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Liv Sala

Acque reflue – come siamo messi in Italia?

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Nel nostro paese investiamo troppo poco nella filiera che garantisce agli italiani l’accesso e il trattamento di un bene prezioso: l’acqua. Un sotto investimento protratto nel tempo, con il conseguente accumulo di inadeguatezze.
Per capirne di più sui problemi che il nostro paese deve superare, l’impatto che hanno sia sui cittadini che sul PNRR e l’erogazione di fondi necessari per portarci al passo, abbiamo incontrato Giordano Colarullo di Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende che operano in questo settore.

Non solo, i nostri bacini idrici sono in sofferenza. Depurare le acque reflue con attento monitoraggio ed efficientare le reti di distribuzione sono misure urgenti. Vi raccontiamo un caso virtuoso – quello di MM spA, grazie ad Andrea Aliscioni, Direttore Servizio Idrico.

Parte I – La situazione gestionale in italia

Parte II – Servizio idrico integrato

Parte I

Cristina: Il quadro generale della gestione idrica nel nostro paese è frammentato, in alcuni casi preoccupante, tanto che la multa per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CEE che regola il trattamento delle acque reflue urbane costa agli italiani €60 milioni di euro l’anno. Potremmo investirli che perderli. Buongiorno Giordano. Sono 74 gli agglomerati urbani fuori regola. Quali sono le conseguenze di questa inadeguatezza?

Giordano Colarullo: Indubbiamente la conseguenza più importante è di carattere ambientale, l’inquinamento nei fiumi, nel mare – che se ne fa un uso ricreativo, anche per la salute umana, rendendolo non balneabile. Oltre al danno abbiamo anche la beffa perché paghiamo salatamente l’Europa piuttosto che usare quei soldi per fare degli investimenti e superare così le infrazioni.

Cristina: Quali sono le ragioni di questa inadeguatezza?

Giordano Colarullo: In realtà l’inadeguatezza sulla depurazione insieme al livello di vetustà delle reti acquedottistiche derivano da un livello di sotto-investimento importante che si è protratto nel tempo. Più di recente, la situazione sta migliorando ma siamo ancora nella media nazionale a €44 procapite, a fronte di una media europea che va tra gli €80-90 procapite, quindi la strada da percorrere è ancora lunga. Però il dato medio nazionale è un po’ sviante, ci sono forti differenze tra un nord a un centro che superano i €60 procapite e alcune zone del sud che stanno attorno al 25%. La situazione si fa disastrosa se guardiamo quei comuni che non hanno ceduto l’attività, l’hanno tenuta per se e direttamente opera nel servizio grigio. Quelli stanno intorno ai €5 procapite.

Cristina: Wow. Qual è l’ente che dovrebbe regolare tutto questo e far si che ci si porti al passo?

Giordano Colarullo: L’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) che è l’ente regolatore, ha posto grandi traguardi per il sistema e i più gravi gestori industriali sono riusciti a più che raddoppiare il loro livello di investimento procapite e migliorare la qualità del servizio. Il vero problema non è tanto l’ente regolatore ma arrivare a conclusione di un percorso di riforma che per alcune parti d’Italia non è mai arrivata a conclusione e quindi vede i comuni gestiti ancora direttamente.

Cristina: Quali sono le soluzioni nell’immediato?

Giordano Colarullo: I gestori devono continuare a fare quello che stanno facendo, semmai incrementare ulteriormente la loro capacità di investimento, invece un appello vero è al governo di sfruttare questa congiuntura del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza), far si che quelle parti che non sono ancora state toccate della riforma e non ci sono gestori industriali di servizio integrato, veramente superino questo ostacolo e arrivino ad avere gestori anche loro, perché i cittadini meritano un servizio adeguato e di livello europeo, non quello che hanno ora.

Cristina: Il PNRR richiede dei tavoli coordinati, adesso si stanno formando?

Giordano Colarullo: Noi seguiamo la partita dall’estate. C’è stato un grande lavoro, sicuramente con alti e bassi, non è un task facile, quindi osserviamo con attenzione e cerchiamo di interloquire a livello tecnico naturalmente, per dare il nostro contributo con delle progettualità di soggetti industriali credibili.

Cristina: Grazie Giordano. Gli SDG di riferimento per questo servizio, il 6, l’11, il 14 e il 15 sono tutti in stato critico. Senza un’audace sinergia pubblico-privato non sarà possibile portarci al passo. Occhio al futuro

In onda il 27-3-2021

Parte II

Cristina: Oggi parliamo ancora di acqua, perché i più recenti rapporti sull’avanzamento dell’Agenda 2030 ci dicono che sull’SDG 6, garantire entro la fine di questo decennio una gestione sostenibile delle risorse idriche, c’è ancora molto da fare. Siamo a Milano in un impianto di depurazione di acque reflue per raccontarvi un processo virtuoso di gestione integrata che inizia proprio qui, dove arriva l’acqua di fogna. Questo è il laboratorio di analisi chimiche che analizza l’acqua in tutte le sue fasi, 365 giorno l’anno e questo è il laboratorio di analisi microbiologiche. Questa è l’acqua di fogna, quella che entra in questi depuratori e questa è l’acqua che esce. Andrea, che cosa succede in queste vasche?

Andrea Aliscioni: Questo è il cuore del trattamento dell’impianto biologico, dove i fanghi attivi degradano tutti gli inquinanti disciolti presenti nelle acque reflue, in modo che poi questi inquinanti siano trattenuti prima dello scarico in acque superficiali, evitando di inquinare i nostri corpi idrici. La linea acque prosegue in questa altra sezione di trattamento dove l’acqua depurata viene separata dai fanghi attivi che l’hanno depurata. I fanghi attivi vanno sul fondo e vengono ricircolati, l’acqua prosegue il suo percorso di affinamento per essere recuperata come risorsa. Siamo finalmente alla fine del nostro ciclo di depurazione dove l’acqua filtrata e disinfettata è pronta per essere restituita all’ambiente e diventare nuova risorsa.

Cristina: Andrea cosa significa gestione integrata e che vantaggi comporta?

Andrea Aliscioni: La gestione integrata, innanzitutto, da un nuovo valore a questa risorsa che abbiamo creato, rendendola disponibile per il mondo agricolo, per gli agricoltori per irrigare i campi, con grandi risparmi ovviamente. Non solo, rappresenta anche un nuovo vettore energetico. Da quest’acqua possiamo estrarre calore e qui la usiamo per rinfrescare o scaldare i nostri edifici. Inoltre, la gestione integrata vuol dire anche integrare tutti i pezzi della filiera idrica compresi le reti della fognatura e dell’acqua potabile per creare efficienza.

Cristina: Grazie. Questa attività adempie agli SDG 6 acqua pulita per tutti, 11 città e comunità sostenibili, 14 la vita sott’acqua e 15 la vita sulla terra. Gestione integrata comporta vantaggi economici e ambientali.
Occhio al futuro

In onda il 3-4-2021

EcoAllene – riciclare i poliaccoppiati

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EcoAllene è un nuovo e innovativo materiale derivante dal riciclo di poliaccoppiati, cioè formati da un film plastico e un film metallico. In Italia sono immessi sul mercato circa 7 miliardi di contenitori per bevande, si tratta di 150.000 Ton di rifiuto poliaccoppiato che può essere trasformato in risorsa.

Parte I – EcoAllene

Parte II – Innovare i processi

Parte I

Cristina: Questa è una storia di economia circolare che nasce dai rifiuti delle cartiere. Contenitori come questi contengono un rivestimento esterno in cellulosa di alta qualità che viene recuperata, ma resta la parte interna, un poliaccoppiato di plastica e alluminio che qui, diventa risorsa. Stefano, come funziona il vostro processo?

Stefano Richaud: Quando riceviamo dalle cartiere il cosiddetto poly-al, quindi la frazione di alluminio e plastica, la inseriamo in un processo che innanzitutto prevede un lavaggio profondo per eliminare la cellulosa rimasta attaccata allo scarto ed eventuali altri inquinanti che da una raccolta differenziata, possono finire all’interno del nostro prodotto. Poi agglomeriamo questa sorta di coriandolo, trasformandola in una ghiaietta, per poi estruderla e trasformarla in questi granuli plastici che poi possono essere trasformati in un prodotto plastico.

Cristina: Siete stati i primi a fare questa innovazione? A riciclare questi poliaccoppiati?

Stefano Richaud: Il processo deriva da un’idea, da un’intuizione di un imprenditore italiano che ha brevettato questa idea di non separare la parte di plastica con quella di alluminio, ma tenerla insieme. Trasformando quindi un nuovo granulo plastico, una cosiddetta materia prima-seconda, da un rifiuto.

Cristina: Che cosa ne ricavate?

Stefano Richaud: Ne ricaviamo un granulo plastico che dato ai nostri clienti può essere trasformato in tantissime applicazioni di uso quotidiano. Come può essere un accessorio casalingo, come una scopa o una paletta; degli attrezzi per l’edilizia come i manici di un martello; la cancelleria: pennarelli, evidenziatori, penne; o addirittura dei packaging per la cosmetica e per il settore della detergenza.

Cristina: Non alimentari però..

Stefano Richaud: La normativa europea non permette il contatto alimentare con un prodotto riciclato, salvo il PET che è una unica riserva.

Cristina: Il vostro quindi è un materiale 100% riciclato ma è anche riciclabile?

Stefano Richaud: Assolutamente si. Una volta che arriva a fine vita, l’applicazione realizzata con il nostro granulo può essere riciclata come una normale materia plastica, come un polietilene.

Cristina: Qual è il volume di rifiuti poliaccoppiati in Italia? E quanti riuscite a riciclarne voi?

Stefano Richaud: In Italia sono immessi 7 miliardi di contenitori per bevande ogni anno, di questi, la parte di plastica e alluminio è circa il 25%, quindi con l’attuale livello di raccolta differenziata attorno al 60% ci sono 120.000 tonnellate di questo rifiuto che trattiamo. All’impianto di Alessandria abbiamo un riciclo di circa un terzo di quello che può essere riciclato in Italia. Questo problema chiaramente, è moltiplicato in tutti i paesi, dove il cartone per bevande è largamente utilizzato. E aggiungiamo anche tutti gli altri poliaccoppiati, formati da carta, plastica e alluminio. Con la nostra tecnologia possono trovare una soluzione.

Cristina:  Grazie. Tecnologie come questa sono un’eccellenza in Europa e nel mondo. Andiamone fieri. Adesso però bisogna innovare anche la filiera. Occhio al futuro

In onda il 13-3-2021

Parte II

Cristina: Siamo in un impianto dove si riciclano materiali poliaccoppiati. La tecnologia corre sempre più veloce, ci sono nuove famiglie di materiali che nascono in continuazione, questo ci obbliga anche a innovare le filiere. Ed è proprio parlando con chi innova che vengono gli spunti migliori. La legge spesso fatica a stare al passo con l’innovazione, come innovatore nell’ambito del riciclo, quali sono i punti chiave necessari per aggiornare le leggi sul trattamento dei rifiuti?

Stefano Richaud: Sicuramente bisognerebbe implementare quella che è la raccolta differenziata. Oggi soltanto il packaging va differenziato ma ci sono tantissimi prodotti di plastica sul mercato che andrebbero intercettati, raccolti, perché si possono riciclare. Inoltre, quando una tecnologia con la nostra nasce e si afferma, è importante sapere – facciamo un esempio – che bisogna lasciare il tappo attaccato al cartone per bevande, anche se sembra un packaging di carta. E comunque bene tenerlo perché nel processo di riciclo viene completamente recuperato.

Cristina: Poi ci sono sempre più materiali poliaccoppiati, il processo che voi usate è estendibile anche a quelli?

Stefano Richaud: Assolutamente si, il processo è esattamente lo stesso. Quindi si trova la soluzione di sposare questi due elementi: la parte metallica e la parte di plastica, poi a volte c’è la cellulosa e a volte no. Il processo c’è, bisogna ingegnerizzare le macchine, come questa che abbiamo qua, per poterlo riciclare. È importante trovare un compromesso tra la shelf-life, e quindi il fatto che il packaging conservi al massimo l’alimento, con la sua riciclabilità. Noi stiamo lavorando con i produttori per cercare di trovare la soluzione migliore.

Cristina: Perché oggi quelle sono plastiche considerate non nobili e quindi vengono termovalorizzate. Che fine fanno?

Stefano Richaud: Esattamente, o discarica o incenerimento.

Cristina: Invece per quello che riguarda le bioplastiche? Sovente finiscono con la plastica, mentre dovrebbero nell’umido.

Stefano Richaud: La bioplastica può essere sicuramente una soluzione per specifiche applicazioni, però anche qua va regolamentata, quindi quando arriva a fine vita bisogna fare attenzione a distinguere quello che è compostabile da quello che è biodegradabile, e soprattutto ciò che è biodegradabile non finisca nelle attuali filiere di riciclo già esistenti che sono delle eccellenze, funzionano, ma possono essere minacciate da altri materiali se messe nel bidone sbagliato.

Cristina: Diciamolo in due parole la differenza da biodegradabile e compostabile.

Stefano Richaud: Una volta conferiti correttamente, un materiale biodegradabile si decompone nell’arco di 6 mesi, mentre per un materiale compostabile sono sufficiente solo 3 mesi.

Cristina:  Grazie. Già oggi la maggior parte dei rifiuti possono diventare risorsa, è questa la questiona al cuore dell’economia circolare di cui si parla tanto. Tutti noi possiamo essere parte di questo processo, l’importante è di aggiornare il tutto continuamente. Occhio al futuro

In onda il 20-3-2021

Crowdfunding per tutti con Produzioni dal Basso

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Produzioni dal Basso è la prima piattaforma italiana di crowdfunding, attiva dal 2005. Permette a chiunque di proporre e raccontare in modo semplice il proprio progetto, raccogliendo fondi per realizzarlo, che sia un progetto di tipo sociale, ambientale o educativo.

Cristina: Oggi vi parliamo di una piattaforma che consente ai cittadini di dare o ricevere contributi economici per cause in cui credono. C’è di tutto, dal ristorante che per reinventarsi ha bisogno del sostegno della comunità, a centri di cura e accoglienza, progetti culturali sociali anche in collaborazione con diversi comuni italiani o associati agli SDG. Buongiorno Marta. Come funziona la vostra piattaforma?

Marta Dall’Omo: La nostra piattaforma permette a qualsiasi soggetto, che sia un soggetto sub-giuridico o che sia una persona fisica, di raccogliere fondi online in maniera semplice e trasparente. Attraverso la nostra piattaforma quindi, chiunque può lanciare la proprio campagna di raccolta fondi per realizzare il proprio progetto, che sia in ambito culturale, sociale, che sia un progetto di start-up o d’impresa.

Cristina: Immagino che in questo momento di crisi molti si rivolgano a voi. Quante richieste avete?

Marta Dall’Omo: In questo momento ci sono più di 500 campagna attive e in generale, nella storia della nostra piattaforma, abbiamo raccolto oltre 15 milioni di euro da una comunità di donatori di oltre 300.000 persone. I progetti finanziati sono più di 5.000.

Cristina: Alcune piattaforme danno i soldi solo se raggiungi il tetto richiesto, voi come vi comportate?

Marta Dall’Omo: Noi abbiamo quattro modelli di raccolta fondi, alcuni presuppongono questo tipo di funzionamento, quindi spetta al progettista ovvero colui che lancia la campagna, scegliere quale modello preferire, se utilizzare una modalità di raccogli tutto, quindi qualsiasi sia l’obiettivo, i fondi raccolti andranno nelle disponibilità del progetto oppure un obiettivo di raccolta – se non viene raggiunto quell’obiettivo non si ha accesso a quei fondi.

Cristina: Diciamo per i telespettatori, i fondi vengono restituiti ai donatori..

Marta Dall’Omo: Certamente, in quel caso i fondi non vengono neanche processati. Nella modalità “tutto o niente” per dirla in gergo, le donazioni vengono solamente promesse, quindi non c’è proprio una movimentazione di denaro se l’obiettivo non viene raggiunto.

Cristina: Chi ha bisogno di fondi ma non sa come fare?

Marta Dall’Omo: Sulla nostra piattaforma molto spesso ci sono delle iniziative, dei bandi, che vengono proposti da alcuni brand, associazioni, aziende, università, che quindi decidono di partecipare o co-partecipare alla creazione di alcune campagne e di alcuni progetti. Ovviamente se vengono raggiunti dei presupposti, per esempio il raggiungimento del 50% dell’obiettivo di raccolta.

Cristina: Avete un sistema anti-truffa?

Marta Dall’Omo: Allora, diciamo che la piattaforma fa dei controlli periodici, quindi controlla tutte le campagne che vengono proposte. In più insieme ai sistemi di pagamento integrati in piattaforma facciamo delle verifiche anti-riciclaggio e come terzo, ma non meno importante controllo, la comunità valida le idee e sostanzialmente decide se sostenerlo oppure no.

Cristina:  E poi avete una sezione dedicata agli SDGs…

Marta Dall’Omo: Qualche tempo fa abbiamo lanciato una sfida verso la nostra community, abbiamo immaginato che oltre alla finalità della raccolta fondi, i nostri progettisti avessero finalità più alte, e quindi potessero indicare i loro progetti in quale area d’impatto avesser appunto un impatto. Ed è stata incredibile la risposta, oltre 3.500 progetti in pochissimo tempo hanno indicato almeno un obiettivo d’impatto all’interno della loro campagna e quelli maggiormente indicati sono il numero 10, il numero 4 e il numero 3.

Cristina:  Grazie Marta. Per la comunità di questa piattaforma ridurre le disuguaglianze, sostenere educazione di qualità e salute per tutti sono la priorità. Come vedete, gli SDG sono veramente una mappa utile per progredire verso uno sviluppo necessario. Occhio al futuro

In onda il 6-3-2021

L’app di AWorld, perché non c’è un pianeta B

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Una app che è stata scelta dall’ONU per la campagna Act Now – agisci ora, per l’implementazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. AWorld, attraverso tecniche di gioco, aiuta gli utenti ad adottare stili di vita più sostenibili.

Cristina: La storia di oggi parte da Torino e arriva nel mondo. Alessandro Armillotta, Alessandro Lanceri che oggi non ha potuto essere con noi e Marco Armellino, partendo dal desiderio di voler adottare abitudini sostenibili hanno sviluppato una app che è stata scelta dall’ONU per la campagna Act Now – agisci ora per l’implementazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Perché molte persone animate di buone intenzioni  hanno bisogno di essere guidate. Alessandro, come funziona?

Alessandro Armillotta: AWorld è una app e una guida, che permette di scoprire, tramite tecniche di gioco, che cos’è la sostenibilità e quali sono le azioni pratiche che possiamo fare nella nostra vita quotidiana che possono avere un impatto positivo sull’ambiente. Collaborando con l’ONU e attivisti da tutto il mondo, siamo riusciti a racchiudere dentro quest’app tutte le informazioni e le esperienze e quei piccoli trucchi che possono aiutarci a vivere sostenibilmente.

Cristina: Marco come calcolate l’impatto delle azioni?

Marco Armellino: Assieme al team delle Nazioni Unite, abbiamo calcolato l’impatto delle singole azioni delle persone ad esempio in termini di consumo di CO2, acqua o energia elettrica. per esempio ti suggeriamo di staccare le spine dei tuoi piccoli elettrodomestici, in questo modo puoi risparmiare, statisticamente, 3,5 kw di energia al giorno e 1,5 di CO2.

Cristina: Anna, vi fidate che le azioni siano veritiere?

Anna Olivero: Intanto prima di rilasciare l’app abbiamo fatto dei test e delle ricerche e abbiamo capito che le persone che aderiscono al progetto di salvare il mondo non hanno bisogno di barare. Inoltre le azioni quotidiane che suggeriamo sono molto motivanti quindi, non è necessario prendere in giro se stessi.

Cristina: Come premiate i virtuosismi?

Marco Armellino: Allora, quello che puoi fare all’interno della nostra app è aderire a una sfida di gruppo, tutti gli utenti insieme ad esempio, in questo momento, stanno risparmiando 200.000 kg di CO2 con le proprie azioni. Quello che noi facciamo è di raddoppiare il loro impatto, insieme a delle aziende partner, in questo caso piantumare degli alberi – dei bambù – che in 20 anni assorbiranno altri 200.000 kg di CO2.

Cristina:  Finora che risultati avete raggiunto?

Alessandro Armillotta: Beh, nei primi mesi abbiamo raggiunto 40.000 utenti, generando insieme un milione di azioni ma sappiamo che, in prospettiva, nel mondo ci sono milioni di persone che sono pronte ad agire e pensiamo di fare miliardi di azioni collettivamente per la salvaguardia del pianeta.

Cristina:  Grazie ragazzi. Piccole azioni quotidiane, tutte insieme, possono fare la grande differenza. Occhio al futuro

In onda il 27-2-2021

Jeffrey Sachs e la Missione 4.7

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Jeffrey Sachs è una stella cometa dello sviluppo sostenibile, e per questo non poteva mancare nella rubrica di Occhio al futuro. Riveste importanti ruoli accademici e di consigliere per accelerare una transizione necessaria, ed è presidente dell’SDSN (Sustainable Development Solutions Network), il network dell’ONU che si occupa di identificare e condividere soluzioni. Lo abbiamo incontrato in remoto per parlare della Missione 4.7 che ha lanciato con il Vaticano, l’Unesco e la Fondazione Ban-Ki Moon. Una Missione che tocca tutti noi.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte I

Cristina: Oggi vi raccontiamo una missione che non è spettacolare come quella sulla luna ma potrebbe avere la stessa rilevanza. È la missione 4.7 – prende il nome dall’obiettivo 4 dell’agenda 2030 e dal settimo target: assicurare, entro il 2030, che tutti gli studenti del mondo ricevano educazione per lo sviluppo sostenibile e per la cittadinanza globale. È stata lanciata da Papa Francesco, Ban Ki Moon, il segretario generale dell’ONU che nel 2015 ha ratificato l’Agenda 2030 e negoziato l’accordo di Parigi, dall’Unesco e altre organizzazioni ed è capitanata da Jeffrey Sachs, il Pelé della sostenibilità. È stato uno dei consiglieri chiave per la stesura dell’Agenda 2030 ed è direttore dell’SDSN – il network dell’ONU dedicato alle soluzioni per lo sviluppo sostenibile.
Grazie per essere con noi!

Jeffrey Sachs: Grazie a voi!

Cristina: Qual è stata la genesi della Missione?

Jeffrey Sachs: Abbiamo costantemente prova che quando i giovani conoscono le sfide del nostro tempo, abbracciano subito la causa. Mi ispirano tanto i giovani nel mondo che che si danno da fare per avanzare lo sviluppo sostenibile, i 17 SDGs e per contrastare i cambiamenti climatici. Abbiamo lanciato questa Missione, soprattutto per sostenere i giovani.

Cristina: Nel lanciare questa missione quanto hanno influito Papa Francesco e Ban-Ki Moon?

Jeffrey Sachs: Il patto educativo globale di Papa Francesco e gli sforzi tremendi di Ban-Ki Moon sulla leadership globale si uniscono in questa causa. Sono loro la guida morale della Missione 4.7.

Cristina: Nel contesto dell’intera Agenda che peso hanno il Goal 4 e il target 7?

Jeffrey Sachs: Non possiamo raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile se non sappiamo cosa stiamo facendo! se non comprendiamo la situazione e la realtà di oggi, e il nostro potenziale di costruire un futuro sostenibile. Io credo che SDG 4, ossia istruzione di qualità per tutti, sia al centro dell’Agenda, e credo che il target 4.7, ossia: educare tutti allo sviluppo sostenibile e formare la nostra capacità di collaborare attraverso culture e nazioni promuovendo la cittadinanza globale, siano il punto cruciale.

Cristina: Per compiere questa missione ci vogliono testa e cuore. Seguiteci per capire come fare la vostra parte! Occhio al futuro

In onda il 23-1-2021

Parte II

Cristina: Continua il nostro viaggio alla scoperta della Missione 4.7 – garantire entro il 2030 educazione per tutti su sviluppo sostenibile e cittadinanza globale. Quali sono gli ingredienti chiave di un curriculum che onora a pieno la Missione 4.7?

Jeffrey Sachs: Prosperità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale sono i tre pilastri dello sviluppo sostenibile e quindi, della Missione 4.7. Il nostro obiettivo è quello di progettare il futuro che vogliamo. È proprio questa la frase usata quando si adottò l’Agenda 2030, “il futuro che vogliamo”. Il curriculum dunque deve abilitare e ispirare i giovani e tutti noi, a capire come costruire un futuro migliore, rendere più eque le nostre società, i sistemi energetici e le nostre industrie, il modo in cui trattiamo noi stessi e la natura, che devono essere sostenibili. Questo richiede competenze e capacità tecniche, così come un approccio etico.

Cristina: Come possono partecipare educatori, studenti, membri della società civile o dei governi?

Jeffrey Sachs: Ogni giorno, ricevo messaggi da insegnanti e studenti. I docenti per dire “stiamo introducendo gli SDG nel nostro curriculum, ci potete aiutare?” e generalmente la risposta è si. Forniamo siti, forniamo materiali, questa è la rete di cui potete fare parte. E studenti, che vogliono istituire dei gruppi di lavoro oppure ci dicono “nella mia scuola non viene insegnato lo sviluppo sostenibile, cosa possiamo fare? Come possiamo approfondire?”. Il network per le soluzioni di sviluppo sostenibile, ha un SDG Academy che fa formazione e fornisce materiali online gratuiti e fruibili da tutti che coprono ogni aspetto dell’Agenda. Quindi si può andare online e imparare da educatori di grande levatura ed esperienza che hanno preparato ottimi materiali. Questo è uno sforzo globale, interconnesso e open-source. Vogliamo tutti a bordo e inoltre creeremo una struttura di intermediazione e opportunità di networking. Per 8 miliardi di persone e una popolazione mondiale ancora in crescita, riuscire a gestire e mettersi nelle condizioni di avere: una dieta sana, aria pulita, un ambiente salubre, ridurre le emissioni, e garantire a tutti accesso ai bisogni primari, abbiamo per forza bisogno della connettività e delle nuove tecnologie. Una delle trasformazioni chiave, direi vitale, è accesso universale alle tecnologie digitali, in modo che ogni persona nel mondo possa usufruire di servizi di telemedicina se ne ha bisogno, materiali educativi, accedere a informazioni legislative, licenze, transazioni e conoscere i propri diritti e tanto altro. Sono felice di poter dire che l’Italia è in prima linea su questo fronte, introducendo il tema dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile in generale nei programmi didattici. Vediamo che governi di tutto il mondo vogliono aiuto su questo, vogliono anche sostegno pratico, vogliono strumenti innovativi, nuovi curricula e metodologie di apprendimento online.

Cristina: Abbiamo sempre da imparare e qualcosa di importante da dare agli altri. Occhio al futuro

In onda il 6-2-2021

Parte III

Cristina: VI abbiamo presentato la Missione 4.7 che riunisce capi di governo, accademici, imprenditori e società civile, per accelerare l’implementazione dell’educazione allo sviluppo sostenibile nel mondo. Oggi, sempre con il Professor Sachs vi raccontiamo come raggiungere questo ambizioso e necessario traguardo entro il 2030.

Jeffrey Sachs: Abbiamo bisogno di collaborazione a tutti i livelli, all’interno delle nostre comunità, le nostre nazioni, con i nostri vicini, perché paesi confinanti condividono fiumi, mari, aria, stock ittici e le coste. Abbiamo bisogno di collaborazioni tra le regioni del mondo, l’Asia, l’Europa, Africa, Nord America, Sud America, tutte le parti del mondo devono collaborare. E questo non è facile, perché ci sono troppe ragioni che innescano sfiducia, addirittura odio, ci sono politici demagogici che mirano a conquistare potere, mantenerlo ed aumentarlo professando odio invece che cooperazione. Però abbiamo bisogno della collaborazione, è un traguardo possibile e la bellezza degli obiettivi di sviluppo sostenibile è che tutti i 193 governi del mondo li hanno sottoscritti e vale lo stesso per l’Accordo di Parigi con i 193 paesi membri dell’ONU.

Cristina: Come coordinate i lavori?

Jeffrey Sachs: Il Network per le Soluzioni di Sviluppo Sostenibile, con gli altri partner della Missione 4.7, ha un segretariato che si coordina con governi ed educatori nel mondo, per costruire programmi didattici, aiutare le amministrazioni e le comunità locali ad adottarli e adattarli ai bisogni, le lingue, le culture e priorità locali di sviluppo sostenibile. Contiamo di fare molti progressi nel 2021, ci saranno dei summit globali tenuti dall’UNESCO dove i governi saranno tenuti a dire “questo è ciò che faremo”. E noi, dell’SDSN, stiamo cercando di lavorare con i ministeri dell’educazione e le comunità locali e pedagoghi nel mondo, poi ci sono più di mille università nel nostro network che collaborano per implementare i programmi il più in fretta possibile, perché non dimentichiamoci che il tempo stringe. La missione 4.7 ha, come il resto dell’Agenda, l’obiettivo del 2030. Dobbiamo muoverci molto molto in fretta.

Cristina: Cosa consiglia a tutti gli italiani per rendere la Missione 4.7 un successo?

Jeffrey Sachs: In Italia c’è grande partecipazione da parte del governo, le università, la società civile e aziende. Molti imprenditori si stanno facendo avanti dicendo “vogliamo contribuire a implementare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, vogliamo aiutare l’Italia a essere in prima linea”. Da voi, in Italia, c’è una forte energia e molti si danno da fare per lo sviluppo sostenibile e consiglio caldamente a tutti voi che ascoltate di cavalcarla quest’onda, qualsiasi sia la vostra attività, o professione.

Cristina: Le istituzioni hanno il dovere adesso di educare e formare i cittadini di tutte le età per quest’epoca di grande transizione. Occhio al futuro!

In onda il 13-2-2021

Agenda 2030, a che punto siamo?

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Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.
Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e sta rendendo il percorso verso gli obiettivi ancor più arduo. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici e questo mette in risalto quanto abbiamo bisogno di questa Agenda più che mai. È urgente rigenerare i nostri sistemi sociali ed economici, e gli ecosistemi naturali dai quali la nostra vita dipende. Serve la partecipazione di tutti.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte I

Cristina:  Dalla scorsa stagione guardiamo al futuro sotto la lente dell’Agenda 2030, ratificata nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite. È divisa in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, o SDG, e i progressi nel raggiungerli sono monitorati dall’ONU, e in Italia dall’ASviS.

Il COVID-19 ha gettato il mondo in una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti e raggiungere gli obiettivi indicati dall’Agenda ancor più difficile. La pandemia ha fatto peggiorare quasi tutti gli indici, ma l’origine del virus, come quasi tutte le malattie infettive, è zoonotica, ossia è stata trasmessa dall’animale all’uomo, e questo sottolinea quanto l’Agenda sia più importante che mai. Serve proprio la collaborazione di tutti per rigenerare i sistemi sociali, economici ed ambientali dai quali la nostra vita dipende. La buona notizia è che di soluzioni ce ne sono tante, ma dobbiamo sapere dove siamo per capire dove dobbiamo andare.
Adesso vediamo come siamo messi, punto per punto.

SDG 1 – zero povertà:

Secondo l’Istat, nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie, perlopiù numerose e monogenitoriali, in povertà assoluta. l’Italia è sotto la media europea. Per arrivare a zero povertà entro il 2030, serve una visione a lungo termine.

SDG 2 – zero fame:

L’Italia è in una posizione leggermente migliore rispetto alla media europea, sono aumentate le coltivazioni biologiche e la produttività del lavoro però peggiorano i conti nelle piccole aziende e l’indice della buona alimentazione, che misura il consumo quotidiano di almeno quattro porzioni di frutta e/o verdura al giorno. C’è una criticità nel nostro paese: manca la manodopera specializzata per alcune coltivazioni. Vediamola come un’opportunità di formazione e impiego. A livello globale i sistemi alimentari e di produzione e distribuzione vanno riformati. Produciamo cibo per 12 miliardi di persone. Un terzo viene sprecato.

SDG 3 – salute e benessere:

La pandemia ha invertito decenni di progressi. In Italia urge una riforma del sistema sanitario. Nel frattempo cosa possiamo fare noi? Prevenzione e il rispetto delle distanze per contenere i contagi e ridurre la pressione sugli ospedali.

SDG 4 istruzione di qualità:

La chiusura delle scuole in tutto il mondo ha un impatto negativo non solo sull’apprendimento degli studenti, ma sul loro sviluppo sociale e comportamentale. L’Italia è tra i paesi in Europa con meno laureati. Nel 2018 erano il 27,8% contro una media europea del 40,7%. Per quanto riguarda l’impiego dei neolaureati siamo davanti solo alla Grecia, con una media del 56,5% rispetto alla media europea dell’81,6%.

SDG 5 – uguaglianza di genere:

Il mondo è lontano dal conseguire questo obiettivo, ma in Italia grazie all’aumento delle donne in Parlamento e nei consigli di amministrazione delle società quotate, siamo settim nella graduatoria europea, nonostante una discriminazione maggiore verso le donne sul lavoro.

In onda il 2-1-2021

Parte II

Cristina: Continua il nostro viaggio nell’Agenda 2030..

SDG 6 – acqua pulita e igiene:

Senza l’impegno audace di tutti, il mondo non arriverà ad adempiere a questo importantissimo obiettivo. In Italia mancano orientamenti specifici su come destinare i finanziamenti pubblici e privati, non solo per tutelare i nostri sistemi idro-geologici, ma per ripararli. Siamo un paese estremamente fragile da questo punto di vista! In Europa siamo tra paesi con il maggior sfruttamento idrico.

SDG 7 – energia pulita:

Il mondo avanza però non abbastanza per arrivare agli obiettivi del 2030 e ancor più quelli del 2050, ossia zero emissioni. Nel nostro paese Il Decreto rilancio ha introdotto il “Superbonus” per l’efficientamento degli edifici di almeno 2 classi energetiche; poi ci sono incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni, abbonamenti al trasporto pubblico, l’acquisto di bici e dove la qualità dell’aria non è in regola, la rottamazione di auto e moto. Siamo settimi in Europa grazie all’aumento delle energie rinnovabili che negli ultimi 3 anni è stabile.

SDG 8 – lavoro dignitoso e crescita economica:

Possiamo aspettarci il più grande aumento della disoccupazione globale dalla seconda guerra mondiale. Perfar fronte a questo obiettivo servono politiche audaci per sostenere le imprese, per creare una domanda di manodopera, formare a nuovi mestieri e sostegno ai più vulnerabili. Le misure adottate dal nostro governo sono perlopiù di tamponamento e non agiscono sul sistema-paese. Siamo in quart’ultima posizione in Europa ed è particolarmente critica la situazione dei nostri giovani – quelli che non studiano, lavorano o fanno formazione – nel 2018 erano il 23,4% rispetto ad un media europea del 12,9%.

SDG 9 – industria, innovazione e infrastrutture:

Globalmente sono aumentati gli investimenti in ricerca e sviluppo e il finanziamento delle infrastrutture economiche nei paesi in via di sviluppo.
Nel 2020 l’intensità delle emissioni di CO2 è diminuita, è aumentata la connettività mobile e, sappiamo, la produzione è rallentata. Gli effetti del COVID-19 minacciano di arrestare i progressi verso questo goal. Le misure del nostro governo a sostegno dei processi produttivi economici e sociali si spera ci aiutino a colmare ritardi accumulati prima della pandemia. Anche le nostre infrastrutture idriche hanno bisogno di attenzione ed interventi, il 37% delle nostre reti è colpito da elevati livelli di perdite.

SDG 10 – ridurre le disuguaglianze:

Le disparità nelle loro varie forme persistono e nel 2020 sono peggiorate. I lavoratori continuano a percepire una quota troppo bassa rispetto al valore che hanno contribuito a produrre. I dati indicano un’Italia più ingiusta della media europea. Il COVID-19 ha colpito un paese già fragile.

SDG 11 – città sostenibili:

La crisi ha accelerato il modo in cui pensiamo alle nostre città ed è importante continuare sulla via dell’innovazione, perché il modo in cui progettiamo grandi aree urbane determina la nostra risposta alle crisi che sono un po’ ovunque e la capacità di garantire la qualità della vita. È critica la situazione dell’aria – I dati più recenti dicono che 7 milioni di persone sono morte prematuramente per cause legate all’inquinamento atmosferico e c’è il rischio che per far ripartire l’economia si allentino le misure di contenimento delle emissioni. La situazione italiana è caratterizzata dall’estrema frammentazione nelle politiche di intervento per ridurre i rischi da cambiamenti climatici e disastri naturali.

Il punto sull’Agenda 2030 continua la prossima settimana. Occhio al futuro!

In onda il 9-1-2021

Parte III

Cristina: Oggi vediamo insieme gli ultimi sei obiettivi dell’Agenda..

SDG 12 – produzione e consumo responsabili:

Sono la grande sfida dell’economia circolare. È migliorata la gestione delle risorse in alcuni paesi però purtroppo in altri è peggiorata. Questo obiettivo si occupa anche di spreco alimentari e rifiuti. Motore dell’evoluzione delle leggi che regolano la produzione di consumo responsabile è l’Unione Europea che in generale rispetto al mondo segna dei progressi, e l’Italia è seconda.

SDG 13 – agire per il clima:

Fondamentali, perché sta cambiando molto più rapidamente del previsto. Il 2020 è stato il secondo anno più caldo mai registrato causando incendi, siccità, inondazioni e altri disastri naturali. Il mondo non è sulla buona strada per rispettare l’accordo di Parigi, che prevede il contenimento di temperatura a 1,5 ° sopra l’era pre-industriale. In Italia gli eventi estremi tra il 2008 e il 2019 sono cresciuti di 10 volte e siamo in grave ritardo nella gestione dei cambiamenti climatici.

SDG 14 – la vita sott’acqua:

Nonostante sia fondamentale proteggere la vita negli oceani, decenni di sfruttamento irresponsabile li stanno portando ad un degrado allarmante. La continua acidificazione minaccia l’ambiente marino e i servizi degli ecosistemi. L’Italia è tra i paesi con grandi inadempienze, nonostante l’importanza ambientale e socio-economica che il mare riveste per il nostro Paese.

SDG 15 – la vita sulla terra:

Manca un sistema di monitoraggio capillare degli ecosistemi e della biodiversità nel mondo quindi sono carenti la valutazione delle misure per tutelarla. Inoltre l’uso e la copertura del suolo sono tra i cambiamenti più pervasivi che l’umanità abbia apportato ai sistemi naturali della Terra. In Italia mancano un piano strategico di intervento e misure per la tutela del nostro capitale naturale, ferme da troppo tempo in Parlamento. L’andamento verso questo obiettivo è negativo.

SDG 16 – pace, giustizia e istituzioni forti:

Nel 2019, 79,5 milioni di persone sono fuggite da persecuzioni e guerre – è il numero più alto mai registrato da quando queste statistiche vengono raccolte. I bambini sono regolarmente esposti a molteplici forme di violenza, perlopiù non riconosciute o denunciate. L’andamento dell’Europa è positivo, in Italia lievemente positivo – è calata la criminalità ma anche la fiducia nel Parlamento europeo. È preoccupante l’incremento delle frodi informatiche. Pensate che in Italia dal 2010 al 2018 sono aumentate del 92%. Positivo il ritorno dell’’educazione civica” nelle scuole che consente di comprendere molti Target di questo obiettivo.

SDG 17 – partnership per i goal:

L’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile è costante ma fragile. Le guerre commerciali aumentano e mancano invece i dati cruciali che i paesi in via di sviluppo non sono in grado di produrre. L’Italia ha fatto progressi riconoscendo il ruolo del Terzo Settore nella cooperazione allo sviluppo.

Non siamo messi bene ma tutti noi possiamo fare qualcosa per cambiare le cose. Occhio al futuro!

In onda il 16-1-2021

Visitare un centro di raccolta differenziata

By ecology, sdg 12

Ho recuperato dagli archivi uno dei miei primi pezzi per Occhio allo Spreco girato in un impianto di riciclo della plastica. Rivedendolo, sono affascinata adesso dal potenziale dell’economia circolare, quanto lo ero al tempo. Ho approfittato di questo “throwback” per aggiornarmi sui dati che, da un lato sono incoraggianti, dall’altra espongono quanto questa pandemia stia mettendo in crisi anche i sistemi di gestione di rifiuti. E quanto i sistemi circolari cozzino con quelli lineari.
Secondo uno studio di Corepla, il consorzio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in plastica, realizzato con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il lockdown di marzo e aprile 2020 ha portato ad un incremento dell’8% degli imballaggi di plastica per generi alimentari rispetto allo stesso periodo del 2019.
Questo però è coinciso con il blocco delle esportazioni di 16mila tonnellate di rifiuti, dovuto alle limitazioni imposte dal Covid-19 . Inoltre è diminuito, a causa della riduzione delle attività costruttive, anche il riutilizzo di plastiche non riciclabili nei cementifici, che a sua volta ha portato a saturazione gli impianti nazionali di smaltimento. Aggiungiamo il fatto che sono chiusi alcuni settori che utilizzano materie prime seconde. Risultato è che aumentata la quota di rifiuti termovalorizzati, ma anche gli inceneritori sono a pieno carico, dunque sono finite in discarica circa 42 mila tonnellate di rifiuti rispetto all’anno scorso. E questi sono numeri parziali, a cui andranno aggiunti quelli del secondo semestre 2020. Se poi aggiungiamo il consumo mondiale di mascherine usa e getta, considerati rifiuti pericolosi, viene lo sconforto.
Guardando al trend del periodo pre-Covid, nel 2019 la raccolta della plastica differenziata è aumentata del 13% rispetto al 2018, con una media di circa 23 kg /abitante, che mette l’Italia tra i paesi che riciclano di più in Europa. Però, secondo il WWF, l’Italia è anche il primo produttore in Europa di prodotti di plastica e il secondo per il volume di rifiuti. Sta a noi consumatori ridurre ridurre il consumo di plastica usa e getta. Ora.

Cristina: Venite, adesso entriamo nel cuore della spazzatura. Qui vedete sacchi di immondizia che è già stata differenziata. 

Fabio Masotina: Gran parte degli imballaggi sono costituiti da bottiglie di plastica, shopper, lattine e banda stagnata ovvero la scatola del tonno. La prima lavorazione è costituita dall’apertura del sacco, attraverso un macchinario che lo dilania.

Cristina: Come vedete, tutti i materiali provenienti dai nostri imballaggi qui vengono separati grazie a moderne tecnologie. Le lattine vengono individuate da magnete e questo attiva un dispositivo ad aria compressa che le spinge in un contenitore ad esse dedicato. Le plastiche rimaste sul nastro vengono separate da un aspiratore che solleva i sacchetti più leggeri. Le vaschette e le bottiglie vengono suddivise nei vari colori da un lettore ottico. Quindi vedete qua la vostra raccolta differenziata, da casa arriva qua. I flaconi, le vaschette, Fabio cosa diventano?

Fabio Masotina: Tavoli, sedie, maglioni, oggetti di arredo e gadget vari. 

Cristina: Vedete dai materiali plastici quante cose si possono fare? Buon Fabio, io sono Cristina, a voi in studio!

In onda il 8-11-2008

Design di Riciclo con Paolo Ulian

By ecology, sdg 12

Il riciclo creativo è un tema necessario di questi tempi. Ecco una vecchia storia di Occhio all spreco con il designer Paolo Ulian, le cui soluzioni sono brillanti, belle e facili da replicare. Fatevi ispirare!

Cristina: Questa penna nasce usa e getta, ma come sapete, oggi si cerca di non gettare via niente. Quando finisce l’inchiostro guardate cosa si può fare.

Paolo Ulian: Si prendono i corpi trasparenti, si inserisce dentro un cavetto di nylon, uno per uno. SI può infilare fino a quattro, cinque penne e poi si può fissare una semplicissima perlina da collane. Si prende questo piccolo chiusino, che è un piccolo morsetto, tende il nylon e si stringe con la pinza. A questo punto abbiamo un braccetto, snodabile. Si prende il tappo, di qualsiasi colore, si chiude e poi questo braccetto può essere infilato nella base di una lampada.

Cristina: E con una bottiglia così Paolo, cosa fai?

Paolo Ulian: Si schiaccia come quando si vuole gettare, poi vado a fissare la mia bottiglia stringendo, in modo tale da poterla usare come un appendiabiti.

Cristina: Bellissimo. E quando non si schiacciano, si incastrano.

Paolo Ulian: Si incastrano per fare questo paravento, semplicemente montandole così. E poi metteteci un po’ di fantasia e creatività anche voi. E con lo stesso sistema si può costruire anche una lampada semplicissima.

Cristina: E questa è una cuffia per la piscina, che in mano a Paolo diventa..

Paolo Ulian: Pensando all’ambiente e avendo qualche idea buona, si possono fare molte cose che ci possono aiutare a vivere meglio.

Cristina: Viva l’ingegno e occhio allo spreco!

In onda il 16-4-2009

Biova – la birra da economia circolare

By ecology, sdg 12, sdg 13

Ispirandosi agli egizi, e motivati a fare del bene, Franco Dipietro e i suoi collaboratori hanno azzeccato una ricetta doppiamente buona: utilizzano pane invenduto – e ce n’è davvero tanto, ogni giorno, nel nostro paese – facendo una birra che è veramente buona. Per trasformare un’idea in realtà, occorrono piglio imprenditoriale, accurata conoscenza delle leggi e una filiera organizzata. Loro l’hanno fatto. Aspettiamo di trovare Biova in tutta Italia e di apprezzare 20 gusti diversi.

Cristina: Facendo i volontari per recuperare avanzi di cibo da destinare ai bisognosi, un gruppo di giovani ha toccato con mano lo spreco, del pane in particolare, pensate, ogni giorno in Italia ammonta a 1.300 tonnellate. Di lì l’idea di trasformarlo. Siamo venuti a Torino per raccontare la loro storia. Buongiorno Franco, cosa fate con il pane?

Franco Dipietro: Noi recuperiamo il pane invenduto a fine giornata e lo trasformiamo in birra, 150kg di pane in 2.500 litri di birra artigianale. Questo è il nostro modo di dare nuovo valore a qualcosa che altrimenti sarebbe uno scarto.

Cristina: Come lo recuperate?

Franco Dipietro: Noi abbiamo messo a punto un nostro protocollo, lo recuperiamo a fine giornata prima che diventi tecnicamente scarto. Lo portiamo in dei centri che sono stati studiati da noi che chiamiamo proprio “del trattamento del pane”, dove lo essichiamo, lo maciniamo e lo rendiamo disponibile per essere un nuovo ingrediente. Quindi andare in questo caso a sostituire il malto d’orzo per fare della nuova birra. Oltre che recuperare un invenduto e uno scarto andiamo a risparmiare sull’utilizzo di una materia prima, fino al 30%, fino al 50% con le nostre nuove ricette che stiamo studiando di risparmio di materia prima.

Cristina: Pensate di poter produrre in tutta italia?

Franco Dipietro: È una filiera possibile, abbiamo studiato noi un modello che ci permette di replicare questa possibilità in tutta Italia. Noi cerchiamo sempre di avere dei nostri posti di raccolta vicino a dei birrifici esistenti che attiviamo, portando in giro solo le nostre ricette. Quindi riusciamo anche a non far viaggiare troppo lo scarto proprio per limitare le emissioni e i costi collegati.

Cristina: Quindi fermentate sempre localmente?

Franco Dipietro: Esattamente, produrre proprio la birra localmente nei vari birrifici che nel corso degli ultimi anni sono aumentati moltissimo in tutta Italia e lavorano anche conto terzi. Quindi possiamo andare a cuocere, si dice tecnicamente, in vari posti in Italia.

Cristina: Quindi ogni regione darà il suo gusto..

Franco Dipietro: È molto interessante perché chiaramente il pane da un gusto caratteristico alla birra, quindi a secondo della regionalità del pane, il gusto della birra cambia. Questo è anche molto divertente da provare sulla nostra birra.

Cristina: Per voi è stato proprio un cambio di vita questo..

Franco Dipietro: Molto, ci siamo accorti come il pane sia un problema molto difficile da gestire. Costa poco ed è comunque troppo anche per essere ridistribuito. In Italia si sprecano quasi due campi da calcio interi di pane ogni giorno, quindi fare qualcosa contro lo spreco alimentare è sicuramente un modo per garantirci un futuro più sostenibile.

Cristina: Questo progetto di economia circolare adempie agli SDG 12 e 13. Celebriamo questa bellissima soluzione per ridurre lo spreco alimentare con un bel brindisi! Occhio al Futuro!

In onda il 20-6-2020