far ripartire l’economia si allentino le misure di contenimento delle emissioni. La situazione italiana è caratterizzata dall’estrema frammentazione nelle politiche di intervento per ridurre i rischi da cambiamenti climatici e disastri naturali.

Il punto sull’Agenda 2030 continua la prossima settimana. Occhio al futuro!

In onda il 9-1-2021

Parte III

Cristina: Oggi vediamo insieme gli ultimi sei obiettivi dell’Agenda..

SDG 12 – produzione e consumo responsabili:

Sono la grande sfida dell’economia circolare. È migliorata la gestione delle risorse in alcuni paesi però purtroppo in altri è peggiorata. Questo obiettivo si occupa anche di spreco alimentari e rifiuti. Motore dell’evoluzione delle leggi che regolano la produzione di consumo responsabile è l’Unione Europea che in generale rispetto al mondo segna dei progressi, e l’Italia è seconda.

SDG 13 – agire per il clima:

Fondamentali, perché sta cambiando molto più rapidamente del previsto. Il 2020 è stato il secondo anno più caldo mai registrato causando incendi, siccità, inondazioni e altri disastri naturali. Il mondo non è sulla buona strada per rispettare l’accordo di Parigi, che prevede il contenimento di temperatura a 1,5 ° sopra l’era pre-industriale. In Italia gli eventi estremi tra il 2008 e il 2019 sono cresciuti di 10 volte e siamo in grave ritardo nella gestione dei cambiamenti climatici.

SDG 14 – la vita sott’acqua:

Nonostante sia fondamentale proteggere la vita negli oceani, decenni di sfruttamento irresponsabile li stanno portando ad un degrado allarmante. La continua acidificazione minaccia l’ambiente marino e i servizi degli ecosistemi. L’Italia è tra i paesi con grandi inadempienze, nonostante l’importanza ambientale e socio-economica che il mare riveste per il nostro Paese.

SDG 15 – la vita sulla terra:

Manca un sistema di monitoraggio capillare degli ecosistemi e della biodiversità nel mondo quindi sono carenti la valutazione delle misure per tutelarla. Inoltre l’uso e la copertura del suolo sono tra i cambiamenti più pervasivi che l’umanità abbia apportato ai sistemi naturali della Terra. In Italia mancano un piano strategico di intervento e misure per la tutela del nostro capitale naturale, ferme da troppo tempo in Parlamento. L’andamento verso questo obiettivo è negativo.

SDG 16 – pace, giustizia e istituzioni forti:

Nel 2019, 79,5 milioni di persone sono fuggite da persecuzioni e guerre – è il numero più alto mai registrato da quando queste statistiche vengono raccolte. I bambini sono regolarmente esposti a molteplici forme di violenza, perlopiù non riconosciute o denunciate. L’andamento dell’Europa è positivo, in Italia lievemente positivo – è calata la criminalità ma anche la fiducia nel Parlamento europeo. È preoccupante l’incremento delle frodi informatiche. Pensate che in Italia dal 2010 al 2018 sono aumentate del 92%. Positivo il ritorno dell’’educazione civica” nelle scuole che consente di comprendere molti Target di questo obiettivo.

SDG 17 – partnership per i goal:

L’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile è costante ma fragile. Le guerre commerciali aumentano e mancano invece i dati cruciali che i paesi in via di sviluppo non sono in grado di produrre. L’Italia ha fatto progressi riconoscendo il ruolo del Terzo Settore nella cooperazione allo sviluppo.

Non siamo messi bene ma tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiare le cose. Occhio al futuro!

In onda il 16-1-2021

Visitare un centro di raccolta differenziata

By ecology, sdg 12

Ho recuperato dagli archivi uno dei miei primi pezzi per Occhio allo Spreco girato in un impianto di riciclo della plastica. Rivedendolo, sono affascinata adesso dal potenziale dell’economia circolare, quanto lo ero al tempo. Ho approfittato di questo “throwback” per aggiornarmi sui dati che, da un lato sono incoraggianti, dall’altra espongono quanto questa pandemia stia mettendo in crisi anche i sistemi di gestione di rifiuti. E quanto i sistemi circolari cozzino con quelli lineari.
Secondo uno studio di Corepla, il consorzio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in plastica, realizzato con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il lockdown di marzo e aprile 2020 ha portato ad un incremento dell’8% degli imballaggi di plastica per generi alimentari rispetto allo stesso periodo del 2019.
Questo però è coinciso con il blocco delle esportazioni di 16mila tonnellate di rifiuti, dovuto alle limitazioni imposte dal Covid-19 . Inoltre è diminuito, a causa della riduzione delle attività costruttive, anche il riutilizzo di plastiche non riciclabili nei cementifici, che a sua volta ha portato a saturazione gli impianti nazionali di smaltimento. Aggiungiamo il fatto che sono chiusi alcuni settori che utilizzano materie prime seconde. Risultato è che aumentata la quota di rifiuti termovalorizzati, ma anche gli inceneritori sono a pieno carico, dunque sono finite in discarica circa 42 mila tonnellate di rifiuti rispetto all’anno scorso. E questi sono numeri parziali, a cui andranno aggiunti quelli del secondo semestre 2020. Se poi aggiungiamo il consumo mondiale di mascherine usa e getta, considerati rifiuti pericolosi, viene lo sconforto.
Guardando al trend del periodo pre-Covid, nel 2019 la raccolta della plastica differenziata è aumentata del 13% rispetto al 2018, con una media di circa 23 kg /abitante, che mette l’Italia tra i paesi che riciclano di più in Europa. Però, secondo il WWF, l’Italia è anche il primo produttore in Europa di prodotti di plastica e il secondo per il volume di rifiuti. Sta a noi consumatori ridurre ridurre il consumo di plastica usa e getta. Ora.

Cristina: Venite, adesso entriamo nel cuore della spazzatura. Qui vedete sacchi di immondizia che è già stata differenziata. 

Fabio Masotina: Gran parte degli imballaggi sono costituiti da bottiglie di plastica, shopper, lattine e banda stagnata ovvero la scatola del tonno. La prima lavorazione è costituita dall’apertura del sacco, attraverso un macchinario che lo dilania.

Cristina: Come vedete, tutti i materiali provenienti dai nostri imballaggi qui vengono separati grazie a moderne tecnologie. Le lattine vengono individuate da magnete e questo attiva un dispositivo ad aria compressa che le spinge in un contenitore ad esse dedicato. Le plastiche rimaste sul nastro vengono separate da un aspiratore che solleva i sacchetti più leggeri. Le vaschette e le bottiglie vengono suddivise nei vari colori da un lettore ottico. Quindi vedete qua la vostra raccolta differenziata, da casa arriva qua. I flaconi, le vaschette, Fabio cosa diventano?

Fabio Masotina: Tavoli, sedie, maglioni, oggetti di arredo e gadget vari. 

Cristina: Vedete dai materiali plastici quante cose si possono fare? Buon Fabio, io sono Cristina, a voi in studio!

In onda il 8-11-2008

Design di Riciclo con Paolo Ulian

By ecology, sdg 12

Il riciclo creativo è un tema necessario di questi tempi. Ecco una vecchia storia di Occhio all spreco con il designer Paolo Ulian, le cui soluzioni sono brillanti, belle e facili da replicare. Fatevi ispirare!

Cristina: Questa penna nasce usa e getta, ma come sapete, oggi si cerca di non gettare via niente. Quando finisce l’inchiostro guardate cosa si può fare.

Paolo Ulian: Si prendono i corpi trasparenti, si inserisce dentro un cavetto di nylon, uno per uno. SI può infilare fino a quattro, cinque penne e poi si può fissare una semplicissima perlina da collane. Si prende questo piccolo chiusino, che è un piccolo morsetto, tende il nylon e si stringe con la pinza. A questo punto abbiamo un braccetto, snodabile. Si prende il tappo, di qualsiasi colore, si chiude e poi questo braccetto può essere infilato nella base di una lampada.

Cristina: E con una bottiglia così Paolo, cosa fai?

Paolo Ulian: Si schiaccia come quando si vuole gettare, poi vado a fissare la mia bottiglia stringendo, in modo tale da poterla usare come un appendiabiti.

Cristina: Bellissimo. E quando non si schiacciano, si incastrano.

Paolo Ulian: Si incastrano per fare questo paravento, semplicemente montandole così. E poi metteteci un po’ di fantasia e creatività anche voi. E con lo stesso sistema si può costruire anche una lampada semplicissima.

Cristina: E questa è una cuffia per la piscina, che in mano a Paolo diventa..

Paolo Ulian: Pensando all’ambiente e avendo qualche idea buona, si possono fare molte cose che ci possono aiutare a vivere meglio.

Cristina: Viva l’ingegno e occhio allo spreco!

In onda il 16-4-2009