Privacy Policy Liv Sala, Autore presso Cristina Gabetti • Pagina 23 di 23 Skip to main content
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Liv Sala

Giovani inventori

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Chi dice che i giovani non hanno inventiva? A soli 22 anni, Danny Wagemans ha già creato un sistema di refrigerazione – Afriji– per chi non ha accesso alla rete elettrica e un nano-filtro capace di depurare l’urina per ricavarne acqua potabile ed energia. Ha una laurea in nano-fisica e, partecipando al Global Solutions Program della Singularity University, ha imparato a pensare in grande. Molti ragazzi non si considerano capaci, ma basta crederci. Le buone idee crescono velocemente. Quelle di questi ragazzi sono il nostro futuro.

CRISTINA: Nella scorsa puntata vi abbiamo raccontato idee brillanti per risolvere alcune delle grandi sfide dell’umanità. Oggi incontriamo un ragazzo di 22 anni che ne ha avuta più di una!

DANNY: Tutto è partito dall’urina. Cercavo qualcosa di abbondante, capace di soccorrere i rifugiati. Così ho creato un nanofiltro capace di depurare l’urina per ricavarne acqua potabile ed energia. E’ stata la mia laurea in nanofisica a permettermi di arrivarci. Il prodotto non è ancora sul mercato, ma la nanotech migliora esponenzialmente, e questo progetto potrebbe vedere la luce tra 5 anni a costi accessibili.

CRISTINA: E grazie a questa idea hai vinto una competizione.

DANNY: Sì, esatto! Una competizione che mi ha permesso di andare alla Singularity University per 10 settimane completamente spesato. Meno dell’1% entra nel programma, è molto selettivo.

CRISTINA: E quali idee sono maturate con il tuo team?

DANNY: Molte, dalla manifattura di oggetti per le basi spaziali a quello su cui sto lavorando ora, un frigo per chi ancora vive senza energia elettrica. Stiamo usando dei pannelli solari per alimentare il sistema di refrigerazione. E’ efficace e conveniente.

CRISTINA: Andrà in produzione?

DANNY: Sì, puntiamo ad avere il primo prototipo per la fine di novembre.

CRISTINA: E questo porterà la refrigerazione a quante persone?

DANNY: Ci sono oltre 2 miliardi di persone che non hanno accesso alla rete elettrica, quindi alla refrigerazione. Il nostro desiderio è di renderlo disponibile a tutti.

CRISTINA: Hai già un’idea del costo?

DANNY: Usando come riferimento i prodotti al momento disponibili negli Stati Uniti, siamo sui 200 dollari.

CRISTINA: Come ti immagini che venga usato?

DANNY: Come frigo di comunità o in prestito, pagando il consumo al proprietario.

CRISTINA: Come ti ha cambiato l’esperienza alla Singularity University?

DANNY: Mi ha trasformato. Prima, come tanti, pensavo in piccolo; ora ho sviluppato una mentalità globale e audace, e capisco che oggi le buone idee possono crescere e diffondersi a velocità un tempo impensabili.

CRISTINA: Cosa dici ai tuoi coetanei, alle persone che non hanno la fiducia di credersi capaci di sviluppare una grande idea?

DANNY: Credeteci! Le opportunità di formazione online abbondano. Bisogna entrare nella mentalità giusta. Sento molte persone dire “Che figata! Ma io non ce la posso fare. Ci vuole una grande azienda, un’università, non sono abbastanza intelligente… tutte cavolate! Tutti possono farcela, o almeno provarci.

CRISTINA: Grazie Danny, in bocca al lupo.

DANNY: Crepi.

Global Solution Program – Nick Haan

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Soluzioni innovative e dirompenti vengono partorite ogni anno al Global Solution Program presso la Singularity University nella Silicon Valley. Il direttore Nick Haan ci racconta alcuni dei progetti più interessanti maturati durante l’ultimo corso, dai satelliti geostazionari per inviare l’energia solare alle parti buie del pianeta –Rebeam, ai droni che sparano miliardi di semi permettendo la riforestazione –BioCarbon Engineering, passando per le vitamine fai da te –Nutrigene– e i rifiuti in plastica riutilizzati per la stampa 3D –Plastic Bank. La prossima idea rivoluzionaria potrebbe essere vostra!

CRISTINA: Cosa succede quando metti insieme 80 ragazzi di nazionalità diverse che hanno vinto un concorso, una borsa di studio con idee capaci di cambiare la vita a un miliardo di persone.

NICK HAAN: Io dirigo il Global Solution Program, un programma fantastico a cui tutti possono fare domanda. Google ne finanzia una parte e sponsor di tutto il mondo lanciano concorsi nei loro paesi in modo che i vincitori siano totalmente spesati, così selezioniamo persone unicamente in base ai loro meriti. Questo consente di mettere insieme classi di altissimo livello. Da lì emergono progetti eccezionali e quelli più promettenti li incubiamo in startup sostenibili. E’ una vera fucina di idee, te ne cito alcune. Rebeam, costellazioni di satelliti geostazionari che usano energia a microonde per redistribuire energia solare da una parte all’altra del pianeta. Quelle esposte al sole raccolgono e proiettano energia verso i satelliti che a loro volta la ridistribuiscono alla parte in ombra.

CRISTINA: Questo risolve il problema dello stoccaggio dell’energia solare.

NICK HAAN: Noi incoraggiamo gli studenti a pensare in grande, osando ma sempre con una solida base scientifica. Devono mettere a frutto la loro innovazione, sia dal punto di vista tecnico che trovando il capitale necessario. Un progetto che abbiamo incubato, Plastic Bank -la banca della plastica- ricicla i diversi polimeri in materia prima per le stampanti 3D.
Abbiamo appena fatto un concorso al nostro Global Summit, il vincitore della sezione sull’innovazione ambientale è una startup che attrezza dei droni con un meccanismo speciale che spara semi nella terra. Non pianteranno solo qualche albero con questi droni, ma miliardi e miliardi di piante. Immagina sciami di droni che pianteranno alberi anche in luoghi irraggiungibili. Questo è un buon esempio di tecnologia esponenziale e di come un oggetto pensato per altro possa trovare nuove funzioni. Questo è un esempio di come possiamo rigenerare il nostro ambiente più velocemente e, credetemi, ce n’è bisogno.

Peptidi – Nora Khaldi

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Avete mai sentito parlare di un peptide? Forse no, ma sicuramente conoscete l’endorfina che è un peptide. Si tratta di una semplice catena di aminoacidi, con un grandissimo potenziale. Alcuni peptidi, infatti, posso modulare le funzioni fisiologiche dell’organismo, permettendoci di ridurre infiammazioni, diabete, la perdita di massa muscolare e combattere l’invecchiamento. Ce lo racconta la matematica irlandese Nora Khaldi che abbiamo intervistato ad Amsterdam. Con il suo team estraggono peptidi dal cibo, dove sono naturalmente presenti, e ne testano l’efficacia nel rigenerare cellule e tessuti. Con risultati sorprendenti.

Cristina: Nora Khaldi è una matematica. Per lei questo frutto, una mela, è molto più di quanto è per noi e adesso ci spiegherà perché.

Nora Khaldi: Quando ho cominciato a lavorare sul cibo, non ho più visto questa come una mela. Per me è un insieme di dati, trillioni e trillioni di molecole che interagiscono tra loro e anche con il corpo umano. Identificando i peptidi, quindi il segmento della proteina attiva, e sciogliendoli dal legame chimico, si trasformano in ingredienti attivi con grossi vantaggi per la salute.

Cristina: Non basta mangiare la mela per avere i benefici dei peptidi?

Nora Khaldi: No, puoi mangiare tutte le mele che vuoi, ma otterrai ben pochi benefici da quel specifico peptide. Il bello dei peptidi è che sono molto flessibili, si legano con precisione ai loro obiettivi e inoltre non lasciano residui nel corpo. Non tutti i peptidi sono attivi, hanno una sequenza di amminoacidi che permette loro di legarsi a un recettore associato a un’infiammazione. E per quei pochi secondi o pochi minuti per cui sono legati, l’infiammazione si riduce, ma la cosa bella è che i benefici restano molto evidenti anche dopo qualche giorno. Il nostro obiettivo è quello di estrarre i peptidi migliori tra quelli che si trovano in qualsiasi cibo e capire come si legano al corpo umano e come regolano le malattie.

Cristina: In questo processo come usi la tecnologia?

Nora Khaldi: Stiamo analizzando cibi di tutto il mondo, in particolare vegetali e cereali e da piccole quantità di cibo riusciamo ad estrarre moltissime informazioni, prendiamo campioni, estraiamo dati, li mettiamo in relazione per trovare nuovi peptidi al loro interno e poi scegliamo i più efficaci. Stiamo lavorando in particolare su quattro condizioni: l’infiammazione, il diabete, l’anti invecchiamento -soprattutto della pelle, attraverso la stimolazione del collagene, l’elasticità e la rigenerazione cellulare- e in ultimo il recupero e il mantenimento dei muscoli, perché è determinante per la nostra salute complessiva. Abbiamo identificato peptidi che stimolano il recupero e il mantenimento del tono muscolare.

Progetti educativi – Rob Nail

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Siamo in testa alla lista dei paesi col tasso di natalità più basso al mondo. L’Italia invecchia in fretta e toccherà ai nostri pochi giovani portare l’onore del Belpaese al centro del XXI secolo. Come sapranno avere buona cura di loro stessi, dei loro figli e di noi, dipende da come li formiamo oggi, non domani. Attardarci ad aggiornare i nostri sistemi scolastici è perdente solo per noi. Chi è appassionato alla conoscenza e alla cultura ha solo da guadagnare capendo quanto le tecnologie diano accesso come mai prima a strumenti utili per il nostro sapere, e il nostro saper fare. Il ruolo di insegnanti appassionati, competenti e informati è di ispirare i nostri ragazzi, insegnare loro a pensare e fare le domande giuste. Abbiamo incontrato Rob Nail, della Singularity University, che di mestiere studia come mettere le tecnologie esponenziali a servizio dell’apprendimento. E mentre editavo l’intervista realizzata ad Amsterdam, mio nipote di 12 anni mi mandava il rap brillante e pungente di Prince Ea, un poeta contemporaneo con milioni di followers sui social media. Con geniale semplicità ci ispira ad aggiornarci. I giovani ci chiedono questo.

Cristina: Siamo ad Amsterdam per un summit della Singularity University, organizzazione che nasce in California per aiutarci a capire quanto opportunità abbiamo per avere un impatto positivo sulla nostra vita e su quella degli altri, a partire da educazione e formazione.

Rob Nail: I nostri sistemi educativi sono obsoleti. In futuro i contenuti potranno essere insegnati e appresi più facilmente con la tecnologia. E il ruolo dell’insegnante umano sarà quello di risvegliare il potenziale degli studenti, aiutarli a capire cosa gli appassiona e imparare a formulare le domande chiave per accedere agli strumenti e alle competenze necessarie nel momento del bisogno. Imparerai il calcolo algebrico quando dovrai creare un’equazione differenziale per lanciare un razzo su Marte. E credimi, se è quella la tua passione, sarai motivato ad affrontare ogni sfida.
Quello che si insegna nelle scuole deve rispondere ai bisogni del 21° secolo, ma accanto a capacità specifiche è fondamentale saper pensare, comprendere le complessità e le dinamiche dell’insieme.

Cristina: Quando pensi che si colmerà il divario tra le soluzioni disponibili e la loro diffusione?

Rob Nail: Penso che stia già accadendo e stiamo evolvendo verso una realtà capace di mettere a frutto i potenziali delle nuove tecnologie. Per arrivarci però è necessario sperimentare tanto, avere il coraggio di aggiornare i sistemi educativi e prendere spunti da chi abbraccia più facilmente il cambiamento. Ad esempio, abbiamo passato del tempo in Uruguay e, forse proprio perché è un paese piccolo, lì è più facile innovare. Tutti gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori hanno i tablet. E insegnano programmazione e robotica nelle scuole pubbliche fin dai primi anni.

Cristina: Incredibile!

Rob Nail: Nella Silicon Valley non siamo ancora arrivati a questo.

Cristina: Nemmeno in Italia.

Rob Nail: In pochi posti al mondo, ma immagina dove arriveranno questi bambini tra 10/15 anni? Se ci concentriamo su un futuro di positività e abbondanza, se osiamo immaginarlo, diventerà realtà. Per crearlo dobbiamo mantenere una mente molto dinamica e incoraggiare nazioni, città e corporazioni a sperimentare nuovi modelli. Le soluzioni non cadono dal cielo e le migliori si trovano provando e riprovando.

Cristina: Mai come ora abbiamo opportunità per imparare. Occhio al futuro!

Insetti edibili

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Cristina: L’insostenibilità sociale ed ambientale delle filiere alimentari globali che passano per lo sfruttamento di allevatori e pescatori o la contaminazione dei cibi, non solo turba le nostre coscienze, minaccia la nostra salute. Presto saremo 9 miliardi, e non avremo abbastanza cibo di qualità per nutrire tutti. Inoltre di questo passo stiamo seriamente mettendo a rischio anche il nostro pianeta. Nella follia surreale del nostro tempo 800 milioni persone muoiono di fame e noi diamo i pesci ai polli e la soia alle vacche. Che futuro ci attende?

Marco Ceriani: Beh ci attende un futuro diverso. Dal punto di vista alimentare dovremmo portare un po’ più di chiarezza, tornare con un po’ più di natura e soprattutto accorciare la catena alimentare. Gli insetti sono indicati dalla FAO come le proteine del futuro, anche se poi sono le proteine del nostro passato.

Cristina: Quali sono i vantaggi dal punto di vista nutrizionale e ambientale?

Marco: I vantaggi sono tanti, gli insetti sono piccoli, consumano poco, emettono poco in termini di CO2, e quindi sono una buona idea sicuramente come mangime per gli animali perché sono un cibo naturale. Ma sono anche una buona idea per noi perché noi abbiamo sbagliato animali, quelle che tu hai citato prima sono cattivi convertitori. L’insetto converte molto meglio, siamo al rapporto di quasi un kg di mangime per un kg di insetto quindi abbiamo trovato un qualcosa che può nutrire realmente tutte le persone che il mondo ospiterà. Abbiamo un mondo solo.

Cristina: Contro il rapporto di 8 a 1 per una vacca ad esempio.

Marco: Assolutamente si, ma anche un consumo di acqua molto minore, di suolo, di energia. Emissioni di CO2 molto basse. Noi dovremmo stare sotto ai 2 gradi di aumento di temperatura, ma questo è quasi impossibile farlo visto che l’agricoltura dovrebbe aumentare del 70% per mantenere i nostri 9 miliardi di persone.

Cristina: In molti paesi però gli insetti si mangiano.

Marco: Assolutamente si, 50 paesi al mondo, 2 miliardi di persone. A questi vanno aggiunti molto paesi europei e il Nord America, che si sono aggiunti di recente, quindi potremmo dire che un terso del mondo lo sta facendo. La FAO ha fatto un sondaggio   ed è andata a chiedere nel mondo, a chi mangia insetti, perché li mangiano e la risposta è stata del 70% perché sono buoni.

Cristina: Mi hai molto incuriosita, questi immagino siano prodotti alimentari. Ho una farina, dei chips, e questo?

Marco: Questo è il panseta, è un panettone ecosostenibile perché è fatto con il baco da seta, lo scarto di lavorazione del filato.

Cristina: Posso? Me lo offri?

Marco: No, assolutamente, perché siamo in Italia ed è vietato. Potrei fartelo assaggiare in Francia, Belgio, Olanda, ma non qui.

Cristina: Siamo in uno dei parchi tecnologici di ricerca avanzata, proprio sulla filiera di allevamento dell’insetto e non lo posiamo dare neppure agli animali. Non resta che annusarlo, è anche buono.

School Raising, piattaforma di crowdfunding per scuole italiane

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Cristina: Gugliemo che cos’è School Raising?

Guglielmo: School Raising è una piattaforma sulla quale raccogliamo soldi per finanziare i progetti innovativi delle scuole. Raccogliamo i soldi dai cittadini, che in questo modo ci indicano quali sono i progetti che secondo loro devono essere sviluppati all’interno di queste scuole. Lo facciamo in tutta Italia, i progetti arrivano da scuole, dai professori, dagli alunni e anche da associazioni che lavorano con le scuole.

Cristina: E come raccogliete i fondi?

Guglielmo: Raccogliamo online.

Cristina: Quindi usate in sostanza il crowdfunding

Guglielmo: Il crowdfunding reward-based, che vuol dire basato sul dono: io finanzio e in cambio ricevo un dono per quanto ho finanziato.

Offriamo un premio a chi si inventa queste parole in italiano. Il progetto che vi raccontiamo oggi nasce proprio in questa stanza.

Ecco come vedi ci troviamo in quest’aula dell’istituto, piena di tecnigrafi, in cui da ragazza io stessa ho disegnato quando facevo il geometra e poi l’università. Quindi molto obsoleta per il momento in cui stiamo vivendo, e l’idea proprio nasce qui dalla volontà di trasformare un’aula obsoleta in un’aula molto moderna. Per cui, con l’utilizzo sempre per la manualità ma pensando ad un futuro, un futuro anche con il supporto e l’uso della tecnologia.

Cristina: Quando hai iniziato a lavorare insieme agli studenti?

Abbiamo iniziato subito dopo aver messo giù il progetto di massima, abbiamo qui un gruppo di giovani, che sono i principali protagonisti di questo progetto.

Sarà un’aula moderna e comoda, che permetterà agli studenti e i professori e anche al territorio di poter lavorare dentro. Sarà comoda perché noi vogliamo sentirci, all’interno della scuola, come se fossimo a casa.

Noi ragazzi abbiamo realizzato un video per visualizzare il nostro progetto. Chiunque vorrà aiutare potrà finanziarci anche con solo 5 euro sul sito.

Per noi ormai è diventato normale collaborare, ma quando esco e lo racconto ai miei amici e ai miei compagni, quasi non ci credono e mi guardano estraniati dicendo “come fate?”.

Cristina: Nel cuore di Udine, incontro Chiara che ci spiegherà un altro aspetto del progetto.

Chiara: Collaboro con un’associazione non-profit che ha come obbiettivo quello di promuovere i principi della responsabilità sociale d’impresa. L’aula che hai visto oggi è fruibile da tutti, non solo da alunni e insegnanti ma anche manager d’azienda e operatori culturali. Il progetto sarà in parte finanziato dalla scuola, ma in parte attraverso lo strumento di crowdfunding. É quindi una raccolta fondi sul web, grazie alla piattaforma di School Raising.

Si, noi ci occupiamo di tutte quelle soluzioni che fanno collaborare le persone, al di là di una singola aula, lo spazio può diventare un promotore di innovazione, sia per gli studenti sia per le aziende che vogliono trovare una vero motivo anche per innovare la propria responsabilità sociale d’impresa.

Cristina: Persone motivate, aperte al dialogo e alle nuove tecnologie, possono realizzare i loro sogni in tutti gli ambiti. Osate

I danni dell’estrazione mineraria

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Cristina: Questo oggetto che tutti usiamo contiene più di 40 minerali, che vengono estratti in ogni parte della terra. Estrarli crea danni importantissimi sia alle popolazioni che vivono vicino alle miniere, che all’ambiente.

Flaviano Bianchini: Oggi il 38% delle foreste primarie del mondo sono minacciate dall’industria estrattiva. Pensate che solo l’acqua che le miniere che inquinano negli Stati Uniti, solo in un anno, se le mettessimo tutta in delle bottiglie di plastica ne avremmo abbastanza per andare dalla terra alla luna, andata e ritorno, 54 volte. Pensa che per estrarre i 20 grammi necessari a produrre un anello d’oro, bisogna estrarre dalla terra 20 tonnellate di roccia e poi dissolverla con del cianuro. Vicino alla miniera d’ora in Honduras, la mortalità infantile è 12 volte più alta della media nazionale. In Perù, sulle Ande, dove invece viene estratto il rame il 100% degli 80.000 abitanti della città di Serro de Pasco andrebbe ospedalizzato d’urgenza per la presenza di metalli nel loro sangue e la speranza di vita media di quella città è di 15 anni inferiore alla media del Perù. Una miniera d’oro di medie dimensioni come la miniera di Serro de Pasco sulle Ande in Perù, produce la stessa quantità di spazzatura, di rocce, di tutte le città degli Stati Uniti messe insieme, in un anno. Quindi nella città si crea una lotta continua per lo spazio. I bambini giocano a calcio sugli scarti minerari. L’ospedale è quasi seppellito dagli scarti. In Mongolia c’è una miniera d’oro che è un deposito fluviale, quindi nel letto di un fiume lunga 16 km, questo comporta che pastori nomadi devono fare 30km per andare a prendere l’acqua. Pensa che per le attività minerarie tra il 1990 e il 1998 in Ghana sono state sfrattate 30.000 persone. Abbiamo insomma tutto il mondo che giustamente si è indignato all’ISIS che faceva saltare in aria Palmira, in Messico nello stato di Guerrero una compagnia mineraria ha fatto saltare in aria una piramide Olmeca, però li l’hanno chiamato sviluppo.

Cristina: E per noi consumatori quali soluzioni ci sono?

Flaviano: Innanzitutto consumare meno è meglio. Evitare di cambiare prodotti ogni due settimane, desiderare di possedere mille cose. Per esempio esiste una certificazione dell’oro etico e esiste un telefonino che è composto principalmente da minerali riciclati, per di più si può smontare. Per esempio quando la batteria è esausta non si deve cambiare l’intero telefonino, si cambia la batteria, si ricompra e non si cambia tutto il telefono. Se si rompe la telecamera si può sostituire solo quella, il chip lo stesso. Questi sono tutti minerali che si risparmiano e se ne risparmia l’estrazione.

Cristina: Oltre che essere fedeli ai nostri coniugi forse dovremmo essere anche un po’ più fedeli alla terra, che ne dite?

Comitato Addiopizzo

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Cristina: Qui il 23 Maggio 1992 moriva Giovanni Falcone con la sua scorta, una strage che segnò l’Italia. Segnò anche la vita di Dario, qui con noi, che al tempo aveva 13 anni.

Dario Riccobono: Si, io sono nato qui a Capaci e quella giornata è una ferita ancora aperta. Abbiamo capito che non era sufficiente essere delle persone oneste, bisognava fare di più. Ecco perché quando è arrivato il momento di trovarsi un lavoro abbiamo deciso di inventarci Addiopizzo Travel, un’agenzia di viaggi che seleziona esclusivamente ristoranti, pizzerie, e alberghi che non pagano il pizzo. Siamo una rete di 1000 imprese oramai in Sicilia, in qualche modo diamo la garanzia ai turisti di non sostenere, nemmeno indirettamente la mafia.

Rocco Ranieri: Da qualche anno nel nostro albergo ospitiamo centinaia di giovani che vengono nella nostra città di Palermo per conoscere le bellezze e la realtà di tutta la gente che combatte contro la mafia. Io racconto a questi ragazzi la storia della mia famiglia che ha perso tutto, con l’uccisione nel 1988 di mio zio Luigi Ranieri, per essersi rifiutato di avere a che fare con loro. Spero che il sacrificio suo e di tanti siciliani con la maiuscola possa servire a questi giovani per costruire un futuro di libertà.

Marilena Bagarella: Benvenuta a Corleone, io mi occupo di educazione alla legalità nonostante il mio cognome sia legato ad una famiglia molto ingombrante di Corleone e faccio quello che io definisco la narratrice di comunità per far conoscere questo territorio con tutte le sue bellezze paesaggistiche, culturali e storiche. Passeggiando per Corleone ci si imbatte in luoghi come questo, il Monastero del 1300 e questo luogo apparentemente di pace e tranquillità è un luogo invece pieno di intrighi. Chiunque arriva a Corleone anche se sull’onda de “Il Padrino” può trovare spettacoli meravigliosi come questi paesaggi e questa natura così incontrastata o luoghi ricchi di storie e di cultura anti-mafia. Questo museo è uno dei nuovi simboli di Corleone, è un bene confiscato nel quale si raccontano quasi 100 anni di resistenza alla mafia.

Raffaella Candido: Siamo stati tra i primi ad aver aderito al Comitato Addiopizzo, soltanto una volta abbiamo ricevuto un’intimidazione in un negozio. Non abbiamo avuto paura e siamo andati avanti e adesso siamo liberi ed esportiamo in tutto il mondo.

Cristina: Viaggiare con un’organizzazione come questa, che ha detto no al pizzo, consente di conoscere un’altra Sicilia e contribuire a farla crescere.