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OrangeFiber e la moda delle arance

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Qualche giorno fa stavo preparando una spremuta di arance e mi sono resa conto di quanto spazio portino via gli scarti degli agrumi rispetto ad altri rifiuti organici. Composto in giardino e quelle scorze ci mettono molto di più a decomporsi. Nel sud Italia è tradizione preparare le scorze candite o ricoprirle di cioccolato, ma anche se dessi libero sfogo alla mia creatività in cucina, non ho raccolto le arance dall’albero e non voglio correre il rischio di assumere altri pesticidi. Quando mi hanno raccontato dell’idea di una giovane siciliana, ho deciso di condividere la sua storia ispiratrice. La Sicilia, terra di cannoli, è anche centro di innovazione. Grazie a una professoressa che ha ascoltato l’idea di Adriana Santonocito e ha creduto in lei, quello che sembrava impossibile ora è realtà. Oggi con Orange Fiber gli scarti delle arance sono alla moda.

CRISTINA: Due ragazze siciliane, studentesse, si incontrano a Milano. Nasce un’idea che sembra una follia e invece…

ADRIANA SANTONOCITO: E invece è reale. Abbiamo inventato il primo tessuto al mondo ricavato dagli agrumi. È partito tutto dalla mia tesi alla fine del mio percorso di studi in moda a Milano. Grazie alle mie professoresse sono riuscita a entrare in contatto con una professoressa del laboratorio di chimica del Politecnico di Milano. Si sono innamorate di questa idea all’inizio un po’ folle. Non è una cosa che capita tutti giorni. Poi abbiamo testato la fattibilità all’interno del Politecnico e si poteva fare. Abbiamo depositato il primo brevetto italiano, dopodiché è stata fondata la società. All’inizio eravamo noi due, poi ci hanno aiutato tre business angels che sono i nostri attuali soci e infine abbiamo anche ricevuto un aiuto da parte di Trentino Sviluppo.

CRISTINA: L’arancia come diventa un filato?

ENRICA ARENA: L’arancia entra in un impianto di spremitura: viene fatto il succo e tutto quello che resta entra nel nostro impianto pilota da cui viene estratta una cellulosa adatta alla filatura che viene poi filata, trasformata in tessuto e venduta ai brand di moda che ne realizzano capi e collezioni.

CRISTINA: Che tipi di capi si possono fare con la fibra di arancia e quando saranno disponibili?

ENRICA ARENA: Potenzialmente possiamo fare moltissime tipologie di tessuto unendo la nostra fibra d’arancia ad altre fibre. Qui per esempio è stata utilizzata con il cotone, qui con il jersey e qui con la seta quindi con delle applicazioni completamente diverse. Quello che abbiamo realizzato sarà disponibile prima dell’estate 2017.

CRISTINA: Tutto questo senza togliere cibo dalla bocca di nessuno. Sognare, un atto di coraggio necessario più che mai, occhio al futuro!

Energica – la moto elettrica

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Fino a poco fa avere una passione per la motocicletta non era compatibile con l’essere ecologico. Questo sta cambiando grazie all’azienda italiana a conduzione familiare che ha lanciato sul mercato la prima moto elettrica sportiva e prestante. Energica produce moto per la guida in città ma non solo, ricaricare la batteria è facile e i costi sono contenuti. Siete pronti per un giro sostenibile?

CRISTINA: Siamo a Modena nella patria del motore dove da sempre si fa innovazione per parlarvi di una due ruote a prova di futuro. Incontriamo una donna, amministratore delegato di questa azienda a conduzione familiare, terza generazione di una ricerca avanzatissima. Livia, questo è il cuore della moto?

LIVIA CEVOLINI: Sì, abbiamo la batteria e il motore che sono le parti più sconosciute di un veicolo elettrico. Consideriamo che questa batteria ha un ciclo di vita fino 180 mila km e alla fine del suo ciclo ha ancora un residuo dell’80% che può essere utilizzato in moltissimo modi, dal solare a qualsiasi altra applicazione che richieda l’accumulo di energia. Questa moto ha circa il doppio della coppia di qualsiasi moto a benzina sul mercato.

CRISTINA: Quindi in quanti secondi va da 0 a 100?

LIVIA CEVOLINI: 2,8. Questi componenti che sembrano insignificanti sono realizzati in stampa 3D, che noi facciamo da oltre 20 anni con dei materiali sviluppati da noi, soprattutto per Formula 1 e Aerospace, i due mercati principali da cui deriviamo. In realtà non sono insignificanti ma sono delle protezioni per dei componenti ad alto voltaggio, quindi di sicurezza. E sono tuttora realizzati con la stampa 3D, anche nella moto di produzione.

CRISTINA: Dove si può usare una moto così veloce?

LIVIA CEVOLINI: In città, per andare anche a lavorare. Anche perché non ho il cambio quindi non ho il problema della frizione, però posso anche avere tanta coppia, per cui tanta potenza, per andarmi a divertire fuori città.

CRISTINA: Che autonomia ha la batteria?

LIVIA CEVOLINI: Siamo intorno ai 150 km di media e in città con il nuovo modello arriviamo fino a 200. Con il fast charge in 20 minuti, il tempo di un caffè, ti ricarichi. Possiamo ricaricare questo veicolo a tutte le colonnine di ricarica fast charge delle auto. Sul cruscotto ti appaiono già le prime cinque colonnine più vicine e quindi basta selezionarle da lì, oppure tramite la app si visualizzano le diverse mappe con le varie colonnine di ricarica.

CRISTINA: Cosa produce questo suono?

LIVIA CEVOLINI: Non è il motore in questo caso, ma la riduzione a denti dritti che abbiamo utilizzato, oltre che per la prestazione, anche per avere un bel suono.

CRISTINA: Adesso vado a provare l’ebrezza di questa velocità sostenibile. Occhio al futuro e viva l’Italia.

Obesità infantile

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Le soluzioni più semplici sono sovente le migliori, ed è il caso di questa storia che parla di un problema sempre più comune – l’obesità infantile– e di come prevenirlo. Tommy & Ollie, simpatiche mascotte della dieta mediterranea, propongono un sistema di misurazione e rapporto statura – girovita. Sempre più ospedali lo adottano, tra questi anche l’Ospedale dei Bambini di Brescia.

CRISTINA: In Italia sono circa 1 milione 100 mila i ragazzi tra i 6 e gli 11 anni sovrappeso. Significa che in età adulta hanno un rischio molto più alto di avere malattie cardiovascolari o metaboliche, per intenderci dall’infarto al diabete. Importantissimo quindi prevenire e oggi vi racconteremo come questo si possa fare già in famiglia.

CRISTINA: Professore come faccio a capire se il mio peso è uno rischio per la mia salute?

PROF. SPIAZZI: Tutte le tabelle in uso da parte dei nutrizionisti da più di 100 anni impiegano il Body Mass Index che è l’indice di massa corporea. In realtà il dato più funzionale e predittivo rispetto al rischio di obesità e di conseguenze patologiche sulla  salute è la misurazione del girovita e il suo rapporto con la statura.

CRISTINA: Non solo quindi è quel grasso più difficile da mandare via a suon di addominali, è anche più rischioso per l’organismo?

PROF. SPIAZZI: Il grasso per l’organismo ha una funzione di riserva energetica e quindi quando lo consumiamo attraverso l’esercizio fisico diventa uno dei motori che l’organismo impiega per produrre energia. Quando però è collocato a livello viscerale, addominale, questo meccanismo di motore energetico viene meno, perché passando direttamente dall’addome al fegato e da qui in circolo, il grasso che noi consumiamo diventa subito il colesterolo che gira nel sangue, i trigliceridi, le così dette lipoproteine cattive.
Occorre prendere consapevolezza del proprio livello di sovrappeso e il metodo più semplice, che possiamo fare a casa e che tutte le mamme hanno a disposizione, è la misurazione del girovita diviso per l’altezza attraverso un metro da sartoria. Quando questo rapporto girovita diviso altezza è superiore a 0.5 significa che siamo in sovrappeso. Nel mondo sono 40 milioni i bambini che l’OMS stima essere in sovrappeso. Molti di questi proprio perché in sovrappeso in età pediatrica, svilupperanno malattie nell’età adulta.

CRISTINA: Misurare il girovita non è un vezzo estetico, è un’azione importantissima per la nostra salute quindi ricordatevi circonferenza diviso altezza. I vostri bambini innanzitutto e poi gli adulti, tantissima attività fisica e cibo sano, locale e genuino.

Pannelli solari – Ramez Naam

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Esiste una rinnovabile, in particolare, che è in continua espansione e potrebbe valorizzare i paesi del sud europa. Il potenziale? Un’interdipendenza europea a livello di rinnovabili, in un momento difficile per la coesione europea.

Cristina: Il 2016 è l’anno più caldo dal 1880. Il clima sta cambiando più in fretta del previsto, e il nostro consumo di energia, in un modo o nell’altro, è responsabile di questo. Per fortuna non mancano le soluzioni per alleggerire la nostra impronta ecologica. Quali sono i principali “falsi miti” sulle energie rinnovabili?

Ramez: Crediamo che le energie rinnovabili non possano alimentare un continente come l’Europa, ma non è così. Pensiamo che gli impianti solari ed eolici consumino più energia per essere costruiti di quanta ne producano, ma in realtà è il contrario. I pannelli solari generano 20, 30 volte più energia rispetto a quella necessaria per realizzarli.

Cristina: Anche quelli vecchi?

Ramez: Quelle vecchie sono meno efficienti, forse 5 o 10 volte, ma quelli nuovi arrivano fino a 30. I pannelli stanno diventando più efficienti, ma soprattutto costa meno costruirli. I metodi di fabbricazione sono migliorati e i prezzi del prodotto finale sono precipitati. L’energia più economica al mondo sta diventando il solare. Ad esempio a Dubai e in Cile costa la metà del carbone e del gas naturale.

Cristina: Metà del carbone?

Ramez: Meno di 3 centesimi di dollaro per kilowattora, pazzesco. L’energia solare oggi è solo l’1% dell’elettricità dell’elettricità del mondo, e ci sono voluti 30 anni, ma diventerà il 2% in 2 anni, e dopo altri 2 anni sarà il 4%. É l’inizio del boom.

Cristina: E perché si concentra sul solare, rispetto ad altre forme di energia rinnovabile?

Ramez: Perché il prezzo sta scendendo molto velocemente. E quello che paga, nel lungo periodo, è il prezzo. La gente comprerà l’energia che costa meno. Italia, Grecia, Croazia, Spagna… possono potenzialmente diventare produttrici di energia solare per tutto il continente. L’Europa ha bisogno di una rete energetica integrata in modo che queste nazioni possano esportare solare nei periodi più produttivi, incassando risorse da investire in lavoro e sviluppo, e magari in inverno importare energia eolica dai paesi del Nord Europa.

Cristina: L’Italia scoraggia impianti solari a terra. Lei cosa ne pensa?

Ramez: Penso sia un errore, perché basterebbe poco – meno dell’1% del suolo italiano – e si poterebbe produrre energia solare sufficiente per il fabbisogno non solo italiano, ma anche francese, senza intaccare la disponibilità di terra fertile da coltivare. Le isole energetiche non hanno senso, sono come un computer senza internet. Abbiamo bisogno di reti intelligenti. Non indipendenza, ma interdipendenza energetica per tutta l’Europa.

Cristina: Il tema è caldo. Occhio al futuro!

Insetti edibili

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Cristina: L’insostenibilità sociale ed ambientale delle filiere alimentari globali che passano per lo sfruttamento di allevatori e pescatori o la contaminazione dei cibi, non solo turba le nostre coscienze, minaccia la nostra salute. Presto saremo 9 miliardi, e non avremo abbastanza cibo di qualità per nutrire tutti. Inoltre di questo passo stiamo seriamente mettendo a rischio anche il nostro pianeta. Nella follia surreale del nostro tempo 800 milioni persone muoiono di fame e noi diamo i pesci ai polli e la soia alle vacche. Che futuro ci attende?

Marco Ceriani: Beh ci attende un futuro diverso. Dal punto di vista alimentare dovremmo portare un po’ più di chiarezza, tornare con un po’ più di natura e soprattutto accorciare la catena alimentare. Gli insetti sono indicati dalla FAO come le proteine del futuro, anche se poi sono le proteine del nostro passato.

Cristina: Quali sono i vantaggi dal punto di vista nutrizionale e ambientale?

Marco: I vantaggi sono tanti, gli insetti sono piccoli, consumano poco, emettono poco in termini di CO2, e quindi sono una buona idea sicuramente come mangime per gli animali perché sono un cibo naturale. Ma sono anche una buona idea per noi perché noi abbiamo sbagliato animali, quelle che tu hai citato prima sono cattivi convertitori. L’insetto converte molto meglio, siamo al rapporto di quasi un kg di mangime per un kg di insetto quindi abbiamo trovato un qualcosa che può nutrire realmente tutte le persone che il mondo ospiterà. Abbiamo un mondo solo.

Cristina: Contro il rapporto di 8 a 1 per una vacca ad esempio.

Marco: Assolutamente si, ma anche un consumo di acqua molto minore, di suolo, di energia. Emissioni di CO2 molto basse. Noi dovremmo stare sotto ai 2 gradi di aumento di temperatura, ma questo è quasi impossibile farlo visto che l’agricoltura dovrebbe aumentare del 70% per mantenere i nostri 9 miliardi di persone.

Cristina: In molti paesi però gli insetti si mangiano.

Marco: Assolutamente si, 50 paesi al mondo, 2 miliardi di persone. A questi vanno aggiunti molto paesi europei e il Nord America, che si sono aggiunti di recente, quindi potremmo dire che un terso del mondo lo sta facendo. La FAO ha fatto un sondaggio   ed è andata a chiedere nel mondo, a chi mangia insetti, perché li mangiano e la risposta è stata del 70% perché sono buoni.

Cristina: Mi hai molto incuriosita, questi immagino siano prodotti alimentari. Ho una farina, dei chips, e questo?

Marco: Questo è il panseta, è un panettone ecosostenibile perché è fatto con il baco da seta, lo scarto di lavorazione del filato.

Cristina: Posso? Me lo offri?

Marco: No, assolutamente, perché siamo in Italia ed è vietato. Potrei fartelo assaggiare in Francia, Belgio, Olanda, ma non qui.

Cristina: Siamo in uno dei parchi tecnologici di ricerca avanzata, proprio sulla filiera di allevamento dell’insetto e non lo posiamo dare neppure agli animali. Non resta che annusarlo, è anche buono.

I danni dell’estrazione mineraria

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Cristina: Questo oggetto che tutti usiamo contiene più di 40 minerali, che vengono estratti in ogni parte della terra. Estrarli crea danni importantissimi sia alle popolazioni che vivono vicino alle miniere, che all’ambiente.

Flaviano Bianchini: Oggi il 38% delle foreste primarie del mondo sono minacciate dall’industria estrattiva. Pensate che solo l’acqua che le miniere che inquinano negli Stati Uniti, solo in un anno, se le mettessimo tutta in delle bottiglie di plastica ne avremmo abbastanza per andare dalla terra alla luna, andata e ritorno, 54 volte. Pensa che per estrarre i 20 grammi necessari a produrre un anello d’oro, bisogna estrarre dalla terra 20 tonnellate di roccia e poi dissolverla con del cianuro. Vicino alla miniera d’ora in Honduras, la mortalità infantile è 12 volte più alta della media nazionale. In Perù, sulle Ande, dove invece viene estratto il rame il 100% degli 80.000 abitanti della città di Serro de Pasco andrebbe ospedalizzato d’urgenza per la presenza di metalli nel loro sangue e la speranza di vita media di quella città è di 15 anni inferiore alla media del Perù. Una miniera d’oro di medie dimensioni come la miniera di Serro de Pasco sulle Ande in Perù, produce la stessa quantità di spazzatura, di rocce, di tutte le città degli Stati Uniti messe insieme, in un anno. Quindi nella città si crea una lotta continua per lo spazio. I bambini giocano a calcio sugli scarti minerari. L’ospedale è quasi seppellito dagli scarti. In Mongolia c’è una miniera d’oro che è un deposito fluviale, quindi nel letto di un fiume lunga 16 km, questo comporta che pastori nomadi devono fare 30km per andare a prendere l’acqua. Pensa che per le attività minerarie tra il 1990 e il 1998 in Ghana sono state sfrattate 30.000 persone. Abbiamo insomma tutto il mondo che giustamente si è indignato all’ISIS che faceva saltare in aria Palmira, in Messico nello stato di Guerrero una compagnia mineraria ha fatto saltare in aria una piramide Olmeca, però li l’hanno chiamato sviluppo.

Cristina: E per noi consumatori quali soluzioni ci sono?

Flaviano: Innanzitutto consumare meno è meglio. Evitare di cambiare prodotti ogni due settimane, desiderare di possedere mille cose. Per esempio esiste una certificazione dell’oro etico e esiste un telefonino che è composto principalmente da minerali riciclati, per di più si può smontare. Per esempio quando la batteria è esausta non si deve cambiare l’intero telefonino, si cambia la batteria, si ricompra e non si cambia tutto il telefono. Se si rompe la telecamera si può sostituire solo quella, il chip lo stesso. Questi sono tutti minerali che si risparmiano e se ne risparmia l’estrazione.

Cristina: Oltre che essere fedeli ai nostri coniugi forse dovremmo essere anche un po’ più fedeli alla terra, che ne dite?

Comitato Addiopizzo

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Cristina: Qui il 23 Maggio 1992 moriva Giovanni Falcone con la sua scorta, una strage che segnò l’Italia. Segnò anche la vita di Dario, qui con noi, che al tempo aveva 13 anni.

Dario Riccobono: Si, io sono nato qui a Capaci e quella giornata è una ferita ancora aperta. Abbiamo capito che non era sufficiente essere delle persone oneste, bisognava fare di più. Ecco perché quando è arrivato il momento di trovarsi un lavoro abbiamo deciso di inventarci Addiopizzo Travel, un’agenzia di viaggi che seleziona esclusivamente ristoranti, pizzerie, e alberghi che non pagano il pizzo. Siamo una rete di 1000 imprese oramai in Sicilia, in qualche modo diamo la garanzia ai turisti di non sostenere, nemmeno indirettamente la mafia.

Rocco Ranieri: Da qualche anno nel nostro albergo ospitiamo centinaia di giovani che vengono nella nostra città di Palermo per conoscere le bellezze e la realtà di tutta la gente che combatte contro la mafia. Io racconto a questi ragazzi la storia della mia famiglia che ha perso tutto, con l’uccisione nel 1988 di mio zio Luigi Ranieri, per essersi rifiutato di avere a che fare con loro. Spero che il sacrificio suo e di tanti siciliani con la maiuscola possa servire a questi giovani per costruire un futuro di libertà.

Marilena Bagarella: Benvenuta a Corleone, io mi occupo di educazione alla legalità nonostante il mio cognome sia legato ad una famiglia molto ingombrante di Corleone e faccio quello che io definisco la narratrice di comunità per far conoscere questo territorio con tutte le sue bellezze paesaggistiche, culturali e storiche. Passeggiando per Corleone ci si imbatte in luoghi come questo, il Monastero del 1300 e questo luogo apparentemente di pace e tranquillità è un luogo invece pieno di intrighi. Chiunque arriva a Corleone anche se sull’onda de “Il Padrino” può trovare spettacoli meravigliosi come questi paesaggi e questa natura così incontrastata o luoghi ricchi di storie e di cultura anti-mafia. Questo museo è uno dei nuovi simboli di Corleone, è un bene confiscato nel quale si raccontano quasi 100 anni di resistenza alla mafia.

Raffaella Candido: Siamo stati tra i primi ad aver aderito al Comitato Addiopizzo, soltanto una volta abbiamo ricevuto un’intimidazione in un negozio. Non abbiamo avuto paura e siamo andati avanti e adesso siamo liberi ed esportiamo in tutto il mondo.

Cristina: Viaggiare con un’organizzazione come questa, che ha detto no al pizzo, consente di conoscere un’altra Sicilia e contribuire a farla crescere.